Lo Spazio Bianco » Cronache http://www.lospaziobianco.it Nel cuore del fumetto! Mon, 22 Dec 2014 13:30:49 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.1 “Parole crociate e persone disegnate”, FUN di Paolo Bacilieri a BilBOlBul http://www.lospaziobianco.it/135401-parole-crociate-persone-disegnate-fun-paolo-bacilieri-bilbolbul http://www.lospaziobianco.it/135401-parole-crociate-persone-disegnate-fun-paolo-bacilieri-bilbolbul#comments Sun, 14 Dec 2014 14:30:34 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=135401 “Parole crociate e persone disegnate”, FUN di Paolo Bacilieri a BilBOlBul | di Martina Caschera
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Domenica 23 novembre, giornata conclusiva del BilBOlbul 2014, Paolo Bacilieri e Stefano Bartezzaghi hanno presentato FUN, edito da Coconino Press e lanciato lo scorso ottobre al Lucca Comics & Games.

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“Parole crociate e persone disegnate”, FUN di Paolo Bacilieri a BilBOlBul | di Martina Caschera
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bacilieri2Domenica 23 novembre, giornata conclusiva del BilBOlbul 2014, Paolo Bacilieri e Stefano Bartezzaghi hanno presentato FUN, edito da Coconino Press e lanciato lo scorso ottobre al Lucca Comics & Games.

“Parole crociate e persone disegnate”, questo il titolo del dibattito, è stato anche l’ultimo della serie di incontri denominati quest’anno “Crocicchi”, organizzati per discutere e confrontarsi con gli autori e gli artisti invitati al Festival.

In questo caso a confrontarsi, con la guida di Daniele Barbieri, sono stati un enigmista figlio d’arte, Stefano Bartezzaghi,  e un fumettista pluripremiato e autore del volume, Paolo Bacilieri, appunto. Ma cos’è che li lega, a parte la sillaba iniziale?

Il fumetto, FUN, è dedicato al cruciverba.

La prima domanda agli autori è stata posta circa il motivo per cui hanno deciso di collaborare a un’opera dal soggetto e dalla costruzione così atipica.

Le risposte hanno rivelato un’amicizia di vecchia data, qualche incontro di elaborazione dell’idea e poi l’accettazione, da parte di Bacilieri, del compito di narrare a fumetti quello che Bartezzaghi aveva scritto nel suo libro L’orizzonte verticale. Paolo Bacilieri ha quindi osservato come l’alta “fumettabilità” di alcune storie narrate l’abbia infine convinto.

La “fumettabilità” è un concetto curioso, che l’autore non riesce a definire con chiarezza: è una sensazione personale nei riguardi di un evento, un racconto o un’opera altra. Un incontro tra criteri visivi (riuscire ad immaginare il racconto) ed altri più personali come la bellezza, la “perfezione” (ossia l’autoconclusività), la leggerezza di una determinata storia. E il fatto che i personaggi chiedano di essere “fumettati”.

FUNtav19POST1Un’altra questione interessante è quella affrontato da Stefano Bartezzaghi, il quale  ha esaminato i punti di convergenza tra fumetto ed enigmistica.

Gli enigmisti nutrono una sorta di complesso nei riguardi del fumetto, che nasce dalla pubblicazione di Apocalittici e Integrati. Con il libro di Eco, infatti, salta la gerarchia che classificava il fumetto come genere “basso” e il fumetto entra nell’Accademia e diviene oggetto di studio, mentre l’enigmistica continua a essere completamente ignorata. L’elefante in salotto (parole di Bartezzaghi) che vende circa un milione di copie alla settimana, un vero e proprio editoriale, sembra non interessare a nessuno.

L’incontro è proseguito ripercorrendo i punti di somiglianza tra fumetto ed enigmistica: si tratta di generi poveri e popolari, che nascono da schemi semplici, con evoluzioni diverse a seconda del Paese nel quale vengono utilizzati.

Un altro elemento comune a entrambi è l’alto livello di interattività, la propensione al coinvolgimento del lettore. Essa è strutturale, sia nell’enigmistica (le caselle da riempire) che nel fumetto (lo spazio bianco tra le vignette), e mediatica, nell’importanza che viene data a lettere e proposte dei lettori, che nel caso dell’enigmistica risultavano, specie in passato, fondamentali per la creazione di nuovi cruciverba.

Bacilieri stesso ha notato una somiglianza tra le pagine di Dick Tracy (elementi di verticalità e orizzontalità) e il concept del cruciverba. Questa riflessione, uno degli snodi da cui Bartezzaghi e Bacilieri sono partiti per costruire FUN, la ritroviamo a fumetti tra le pagine dell’opera stessa.

Altra osservazione interessante emersa nel corso dell’incontro ha riguardato il luogo e il tempo della nascita del cruciverba: per Bacilieri, non poteva che trattarsi della New York dei primi decenni del Novecento, la città orizzontale/verticale per eccellenza, in cui il modulo a griglia tipico del cruciverba si realizza nell’architettura e nell’urbanistica.

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Bacilieri descrive perfettamente questa corrispondenza nelle prime pagine di FUN, disegnando una città che ormai non esiste più, i cui vecchi edifici sono stati abbattuti per far posto ai nuovi, e che l’autore si è divertito moltissimo a ricostruire e affiancare alla Milano contemporanea delle storie che “incrociano” la trama principale del fumetto.

La narrazione, infatti, parte dal materiale storiografico in possesso di Bartezzaghi ma aggiunge interpolazioni personali, come caselle aggiuntive (o proprio le caselle nere?) del cruciverba. Il libro è poi “esploso” nelle mani dell’autore, che ha dovuto dividerlo in due volumi, di cui quello in discussione al BilBOlbul è il primo.

Nell’ultima parte dell’incontro, il pubblico ha partecipato molto attivamente, dando avvio a discussioni significative, come ad esempio quella sulle fonti di documentazione utilizzate per la realizzazione di FUN e che – in risposta al suo interlocutore, che aveva provocatoriamente indicato una risorsa in Wikipedia – ha portato Stefano Bartezzaghi ad affermare che Internet debba essere considerato non come un mezzo di informazione ma esclusivamente come un mezzo di diffusione della conoscenza.

È stato inoltre chiesto a Paolo Bacilieri se nella sua opera ci sia un intento di denuncia. L’autore ha osservato come la rabbia che gli viene talvolta attribuita sia per lui inspiegabile, poiché egli prova invece ad addolcire e alleggerire argomenti per nulla facili da affrontare. Secondo Bartezzaghi la componente verbale in Bacilieri, rispetto a quella visiva, è laconica, lapidaria: è forse per questo che traspare un certo distacco dalla materia affrontata, che taluni lettori interpretano con una volontà di critica o addirittura un intento di denuncia da parte di Bacilieri.

