Lo Spazio Bianco » Cronache http://www.lospaziobianco.it Nel cuore del fumetto! Fri, 24 Apr 2015 21:20:30 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.2 Presentazione di “Caravaggio” di Milo Manara: come il fumetto reinventa la realtà http://www.lospaziobianco.it/147232-presentazione-caravaggio-milo-manara-fumetto-reinventa-realta http://www.lospaziobianco.it/147232-presentazione-caravaggio-milo-manara-fumetto-reinventa-realta#comments Fri, 17 Apr 2015 07:00:59 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=147232 Scritto da Amedeo Badini, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Panini Comics ha presentato l'ultima opera di Milo Manara, dedicata alla vita del famoso pittore: "Caravaggio - La tavolozza e la spada".


Scritto da Amedeo Badini, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Amedeo Badini, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Regular e Deluxe Caravaggio

Martedì 14 aprile 2015, nella splendida cornice della Biblioteca Angelica di Luigi Vanvitelli a Roma, Panini Comics, tramite la sua linea dedicata ai romanzi a fumetti Panini 9L, ha presentato l’opera, da lunghi anni in gestazione, dedicata alla vita del famoso pittore: “Caravaggio – La tavolozza e la spada“, di Milo Manara.PaniniComics.Caravaggio_Manara.Cover
Uno sforzo artistico non indifferente, che si preannuncia come l’evento editoriale dell’anno, in Italia e nel mondo: da domani infatti inizia il tour europeo, a partire dalla Francia.

Una storia in due volumi, il primo in uscita ufficiale al Comicon di Napoli dal 29 Aprile, mentre per il secondo non c’è ancora una data definita, che si basa su di un preciso e dettagliato studio storico e di un grande amore per il personaggio. Del primo si fa testimone Claudio Strinati, noto caravaggista che, rimasto colpito dalle tavole a fumetti, ha affermato come Manara abbia “reso nuovo e mostrato sotto una nuova luce, anche per gli addetti ai lavori, ciò che a tutti pare più che noto come il pittore lombardo“.
E la ricostruzione storica è stata precisa fin nei minimi dettagli, a partire dagli sfondi, ovvero le architetture di Roma, vera seconda protagonista della vicenda. Caravaggio nelle sue opere non ha mai illustrato le prospettive romane, in qualche modo forse atterrito dalla Città Eterna. E Manara ha ricordato come solo chi venga da fuori, come Giambattista Piranesi o lo stesso Federico Fellini, abbiano saputo affrontare quei “dinosauri addormentati” delle rovine, come descritte dal regista di Rimini.

caravaggiolarga

Il fumettista di Verona ha illustrato il suo amore per il pittore, un uomo che faceva della ricerca del realismo la sua bandiera, e che nella vita da strada trovava il materiale per fare arte. Un artista ribelle, che se oggi fosse in vita userebbe il cinema per rappresentare la realtà, con la possibilità di ricreare il movimento e di utilizzare le luci come un nuovo linguaggio. Oppure utilizzerebbe il fumetto, aggiunge Manara, che vede in Andrea Pazienza un ideale epigono di Michelangelo Merisi: entrambi ribelli, artisti da battaglia che si mettevano di traverso al sistema. D’altronde, “la differenza tra l’homo sapiens e l’uomo di Neanderthal è che il primo disegnava, il secondo no“, ha ricordato Manara, che aggiunge: “viviamo in un mondo disegnato“. Tutto ciò che vediamo, indossiamo, utilizziamo nasce da un tratto di matita, un segno potente e in grado di plasmare e reinventare la realtà: il disegnatore è il mestiere più antico del mondo, un gesto istintivo che facciamo fin da bambini.

Roma Caravaggio

Nel primo volume sono raccontati i primi passi dell’artista, dall’ingresso nella bottega romana del Cavalier d’Arpino fino alla realizzazione delle sue prime controverse opere, con sullo sfondo una vita vivace e a tratti violenta, con frequenti problemi con l’ordine costituito. Caravaggio come personaggio storico e anche di fantasia, che in più occasioni ricorda, per ammissione dello stesso autore, ad uno dei suoi primi personaggi, il sovversivo e disincantato Giuseppe Bergman.

Lo sforzo della Panini, come affermato da Sara Mattioli, publishing manager, è ingente e prevede una doppia edizione: una regular, cartonata in 64 pagine, e una deluxe in grande formato, mille copie numerate con contenuti speciali. Un’opera importante che entra nella bibliografia artistica dedicata a Caravaggio, tanto da far parte di una mostra, che si terrà a Mantova nella primavera 2016, insieme ad opere del pittore e dei caravaggeschi. Un fumetto anche didattico, e che cerca anche di stimolare, nelle nuove generazioni, una forte passione per la pittura.

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Scritto da Amedeo Badini, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Cartoomics 2015: Conferenza Lukas Reborn http://www.lospaziobianco.it/144958-cartoomics-2015-conferenza-lukas-reborn http://www.lospaziobianco.it/144958-cartoomics-2015-conferenza-lukas-reborn#comments Thu, 26 Mar 2015 17:30:45 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=144958 Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Michele Medda e Michele Benevento presentano al pubblico Lukas Reborn, seconda e ultima (?) serie di Lukas.


Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Domenica 15 Marzo si è svolto al Cartoomics l’incontro dedicato a Lukas che ha visto gli autori Michele Medda e Michele Benevento tirare le fila della prima stagione e raccontare come sarà strutturata la seconda e ultima stagione del ridestato, che prende il titolo di Lukas Reborn.

Lukas 1Dopo aver specificato che le due stagioni sono state pensate come due archi narrativi differenti per cui la prima stagione di per sé può essere letta come una serie completa, i co-creatori sottolineano la possibilità di portare avanti il progetto con formule nuove, come singoli albi speciali a colori e simili nel caso in cui i numeri di prossima uscita abbiano dei buoni riscontri dal pubblico.

Lukas Reborn, che inizia con il “risveglio” del protagonista, si pone lo scopo di raccontare le sue nuove avventure e la sua nuova vita dopo gli avvenimenti del “finale di stagione”. E di farlo in maniera differente rispetto alla prima stagione, presentando una struttura narrativa piuttosto particolare. Come spiega Michele Medda:

“La serie avrà una struttura differente dalla prima e avrà una macro storia che si concluderà con il volume numero 24, ma avrà al suo interno tre cicli narrativi composti di quattro albi ciascuno.”

Lukas 7La storia, che lo stesso sceneggiatore descrive come una favola dark in cui ha mantenuto e sottolineato alcuni elementi folkloristici, sarà risolta nel numero 23 lasciando in sospeso per il numero 24 solo una sotto trama e regalandoci un finale che lo stesso autore descrive come particolare sia dal punto di vista dei contenuti, sia per l’aspetto grafico.

Sull’ambientazione lo sceneggiatore afferma:

“La maggior parte delle avventure avranno ambientazione metropolitana, però avremo degli episodi che non si svolgeranno nella provincia che avete visto nella prima serie, i paesini sui laghi che avete visto nel numero sette. Metropolis, la città come l’avete vista nella prima serie è un po’ cambiata, avrà qualcosa di diverso. Sarà sempre lei, ma non sarà più lei.”

Lukas 4Per ciò che riguarda i nuovi comprimari troveremo una nuova coppia di poliziotti protagonisti, una ridestata scrittrice che darà una mano a Lukas, un super cattivo George Smiley, un vampiro finanziere che decide di darsi alla politica, e tanti altri personaggi secondari che arricchiranno il parterre della serie. L’idea di fondo di questa stagione è quella di indagare i legami tra le creature che militano a Metropolis. Come dice Michele Medda:

“Studieremo di più i rapporti tra il mondo dell’oscuro e gli esseri umani. Ovviamente il mondo dell’oscuro è avvantaggiato nella scalata al potere. Chiaramente chi è eterno ha delle chance in più che gli essere umani. E quindi è interesse dei ridestati e dei vampiri introdursi nel mondo umano e cercare di occuparne i posti chiave. […] Il tacito patto di non aggressione tra vampiri e ridestati verrà violato e questa cosa avrà delle conseguenze per i ridestati, ma anche per gli umani che si trovano in mezzo.”

Lukas 5I disegnatori che si alterneranno in Lukas Reborn sono gli stessi della serie precedenti, mantenendo una linea grafica coerente e riconoscibile: Michele Benevento, Massimiliano Bergamo, Andrea Borgioli, Luca Casalanguida, Fabio De Tullio e così via. Per ciò che riguarda l’approccio grafico seguito nei nuovi numeri lo stesso Michele Benevento spiega:

“Abbiamo ragionato sull’impostazione grafica e soprattutto sulla gabbia della tavola. Quindi abbiamo un po’ scardinato quelle che sono le regole bonelliane. In redazione ci hanno permesso di fare dei cambiamenti, quindi oltre alla solita gabbia a sei vignette ci siamo permessi qualcosina in più.”

Nuovo approccio anche per ciò che riguarda le copertine:

“Con Lorenzo De Felici e con Michele (Medda – nda) ci siamo domandati come far capire che ci sarebbe stato un cambiamento forte nelle seconda stagione. Abbiamo deciso di cambiare il titolo già per evidenziare questa cosa, ma per mia fortuna non era previsto un cambio di copertinista come su Orfani. Perciò il cambio doveva essere segnalato in maniera differente. Abbiamo deciso di aggirare l’ostacolo utilizzando una diversa colorazione. Abbiamo organizzato le copertine seguendo quelle che erano le indicazioni di Medda che ha organizzato la macro trama su tre cicli di quattro storie. Anche le copertine seguiranno questi tre cicli: la prima quartina sarà caratterizzata da una mezza tinta (grigio, b/n e un rosso molto vivace per evidenziare gli elementi di interesse della cover), la seconda abbiamo deciso di non svelarvela, per la terza, per la prima volta in Bonelli, avremo una copertina quadrupla. Le ultime quattro copertine comporranno un’unica immagine; sono figlio degli anni ’90, della Marvel di quel periodo e l’idea mi è venuta perché adoravo le copertine multiple degli X-Men di Jim Lee.”

Lukas 3Dopo aver sottolineato l’importanza della tematiche affrontate nella nuova serie e il ruolo di Lukas in tutto ciò:

“Vogliamo che ci sia uno sviluppo, che ci sia sorpresa. Come si trova Lukas nell’ambiente? Ci si troverà in mezzo e farà delle scelte spero non prevedibili!”

e dopo aver ricordato la differenza tra fumetto e serie tv, gli autori si soffermano sulla necessità narrativa di dare un volto imperscrutabile al protagonista nei primi volumi.

“C’era una scelta, una regia ben precisa perché dovevamo portare al numero dodici e vedere la sequenza in cui Lukas fa quello che fa senza che voi ve l’aspettaste affatto.”

Lukas 2

Non ci rimane perciò che affrontare la lettura di Lukas Reborn ricordandoci che come tutte le fiabesca una propria morale e che tante novità stilistiche e narrative ci attendono.

 

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Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Cartoomics 2015: conferenza Dylan Dog http://www.lospaziobianco.it/144948-cartoomics-2015-conferenza-dylan-dog http://www.lospaziobianco.it/144948-cartoomics-2015-conferenza-dylan-dog#comments Wed, 25 Mar 2015 16:00:33 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=144948 Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Al Cartoomics 2015 alla conferenza su Dylan Dog Davide Barzi, Bruno Brindisi, Franco Busatta e Roberto Recchioni parlano delle ultime novità in atto.


Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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All’inizio prende parola Franco Busatta presentando il lavoro di Davide Barzi e Bruno Brindisi che hanno collaborato insieme per la storia lunga del nuovo Dylan Dog Magazine che sostituisce l’Almanacco della Paura proponendo una formula nuova sia nella grafica che nel contenuto. Un cambiamento che si connota nella maggior presenza di fumetti nell’albo; si inizia questo mese con la storia lunga di Barzi-Brindisi, una breve realizzata in tricromia (b/n e rosso) e un’altra brevissima di Giusfredi-Bacilieri dedicata a True Detective. La storia proposta dai due autori presenti, in edicola questo mese, come tutte le storie lunghe del magazine avrà come protagonista l’ispettore Bloch.

Dyd 1Davide Barzi racconta come è stato coinvolto nel progetto, spiegando le intenzioni da parte del curatore Roberto Recchioni di creare una linea narrativa, un filo conduttore, in ogni albo speciale dell’Indagatore dell’Incubo.

“Col Magazine l’idea era quella di giocare con Bloch non più come mera spalla di Dylan, ma come protagonista. Non sono stato contattato perché già lavoravo in Bonelli su Nathan Never, ma per il mio lavoro con un altro editore su Don Camillo. Mi direte che centra Don Camillo con Dylan Dog? L’idea era quella di creare storie dal sapore noir comedy, un po’ più divertenti, proprio come ho fatto con don Camillo.”

Lo scontro dei caratteri, il dialogo e la forza dei personaggi, punti forti del lavoro di Barzi, vengono perciò presi in prestito per valorizzare e dare un taglio diverso alle storia di Dylan Dog che dovrebbe trasportare i lettori all’interno di una storia dalle atmosfere alla Twin Peaks e alla Hot Fuzz. La scelta viene commentata da Franco Busatta in questo modo:

“L’ironia e l’arte del dialogo sono caratteristiche che all’interno delle storie di Sclavi c’erano già. Quindi l’idea era di recuperarne soprattutto la brillantezza, una delle grandi doti di scrittura di Tiziano.”

Dyd 3Bruno Brindisi, che oltre ad aver disegnato la prima storia del Magazine ne è anche il copertinista, si concentra invece sulla nuova ambientazione della storia: Wickedford, il paesino dove si è ritirato l’ex ispettore Bloch. Egli racconta al pubblico di quanto si diverta e trovi stimolante disegnare storie ambientate fuori Londra e di come fosse necessario che i disegnatori si sentissero per decidere come ideare graficamente la casa del personaggio.

Prende poi parola Roberto Recchioni per elencare i prossimi numeri della serie regolare che vedrà alternarsi Simeoni (Nel fumo della battaglia, copertina in nero lucido e in nero opaco) come autore completo, Simeoni-Pontrelli (Il sapore dell’acqua, storia investigativa classica), Mignacco-Gerasi (comedy nera con atmosfere gotiche) e Barbato-Cestaro (chiusura del primo arco narrativo). Ci si sofferma poi sul lavoro che Paola Barbato sta portando avanti con Bruno Brindisi in una storia che riporterà in azione i due villain già visti in Mai più ispettore Bloch!.

Dyd 2Da un breve accenno al Color Fest, collana particolarmente cara al curatore che sente il forte bisogno di proporre autori atipici per l’Indagatore del’Incubo e di ritornare alla sperimentazione dei primi numeri, e a Dylan Dog Il pianeta dei morti, si è passati a parlare del numero 350. Opera di Carlo Ambrosini, l’albo speciale sarà colorato da Giovanna Niro e avrà anch’esso Bloch come protagonista assoluto. Lo stesso autore, presente alla conferenza, ha affermato:

“Si tratta di un personaggio con un carico di umanità tale che non si poteva relegare al pensionamento in un luogo tranquillizzante e sereno. Noi lo mettiamo un po’ in difficoltà. Non credo che si sia mai pensato di abbandonare il personaggio di Bloch, un personaggio così fondamentale nella saga di Dylan. È risaputo che è il mentore di Dylan e di fatto il suo padre reale. Cambia un po’ il profilo, ma la relazione diventa anche più interessante no?”

Dyd 4Il trentennale, in uscita a settembre 2016, sarà un albo pittorico sceneggiato dallo stesso curatore e disegnato da Gigi Cavenago in cui assisteremo all’inedito incontro tra Morgana e Mater Morbi. In cantiere vi è anche un numero speciale del Color Fest, definito da Roberto RecchioniRemake“, che vedrà alcuni disegnatori cimentarsi con dei soggetti storici di Tiziano Sclavi rivisitati per l’occasione: Emiliano Mammucari per esempio si occuperà di dar vita alla sua versione grafica de L’alba dei morti viventi. Interviene poi Giacomo Bevilacqua che racconta ai presenti di che cosa tratta la sua storia che sarà inserita nel Dylan Dog Color Fest dedicato a Groucho insieme ai lavori di Leo Ortolani, Zerocalcare e Faraci-Ziche:

“È una storia che parla dell’arte moderna, degli stencil, molto presenti a Londra ormai da anni. La storia parla di questi stencil sul muro che prendono vita e si trasformano. Groucho si trova implicato in questa faccenda in un momento un po’ particolare perché è appena stato dall’oculista che gli ha messo delle gocce che non gli permettono di vedere assolutamente niente. Quindi mentre tutti i muri della città prendono vita lui non riesce proprio a capire cosa succede.”

Dyd 5Dopo un breve intervento di Pasquale Ruju, gli autori iniziano a rispondere alle numerose domande poste dal pubblico. Su eventuali cross-over Roberto Recchioni conferma in lavorazione la storia che vedrà Dylan Dog e Dampyr insieme su entrambe le testate regolari.

“Mi sembra che stia venendo bene. È divertente vedere come un professionista dell’orrore ultra preparato come Arlan si confronti con un Dylan dall’approcciò totalmente opposto. Poi ci sono Tesla e Dylan…”

Su Il cuore degli uomini, il curatore che ha scritto i testi dell’albo, si esprime in tal senso:

“Io ho una visione del modo in cui Dylan Dog si rapporta all’amore, che è diversa da quella di Paola e da quella di Tiziano. Per questo albo io e Cristina, la moglie di Tiziano, ci siamo scannati. Abbiamo parlato per ore e ore e ore riguardo a cosa potevo scrivere per essere al servizio del personaggio. Io al momento altre storie sull’argomento non ne ho, ma nulla vieta a nessun altro autore di ritornare sull’argomento. Basta che non lo facciamo diventare Harmony.”

S
ulla futura storia che vedrà la coppia inedita Barbara Baraldi e Nicola Mari all’opera:

“È una storia in cui vediamo un periodo particolare di Dylan, tra i diciassette e i vent’anni, in cui scopriamo che cosa faceva il giovane Indagatore dell’incubo. Troviamo Dylan a suonare male il basso in una band gotica. È molto divertente perché Barbara e Nicola condividono il gusto per il gotico,  per la New Wave e per la musica anni ’80. Io ho una passione per le biografie musicali e ho dato a Barbara da leggere The Dirt uno dei migliori libri sulla musica che mi è mai capitato di leggere ed è uscita una storia davvero divertente e significativa per Dylan. In più è disegnata da Nicola Mari che fa questo Dylan giovane in maglietta a maniche corte di una bellezza imbarazzante.”

Terminato l’incontro ha seguito una rapida sessione di firme per i fan.

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Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Cartoomics 2015: conferenza di Orfani http://www.lospaziobianco.it/145016-cartoomics-2015-conferenza-orfani http://www.lospaziobianco.it/145016-cartoomics-2015-conferenza-orfani#comments Tue, 24 Mar 2015 20:42:31 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=145016 Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Roberto Recchioni, Franco Busatta, Alessio Avallone e Nicola Righi parlano di Orfani: Ringo, della terza e della quarta stagione di Orfani, all'incontro del Cartoomics 2015.


Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Roberto Recchioni dà subito la parola a Alessio Avallone, che esordisce come disegnatore con Ringo #6 e che disegnerà il numero 6 della prossima stagione, raccontando le fasi di lavorazione del suddetto dell’albo appena uscito:

“Mi sono approcciato per la prima volta in assoluto al disegno realistico e bonelliano, è stato molto strano. Avevo sempre letto Dylan Dog ed è stato fantastico esordire in Sergio Bonelli Editore. Mi sono trovato subito bene in accoppiata con Mauro [Uzzeo, n.d.r.] proprio perché appena iniziato ho avuto qualche problema sulle scene più dinamiche e in tal senso la sceneggiatura più morbida di Mauro mi ha permesso di esprimermi al meglio.”

Orfani 1Sulla colorazione Nicola Righi racconta di quanto sia stato bello e faticoso lavorare con dei professionisti esigenti e di quanto questo gli abbia permesso di tirar fuori il meglio di sé, citando Annalisa Leoni, che si è occupata di seguire il lavoro del gruppo di coloristi.

Si passa poi a riepilogare le prossime uscite: al numero sette, che vede al lavoro la coppia Vanzella-Genovese (“ambientato a Bologna”), seguirà l’albo numero otto di Recchioni- Bacilieri-Dell’Edera (“con l’ottimo lavoro di Giovanna Niro ai colori”), il nove di Uzzeo-Cremona, il dieci di Recchioni-Pittaluga (“l’arrivo a Milano”), l’undici (“l’avvincente scontro con i Corvi”) di Recchioni-Uzzeo-Olivares e il dodici di Recchioni-Zaghi.

Orfani 3Roberto Recchioni si esprime così sulla terza stagione:

“Nuova stagione, nuovi titoli, nuove copertine, nuova storia. Se la seconda stagione è caratterizzata per lo più da episodi autoconclusivi in cui si alternano storie riflessive a storie più tradizionali, la terza stagione è una vera e propria corsa di dodici albi. Cambierà la struttura della sceneggiatura; ci saranno nuovi sceneggiatori: Michele Monteleone, Giovanni Masi si alterneranno a Mauro Uzzeo e a Luca Vanzella. Avremo come nuovo copertinista Gigi Cavenago che sarà anche al lavoro sui disegni del primo albo. Anche la quarta stagione è in lavorazione: il primo albo sarà di Carmine Giandomenico.”

Orfani 2E poi, incalzato dal pubblico sulle novità che lo aspettano nelle serie future, afferma:

“La terza stagione, dedicata alla fantascienza d’esplorazione, sarà più estrema. Ci sarà uno stacco al numero #6, una chiusura forte che cambierà l’ambientazione all’interno della stagione. Si tratterà di una serie molto più dinamica della precedente post apocalittica; la quarta sarà invece la più shakespeariana delle quattro.”

L’autore, che aveva sempre pensato a Orfani come a una miniserie divisa in quattro stagioni, racconta inoltre che nella quarta avremo modo di vedere una fantascienza alla Star Wars che ci darà anche modo di scoprire alcune cose sul passato della Juric.

Dulcis in fundo Sergio Bonelli Editore annuncia il suo passaggio ufficiale in digitale: l’intera prima stagione di Orfani è infatti disponibile anche in e-book, acquistabile direttamente nello store on-line della casa editrice milanese, come poi ci ha raccontato Roberto Recchioni nella videointervista concessaci al termine della conferenza.

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Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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INKLIST: a Napoli, 29 canzoni per 29 illustratori http://www.lospaziobianco.it/144801-inklist-napoli-29-canzoni-29-illustratori http://www.lospaziobianco.it/144801-inklist-napoli-29-canzoni-29-illustratori#comments Sun, 22 Mar 2015 19:30:56 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=144801 Scritto da Martina Caschera, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Illustratori e fumettisti chiamati a disegnare una canzone uscita nel 2014. La collettiva INKLIST in mostra a Napoli nella suggestiva cornice del Palazzo Bagnara, a piazza Dante, nel cuore del centro storico.


Scritto da Martina Caschera, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Martina Caschera, tratto da Lo Spazio Bianco.