Si può dire, in conclusione, che, nonostante la notevole durata dell’incontro, il clima e il tono del dibattito (sempre scherzoso e vivace) hanno mantenuto viva l’attenzione e l’interesse dell’audience.

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L’eredità Squaz al Mercato di Mezzo a BilBolBul http://www.lospaziobianco.it/135817-leredita-squaz-mercato-mezzo-bilbolbul http://www.lospaziobianco.it/135817-leredita-squaz-mercato-mezzo-bilbolbul#comments Sat, 13 Dec 2014 14:30:35 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=135817 L’eredità Squaz al Mercato di Mezzo a BilBolBul | di Virginia Tonfoni
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Il Mercato di mezzo è uno spazio luminoso e pieno di cose buone, molto vicino alla Piazza Maggiore di Bologna. È qui che, alle 12 di una domenica mattina bianca e fredda, Squaz ha presentato, durante il BilBOlBul, il suo L'eredità, la graphic novel culinaria pubblicata in settembre da GRRRZ.

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L’eredità Squaz al Mercato di Mezzo a BilBolBul | di Virginia Tonfoni
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Il Mercato di mezzo è uno spazio luminoso e pieno di cose buone, molto vicino alla Piazza Maggiore di Bologna. È qui che, alle 12 di una domenica mattina bianca e fredda, Squaz ha presentato, durante il BilBOlBul, il suo L’eredità, la graphic novel culinaria pubblicata in settembre da GRRRZ.
È il luogo perfetto per il suo libro, una storia familiare insaporita dalle ricette di casa.

L’Eredità – racconta l’autore di fronte al pubblico – è il risultato di una specie di vendetta di mia madre sulla zia Elsa, una donna di chiesa totalmente incapace ai fornelli, che un giorno scrisse e firmò un ricettario. Ho voluto riscattare le pene di mia madre di fronte a quella pubblicazione, della quale non riusciva a darsi spiegazione. Ghersetti e Benei mi han dato la possibilità di unire le idee che compongono il libro in un prodotto di qualità

Pasquale Squaz Todisco e Andrea Benei di GRRRz

Pasquale Squaz Todisco e Andrea Benei di GRRRz

Ma L’Eredità non è un semplice ricettario, piuttosto è una storia a fumetti, raccontata con ritmo e ironia, attraverso un codice che rimanda alla tradizione del sud Italia, che veste i personaggi con le maschere della commedia dell’arte.

Solo più tardi, scrivendo la storia, mi sono reso conto di come fosse un libro sulle relazioni familiari e sull’allontanamento talvolta difficile o quasi impossibile dalla casa materna, un dramma condiviso nelle famiglie del sud – dice ridendo – e più arduo ancora in questi momenti di crisi. Ho cercato di indagare questa dinamica con gioia e spensieratezza – oltre che con buonissimi sapori, aggiungeremmo. Questo si fa dando dinamismo ai dialoghi tra i personaggi con un tono che sia scherzoso, ma al tempo stesso intenso e problematico, del tutto normale, del resto, nella maggior parte delle famiglie del sud.

foto firme mercato di mezzo BBB

Squaz dedica le copie a fine presentazione.

È un’umanità familiare, nel senso proprio del termine, quella che seduce il lettore, raggiunta attraverso la giusta quantità di ingredienti autobiografici e di invenzione.

Nella costruzione narrativa le maschere sono una cifra per rappresentare una situazione più che i personaggi in sé. In questo senso, il richiamo al teatro di De Filippo, la divisione in atti, o quadri, il ritmo dei dialoghi, è voluto.
E i riferimenti alla cultura napoletana sarebbero potuti andare oltre, come racconta l’autore:

Per la quarta di copertina avevo chiesto a Lello Arena, che non ha accettato, ma ha provato poi le ricette, ammettendo che il libro gli aveva ricordato certe delizie dimenticate…
Per me le ricette hanno molto peso nel libro, in fondo i ricettari sono i primissimi libri interattivi, che richiedono al lettore di mettersi a fare e non solo a leggere.

Anche l’elemento onirico è presente.

Il fumetto è uno spazio privilegiato, è il mondo narrativo della pura immaginazione. Quindi è una risorsa preziosissima e propria del mezzo. Probabilmente mi affascinava la possibilità di inserire altri piani narrativi oltre a quello di realtà; così sono riuscito a far svenire il protagonista e a far scivolare Eduardo De Filippo nel testo (rappresentato senza maschera).

Mentre aspettiamo le polpette di melanzane preparate per la presentazione secondo la ricetta del libro, Squaz inizia ad autografare le copie di un libro completo e trasversale:

Ci sono tantissimi spunti e elementi della mia storia personale e del sud, ma lo considero un libro diretto a tutti e, in fondo, un libro di un figlio di una mamma italiana

che, come conferma l’editore, ha suscitato l’interesse anche di lettori non di fumetto.

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Un divertimento infernale – intervista a Tito Faraci e Silvia Ziche http://www.lospaziobianco.it/134655-divertimento-infernale-intervista-tito-faraci-silvia-ziche http://www.lospaziobianco.it/134655-divertimento-infernale-intervista-tito-faraci-silvia-ziche#comments Fri, 12 Dec 2014 14:30:42 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=134655 Un divertimento infernale – intervista a Tito Faraci e Silvia Ziche | di Andrea Bramini
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Quindici anni dopo l'uscita di ¡Infierno!, Tito Faraci e Silvia Ziche ne scrivono il sequel per Rizzoli-Lizard: li abbiamo intervistati per saperne di più e scoprire cosa sia cambiato nel frattempo.

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Un divertimento infernale – intervista a Tito Faraci e Silvia Ziche | di Andrea Bramini
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Tito Faraci e Silvia Ziche non hanno bisogno di presentazioni: entrambi al lavoro nel mondo del fumetto umoristico (e non solo) italiano da circa vent’anni, hanno spesso avuto occasione di lavorare insieme, soprattutto per alcune memorabili storie Disney.
Nel 1999, quando la loro collaborazione non era ancora così consolidata, uscì una breve storia a fumetti one-shot, originale e creata dalle menti dei due autori: si intitolava ¡Infierno! ed aveva la particolarità di essere completamente muta, basandosi così moltissimo sull’espressività dei personaggi e la capacità di farli recitare della Ziche.

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Oggi i due autori tornano a lavorare insieme per firmare a quattro mani un seguito di quell’avventura, e il motivo emerge dalla conferenza di presentazione del volume, avvenuta nella Sala Tobino di Palazzo Ducale venerdì 31 ottobre, nell’ambito di Lucca Comics and Games 2014, dove il libro ha esordito: i due si sono divertiti tantissimo a rimettere mano a quella storia, a quei personaggi.
Infierno2_piattoFaraci stesso sottolinea come una delle cose che all’uscita del primo ¡Infierno! lo disturbava di più era la gente che gli chiedeva che ruolo avesse avuto in quel lavoro, visto che di dialoghi non ce ne erano. Oggi, con un esperimento identico, la situazione pare essere diversa, sintomo di come si sia allargata la cultura del fumetto.
Sempre dalla presentazione si evince come ¡Infierno! 2 sia figlio del suo tempo: così, mentre alla fine dello scorso millennio il confronto tra sceneggiatore e disegnatrice avveniva tramite fax, ora la tecnologia (nello specifico Whatsapp, il popolare servizio di messaggistica istantanea) ha permesso ai due autori di ammazzare i tempi morti e di avere riscontri immediati sul reciproco lavoro.

Interessanti anche le situazioni di vita dei due autori durante la stesura del libro: mentre Faraci era in un periodo di vacanza (funestato però successivamente da un piccolo infortunio alla gamba), Silvia Ziche era nel bel mezzo di un trasloco che ha reso quei mesi a dir poco frenetici.

È stata poi posta una domanda alla Ziche, basata sul fatto che abbia dovuto disegnare una donna sexy all’interno di ¡Infierno! 2, cosa non comune per il tratto comico della fumettista, ma l’autrice di Lucrezia ha sostenuto che, pur essendo una figura femminile distante dai suoi modelli, è riuscita a farla sua dandole l’impronta da femme fatale che la storia richiedeva.
Infine è stato evidenziato come questa nuova fatica sia nata da un lavoro di squadra nel senso più puro del termine, dove i due autori si confrontavano continuamente e si venivano incontro in determinati passaggi che potevano creare delle criticità.

INTERVISTA A TITO FARACI E SILVIA ZICHE

Nella settimana successiva a Lucca Comics, ho contattato Tito Faraci e Silvia Ziche per fare loro qualche altra domanda su ¡Infierno! 2.

tito_headerPerché avete sentito l’esigenza di realizzare una nuova storia di ¡Infierno!? È stata una cosa nata da voi o proposta da Rizzoli-Lizard?
Tito: La voglia c’era da quindici anni. Ed è cresciuta, mentre il primo ¡Infierno! diventava una sorta di culto. Ci mancavano le condizioni e l’editore giusto, al momento giusto. Finché non è arrivata la Lizard. E un grosso ringraziamento va a Simone Romani, che la dirige. Editore e amico.
Silvia: Ci pensavamo da anni. Ma, presi come siamo dagli impegni di lavoro, avevamo giocato con l’idea, ogni tanto la ritiravamo fuori, e poi ci immergevamo di nuovo nella routine degli impegni. E’ stato grazie al nostro editore, che ha reso concreta la possibilità, che siamo riusciti a portare a termine la storia.

img591-gRiproporre oggi il primo ¡Infierno! che sensazioni pensate che possa dare a chi lo legge ora per la prima volta?
Tito: Per quanto riguarda il mio lavoro, credo che oggi sarà compreso meglio. C’è una migliore percezione di che cosa significhi “sceneggiare”. Quindici anni fa, non vedendo dialoghi, c’era chi mi veniva a chiedere: “Ma allora tu che cosa hai fatto?”
Silvia: Spero che un nuovo lettore si diverta, come ci siamo divertiti noi a realizzarlo. Non lo rileggevo da anni, l’ho fatto solo per rispolverare il mondo dei nostri due eroi, e non rivedendolo da tempo alcune cose mi hanno divertito. Ecco, quella sarebbe per me la soddisfazione più grande: che anche il lettore si diverta.

13541_ziche_infiernoTito, scrivere un sequel è sempre rischioso: hai provato ansia nel riprendere in mano quei personaggi e quel setting narrativo? Quali risultati volevi ottenere con questa nuova storia?
Tito: Sì, ho avuto un po’ paura. Come dice Stephen King, gli anni levano le palle a effetto. Però dalla mia ho avuto una maggiore esperienza. Negli anni, ho imparato un po’ di trucchi riguardo a come va “mostrata” una scena, senza ricorrere ai dialoghi, che ho usato a piene mani per ¡Infierno! 2. Ma qualcosa di nuovo me lo sono anche inventato. Così come è avvenuto la prima volta, è un’esperienza che mi ha fatto crescere.

Tito, quindici anni dopo: quanto ¡Infierno! 2 è figlio della tua evoluzione narrativa e quanto invece del “debito” verso l’opera originale?
Tito: Al di là di una maggiore conoscenza del mezzo, credo che tra il primo e il secondo ¡Infierno! ci sia una notevole continuità narrativa. Quasi come se fosse già stato stabilito, fin dall’inizio, che ci sarebbe stato un seguito. La cosa mi fa molto piacere e dà un grosso valore unitario al volume appena uscito.

Infierno-2-Tito-Faraci-Silvia-ZicheSilvia, in una storia muta serve una collaborazione ancora più stretta del normale tra disegnatore e sceneggiatore, per rendere al meglio le situazioni illustrate? Oppure non c’è differenza rispetto al tuo lavoro su una storia “dialogata”?
Silvia: Non è che servano accorgimenti strani, o un filo diretto con lo sceneggiatore, o chissà che. Certo, con Tito ci siamo sentiti spessissimo, ma perché ci piace rifinire la storia in ogni dettaglio, non perché ci fosse qualcosa di più difficile del solito. Si deve solo fare più attenzione alle espressioni dei personaggi, vanno enfatizzate esattamente come facevano gli attori del cinema muto, che dovevano raccontare le emozioni con lo sguardo. È quello che ho cercato di fare anch’io, concentrandomi sulla recitazione dei personaggi.

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Silvia, nel primo ¡Infierno! (lo faceva notare Luca Raffaelli nella sua prefazione al volume) il ritmo di lettura veniva scandito dalla struttura delle tavole, grazie alla dimensione delle vignette sempre funzionale al tempo del racconto. In questa seconda storia hai usato altre soluzioni grafiche per veicolare la narrazione?

Silvia: Non so rispondere. Lavoro in modo abbastanza emotivo, non progetto a tavolino artifici tecnici. Soprattutto quando la storia la scrive un’altra persona, mi metto lì e la ascolto. E cerco di renderla al meglio. La racconto come l’ho immaginata leggendola.