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4La collettiva INKLIST, a Napoli, ha potuto godere della suggestiva cornice del Palazzo Bagnara, a piazza Dante, nel cuore del centro storico.

La mostra, organizzata per 21 marzo dalle ore 19:00, si è tenuta in collaborazione con la Maison du Tango, le cui stanze e il cui suggestivo terrazzo hanno ospitato un allestimento minimal, in bianco, nero e rosa. Il terzo, per INKLIST, dopo le tappe di Roma e Padova.

INKLIST “nasce dalle ceneri di Popper”, raccontano i curatori della mostra, Giulio Barresi e Caterina Ferrante.
Popper nasceva circa un anno fa, come fanzine di “informazione a fumetti”.  Attraverso i fumetti infatti, i curatori (Giulio, Caterina ed Andrea Mannino) disegnavamo recensioni di musica, graphic novel, film (italiani e indipendenti). La fanzine aveva un format un po’ atipico, un unico foglio A3 stampato fronte-retro.
Reperibile anche in formato digitale su issuu.com, veniva distribuita (o, come dicono loro, “spacciata”) a eventi quali concerti e festival.

Ma questo progetto era diventato troppo impegnativo per l’originario trio, oggi duo, di fumettisti e illustratori, i quali hanno dunque scelto la forma “INKLIST”, rivoluzionandone grafica e contenuti.
Dalla produzione di una fanzine all’organizzazione di una serie di collettive, in un ideale passaggio di testimone che eredita la rete di contatti e rivive nel “sottobosco” di scambi e idee della vecchia Popper.

Questo primo “esperimento” in tre tappe si è sviluppato con la collaborazione di 29 artisti, tra illustratori e fumettisti, a cui è stato chiesto di scegliere una canzone, tra quelle uscite nel 2014. Le direttive erano semplici (bianco e nero, formato), all’interno di questi, gli autori hanno avuto la massima libertà d’espressione.

Fran De Martino, fumettista “esposta” in mostra con una striscia su Tiziano Ferro (un suo cavallo di battaglia), racconta di essere stata contattata dalla vecchia redazione di Popper (“il precedente governo”) e di essere stata molto contenta di partecipare ad un progetto così particolare, insieme a così tanti altri artisti.

La richiesta di INKLIST per qualcuno non è stata così semplice da soddisfare. Valentina Formisano, che ha illustrato un pezzo de Le Luci della Centrale Elettrica, racconta infatti di aver avuto inizialmente qualche difficoltà nella scelta della canzone (“ero rimasta ferma al 1999…”), ma di aver alla fine ha ricondotto tutto alle costellazioni della propria schiena.

Quelli di INKLIST hanno poi lavorato sulle opere inviate da ciascun autore, rigorosamente in formato digitale, stampandole e racchiudendole in una cornice rosa. Una scelta cromatica compiuta per necessità, raccontano Giulio e Caterina, durante la prima esposizione, al Circolo degli Artisti a Roma. Le pareti, di un colore rosso scuro, suggerivano un cromatismo diverso dal semplice B/N.
L’intento dei curatori della mostra è di creare un’esperienza “sinestetica”, multimediale e interattiva: la cornice di ogni illustrazione infatti contiene anche un QR Code, che rimanda direttamente alla canzone illustrata.

Forse proprio grazie a questa multimedialità, il feedback del pubblico e anche di alcuni artisti (tra cui Il Dono, che hanno potuto dare un’occhiata alla “loro” illustrazione al Circolo degli Artisti di Roma) è stato molto positivo e fa ben sperare in futuri risvolti organizzativi, magari in altre città.

Quelli di INKLIST hanno ora in programma altre mostre, su altri temi e altri spunti, ma che si prospettano sempre collaborative e “collettive” (alcuni autori già contattati si sono dichiarati disponibili a futuri interventi).
L’idea è interessante anche perché la collettiva riunisce lavori di autori già affermati sulla scena artistica italiana e autori inediti, alla loro prima esperienza espositiva.

9c 9b 5 3 1 7 8 9 9a Nessuna etichetta per questo post.

Scritto da Martina Caschera, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Il ritorno dei cinque allegri ragazzi morti: anteprima a Cartoomics 2015 http://www.lospaziobianco.it/144354-ritorno-allegri-ragazzi-morti-anteprima-cartoomics-2015 http://www.lospaziobianco.it/144354-ritorno-allegri-ragazzi-morti-anteprima-cartoomics-2015#comments Thu, 19 Mar 2015 18:30:12 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=144354 Scritto da Gianluigi Filippelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Sabato 14 marzo 2015 a Cartoomics Davide Toffolo e i ragazzi di Panini Comics si confrontano con il pubblico per presentare la riedizione a colori dei Cinque allegri ragazzi morti su albi in formato comic book arricchiti di tre storie inedite.


Scritto da Gianluigi Filippelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Gianluigi Filippelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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I ragazzi sono già qui, sono usciti dalle fogne, si sente il loro odore in giro

Davide Toffolo ritorna a collaborare con Panini Comics per la realizzazione della ristampa a colori delle 9 storie originali dei Cinque allegri ragazzi morti1, cui si aggiungeranno 3 storie inedite. L’albo è stato anticipato da un numero 0, distribuito a Cartoomics 2015, contenente le prime due ministorie della serie, e da una conferenza, tenutasi nel pomeriggio di sabato 14 marzo 2015: per un disguido troppo lungo da spiegare, sono giunto all’incontro quando era iniziato da diversi minuti, quindi questo resoconto è inevitabilmente parziale.

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Tra ricordi e identità

20150314-presentazione_toffoloToffolo si presenta con maschera d’ordinanza e l’ormai tipico costume peloso indossato nei concerti e nelle occasioni pubbliche2 e la memoria corre a ciò che lo appassionava da bambino: Andrea Pazienza, i fumetti di supereroi Marvel e soprattutto quelli dell’orrore, sempre targati Casa delle Idee. Sono queste le influenze principali dei Cinque allegri ragazzi morti, utilizzate però in un contesto usuale al lettore come l’Italia di metà anni Novanta del XX secolo. L’idea è, alla fine, quella di raccontare storie sull’adolescenza e i suoi problemi attraverso, però, un’ottica differente, mediata dal genere horror.
Come ricorda Toffolo, l’albo originale, Fandango, era completamente curato dall’autore, incluse pagina della posta e oroscopo, inventato appositamente per ogni numero, e che ritornerà anche nella nuova edizione3. Nella stesura dei testi delle storie, Toffolo ricorda poi di aver sempre cercato di scrivere nel modo più semplice e diretto possibile: in questo senso l’efficace esperienza teatrale, con la trasposizione fedele del testo del fumetto sul palco, gli ha confermato di essere riuscito nell’intento che si era prefisso. Ha poi aggiunto, rispondendo a una domanda dal pubblico, che le due attività di musicista e fumettista, per quanto portate avanti in maniera parallela, si sono comunque influenzate a vicenda, anche solo per il semplice fatto di scrivere i testi delle canzoni del suo gruppo, i Tre allegri ragazzi morti.
Altra preoccupazione è sull’impostazione delle tre storie nuove: saranno una continuazione di quelle originali, o dovremo attenderci uno stacco temporale? Toffolo preferisce non sbottonarsi, sottolineando invece la forza narrativa dell’idea: i cinque protagonisti sono rimasti cristallizzati in una eterna adolescenza, per cui le loro storie possono essere raccontate indipendentemente dall’epoca di ambientazione4: i Cinque allegri ragazzi morti sono “adolescenti assoluti“, ha ribadito l’autore anche nell’intervista concessa alla nostra Ilaria Mencarelli in una pausa dalla sessione firme.

20150314-davide_toffoloSempre riguardo le storie nuove e il programma di ristampe con la Panini (è infatti prevista una edizione “quasi anastatica, per usare le parole di Toffolo, di Piera degli spiriti), l’autore si è trovato nell’inusuale situazione di un editore che lo contatta per la realizzazione di un progetto. Di solito, infatti, l’autore sceglie gli editori con cui lavorare in funzione del progetto, del formato con cui vorrebbe presentare il lavoro e del tipo di promozione più adatto. Quando, invece, è stata la Panini a contattarlo, l’interesse e l’entusiasmo mostrati dall’editore modenese sul suo lavoro, gli ha dato la spinta necessaria non solo per aderire alla proposta ma anche per realizzare le tre nuove storie.
Tra l’altro, in riferimento a Piera degli spiriti, Toffolo ha ribadito uno dei concetti a lui più cari: quello di essere stato uno dei primi, se non il primo autore italiano ad aver realizzato graphic novel.
Non credo che Toffolo, nel momento in cui fa questa affermazione, dimentichi il lavoro di grandi fumettisti come Buzzelli, Pratt o di uno dei suoi punti di riferimento come Magnus, ma semplicemente ribadisce due concetti importanti: innanzitutto si arroga il diritto di aver scritto consapevolmente una delle prime opere a fumetti italiane pensata come un unico romanzo, e poi vuole ribadire qualcosa che, in Italia, troppo spesso, si dimentica, ovvero il valore del merito.

Questo è il ritorno dei ragazzi morti, senza futuro, ma risorti.

Nota: le citazioni iniziale e finale sono estratte dal testo de “Il ritorno dei ragazzi morti”, canzone contenuta all’interno dell’album “Allegro pogo morto“, completamente disponibile per l’ascolto sul canale youtube de “La Tempesta”.


  1. Ricordo che nel 2011 la Coconino aveva pubblicato un Omnibus in bianco e nero con tutte le 9 storie originali 

  2. Il giorno dopo, infatti, lo si è visto nel pomeriggio girare in felpa, cappellino e senza maschera tra gli stand della fiera 

  3. Il primo oroscopo della nuova edizione giunto nella redazione Panini, è stato raccontato da un redattore, ha generato divertimento e attesa per il prossimo! 

  4. A mio giudizio, leggendo il numero 0, le storie nuove proseguiranno temporalmente quelle vecchie, mentre saranno attualizzati, almeno nei testi, alcuni dettagli 

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Scritto da Gianluigi Filippelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

Leggi il contenuto completo su: Il ritorno dei cinque allegri ragazzi morti: anteprima a Cartoomics 2015

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Mammaiuto: la nuova autoproduzione raccontata dai suoi autori http://www.lospaziobianco.it/143308-mammaiuto-nuova-autoproduzione-raccontata-autori http://www.lospaziobianco.it/143308-mammaiuto-nuova-autoproduzione-raccontata-autori#comments Mon, 09 Mar 2015 16:00:32 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=143308 Scritto da Giulia Prodiguerra, tratto da Lo Spazio Bianco.

Leggi il contenuto completo su: Mammaiuto: la nuova autoproduzione raccontata dai suoi autori


Il 6 marzo 2015 si è svolta al Cinema Caffè Lanteri di Pisa la presentazione dell’associazione Mammaiuto, alla presenza di alcuni autori che compongono un collettivo a oggi formato da circa diciassette membri stabili, perlopiù toscani ed emiliani.


Scritto da Giulia Prodiguerra, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Giulia Prodiguerra, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Il 6 marzo 2015 si è svolta al Cinema Caffè Lanteri di Pisa la presentazione dell’associazione Mammaiuto, alla presenza di alcuni autori che compongono un collettivo a oggi formato da circa diciassette membri stabili, perlopiù toscani ed emiliani. Ma partiamo dalle basi: cos’è Mammaiuto?

16889_10153090526464266_5794408384137776931_nÈ un’associazione costituita nel 2011 da Giorgio Trinchero, fondatore nel 2003 della rivista autoprodotta “Il Peso del Martello”, e da un primo nucleo di autori provenienti dal direttivo della casa editrice Double Shot. Il collettivo si pone come obiettivo quello di diffondere contenuti, sia seriali che storie autoconclusive, liberamente sul sito (www.mammaiuto.it) e in alcuni casi di stamparli per venderli in formato cartaceo. Riportiamo alcune opere visionabili sul sito o disponibili in formato cartaceo: From Here To Eternity, di Francesco Guarnaccia; Mooned di Lorenzo Palloni; Tokyo e Fototessere di Sara Menetti; I diari della Nuke di Claudia Razzoli (conosciuta come La Nuke). Troviamo poi serie e pubblicazioni online come Terribili Leggende di Agata Matteucci; la storia breve Va tutto bene di Giusy Gallizia; Bar Barie di Alessio Ravazzani; Aforisma e Riquadri di Giorgio Trinchero; Le immobili avventure di Victor Sisendesmera di Laura Camelli, conosciuta come La Came; infine Patriota 2012 di Kenji Nakasone e Mantra di Francesco Frongia. Abbiamo poi collaborazioni a due o tre mani come Un lungo cammino, volume autoprodotto da Samuel Daveti, Lorenzo Palloni e Francesco Rossi; Un angolo di cielo blu di Paolo Deplano, Nicolas Jarry e Silvia Fabris. Una scuderia giovane, fresca e carica di idee innovative, basata su una struttura solida e ben organizzata, e che va a inserirsi in un panorama di autoproduzione fumettistica sempre più consapevole e variegato.

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L’incontro è stato moderato da Maurizio Vaccaro, coordinatore di Radiocicletta. La prima domanda è relativa al nome: perché Mammaiuto? La risposta è arrivata pronta da Samuel Daveti, presidente dell’associazione, che ha saputo offrire risposte dettagliate per tutto l’incontro spiegando ai presenti le origine dell’associazione e i suoi intenti.

I “mammaiuto” sono i pirati del film di Hayao Miyazaki Porco Rosso: una banda di malviventi che però si affeziona alle bambine che rapisce, una banda scalcagnata ma con un aspetto romantico. Ci piaceva l’idea di rifarci a loro ed essere una sorta di Armata Brancaleone del fumetto. Non abbiamo un approccio stilistico rigido, ma ci focalizziamo sulla narrazione e sul contenuto delle opere.

Mammaiuto si presenta quindi come una palestra dove lavorare quotidianamente, uno spazio per la libertà espressiva, dove sperimentare nuove tecniche e crescere professionalmente. Alla domanda sul rischio che le persone, dopo aver letto il fumetto online, non acquistino il prodotto cartaceo, Samuel risponde:

Noi ci basiamo sull’economia del dono: offriamo storie a fumetti gratis, visionabili da chiunque. Alcune vengono poi stampate (non tutte, perché alcune, come “La Gabbia” di Francesco Rossi, funzionano bene solo in formato digitale) per dare una gratificazione economica all’autore; l’associazione percepisce solo il 20% del ricavato totale, quindi il guadagno è diretto. Ci siamo accorti che molti lettori comprano volentieri anche il cartaceo: abbiamo venduto circa 200 copie in due mesi. Credo sia perché il lettore sa cosa sta comprando, lo ha già letto e ha avuto modo di apprezzarlo e formarsi una sua opinione. Vorremmo arrivare a stampare 1000 copie con la sicurezza di venderle: questo ci darebbe una stabilità economica più solida e la possibilità di continuare a offrire i nostri prodotti online gratuitamente, creando un circolo economico virtuoso.

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L’associazione mette quindi al centro il rapporto diretto con il pubblico, che dà un risconto immediato sul prodotto e permette di avere un’immediata spinta creativa. Una nuova dinamica che sicuramente nessun fumettista o casa editrice dovrebbe sottovalutare.

Cerchiamo di andare contro un meccanismo vigente, di fare editing interno per abbattere i costi, anche perché grazie al digitale le spese per la stampa si sono notevolmente ridotte. L’aspetto creativo e quello economico sono interdipendenti, uno non può escludere l’altro, ma la libertà espressiva deve essere al centro della produzione dell’autore.

Quali sono quindi i progetti per il futuro, in un momento apparentemente di transizione del fumetto, che sembra ritagliarsi progressivamente una posizione sempre più consapevole all’interno dell’industria culturale?

Vorremmo arrivare a essere un catalogo, un trampolino di lancio per i fumettisti esordienti. Per esempio, Claudia è stata contatta da Rizzoli per il suo I Diari della Nuke, e questo ci ha reso molto felici. Lavoriamo per contribuire a una legittimazione di questo media da molti ancora considerato derivativo e incapace di autonomia propria.

Al Cinema Lanteri sarà inoltre visitabile, fino al 20 marzo, una mostra di 14 tavole originali di alcuni autori del collettivo. Gli orari sono: mar-ven 7.30-15.00 18.30-22-30, sab-dom 8.30-13.00 16.30-22.30

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Scritto da Giulia Prodiguerra, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Fumettisti dall’Oblò #4: “Corpi differenti” nei fumetti di Alessia di Giovanni http://www.lospaziobianco.it/142696-fumettisti-dalloblo-4-corpi-differenti-fumetti-alessia-giovanni http://www.lospaziobianco.it/142696-fumettisti-dalloblo-4-corpi-differenti-fumetti-alessia-giovanni#comments Tue, 03 Mar 2015 14:30:31 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=142696 Scritto da Giada Peterle, tratto da Lo Spazio Bianco.

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L'ultimo incontro di Fumettisti dall'Oblò è con Alessia di Giovanni, sceneggiatrice di "Piena di niente" (BeccoGiallo), per i disegni di Darkam. Attraverso le storie delle quattro protagoniste parliamo di "Corpi differenti" e del diritto all'autodeterminazione del proprio corpo.


Scritto da Giada Peterle, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Giada Peterle, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Speciale: Fumettisti dall'Oblò

Parliamo di: “Corpi differenti”, perché la libertà di essere si esprime anche attraverso la libertà, la dignità, e i diritti del corpo

Con: Alessia di Giovanni, sceneggiatrice

Leggendo: Piena di niente (BeccoGiallo 2015) con i testi di Alessia di Giovanni, e i disegni di Darkam

Guardando: When I was a boy, I was a girl di Ivana Todorovic; Chi vuoi che sia di Davide Vigore e Riccardo Cannella; Eco de femmes di Carlotta Piccinini

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Si conclude con “Corpi differenti” la rassegna di docu-film e graphic novel Oblò. Sguardi sulla realtà tra cinema e fumetti e con essa la rubrica Fumettisti dall’Oblò che per quattro settimane ha seguito il festival organizzato da GVC, Edizioni BeccoGiallo e Associazione Ya Basta. Dopo Zerocalcare, Marta Gerardi e Paolo Castaldi, incontriamo infine Alessia di Giovanni.

Alessia è autrice, insieme all’illustratrice Darkam (Eugenia Monti), del graphic novel Piena di niente edito da BeccoGiallo (2015), ma avevamo già avuto modo di incontrarla nel 2013 quando ci aveva presentato il fumetto Io so’ Carmela (BeccoGiallo 2013). pienadinienteAnche allora ci aveva raccontato con sincera passione e coinvolgimento la storia straziante di un corpo la cui libertà era stata violata, della violenza che aveva spinto la giovanissima Carmela Cirella a togliersi vita.

Di Giovanni torna a far parlare i corpi delle donne, questa volta attraverso le quattro storie di Elisa, Monica, Giulia e Loveth. Diverse per età, origine, condizione sociale, le protagoniste sono accomunate da un’esperienza, quella dell’interruzione di gravidanza, ma soprattutto dalla tragicità delle condizioni in cui lo stato, la famiglia, la sanità, la società le costringono a compiere un gesto, sofferto, di libertà.
Il tema dell’aborto, ci racconta di Giovanni, è tutt’ora un tabù in uno stato come quello italiano che si proclama laico, ma che di fatto consente a più dell’80% dei propri medici di essere obiettori di coscienza negando, di fatto, a molte donne il diritto alla Ivg all’interno delle strutture pubbliche del Paese. I tempi si dilatano, i meccanismi si inceppano, le settimane passano e si viene costantemente rimandati al punto di partenza, come nell’ironia tragica del “gioco” posto alla fine del volume: tornare al punto di partenza significa spesso essere “fuori dai giochi”, essere costrette a ricorrere al mercato nero per procurarsi un aborto, perché la burocrazia come in un tragicomico gioco dell’oca, rimanda costantemente da una casella all’altra, ma raramente a raggiungere il “traguardo”.

Colpisce la crudezza del linguaggio, scritto e visuale, con cui vengono narrate le quattro vicende. Una crudezza che è però realismo, capacità di penetrare l’intimità dei personaggi per restituirne un ritratto in carne ed ossa.Piena-di-niente_interv1 Alessia di Giovanni aveva già dimostrato, raccontando il destino di Carmela, di essere in grado di fare proprie le storie, accompagnando un personale coinvolgimento emotivo ad una rigorosa ricerca documentaristica, che restituisce i fatti, insieme alle narrazioni più intime.

 

Darkam è stata a sua volta certamente capace, con il suo tratto, di interpretare e raffigurare sulla carta la fisicità corporea oltre che psicologica dei drammi di Elisa, Monica, Giulia e Loveth. La metafora visuale del manichino anatomico permette la visione di corpi sezionati, aperti, squarciati, e pone davanti agli occhi del lettore la dura, violenta e talvolta inumana realtà a cui queste donne, personificazione di centinaia di storie simili raccolte da Alessia, hanno dovuto sottostare.

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Non è un graphic novel di facile lettura, certo, ma non voleva, non doveva esserlo. Le linee sono nervose, i dialoghi spezzati e duri, sfuggenti, i corpi e i volti spesso deformati, lacerati, e il dolore è richiamato dai colori che macchiano la pagina come chiazze di sangue, ferite sulla carta. Il racconto è “volutamente disturbante“, come ci dice Alessia, e per questo bisogna prendere il respiro, talvolta. Fermarsi a pensare. Pensare, come hanno ricordato gli ospiti della serata Carlotta Romagnoli (Cooperativa Iside), Aurora d’Agostino (Giuristi Democratici), Carlotta Piccinini e Stefania Piccinelli (GVC), ai corpi ingabbiati e oppressi a cui vengono negati ogni giorno la libertà di scelta e d’espressione, la dignità e il diritto di scegliere chi e dunque come essere.

Una domanda ad Alessia di Giovanni

Se il fumetto è l’oblò da cui guardi il mondo, cosa appare diverso al di là del vetro?
Alessia:
Per me scrivere fumetti è come essere un attore. Soffro forse di una specie di sindrome di Stanislavskij per cui non solo per me la ricerca sui personaggi è fondamentale, ma ci entro completamente dentro. Non ho altre qualità se non quella dell’empatia. Riesco a sentire le cose in modo schizofrenico, esattamente come accade in Piena di niente dove non abbraccio un’unica prospettiva, ma sono contemporaneamente tutti e quattro i personaggi, anzi le persone in carne ed ossa di cui parlo. Forse, ecco, l’oblò su cui ho voluto concentrarmi è quello della violenza. Già in Io so’ Carmela si prefigurava questo aspetto della violenza legale, che segue come conseguenza spesso poco considerata quella fisica, ma che non per questo è meno devastante nelle sue conseguenze. Anche il discorso sull’Ivg nasce da lì, da Carmela. L’oblò è quindi l’oblò della pelle, della carne, e se già con Carmela mi aveva permesso di mostrare un femminicidio compiuto in un’epoca in cui era ancora poco considerato, qui si parla di uno stillicidio, lento certo, ma non meno doloroso.

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Per saperne di più, seguite il blog di Alessia di Giovanni e quello di Darkam.