Infierno-InterniIn una storia muta il lettore si sofferma più del solito sui disegni: avete approfittato dell’occasione per arricchire le vignette con inside jokes e gag sullo sfondo? Ritenete che possa essere una finezza interessante, che arricchisce l’opera?
Tito: Ah, be’, entrambi gli episodi di ¡Infierno! sono da vedere e… rivedere. Ci sono dettagli che non abbiamo voluto mettere in evidenza, in modo che il lettore li scopra a una seconda lettura. O a una terza. Mi piace pensare che ¡Infierno! non sia un’opera “usa e getta”.
Silvia: Sì, spesso nelle vignette ci sono delle cose che possono sfuggire al primo sguardo. È una specie di caccia al tesoro, che a me diverte. E penso che diverta anche il lettore. Mi ricordo che, da ragazzina, ero contentissima quando alla terza lettura di un albo di Asterix trovavo sullo sfondo qualcosa che non avevo ancora notato. Senza fare paragoni con gli inarrivabili Goscinny e Uderzo, trovo che sia un modo divertente di raccontare con le immagini.

ironiaNei tardi anni ’90 il vostro sodalizio aveva portato a fumetti memorabili: oltre allo stesso ¡Infierno! anche varie cose Disney come Motore/Azione, le Angus Tales etc. In anni più recenti Topolino ha ospitato altre avventure realizzate insieme, come le Cronache dal regno dei due laghi. Cos’è che funziona così bene tra voi due? Quale pensate sia il segreto della vostra alchimia? Dopo questa reunion quasi “amarcord” pensate di tornare a lavorare ancora insieme su qualche nuovo progetto?
Tito: Con Silvia mi trovo straordinariamente bene. Ci capiamo al volo. La sceneggiatura a volte è solo un punto di partenza per ulteriori elaborazioni narrative, che stabiliamo assieme parlandone a voce, di persona o al telefono (o via mail, sms, Whatsapp…). Il segreto sta in gusti comuni e in un senso dell’umorismo molto affine. Presto saremo alle prese con una storia di Groucho, inserita nel nuovo corso di Dylan Dog. E poi, sempre, Topolino
infierno1Silvia: Io e Tito ridiamo delle stesse cose. Se lui accenna una gag per una vignetta, il mio cervello la completa in automatico. Come quel programma che agevola la scrittura negli smartphone (strafalcioni compresi, che fanno sempre ridere e nel nostro caso possono enfatizzare una gag). Leggendo le sue sceneggiature, immagino le tavole finite e mi fanno già ridere. È difficile spiegare questa cosa, appunto perché è spontanea, non costruita. Io e lui, quando lavoriamo assieme, non siamo una somma ma una moltiplicazione.

Tito, domanda extra: sappiamo che da diversi mesi hai assunto il ruolo di “tutor” dei nuovi sceneggiatori di Topolino. Puoi dirci qualcosa su come procede questa esperienza? Ritieni che questa “palestra” stia producendo dei risultati?
500px-Copertina_2826Tito: Sono soddisfatto e orgoglioso, anche se è un lavoro impegnativo e faticoso, in cui non ci si può mai accontentare. Pretendo molto dagli autori che seguo, perché per scrivere Topolino serve molto. Ed è un lavoro che fa imparare cose importanti anche a me, mentre lo svolgo.

Silvia, domanda extra: a cosa stai lavorando attualmente? C’è qualche novità che bolle in pentola?
Silvia: Adesso sto lavorando a una storia per Topolino. Poi ho altre cose in cantiere, ma sono scaramantica, e non riesco a parlarne finché non saranno definite in tutti i dettagli. Le idee sono fragili, ho paura che a parlarne troppo si rompano, svaniscano.

Intervista rilasciata il 12 e il 18 novembre 2014

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Il mondo di Leiji Matsumoto approda a Milano, la mostra del maestro giapponese http://www.lospaziobianco.it/134993-mondo-leiji-matsumoto-approda-milano-mostra-maestro-giapponese http://www.lospaziobianco.it/134993-mondo-leiji-matsumoto-approda-milano-mostra-maestro-giapponese#comments Tue, 02 Dec 2014 21:19:41 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=134993 Il mondo di Leiji Matsumoto approda a Milano, la mostra del maestro giapponese | di Maya Quaianni
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Rimarrà aperta fino a giovedì 4 dicembre la piccola, ma preziosa mostra ospitata dalla galleria dell’Associazione Arte Giappone di Milano e organizzata insieme alla libreria giapponese Tanabata, “Il mondo di Leiji Matsumoto approda a Milano”

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Il mondo di Leiji Matsumoto approda a Milano, la mostra del maestro giapponese | di Maya Quaianni
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Rimarrà aperta fino a giovedì 4 dicembre la piccola, ma preziosa mostra ospitata dalla galleria dell’Associazione Arte Giappone (vicolo Ciovasso 1, Milano) e organizzata insieme alla libreria giapponese Tanabata, “Il mondo di Leiji Matsumoto approda a Milano”: l’esposizione riunisce materiale di tipo diverso (rodovetri dalle serie animate, fotografie d’archivio, stampe autografate) e per la prima volta espone in Italia due tavole originali del manga Capitan Harlock. Rispetto alle precedenti esposizioni dedicate unicamente alle stampe del maestro, dunque, assistiamo a un netto salto di qualità.

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La mostra ha il beneplacito dello stesso Matsumoto, presente all’inaugurazione con un video-messaggio registrato e in videoconferenza sabato 22 novembre, quando interagirà con il pubblico italiano. Ma come è stato possibile coinvolgere direttamente il maestro in questo progetto?

«Abbiamo iniziato a lavorare con Matsumoto-sensei 6-7 anni fa, all’inizio collaborando solo per la produzione delle stampe piezografiche; con il tempo però il rapporto si è approfondito e abbiamo avuto la disponibilità ad usare in via esclusiva alcune sue opere originali per la promozione di mostre ed eventi in Giappone e nel resto del mondo», ci ha spiegato Tadanobu Yasumi della Art Space, l’azienda che produce in riproduzioni fedeli l’immaginario visivo del padre di Harlock. La Art Space ha infatti stretto un accordo con Matsumoto per la realizzazione di stampe supervisionate e autografate dal maestro. Come si può notare visitando la mostra e come ci ha confermato lo stesso Yasumi, i soggetti selezionati sono i manga di maggior richiamo tra quelli creati da Matsumoto: Capitan Harlock, Galaxy Express 999 e La corazzata Yamato in primis. Questa tecnica “piezografica” (termine coniato dalla società di Tokyo) utilizza stampanti epson a getto d’inchiostro per riprodurre prevalentemente su tela, ottenendo una maggiore resa della profondità e un effetto simile all’uso dei colori ad olio.

Sono però le due tavole originali al centro della galleria ad attirare presto l’attenzione del visitatore. Come i soggetti delle stampe, anche le tavole appartengono alle serie Capitan Harlock, Galaxy Express 999 e La corazzata Yamato (compreso l’episodio spin-off “L’eterna storia di Jura”, pubblicato del 1976): la scelta per la mostra milanese è naturalmente caduta su Capitan Harlock, visto anche il suo recente ritorno nelle sale cinematografiche. Ottimo corollario alle opere di Matsumoto sono infine i rodovetri esposti, tratti dalle produzioni animate storiche.

Per il futuro, gli organizzatori sperano di continuare questa attività espositiva organizzando esposizioni in strutture museali, dove sia possibile presentare un numero maggiore di tavole originali del maestro accanto ai memorabilia raccolti da lui stesso negli anni.