 

Si conclude qui la rassegna Oblò. Sguardi sulla realtà tra cinema e fumetto, e con essa la rubrica Fumettisti dall’Oblò che per quattro settimane, con recensioni, reportage e brevi interviste agli autori, ha cercato di raccontare il modo diverso in cui è possibile vedere e comprendere la realtà se la si osserva dall’oblò del fumetto. A presto, speriamo.

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Scritto da Giada Peterle, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Fumettisti dall’Oblò #3 – “Chilometri Zero” di Paolo Castaldi tra consumo critico ed economia solidale http://www.lospaziobianco.it/141958-fumettisti-dalloblo-3-chilometri-zero-paolo-castaldi-consumo-critico-economia-solidale http://www.lospaziobianco.it/141958-fumettisti-dalloblo-3-chilometri-zero-paolo-castaldi-consumo-critico-economia-solidale#comments Tue, 24 Feb 2015 16:00:17 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=141958 Scritto da Giada Peterle, tratto da Lo Spazio Bianco.

Leggi il contenuto completo su: Fumettisti dall’Oblò #3 – “Chilometri Zero” di Paolo Castaldi tra consumo critico ed economia solidale


In "Chilometri Zero" Paolo Castaldi ci ha raccontato un'Italia diversa, capace di costruire reti sociali e solidali di scambio e produzione etica dei prodotti alimentari. Dall'Oblò ci racconta il suo sguardo su progetti capaci di ricostruire i rapporti tra produttori e consumatori, tra uomo e ambiente.


Scritto da Giada Peterle, tratto da Lo Spazio Bianco.

Leggi il contenuto completo su: Fumettisti dall’Oblò #3 – “Chilometri Zero” di Paolo Castaldi tra consumo critico ed economia solidale

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Scritto da Giada Peterle, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Speciale: Fumettisti dall'Oblò

Parliamo di: “Questa terrà è la mia terra”. Riflessioni su consumo etico, problemi ambientali, cambiamenti climatici e diritti sociali alle porte di Milano Expo2015

Con: Paolo Castaldi che LoSpazioBianco aveva già intervistato, nonché incontrato qui.

Leggendo: Chilometri Zero. Viaggio nell’Italia dell’economia solidale (BeccoGiallo 2014) di Paolo Castaldi

Guardando: Second Wind di Sergey Tsyss; When elephants dance the grass gets beaten di Jan Van Den Berg; Endless road di Huaqing Jin

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La terza serata della rassegna di docu-film e graphic novel Oblò. Sguardi sulla realtà tra cinema e fumetti, dal titolo “Questa terra è la mia terra“, era dedicata alla discussione della criticità dei rapporti tra uomo e territorio, ma anche alla proposta di modelli di sviluppo ecologicamente più sostenibili ed economicamente più solidali. In sala a discuterne insieme, portando le proprie proposte ed esperienze, si sono incontrati Pascoe Sabido (Corporate Europe Observatory), Anne Iris-Romans (AltrAgricoltura Nord Est), Marica Di Pierri (A Sud) e Paolo Castaldi, terzo fumettista ospite della rassegna dopo Zerocalcare e Marta Gerardi.
Paolo Castaldi, già vincitore del Premio Boscarato come autore rivelazione dell’anno del km03Treviso Comic Book Festival 2011, è certamente un autore eccentrico. Come già emergeva in Etenesh, l’odissea di un migrante (2011) e in Diego Armando Maradona (2012), entrambi editi per BeccoGiallo, così come l’ultimo Gian Maria Volonté (2014), il suo tratto grafico è capace di vaste oscillazioni e sperimentazioni. In Chilometri Zero questo suo stile poliedrico si ibrida con altre forme artistiche, in particolare con la fotografia, facendo sì che il racconto del suo viaggio attraverso l’Italia dell’economia solidale sia capace di mutare stile e forma a seconda della realtà raffigurata.

In quello che Paolo preferisce chiamare “diario di viaggio – reportage, piuttosto che fumetto“, acquerello, matita, ma anche fotografie e immagini tratte da videogiochi si alternano, adattandosi al linguaggio dell’architettura, con le sue linee e intersezioni, quando si racconta il Condominio Ecosol di Fidenza o a quello del graphic design quando si ritrae il Parco Agricolo Sud Milano e ci si avvicina ai territori dell’Expo2015.

L’ibridazione delle forme segue la personalità del viaggiatore, permette di inserire i ritratti fotografici dei luoghi visitati e dei volti incontrati, ma anche, aggiunge Paolo, di concedersi delle “pause poetiche in cui pensare, in cui guardarsi intorno, in cui il racconto non deve seguire per forza i ritmi serrati della narrazione fumettistica“.

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Il viaggio da Ovest verso Est di Castaldi ci dimostra come organizzazioni di cittadini abbiano saputo modificare i rapporti tra città e campagna, tra produttori e consumatori, tra ambiente e uomo portando i temi dell’economia solidale e del consumo etico all’attenzione delle politiche pubbliche, nelle scuole e nelle loro vite quotidiane, attivando processi di trasformazione dal basso. Ci ricorda poi, quando ormai è tempo di tornare indietro, verso Ovest, che

È possibile agire, cambiare le cose dal basso.

È possibile scegliere e legare le proprie scelte individuali a quelle di altre persone.

È possibile costruire un mondo diverso a partire dalle relazioni che sappiamo coltivare nel territorio che abitiamo.

Una domanda a  Paolo CastaldiWP_20150223_0022015022321513220150223215353

Se il fumetto è l’oblò da cui guardi il mondo, cosa appare diverso al di là del vetro?
Paolo Castaldi:
Innanzitutto per guardare dall’oblò del fumetto servono solo una matita e un pezzo di carta. Sembra poco, ma l’idea di poter creare intere realtà a costo zero secondo me è molto importante, perché rende il fumetto qualcosa che è potenzialmente alla portata di tutti. L’oblò di un regista, per esempio, è già molto più costo, e poi ha un’inquadratura e uno spazio che sono fissi. Con il fumetto invece sono libero di costruire l’oblò della dimensione che voglio, allargando o stringendo la circonferenza a seconda che decida di farti solo spiare dal buco della serratura, o sbatterti in faccia tutta la realtà così com’è.

 

Il sito di Paolo Castaldi è biancoruvido.com.

 

Alla prossima settimana per il quarto e ultimo appuntamento di “Fumettisti dall’Oblò” con Alessia Di Giovanni.

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Scritto da Giada Peterle, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Presentazione di Tex “L’eroe e la leggenda” con Paolo Eleuteri Serpieri, Mauro Boselli e Michele Masiero http://www.lospaziobianco.it/142052-presentazione-tex-leroe-leggenda-paolo-eleuteri-serpieri-mauro-boselli-michele-masiero http://www.lospaziobianco.it/142052-presentazione-tex-leroe-leggenda-paolo-eleuteri-serpieri-mauro-boselli-michele-masiero#comments Mon, 23 Feb 2015 15:00:32 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=142052 Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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A Milano presso il Megastore Mondadori di Piazza Duomo si è svolta la presentazione del primo dei nuovi "Tex d'autore" editi Sergio Bonelli Editore realizzato da Paolo Eleuteri Serpieri.


Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Il 21 Febbraio a Milano nel Megastore Mondadori di Piazza Duomo Sergio Bonelli Editore ha presentato Tex – L’eroe e la leggenda, primo volume di una nuova serie di “Tex d’autore” realizzato dal Maestro Paolo Eleuteri Serpieri. Per l’occasione lo stesso autore insieme a Mauro Boselli e Michele Masiero ha raccontato al pubblico presente alcune curiosità sulla genesi e le fasi di lavorazione dell’opera.

Con una breve introduzione Michele Masiero spiega la necessità della casa editrice di donare al “gioiello” di Serpieri una veste grafica e uno spazio editoriale nuovo con un’iniziativa ad hoc che coinvolgerà in seguito altri autori come Mario Alberti e Angelo Stano.

Lo abbiamo definito un “Tex d’autore” perchè chi ha voluto donarcelo è un autore di fama internazionale, un maestro del fumetto, in particolare del fumetto western. Abbiamo voluto far incontrare due miti, Paolo Eleuteri Serpieri ha fatto incontrare il suo pennino con la leggenda di Tex.

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L’autore inizia a raccontare ai presenti dei vari momenti in cui Sergio Bonelli aveva cercato di convincerlo a disegnare una storia dedicata al ranger.

L’idea è nata molti anni fa con Sergio. In realtà di questa storia avevamo parlato ancora prima che iniziassi il Texone, ma in quel momento per me era molto impegnativo perché portavo avanti anche le mie creature, nonostante sentissi tanto la mancanza dei cavalli e del West. Quindi Sergio mi pungolava dicendomi: “Ma cosa fai la fantascienza? Va bene le belle donne, ma vieni qua ad occuparti di Tex!”. Poi mi prese lo sghiribizzo di raccontare una storia, che è questa che leggerete, ma Sergio ne era rimasto perplesso, non si aspettava che gli proponessi una cosa del genere. All’inizio mi disse subito di no, poi in seguito ogni tanto mi diceva: “Secondo me su quella storia ci si potrebbe ragionare”. Alla fine non ci pensammo più. Poi Sergio se ne è andato e forse fu proprio Davide a raccontare che avrebbe tanto voluto che il suo Tex fosse disegnato da Moebius e Paolo Eleuteri Serpieri. Avevo quindi questo rimpianto e così oggi, dopo che tutti noi ci abbiamo ripensato, sono riuscito a farlo.

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Si sofferma poi sulla storia da lui ideata e sull’escamotage di utilizzare come narratore un Kit Carson vecchio e “pazzo” che sta passando i suoi ultimi anni di vita in manicomio.

La parte iniziale del Carson vecchio, questo vecchio pazzo che si sente Kit Carson e racconta storie fantastiche di un personaggio come Tex Willer, è un invenzione che mi è venuta dopo. Credo che a Sergio sarebbe piaciuta di più in questo modo perché così si è aggiunta la dinamica della storia nella storia (il vecchio racconta una storia, io racconto di un vecchio che racconta una storia), che mi ha permesso di interpretare il personaggio due volte. Il mio è un Tex diverso dal classico, anche se non ho osato spingermi ancora più oltre.

Dopo aver spiegato la scelta insolita di disegnare il protagonista con i capelli lunghi, simbolo di coraggio e autorità, in contrapposizione alla perdita di dignità definita dalla pratica indiana del “fare lo scalpo” ai propri nemici, l’autore racconta del legame che ha il suo giovane Tex con gli indiani:

Lui è un mezzo indiano, non nel senso naturale del termine, ma per il fatto che è Aquila della Notte. Mi è piaciuto tantissimo il fatto che fosse membro della tribù dei Navajos e che il suo nome indiano derivi dal fatto che di notte piomba come un aquila sui nemici e li uccide. Mi faceva piacere che i Kiowa conoscessero il Tex Willer-Aquila della Notte. Sono tanti gli elementi che mi hanno attratto, compreso il capo Luna Nera che nella realtà storica è un Santee che raggiunse Toro Seduto durante il periodo della Battaglia del Monte Killdeer.

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Il soggetto, fortemente legato alla figura degli indiani, simbolo della diversità in quello specifico contesto, lo ha riportato ad avvicinarsi ad un periodo storico da lui molto amato. Si continua poi ad analizzare la struttura narrativa del cartonato:

Ogni narratore ha un’attendibilità diversa; io posso avere una certa credibilità, mentre Kit Carson, che a sua volta racconta una storia dentro la mia storia, può essere attendibile o meno.

Lo stesso Mauro Boselli sottolinea il fatto che il Tex del Maestro è stato ideato concedendoli massima libertà in modo da dar vita ad un Tex d’autore:

Indubbiamente riconosco in questo Tex la sua filosofia, il suo modo di comportarsi, deciso e brutale in qualche caso, la sua conoscenza degli indiani, l’amore per la sua tribù. Però c’è qualche differenza storica poichè il Tex protagonista della storia è ancora molto giovane.

Dopo essersi soffermato sul fatto che tale formato dà la possibilità agli autori di raccontare un Tex diverso dal solito o di sottolineare dei lati particolari del suo carattere (come ha fatto Serpieri con il suo protagonista infallibile e solitario), Mauro Boselli spiega quanto il nuovo formato adottato (di fatto un cartonato francese) possa permettere il coinvolgimento di altri grandi maestri del fumetto anche grazie al numero ridotto di pagine che esonererebbe gli autori dall’obbligo di dover disegnare una storia lunga, come succedeva in precedenza col Texone.

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L’incontro si conclude parlando di Luna Nera, nemesi di Tex in questo volume e del comportamento che assume il ranger nel corso della storia. Tra le domande poste dal pubblico lo sceneggiatore della testata regolare risponde così quando gli viene chiesto se vedremo mai un Tex anziano su carta.

Non è possibile. Kit Carson è già anziano nella serie, lo abbiamo visto invecchiare, possiamo anche invecchiarlo di più e la sua creazione apparirà legittima. Vedere un Tex così anziano non è pnesabile proprio perchè lui rappresenta l’eroe maturo, fantastico, che non può invecchiare.

Terminato l’incontro si è passati alla sessione di firme che ha dato modo ai numerosi appassionati accorsi di vedere autografate le proprie copie.

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Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

Leggi il contenuto completo su: Presentazione di Tex “L’eroe e la leggenda” con Paolo Eleuteri Serpieri, Mauro Boselli e Michele Masiero

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Fumettisti dall’Oblò #2 – In viaggio con Marta Gerardi, “Destinazione FreeTown” http://www.lospaziobianco.it/141475-fumettisti-dalloblo-2-viaggio-marta-gerardi-destinazione-freetown http://www.lospaziobianco.it/141475-fumettisti-dalloblo-2-viaggio-marta-gerardi-destinazione-freetown#comments Tue, 17 Feb 2015 11:30:23 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=141475 Scritto da Giada Peterle, tratto da Lo Spazio Bianco.

Leggi il contenuto completo su: Fumettisti dall’Oblò #2 – In viaggio con Marta Gerardi, “Destinazione FreeTown”


Il secondo appuntamento di "Fumettisti dall'Oblò" segue Marta Gerardi che, in "Direzione FreeTown", ci racconta la storia di una "migrazione a ritroso dall'Italia verso la Sierra Leone, passando per gli ospedali di Emergency".


Scritto da Giada Peterle, tratto da Lo Spazio Bianco.

Leggi il contenuto completo su: Fumettisti dall’Oblò #2 – In viaggio con Marta Gerardi, “Destinazione FreeTown”

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Scritto da Giada Peterle, tratto da Lo Spazio Bianco.

Leggi il contenuto completo su: Fumettisti dall’Oblò #2 – In viaggio con Marta Gerardi, “Destinazione FreeTown”


Speciale: Fumettisti dall'Oblò

Parliamo di: “Confini Proibiti”. Là dove le merci viaggiano liberamente, ma gli uomini no

Con: Marta Gerardi

Leggendo: Destinazione FreeTown (BeccoGiallo 2012). Testi di Raul Pantaleo e disegni di Marta Gerardi

Guardando: Sexy Shopping di Antonio Benedetto e Adam Selo; Two at the border di Tuna Kaptan e Felicitsa Sonvilla; Legge 52 di Souheil Bayoudh

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Dopo la chiacchierata con Zerocalcare della scorsa settimana, il secondo incontro della rubrica “Fumettisti dall’Oblò” è con Marta Gerardi, autrice insieme a Raul Pantaleo di Destinazione FreeTown, edito da BeccoGiallo nel 2012. In occasione della rassegna di docu-film e graphic novel Oblò. Sguardi sulla realtà tra cinema e fumetti, i disegni live della fumettista sono stati accompagnati in sala dalle voci di Luca Bertolino (Razzismo Stop), di Gianpaolo Musumeci e Andrea di Nicola, autori del libro Confessioni di un trafficante di uomini, e dalla testimonianza di Mario Pizzali, medico internazionale di Emergency.

Proprio Pizzali, portando la sua testimonianza dalla Sierra Leone, sottolinea la capacità di Destinazione FreeTown di cogliere con assoluta lucidità la situazione africana, dalle migrazioni alle emergenze sanitarie.

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Povertà la chiamano; è vero, ma sono stato più povero nella solitudine delle città del ricco nord, ricevendo la compassione disattenta di qualche passante. Quella è povertà.

Queste le motivazioni che hanno spinto Khalid, il protagonista di Destinazione FreeTown, a compiere un viaggio insolito non tanto per la tratta, che è quella tragicamente nota che collega l’Africa all’Italia, quanto per la direzione, quella del ritorno verso Sud, verso la Sierra Leone. Oggi più che mai questo racconto di Gerardi e Pantaleo sembra tristemente attuale, con i disastri e i naufragi che non cessano di inanellarsi nelle pagine di cronaca, mentre le leggi europee sembrano non essere in grado di seguire lo stesso pressante passo delle catastrofi, restando inesorabilmente indietro, incapaci di offrire l’aiuto necessario.

Ancora una volta un fumetto edito da BeccoGiallo coglie degli argomenti caldi, anzi roventi della nostra attualità. Nel fumetto di Gerardi e Pantaleo si parla non solo dei flussi migratori, andando a vedere al di là del mare, quali sono le ragioni che spingono migliaia di persone a pensare alla fuga come unica via di salvezza, disposti a mettere a repentaglio la propria vita per una speranza; ma si tocca anche la questione dell’urgenza sanitaria, attraversando le assurdità della guerra. Gli ospedali e le strutture di Emergency di Port Sudan, Khantoum, Nyala, Bangui, lungo il tragitto dalla Libia alla Sierra Leone, passando per il Sudan e la Repubblica Centrafricana, segnano ilgirardi cammino del protagonista sino a condurlo nella sua città natale, Freetown. Sono, fuor di metafora, vere e proprie oasi “di fratellanza tra utopia e realtà” che portano indispensabile aiuto medico-sanitario gratuito in un deserto di povertà e abbandono. Khalid con la sua esperienza ci guida in questo viaggio tra le contraddizioni del mondo contemporaneo, in cui i beni non conoscono confini, mentre le persone sono costrette a rivolgersi al mercato nero per comprare un biglietto “verso nord”; ci insegna che merci e speranze viaggiano sì sulla stessa rotta, ma a velocità e condizioni estremamente diverse.

Come in Architetture resistenti (BeccoGiallo) quello che colpisce del linguaggio di Marta Gerardi è l’attenzione alle costruzioni degli scenari, dei luoghi, la cura nei dettagli che costituiscono gli spazi e gli edifici: sotto l’evidente influenza del linguaggio dell’architettura mutuato dallo studio Tamassociati di Pantaleo, Marta riesce infatti a creare un ibrido molto interessante con quello del fumetto, sfiorando in alcuni punti anche lo stile tipico dell’infografica. Anche i testi di Pantaleo, traendo spunto dal diario del viaggio che ha realmente compiuto lavorando negli ospedali di Emergency in Africa, riescono a restituire con vivida sensibilità le vibrazioni dei luoghi attraversati da Khalid, disegnando con le parole immagini a tratti poetiche.

Dopo la deriva che, a bordo di un gommone, l’ha portato in Italia, terra promessa inesorabilmente deludente, Khalid torna protagonista della propria esistenza, e proprio nella struttura di Emergency di FreeTown ritrova una sua direzione nel mondo lavorando come infermiere.

Come si conclude una storia come questa?” ci si chiede nelle ultime tavole, ma la risposta è semplice “non la si conclude, perché, per Khalid questa fine è solo un inizio“, si spera.

Una domanda a  Marta Gerardi

Se il fumetto è l’oblò da cui guardi il mondo, cosa appare diverso al di là del vetro?
Marta Gerardi:
Innanzitutto il fumetto mi permette di immaginare mondi diversi e, pur non avendo la possibilità di viaggiare con Raul, di visitarli. Attraverso i miei personaggi e le loro storie riesco a creare altri luoghi e a sperimentare quelle realtà con la mia immaginazione. Così come un attore può interpretare personaggi sempre nuovi, in un certo senso anch’io creando i miei li faccio recitare in un teatro, di cui però posso cambiare l’ambiente passando da un luogo a un altro. Me lo dice anche Raul che gli ricordo Salgari… anche lui nei luoghi dei suoi racconti non ci era mai stato, eppure riusciva a viverli e farli vivere, raccontandoli era come se li avesse vissuti davvero. Così è anche per me, attraverso i miei fumetti.

 

Al prossimo martedì per il terzo appuntamento di “Fumettisti dall’Oblò”.

 

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Scritto da Giada Peterle, tratto da Lo Spazio Bianco.

Leggi il contenuto completo su: Fumettisti dall’Oblò #2 – In viaggio con Marta Gerardi, “Destinazione FreeTown”

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Presentazione de “Il pugile” di Reinhard Kleist http://www.lospaziobianco.it/141250-presentazione-de-pugile-reinhard-kleist http://www.lospaziobianco.it/141250-presentazione-de-pugile-reinhard-kleist#comments Sun, 15 Feb 2015 08:30:14 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=141250 Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

Leggi il contenuto completo su: Presentazione de “Il pugile” di Reinhard Kleist


A Milano nella biblioteca di Parco Sempione Reinhard Kleist racconta Il pugile, suo nuovo graphic novel pubblicato da Bao Publishing.


Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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In occasione della Giornata della Memoria 2015 l’autore tedesco Reinhard Kleist ha presentato a Milano presso la Biblioteca di Parco Sempione Il pugile sua ultima fatica edita in Italia da Bao Publishing. L’autore affiancato dalla traduttrice Anna Patrucco Vecchi ha raccontato ai presenti il modo in cui si è approcciato alla storia di Hertzko Haft e le fasi di lavorazione del graphic novel.

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Come prima cosa ci viene introdotta la figura di Hertzko Haft, ebreo polacco, catturato dai tedeschi al posto di suo fratello maggiore durante la Seconda Guerra Mondiale, riesce a sopravvivere all’interno dei campi di concentramento combattendo come pugile contro gli altri prigionieri per diletto dei tedeschi. La sua storia così particolare e il tema poco conosciuto hanno interessato sin da subito Kleist che decise di realizzare un graphic novel a riguardo.

Mi stavo documentando sui campi di concentramento, quando ho notato la copertina di questo libro. Rimasi molto colpito da questa storia e scrissi al figlio di Hertzko, che aveva scritto la biografia di suo padre, dal titolo “Un giorno ti racconterò tutto”, titolo da cui è tratto l’estratto finale. L’editore ha ricevuto la mia richiesta di poter trarre dal libro una graphic novel e ha mandato la richiesta al figlio per avere il suo permesso. Alan è stato gentilissimo con me perchè ha risposto a tante domande per farmi capire i pensieri che aveva suo padre per capire dei dettagli difficile da comprendere. Mi ha raccontato molte cose della famiglia e poi gli ho chiesto se aveva del materiale fotografico per aiutarmi ad impostare anche graficamente il volume. Mi ha spedito un pacchettino pieno di foto originali.

I due ci mostrano un power point che racchiude le foto più significative di Hertzko Haft, dai suoi primi combattimenti ufficiali dopo la guerra, alla sua vita in America, fino alle foto con la propria famiglia. Dopo aver sottolineato l’importanza per gli sportivi ebrei di indossare la Stella di David nelle loro divise, l’autore spiega come ha deciso di trattare graficamente i protagonisti del suo lavoro.