«In Italia questa è la prima volta che una mostra degna di questo nome viene organizzata, motivo per cui dobbiamo ancora avere un riscontro reale di pubblico, ma in Francia questo genere di attività va molto bene e sono già state realizzate parecchie esposizioni. Ultimamente abbiamo ricevuto richieste dall’Inghilterra e notiamo un certo interesse in tutta Europa», spiega ancora il signor Yasumi. Pare che nel nostro continente l’attenzione sia indirizzata soprattutto all’esposizione e acquisto di rodovetri, un oggetto che secondo il rappresentante di Art Space «potrebbe avere un parallelo con l’ukiyo-e del periodo Edo (XVII-XX secolo): inizialmente considerato un oggetto senza valore, lo ha invece acquisito con il tempo. Quando i rodovetri venivano realizzati erano dati gratuitamente o addirittura buttati: ora invece sono in numero molto ridotto e hanno quindi acquisito un certo pregio».

(Si ringraziano gli organizzatori Francesco Nicodemo e Vittorio Porro per la collaborazione e la traduzione dal giapponese)

Il mondo di Leiji Matsumoto
Una mostra presentata da Tanabata – Libreria giapponese di Milano
Galleria Arte Giappone, vicolo Ciovasso 1, Milano, 13 novembre – 4 dicembre 2014
Orari: martedì-sabato 14:00 – 19:0
Ingresso libero

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From Big Bang To Eternity: Tuono Pettinato incontra Francesco Guarnaccia http://www.lospaziobianco.it/134580-from-big-bang-to-eternity-tuono-pettinato-incontra-francesco-guarnaccia http://www.lospaziobianco.it/134580-from-big-bang-to-eternity-tuono-pettinato-incontra-francesco-guarnaccia#comments Mon, 01 Dec 2014 16:00:33 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=134580 From Big Bang To Eternity: Tuono Pettinato incontra Francesco Guarnaccia | di Giuseppe Lamola
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Interessante dibattito improntato sulle analogie tematiche e stilistiche tra i due autori che hanno presentato “OraMai” e “From here to eternity”.

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From Big Bang To Eternity: Tuono Pettinato incontra Francesco Guarnaccia | di Giuseppe Lamola
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Gli autori e i loro avatar

Tuono Pettinato e Francesco Guarnaccia con la proiezione dei loro “avatar” fumettistici realizzati da Guarnaccia durante l’incontro.

L’incontro tra Tuono Pettinato e Francesco Guarnaccia non poteva che avvenire a Pisa, città da cui entrambi provengono. E l’appartenenza territoriale non è l’unico punto in comune emerso tra i due fumettisti, che domenica 16 novembre hanno presentato le loro ultime opere, rispettivamente OraMai e From here to eternity. Il Caffè Cinema Lanteri ha ospitato il dibattito, moderato da Guido Siliotto (giornalista de Il Tirreno) e abbinato all’inaugurazione della mostra delle tavole originali delle due opere (con l’aggiunta di alcune tavole tratte da Nevermind di Tuono Pettinato, edito da Rizzoli/Lizard).

OraMai nasce dalla visita che Tuono Pettinato ed altri autori di fumetti hanno fatto al CERN di Ginevra nel luglio scorso e rientra nel progetto Comics & Science. La genesi di Comics & Science viene narrata durante l’incontro da Andrea Plazzi che, oltre ad essere una figura importante nel panorama fumettistico italiano, ha lavorato in passato per alcuni anni come matematico applicato nell’industria. L’idea di fondo di Plazzi, in accordo con Roberto Natalini (direttore dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo del CNR di Roma), era quella di sfruttare il fumetto come veicolo di divulgazione scientifica per ragazzi. L’idea è nata pensando a tutti quegli appassionati di fumetto che si ritrovano annualmente a Lucca a cavallo tra ottobre e novembre e lo scorso anno ne fu proposto un primo esempio, con un albetto realizzato da Leo Ortolani.
OraMaiLo spunto per la realizzazione di OraMai era: “se prendiamo un autore di fumetti, genericamente appassionato di scienza, e gli facciamo fare un viaggio al CERN, cosa vien fuori?”. Ciò che Tuono Pettinato ha prodotto nelle sue ventiquattro tavole non è però la pedissequa spiegazione a fumetti degli esperimenti che si svolgono al CERN, piuttosto un viaggio costellato da riflessioni sul concetto del tempo, tra fisica, filosofia, psicologia e tagliente ironia, pieno di riferimenti a teorie realmente esistenti. Il viaggio al CERN è servito da “catalizzatore” per questa storia che l’autore aveva già parzialmente in mente (“il prossimo passo potrebbe essere spedire dei fumettisti su una cometa”, ironizza Tuono Pettinato). Non si tratta della prima volta che l’autore pisano si occupa di rappresentare a fumetti teorie di scienziati: nel 2009 aveva infatti realizzato GALILEO! Un viaggio impossibile (Felici Editore), mentre nel 2012 Enigma – La strana vita di Alan Turing (su testi di Francesca Riccioni, Rizzoli/Lizard). Tra una battuta semiseria e l’altra (“Ho scoperto che in fisica il tempo non esiste. E invece alle poste sì!”), Tuono Pettinato afferma poi che tante idee di provenienza scientifica possono risultare realmente interessanti anche a chi generalmente non mastica tali nozioni. La vera sfida, secondo l’autore, è quella di legare concetti pertinenti alla scienza con qualcosa che rientri nell’esperienza comune: è il caso dell’efficacissima “Teoria del tempo a fisarmonica” elaborata in OraMai. Secondo tale teoria, il tempo dipende dall’ansia che ci viene impressa per fare una determinata cosa: da “pigro” e “lavativo” qual si autodefinisce, Tuono Pettinato ben sa che, finché non si avvicina la scadenza per consegnare un lavoro, il tempo sembra lungo e dilatato, tranne poi subire improvvise contrazioni nel momento in cui tale scadenza è irrimediabilmente dietro l’angolo. Un ciclo infinito di dilatazioni e contrazioni: come una fisarmonica, appunto.
La voglia di disquisire intorno al tempo non manca nemmeno a Francesco Guarnaccia e viene citata già nel titolo del suo From here to eternity (fumetto pubblicato online e ora autoprodotto in volume sotto l’egida del collettivo Mammaiuto). Il tempo infatti riveste un ruolo decisamente non marginale nella narrazione delle gesta della band dei Punk Arré e ciò permette di sottolineare una delle due importanti analogie tematiche che intercorrono tra i due autori (l’altra è, inevitabilmente, la musica).