Per la madre di Hertzko non avevo foto, ho deciso quindi di utilizzare delle foto d’epoca di donne che potevano essere di qull’estrazione come riferimento. Nel caso di Hertzko volevo trovare una caratteristica dominante che lo rendesse riconoscibile poichè in tutta la storia cambia il proprio aspetto molte volte. Ad esempio nel campo di concentramento non ha più i suoi capelli ricci e anche il vestito lo rende anonimo; quindi dovevo trovare qualcosa che lo facesse riconoscere immediatamente al lettore. Dopo aver studiato a lungo il suo volto ho notato che un tratto molto distinguibile erano le sopracciglia marcate che ho deciso di marcare ancora di più unendole in un unica linea.

Il pugile 15Con l’SS denomiato Schneider, di cui non aveva foto, ha deciso di disegnare il prototipo dell’ariano e di far trapelare sul volto l’opportunismo che lo contraddistingueva e che non aveva nulla di ideale. Si sofferma poi sugli step di pubblicazione del volume:

La storia è stata prima pubblicata in Germania a puntate in un quotidiano nel formato della classica striscia a fumetto, poi quando l’ho pubblicato come libro ho dovuto modificare il formato e renderlo verticale. Oltre a questo ho integrato delle parti che lo rendono un terzo più lungo della sua forma iniziale.

L’autore si definisce un’artista molto tradizionale, lavorando a mano e passando dal disegno a matita fino alla chine; l’unico passaggio al computer che compie di solito è il layout finale. Sul suo lavoro biografico, che lo mette in contatto con moltissime persone e con le conseguenza degli eventi che si accinge a narrare afferma:

Alan mi ha lasciato molta libertà, quando ho deciso di accentuare alcune cose o di metterne in secondo piano altre. Per fare un’esempio c’è una scena nelle memorie i cui Hertzko dice di avere assistito al ritrovamento da parte di un ebreo del cadavere della propria moglie nei forni crematori. Non ho deciso di togliere la scena, ma, proprio perchè la trovavo molto drammatica e forte, l’ho fatta raccontare ad un personaggio secondario. Ho anche parlato a lungo con un esperto di libri sulla memoria che mi ha messo in guardia sullo stesso concetto di memoria. Quelle di Hertzko infatti sono state raccolte dal figlio a distanza di anni: in cinquantanni succedono tante cose e i ricordi vengono spesso trasformati. Per esempio la storia dell’uomo impazzito di dolore davanti al cadavere della propria moglie lui l’aveva sentita raccontare tantissime volte. Questo perchè probabilmente si tratta di una cosa realmente accaduta di cui si è sparsa la voce e che viene spessa raccontata da molti in prima persona.

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L’autore, che cerca di rapportarsi in maniera molto personale ai personaggi e di immedesimarsi in loro, ha avuto delle difficoltà con Hertzko che ha cercato di comprendere nonostante non si trattasse di una figura totalmente positiva. Il pugile, padre violento e irascibile, non è un protagonista per cui provare empatia, ma un uomo che è stato influenzato nel bene e nel male dalle vicende che ha subito. Per ciò che riguarda la visione che ha l’autore del protagonista della sua graphic novel egli spiega:

Secondo me, anche se la storia appare molto deprimente (il protagonista non è riuscito ad ottenere niente di quel che voleva, non è riuscito a diventare pugile professionista, non ha trovato Leah quando la stava cercando), pensare al fatto che Hertzko si sia costruito una famiglia mi è bastato per capire quanto lo stesso avrebbe potuto guardare la sua vita con più soddisfazione.

Infine, dopo aver raccontato del suo viaggio verso alcuni campi di concentramento e verso il paesino natio di Hertzko che ha disegnato nel suo lavoro, si sofferma sull’importanza del suo rapporto con New York che ha reso molto più semplice la realizzazione delle tavole ad essa inerenti.

Sono stato tante volte a New York e ho messo all’interno del fumetto dei suoi frammenti che amo particolarmente come Coney Island, il mio posto preferito al mondo. Per questo ho usato delle mie immagini personali. Quando conosci un luogo molto bene sai come rappresentarlo.

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Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Paolo Castaldi al Pianoterra presenta Chilometri Zero http://www.lospaziobianco.it/141134-paolo-castaldi-pianoterra-presenta-chilometri-zero http://www.lospaziobianco.it/141134-paolo-castaldi-pianoterra-presenta-chilometri-zero#comments Thu, 12 Feb 2015 16:00:45 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=141134 Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Paolo Castaldi ha presentano al Pianoterra Chilometri zero, il suo nuovo graphic novel dedicato alla scoperta delle realtà italiane equosolidali.


Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Durante un incontro sull’economia equosolidale, Paolo Castaldi ha raccontato le fasi di lavorazione di Chilometri Zero, suo ultimo lavoro per Becco Giallo, per cui l’autore ha realizzato una sorta di carnet de voyage che descrive sette realtà italiane d’eccellenza.

Chilometro Zero è un diario di viaggio, una sorta di reportage a fumetti, quindi come prima cosa non aspettatevi un fumetto con una trama che si porta avanti su tutte le pagine. Sono sette capitoli dove si descrive il mio incontro con alcune realtà, una per ogni capitolo. Esse comprendono tutto lo spettro della nostra vita quotidiana, quindi l’energia, l’alimentazione e così via. L’idea di questo diario di viaggio è nata insieme agli editori che da dieci anni raccontano di cronache e personaggi che si sono mossi nel sociale con il linguaggio fumetto. Parlando con loro si è discusso della volontà di fare un libro sull’economia solidale perchè a entrambi interessava. […] All’inizio non riuscivo a trovare una chiave di lettura; non volevo rendere troppo pesante il volume, quindi insieme ai ragazzi Bio Rekk, gasdotto di Padova, abbiamo deciso di fare un diario di viaggio, contattando delle realtà che sono identificative di un determinato argomento, andandole a incontrare e buttando giù le mie sensazioni. Quindi ho disegnato anche sul treno e ho realizzato tutto in maniera molto estemporanea per evitare l’effetto libro di testo. La nostra idea è quella di portare a più lettori possibili il significato di economia equosolidale, perché secondo noi è un alternativa valida, probabilmente l’unica possibile per evitare situazioni di non sostenibilità. Abbiamo perciò contattato queste realtà che si sono rivelate molto disponibili a incontrarmi.

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A proposito delle realtà incontrate dall’autore, egli ha affermato:

In realtà ho trovato ambienti molto simili e persone che non avevano quel modo di fare presuntuoso che crea fraintendimenti quando si parla di economia solidale. Di solito chi si occupa di economia solidale spesso è visto così. Invece mi sono trovato di fianco a delle persone semplici che avevano solo voglia di raccontare la propria esperienza e che quindi erano tutte piene di ottimismo, sensazione che non sempre si respira nella società comune. Non erano ne comunità isolate ne avevano una visione così pessimista della situazione; erano convinti che nel loro piccolo la loro realtà si poteva replicare come hanno fatto loro stessi. Nessuno di queste persone ha inventato nulla; il cohousing di Fidenza non è il primo cohousing d’Italia, loro l’hanno osservato a Bolzano e l’hanno replicato a Fidenza. Quindi ho trovato un’Italia molto più unita rispetto a quello che ci immaginiamo.

Poi, a proposito dei diversi stili utilizzati durante tutto l’arco del fumetto:

Come prima cosa avevo la voglia di differenziare i capitoli del libro anche visivamente in maniera molto netta in modo che, anche sfogliandolo velocemente, non avesse un’anima sola. Poi avevo bisogno di divertirmi e di sperimentare, realizzando cose sempre nuove. Perciò la ragione è più prettamente personale ed è collegata alla possibilità di sperimentare nuove tecniche e di sfruttare i pochi materiali che avevo. Unica eccezione è il capitolo su GenuinaGente, in cui parlo di una realtà che promuove l’agricoltura sostenibile nel Parco Agricolo Sud di Milano, il capitolo più casalingo del volume, che invece ha una grafica tutta ispirata al logo di EXPO, caratterizzato da dei disegni composti da quadrati. Lì la scelta è stata più ragionata, mentre in altri casi mi trovavo con quel tipo di fogliacci, con quel tipo di pennarello ed è stato fatto tutto così. Per ogni capitolo mi sono inventato un tipo di segno ma senza avere il peso di fare il disegno bello, che piaccia a tutti.

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L’autore spiega poi così la sua scelta di trattare argomenti in prima persona o in maniera più distaccata.

A volte il fatto di inserirmi diventa un espediente narrativo per dare quella sensazione di reportage. Altri fumetti che sono reportage hanno l’autore presente nelle vignette, basti pensare a Joe Sacco che si rappresenta in tutti i suoi libri, dando proprio l’idea del documentario. Nei punti in cui non appaio invece la mia scelta è stata quella di mantenere una narrazione un po’ più didascalica perché i concetti erano più difficili, come quando spiego la realtà GenuinaGente, per esempio.

Il lavoro che ha impegnato Paolo Castaldi in un viaggio in lungo e in largo per l’Italia, fermandosi circa un paio di giorni per realtà e portandolo a compiere anche 3000 Km in regionale nel giro di otto giorni, si discosta molto dai suoi graphic novel precedenti.

Del libro su Volonté sono solo disegnatore, per quanto la sua figura mi affascini moltissimo, riguardo Maradona, ho utilizzato la sua figura per parlare di alcune problematiche particolari. Ovviamente si tratta di lavori più classici; non è stato facile ideare Chilometri zero proprio perché volevamo evitare di creare un libro didascalico.

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Scritto da Ilaria Mencarelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Siamo tutti Charlie: inaugurazione della mostra al museo WOW di Milano http://www.lospaziobianco.it/140987-charlie-inaugurazione-mostra-museo-wow-milano http://www.lospaziobianco.it/140987-charlie-inaugurazione-mostra-museo-wow-milano#comments Tue, 10 Feb 2015 17:30:40 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=140987 Scritto da Gianluigi Filippelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Il museo del fumetto WOW, con il patrocinio del Comitato di Zona 4 di Milano, organizza una mostra per ricordare la strage della redazione di "Charlie Hebdo", inaugurata con un incontro di discussione sulla satira e la libertà di espressione.


Scritto da Gianluigi Filippelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Gianluigi Filippelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Sabato 7 febbraio è stata inaugurata la mostra Siamo tutti Charlie al museo WOW di Milano. Realizzata grazie alle vignette di un nutrito gruppo di fumettisti (alcune di queste erano parte del tristemente famoso volume del Corriere), è stata anticipata da un incontro/dibattito sulla satira. Introdotto dal direttore del museo, Luigi Bona, il dibattito si è di fatto svolto come una sorta di non conferenza realizzata a braccio: laddove, infatti, nelle non conferenze classiche c’è un foglio di prenotazione o una parete adibita per inserire un titolo e/o una breve sinossi dei propri interventi, in questo caso chiunque aveva voglia o sentiva di dover aggiungere qualcosa all’intervento iniziale di Bona alzava la mano, andava sul piccolo palco, impugnava il microfono e iniziava a dire la sua.
L’esordio di Bona è un chiarimento sul significato della strage della redazione di Charlie Hebdo:

I fatti di Parigi trascendono #CharlieHebdo, ma coinvolgono la libertà di satira

Il senso dell’intervento iniziale del direttore Bona è abbastanza semplice: la serata, organizzata in onore del settimanale satirico francese e per ricordare i fumettisti uccisi nell’attacco di un mese fa, ha innanzitutto come obiettivo quello di parlare della libertà di satire e, per estensione, della libertà più in generale di ciascun individuo di poter avere e sostenere idee e opinioni differenti.

Parlare, discutere, confrontarsi: questa è la libertà di espressione

ha infatti detto Bona in uno degli interventi che meglio di tutti rappresentano il senso della non conferenza e della mostra stessa.
Tra gli argomenti toccati da Bona, c’è stata anche la censura, in Italia e non solo:

Non potete immaginare quanti dei testi, delle canzoni, delle poesie che leggete ogni giorno subiscono una censura

Censura che, per esempio, applicano in molti, come per esempio il Corriere, giornale che spesso pubblicizza le iniziative di linus, rivista che, nei suoi tempi gloriosi, era vicina almeno nello stile proprio a Charlie Hebdo. Per onorare questa vicinanza, la redazione ha infatti pensato bene di realizzare un inserto di 32 pagine dedicato a Georges Wolinski dal titolo wolinus: una raccolta di vignette e brevi storie che ben condensano l’attività del disegnatore. Quando, però, il Corriere ha deciso di pubblicizzare l’allegato, ha pensato bene di non pubblicare la copertina dello stesso. Di fronte a esplicita domanda riguardo tale precisa scelta, è stato ricordato sul palco, la redazione di linus si è vista rispondere qualcosa del tipo l’illustrazione è troppo audace per i nostri lettori..
Ad ogni modo, ci sono stati, in particolare, un paio di interventi che ho trovato interessanti e che provo a riassumervi (con tutte le difficoltà del riportare qualcosa utilizzando appunti e memoria e non un audio registrato):

Nella satira c’è bisogno di una sorta di autocensura, non perché ci sono cose che non vanno dette, ma perché non sempre i lettori riescono a interpretare nel modo giusto ciò che si vuole dire.

Quasi a dimostrazione che, almeno in Italia, la cultura sulla satira è pressocchè minima è quello che ha detto un fumettista che abita a via Padova, la strada di Milano multiculturale per eccellenza:

Quando ho realizzato la vignetta per la mostra, gli unici che mi hanno detto “stai attento che ti fanno saltare in aria” sono stati gli italiani.

Per tornare all’origine della serata, però, il punto dolente erano le motivazioni che hanno spinto alla strage: motivazioni religiose di vilipendio all’islam. Eppure Bona ricorda chiaramente che:

A Charlie Hebdo interessava delle religioni la loro capacità di manipolare persone, politica, eserciti

A questo punto si aggancia molto bene Don Alemanno, l’autore di Jenus, con il suo intervento, incredibilmente serio per chiunque abbia avuto il piacere di assistere alle sue presentazioni:

La dottrina non c’entra niente con l’idea di dio

Don Alemanno, grazie alla satira papale e cattolica che realizza da anni sia su web sia su carta, è di fatto un esperto di offese e attacchi personali di origine religiosa, quindi conosce perfettamente la materia di cui si sta discutendo. Per lui è, quindi, chiaro il senso della satira di Charlie Hebdo, al di là dell’essere o meno d’accordo con il contenuto delle vignette: una critica all’uso della religione, ai suoi aspetti esteriori (come la verginità di una donna, per esempio, ricorda lo stesso Don Alemanno) e non al credo di ciascun individuo.

Siamo tutti fortissimi, ma con il culto degli altri.

Da un’ottica più strettamente politica, è decisamente interessante l’intervento di una delle due rappresentanti del Comitato di Zona 4 presenti ieri, che ben identifica il modo abbastanza ipocrita con cui molti, soprattutto politici, si sono trasformati in paladini della libertà di espressione:

In sede di discussione le opposizioni, dopo aver dato voto favorevole, hanno chiesto:
“Noi vorremmo prima vedere le vignette che verranno esposte”

Ovvero: satira libera, ma sotto certe condizioni.
In chiusura ho preferito lasciare la frase che, secondo me, meglio di tutte sintetizza l’idea dietro la mostra e la discussione. Giorgio Salati in poche parole ha colto il senso dell’essere lì in quell’occasione al tempo stesso triste e speciale:

La risposta alla satira é la satira

C’è ben poco altro da aggiungere se non la bella atmosfera della serata, che ha visto appassionati di fumetti, gente comune, operatori del settore insieme senza alcuna distinzione a interrogarsi serenamente sulla satira e la libertà di espressione. Senza però dimenticare, come ha detto la presidente del Comitato di Zona 4, coloro che nel silenzio, e per gli stessi motivi dei fumettisti di Charlie Hebdo, vengono uccisi ogni giorno:

Vorrei che ricordassimo coloro che muoiono senza nemmeno avere la possibilità di scelta

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Scritto da Gianluigi Filippelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Fumettisti dall’Oblò #1: dentro a Kobane con Zerocalcare http://www.lospaziobianco.it/140848-fumettisti-dalloblo-1-kobane-zerocalcare http://www.lospaziobianco.it/140848-fumettisti-dalloblo-1-kobane-zerocalcare#comments Tue, 10 Feb 2015 14:30:41 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=140848 Scritto da Giada Peterle, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Inizia con Zerocalcare e il suo "Con il cuore a Kobane" lo speciale "Fumettisti dall'Oblò" che seguirà "Oblò", la rassegna di docu-film e graphic novel promossa da BeccoGiallo e l'Associazione Ya Basta per offrire "sguardi sulla realtà tra cinema e fumetti".


Scritto da Giada Peterle, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Giada Peterle, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Speciale: Fumettisti dall'Oblò

Parliamo di: “Conflitti contemporanei”. Di un ragazzo, Michele, che è stato a Kobane con “gli amici suoi” e del fumettista, Zerocalcare, che ci ha raccontato quell’esperienza

Con: Zerocalcare

LeggendoCon il cuore a Kobane, un reportage sull’assedio della città al confine turco-siriano

Guardando: Dentro Kobane. Gioia e cooperazione di Ivan Grozny; About Gaza di Pietro Bellorini e Simone Camilli (fotoreporter ucciso il 13 agosto scorso da un ordigno inesploso nella Striscia di Gaza); La guerra contra las mujeres di Hernàn Zini

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Lo speciale Fumettisti dall’Oblò si apre con un fumetto di cui è parlato molto, nelle ultime settimane: il reportage di Zerocalcare Con il cuore a Kobane. Uscito per Internazionale, ha esaurito la prima stampa spingendo la nota rivista a riproporre la storia anche nel numero successivo: inutile dire che si è trattato di un evento eccezionale, non solo per il fumetto italiano.
Il primo dei quattro incontri della Rassegna di docu-filmWP_20150209_009 e graphic novel Oblò. Sguardi sulla realtà tra cinema e fumetti, promossa dall’Associazione Ya Basta, BeccoGiallo e GVC, è stato quindi l’occasione per approfondire, con l’autore, gli aspetti che hanno reso il suo racconto un successo.

Innanzitutto è interessante scoprire che Zerocalcare preferisce non si parli di reportage, “perché io lì ci sono andato prima di tutto con gli amici miei e con la loro stessa idea, quella di portare solidarietà e aiuto, non di farci un fumetto“.
Poi i fatti hanno preso il sopravvento, la realtà di Kobane ha superato ogni sua aspettativa: se la sua società è un simbolo, “che va difeso e dai cui abbiamo pure molto da imparare” in quanto a solidarietà, pari opportunità e cooperazione, non poteva non essere raccontata.

Così il racconto per Internazionale si è espanso, le 10 pagine iniziali sono diventate “un pippone di 40 pagine“, il cui obiettivo è quello dell’onestà. Onestà nel raccontare le contraddizioni che ha visto, a cui non ha potuto non fare caso; ma anche onestà nei confronti del messaggio positivo che, davanti alle luci delle bombe e sul sottofondo delle esplosioni, gli abitanti cercavano di trasmettere.
Kobane sta in verità a 700 metri dall’altra parte del confine, così vicina che di giorno veniva la tentazione di sbirciare attraverso le finestre delle case occupate dai militanti dell’ISIS, e dare dei volti a quelle ombre. Mentre al di là del confine il fuoco nemico risponde a quello amico, e viceversa, al di qua del confine Zero inizia a delineare, nella sua esperienza, quello che poi trasmetterà nella maniera in cui si esprime più naturalmente, senza orpelli né retorica: il fumetto.
A chi gli chiede se pensa di realizzare altri reportage a fumetti, Zerocalcare risponde che non lo può sapere, che lui di solito racconta quello che gli succede, e sentendo la questione curda come fosse sua da molto tempo, per lui raccontare Kobane è stato come raccontare un pezzo della sua vita. Se gli capiterà ancora, di essere testimone e parte di qualcosa che ha bisogno di essere raccontato, allora ci saranno altri reportage.

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Forse sta proprio in questo la potenza espressiva di Con il cuore a Kobane, un racconto che Gianfranco Bettin non stenta a definire “un lavoro degno del grande maestro Joe Sacco, qualcosa che non ha precedenti nella storia del fumetto italiano“. Se davvero Zerocalcare è riuscito a cogliere con grande attenzione e un incredibile senso critico le sfaccettature di quella realtà, e a rendere conto nel suo racconto la sua complessità, riesce contemporaneamente a far ridere come al suo solito, coinvolgendo anche quella parte di pubblico mainstream a cui non credeva di rivolgersi scrivendo su Internazionale. Attraverso il racconto onesto e senza orpelli di una persona che sa spaventarsi, prendersi in giro e non ostentare eroismo davanti ad un’esperienza al limite, in una zona di guerra, la sua Kobane diventa davvero “il centro del mondo”, del nostro mondo, e il simbolo delle sue, delle nostre, contraddizioni.

Sul fatto che non vi siano precedenti nella storia del fumetto italiano, non saprei, ma certamente c’è un precedente nella storia di Zerocalcare. Per coloro che ricordano, La nostra storia alla sbarra (2004) è un racconto a fumetti in cui Zero parla dei fatti del G8 attraverso la sua esperienza in prima persona; un esempio di come autobiografia e reportage si incontrino e confondano, nella vita di un fumettista che certamente “disimpegnato” non è, ma non lo è mai stato.

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Un ultimo appunto. Colonna sonora delle ultime pagine di Con il cuore a Kobane è la canzone “l’Oltretorrente” del gruppo punk Atarassia Gröp, in cui si ricorda la resistenza degli abitanti del quartiere parmense davanti all’avanzata degli squadristi di Balbo. Leggere Kobane ascoltando queste parole, ci ricorda che la storia di questa città, ai confini tra Siria e Turchia, è anche la nostra storia: “Se anche stanotte durasse cent’anni staremo svegli abbracciandoci al buio, il nemico è alle porte della nostra città. Se anche stanotte durasse cent’anni staremo in piedi abbracciati ad un sogno che ha una scritta sul volto: da qui non si passerà“.

Una domanda a  Zerocalcare

Chiudiamo con la domanda ai fumettisti che accompagnerà tutti e quattro gli incontri della rassegna l’Oblò.

Se il fumetto è l’oblò da cui guardi il mondo, cosa appare diverso al di là del vetro?
Zerocalcare: Rispetto a quando ne parlo o ne leggo su altri media, quello che il fumetto mi permette di diverso è la possibilità di parlare di Kobane senza retorica. Col fumetto posso parlarne in maniera spontanea, genuina, dicendo cose che risulterebbero probabilmente irrispettose se usate in un altro contesto, e che per me invece sono importanti, perché raccontano la realtà che ho vissuto. Nel fumetto, tutte quelle cose acquistano valore senza che il mio discorso diventi retorico, è questo che appare diverso attraverso l’oblò.

 

Al prossimo martedì con la rubrica “Fumettisti dall’Oblò“.

 

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Scritto da Giada Peterle, tratto da Lo Spazio Bianco.

Leggi il contenuto completo su: Fumettisti dall’Oblò #1: dentro a Kobane con Zerocalcare

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