From Here to EternityGuarnaccia in From here to eternity narra di Emilio Fugazi, arzillo ottantenne che diventa il frontman di un gruppo punk (per il resto formato da tre ventenni). L’autore, con una buona dose di ironia, cerco di dimostrare che l’ottantenne e i ventenni in realtà sono molto simili: si vestono male, guidano in modo spericolato, prendono pasticche a caso, compiono atti contro il sistema. Quindi in questo caso, il tempo è quello dell’esistenza: l’inizio e la fine messi a confronto. Il paradosso messo in atto da Guarnaccia gli permette di sottolineare come il signor Emilio gli anni del punk li abbia vissuti realmente, ma di tale movimento ne sappia molto meno dei ventenni che non erano ancora nati. Ovviamente, trovandosi alla fine del suo percorso esistenziale, Emilio ha una prospettiva diversa e il suo obiettivo è quello di cercare di aggiustare tutte le cose prima della fine. L’autore afferma di essere in fondo contento di aver saputo che qualcuno si sia commosso durante la lettura di questo fumetto sicuramente tutt’altro che borioso e statico.
Passando alla musica, impossibile non citare la recente Nevermind di Tuono Pettinato, opera biografica su Kurt Cobain. Tuono Pettinato anche in altre occasioni non aveva perso occasione per dichiarare il suo amore per la musica, che spesso rappresenta per lui una sorta di piattaforma iniziale da cui partire per realizzare un fumetto.

Tavola di Guarnaccia in mostra

Tavola di Guarnaccia in mostra

Guarnaccia, dal canto suo, ha dovuto ammettere che durante la realizzazione di From here to eternity non riusciva ad ascoltare musica punk (nonostante, appunto, il fumetto fosse incentrato su tale genere musicale). Un doveroso cenno va fatto ad alcune delle tante citazioni contenute nel suo fumetto, a partire dal cognome dell’anziano, Fugazi, ispirato alla band post-hardcore di Washington. Ovviamente anche i nomi degli altri componenti dei Punk Arrè sono lampanti citazioni: Joey da Joey Ramone e Cid da Sid Vicious. Un’ulteriore inside joke è il nome degli Stinki di Santos, gruppo al quale i protagonisti si offrono di aprire i concerti e per i quali l’autore ha preso spunto da un gruppo citato in una sola vignetta del Ranxerox di Tanino Liberatore. Inoltre l’autore ha fatto cenno alla prossima serie che sta progettando per Mammaiuto e che tratterà della vita universitaria: anche qui la musica sarà molto importante, ma stavolta il genere scelto sarà la musica disco (Guarnaccia ironizza sul fatto che finalmente potrà ascoltare musica punk mentre disegna).
Del resto, il parlare del giovani e il cercare di rappresentare le pulsioni dell’adolescenza è un altro di quei temi cardine che accomunano Tuono Pettinato e Guarnaccia (dall’infanzia difficile e poi l’adolescenza di Kurt Cobain in Nevermind alle vicissitudini punk dei giovani musicisti in From here to eternity).
Nevermind Oltre alla musica come tema, c’è poi la rappresentazione della musica. Tuono Pettinato elogia la bravura del suo collega nel saper esprimere la cinetica della musica, il suo dinamismo come un film d’azione. Inoltre, parallelamente, entrambi gli autori si sono detti entusiasti per aver partecipato di recente al progetto This is not a love song, ovvero la realizzazione di audiocassette di carta contenenti ognuna una canzone d’amore illustrata da un artista diverso: “Drain You” dei Nirvana per Tuono Pettinato (che ha utilizzato le stesse scelte cromatiche utilizzate per Nevermind) e “Digital Love” dei Daft Punk per Guarnaccia.
Una breve parentesi viene aperta sul metodo di lavoro e sulla costruzione delle tavole. Tuono Pettinato spiega di lavorare solitamente per schemi, partendo sempre dal visualizzare indicativamente gli avvenimenti da narrare pagina per pagina. Sulla metodica di disegno, invece, Guarnaccia racconta di disegnare e inchiostrare a mano, per poi scannerizzare le tavole, dividere le chine dal bianco e colorare il tutto con la tavoletta grafica.
Fatalmente, i punti in comune tra i due autori non si limitano ai temi ma sono visibili anche nel modo di fare fumetto. Li accomuna l’approccio poco serioso, l’ironia (Tuono Pettinato afferma di voler sempre “trovare il modo di intrufolare l’ironia anche in temi drammatici, magari con disegni carini e teneri”) e la provenienza da esperienze di gruppi fumettistici. Se Tuono Pettinato ammette di aver imparato a superare alcuni errori tecnici grazie ai suoi SuperAmici, Guarnaccia rivela che “non fai veramente qualcosa finché non sei in gruppo”: avere una serie di persone con cui confrontarsi (come gli altri membri del collettivo Mammaiuto, la sua “famiglia dei fumetti”), alleggerisce dalla solitudine del lavoro appartato nel proprio studio, arricchisce per il dialogo e permette una maggiore serenità.
La conclusione dell’incontro è proiettata verso il futuro. Oltre ai progetti personali (la nuova storia di Guarnaccia cui abbiamo già accennato e un progetto incentrato sui partigiani di Tuono Pettinato), gli autori annunciano di essere entrambi al lavoro su un fumetto che sarà edito da Rizzoli/Lizard, scritto da Tuono Pettinato e disegnato da Francesco Guarnaccia. Sarà una “storia di finzione, con l’Apocalisse nel mezzo… e poi la vita di paese”. Un progetto, anch’esso pieno di contaminazioni musicali, su cui gli autori non si sono voluti sbottonare troppo ma che dovrebbe essere pronto per l’edizione del prossimo anno di Lucca Comics and Games. Insomma, il loro connubio non si ferma certo a quest’incontro ed è possibile visualizzarlo materialmente dando uno sguardo al disegno che gli autori hanno realizzato a quattro mani nel corso della discussione.

Disegno realizzato durante l'incontro

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Editoria senza editori? Pubblicare fumetti oggi, resoconto del convegno a Bilbolbul http://www.lospaziobianco.it/134611-editoria-editori-pubblicare-fumetti-oggi-resoconto-convegno-bilbolbul http://www.lospaziobianco.it/134611-editoria-editori-pubblicare-fumetti-oggi-resoconto-convegno-bilbolbul#comments Sun, 30 Nov 2014 10:00:03 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=134611 Editoria senza editori? Pubblicare fumetti oggi, resoconto del convegno a Bilbolbul | di Maria-Angela Silleni
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Dal graphic novel alle autoproduzioni. I numeri e le idee del fumetto italiano al primo convegno organizzato da BilBolBul. Nonostante il titolo carico di dubbi “Editoria senza editori? Pubblicare fumetti oggi”, sembra che l’editoria di fumetti non sia messa poi così male.

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Editoria senza editori? Pubblicare fumetti oggi, resoconto del convegno a Bilbolbul | di Maria-Angela Silleni
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L’editoria è in crisi, il graphic novel ha salvato il fumetto, il graphic novel è morto. E tutto sembra essere successo in una giornata; per la precisione, lo scorso 20 novembre, quando, in occasione del BilBolBul 2014, si è svolto a Bologna il primo convegno italiano sull’editoria di fumetti. Per la prima volta si è discusso pubblicamente di cosa sia diventato il fumetto in Italia dopo la grande crisi degli anni Novanta: editori e studenti, giornalisti e studiosi si sono stretti in un’aula del Museo d’arte moderna, e per otto ore hanno parlato di ruoli editoriali, di autori, di editor e di autoproduzioni. Ed è venuto fuori, nonostante il titolo carico di dubbi “Editoria senza editori? Pubblicare fumetti oggi”, che l’editoria di fumetti non sembra poi essere messa così male.

convegno bilbolbul

Emilio Varrà, socio fondatore di Hamelin, l’associazione organizzatrice del festival, ha aperto la giornata ricordando le fragilità del sistema editoriale in genere ed esponendo le trasformazioni in atto: il crescente impatto sull’immaginario collettivo del genere graphic novel, il ruolo preponderante della comunicazione e quello in decrescita dell’“oggetto libro”, insidiato dal web e dalle edizioni digitali. Dopo un intervento di Enrico Fornaroli sul ruolo storico delle riviste, l’attenzione della platea è stata risvegliata da Matteo Stefanelli, che ha aperto il suo intervento annunciando “la fine del graphic novel” ed esponendo i più recenti e completi dati sul relativo fenomeno in libreria. Secondo il Rapporto sul graphic novel pubblicato da AIE nel 2013, il valore del mercato sarebbe stato all’epoca di poco più di 6 milioni di euro; ma quei dati risultavano già allora incompleti, se non errati. Per Stefanelli, basandosi sui dati di Informazioni Editoriali (circuito Arianna), i ricavi dalle vendite di graphic novel e fumetti in libreria si possono stimare non in 6, ma in 20 milioni di euro. Considerata la molto più grande diffusione del fumetto seriale (Tex, Diabolik, Dylan Dog…), il fatturato del settore potrebbe, secondo una stima molto approssimativa, raggiungere i 200 milioni di euro annuali.

In particolare, negli ultimi cinque anni l’offerta di graphic novel risulta cresciuta del 25%, avendo raggiunto nel 2013 le 1.512 novità, pari all’8,5% dei nuovi titoli italiani di fiction (e il 2,5% del totale). L’aumento dell’offerta, insieme a indovinate strategie di comunicazione, ha portato a una maggiore visibilità e alla crescita delle vendite: se Bao, nel 2013, cavalcando l’onda Zerocalcare, ha dichiarato un +84,16% rispetto all’anno precedente, nello stesso periodo Coconino ha ottenuto il +15%, per arrivare a un +50% di vendite (stimato a ottobre) per l’anno 2014, contro un 34,16% di Bao nello stesso periodo.stefanelli

Il punto di svolta è stato probabilmente nel raggiungimento delle librerie, soprattutto di quelle di catena. È qui infatti che, secondo i dati forniti dagli editori, nel 2013 si è concentrato il 77% delle vendite di Coconino, il 57,54% di Bao e il 58,18% di Tunuè. Questo è il luogo in cui più si concentrano le vendite dei bestseller, con Zerocalcare e Gipi in testa alle classifiche. I dati sulle fumetterie segnano invece un certo calo, soprattutto per Coconino, che dal 2012 al 2014 è passata dal 22% al 10% di vendite nelle librerie specializzate; e la classifica, a cura del distributore Manicomix e con l’esclusione delle uscite seriali e dei manga, vede l’inserimento di classici del fumetto statunitense come Il Corvo e i Grandi Eventi Marvel. Da notare anche che, per un editore come Tunuè, forse meno noto al grande pubblico, il 35,37% delle vendite si concentra ancora sulla vendita diretta in fiere o tramite il sito web (il dato è al 14,80% per Bao e al 7% per Coconino): sintomo forse di una distribuzione non ancora efficiente, per chi non può contare sull’aiuto della stampa?

rocchi e bagnarelliI margini di crescita per il graphic novel ci sono ancora, anche perché la penetrazione del fumetto nelle regioni del sud Italia (come quella della lettura in generale, del resto) è minima: più del 50% delle vendite avviene in Lombardia, nel Lazio o in Emilia Romagna. Secondo Stefanelli però il genere è giunto a maturazione, e si avvia verso la standardizzazione. Alla necessità di consolidare il mercato si accompagnerebbe quindi già quella di generare una nuova spinta.

L’azione diretta degli autori, e dei lettori tramite web, sembrerebbe essere una delle strade praticabili: le autoproduzioni, rappresentate durante il convegno da Bianca Bagnarelli di Delebile e da Silvia Rocchi della Trama, negli ultimi anni si sono ricavate una nicchia di stabile libertà, affiancata e non sostitutiva al mercato delle pubblicazioni delle case editrici, grazie all’ospitalità presso fiere e festival e alla diffusione nei canali digitali. In uno degli interventi della giornata, Ratigher ha raccontato di come l’iniziativa Prima o mai gli abbia consentito di prevendere 1.100 copie di Le ragazzine stanno perdendo il controllo. La società le teme. La fine è azzurra, garantendogli, oltre alla copertura delle spese, un compenso netto di 1.800€ per ciascuno dei tre mesi di lavorazione. le ragazzineTuono Pettinato ha spiegato invece come i suoi lavori varino a seconda dell’editore di riferimento; ma in generale, da parte di tutti gli editori coinvolti (Grrrz Comic Art Books, Becco Giallo, Giuda Edizioni, Canicola, Bao Publishing e Comma 22) è emersa la volontà di puntare sull’editoria di progetto, basata sulla linea editoriale (è il caso di Becco Giallo e Canicola), sugli autori o sulle singole opere. Daniele Brolli, nel ruolo di editor per Comma 22, ha ricordato la responsabilità della casa editrice, che, pur evitando un ruolo didattico, dovrebbe proporre fumetti che presentino uno scarto rispetto al mondo attuale, portatori quindi di stimoli artistici e di idee; mentre Michele Foschini, a capo di Bao Publishing, ha sottolineato come per l’editor sia importante accompagnare l’autore nella creazione del fumetto, mantenendo intatta la freschezza dello slancio iniziale.

Gli editori nel fumetto in Italia sono quindi ben presenti, e non intendono abbandonare il ruolo: ma questo sembra essere in realtà il momento degli autori. Che attraverso le autoproduzioni hanno la garanzia di esprimersi il più liberamente possibile, ma che con il tramite degli editori, per la prima volta in Italia, possono aspirare a raggiungere il pubblico vasto delle librerie di varia. Con le graphic novel, con le raccolte di strisce dal web o con un nuovo genere che ancora deve arrivare: ma sempre con il fumetto.

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I nuovi lanci Disney-Panini: la conferenza a Lucca Comics 2014 http://www.lospaziobianco.it/132936-nuovi-lanci-disney-panini-conferenza-lucca-comics-2014 http://www.lospaziobianco.it/132936-nuovi-lanci-disney-panini-conferenza-lucca-comics-2014#comments Sun, 09 Nov 2014 14:30:22 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=132936 I nuovi lanci Disney-Panini: la conferenza a Lucca Comics 2014 | di Andrea Bramini
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Sabato 1° novembre, nell'ambito di Lucca Comics, Valentina De Poli ha condotto una conferenza in cui ha illustrato le iniziative editoriali di punta per il fumetto Disney.

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I nuovi lanci Disney-Panini: la conferenza a Lucca Comics 2014 | di Andrea Bramini
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Conf.Disney_3Lucca Comics è l’evento di punta per il fumetto italiano, ed è quindi normale che i vari editori decidano di svelare progetti e novità relative a pubblicazioni dei mesi successivi proprio durante la kermesse toscana.
Per gli appassionati Disney presenti su suolo lucchese, quindi, un evento imperdibile era quello della conferenza dal titolo “I nuovi lanci Disney-Panini”, tenutasi sabato 1° novembre nella chiesa di San Giovanni, location dove si sono presto esauriti i posti a sedere.
L’evento è stato interessante per una felice intuizione: ad accompagnare la direttrice di Topolino, Valentina De Poli, erano presenti anche diversi autori all’opera sul settimanale disneyano e che sono protagonisti delle varie iniziative editoriali di cui si parlava alla conferenza. L’operazione dà voce a sceneggiatori e disegnatori e conferma così l’attenzione dell’editore verso chi materialmente crea le storie.
Conf.Disney_4La De Poli ha dunque potuto passare la parola a turno a Casty, Bruno Enna, Max Monteduro, Fabio Celoni, Lorenzo Pastrovicchio, Francesco Artibani, Marco Gervasio, Alberto Lavoradori e Claudio Sciarrone. Con loro si è parlato di Lo strano caso del Dottor Ratkyll e Mister Hyde, di Fantomius, di DarkenBlot, di Topolino Platinum Edition (una raccolta speciale di storie di Casty) e inevitabilmente di PK. Su quest’ultimo tema è emersa la conferma di quanto già anticipato il giovedì precedente alla conferenza generale di Panini Comics, cioè che nel 2015 verranno pubblicate due nuove miniserie di PK su Topolino, una ancora a firma di Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio e l’altra a cura di Alessandro Sisti e Claudio Sciarrone.

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L’atmosfera dell’evento è quindi stata molto conviviale e sentire parlare direttamente gli autori riguardo al loro lavoro e al dietro le quinte delle loro ultime fatiche si è rivelato certamente interessante.
Il problema della conferenza è stato nelle novità presentate. Escludendo quelle piccole anticipazioni sul futuro prossimo di PK, e l’annuncio di un volumetto dedicato a Francesco Artibani – entrambe novità già rivelate alla conferenza Panini –, per il resto i prodotti di cui si è parlato sono stati i volumi portati a Lucca Comics, libri per i quali c’è stata l’occasione di discutere e approfondire tranquillamente anche con le opinioni di chi quelle storie le ha realizzate, ma per i quali comunque l’etichetta di “nuovi lanci” andava un po’ stretta.
Conf.Disney_2La conferenza è stata quindi più simile ad un “messaggio pubblicitario” di lusso per tutto quanto si sarebbe potuto comprare allo stand Disney che a un’occasione per parlare del piano editoriale dei primi mesi del prossimo anno. Svelare almeno alcune delle prossime storie-evento per Topolino (anche solo l’imminente storia a puntate a tema fantascientifico, scritta da Bruno Enna) e qualcosa di più sulle strategie future della Panini per il fumetto Disney avrebbe offerto uno spessore maggiore alla presentazione.

Quella Disney/Panini resta una conferenza senz’altro importante perché prova a fare il punto dopo un anno di pubblicazioni con il nuovo editore. Valentina De Poli appariva soddisfatta di come stanno andando le cose sotto Panini, e in effetti l’atteggiamento positivo e propositivo messo in atto in questi mesi sembra dare i suoi frutti.

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House of shells: il fan-movie di Andrea Cavaletto su Dylan Dog a Lucca Comics http://www.lospaziobianco.it/132711-house-shells-proiezione-lucca-comics-fan-movie-andrea-cavaletto-dylan-dog http://www.lospaziobianco.it/132711-house-shells-proiezione-lucca-comics-fan-movie-andrea-cavaletto-dylan-dog#comments Fri, 07 Nov 2014 16:00:22 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=132711 House of shells: il fan-movie di Andrea Cavaletto su Dylan Dog a Lucca Comics | di Andrea Bramini
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A Lucca Comics 2014 è stato proiettato in anteprima House of shells, cortometraggio fan-movie ispirato a Dylan Dog su sceneggiatura di Andrea Cavaletto.

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House of shells: il fan-movie di Andrea Cavaletto su Dylan Dog a Lucca Comics | di Andrea Bramini
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house-of-shells-locandinaSabato 1° novembre, all’interno dell’Auditorium San Girolamo di Lucca è stato proiettato in anteprima per Lucca Comics and Games 2014 House of shells, il fan-movie ispirato a Dylan Dog scritto da Andrea Cavaletto (celebre sceneggiatore sia per il cinema che per i fumetti, tra cui proprio Dylan Dog) e diretto da Domiziano Cristopharo, di cui abbiamo già parlato in questa intervista alcuni mesi fa.

L’evento lucchese è iniziato con la comparsa sul palco di Andrea Cavaletto accompagnato da Pasquale Ruju e Franco Busatta: il primo è un altro grande sceneggiatore per la Sergio Bonelli Editore, nonché doppiatore di professione – e non a caso ha doppiato una parte del fan-movie – mentre Busatta si occupa di coordinamento redazionale per Dylan Dog e Orfani.

Cavaletto ha presentato il progetto spiegandone la genesi e gli intenti: l’idea era quella di realizzare un film horror, che contenesse al suo interno degli elementi chiaramente derivati dal personaggio di Tiziano Sclavi (il protagonista in primis), ma che fondamentalmente potesse funzionare anche come opera di genere a se stante.
L’obiettivo del prodotto è quindi sia quello di omaggiare DyD, sia semplicemente quello di realizzare un film solido, interessante e capace di appassionare lo spettatore.
È un po’ questa la distinzione tra House of shells e Vittima degli eventi, o altri fan-movie sul personaggio che in questo periodo stanno fioccando. Cavaletto cita a tal proposito anche un progetto di Alessandro Bilotta dedicato alla sua serie del Pianeta dei Morti, per esempio.
House of shells è un film nato dalla passione di Andrea Cavaletto per l’Old Boy, come dichiarato dallo sceneggiatore stesso, passione condivisa da Ruju e Busatta, ma meno sentita dal regista Cristopharo, che ha quindi effettuato pochi cambiamenti sul lavoro di Cavaletto.

Si è poi passati a spiegare le scelte tecniche, come il bianco e nero e l’inglese. Entrambe le decisioni sono volte a richiamare Dylan Dog, il cui spirito è presente proprio in questi piccoli dettagli: le storie degli albi sono in bianco e nero, e quindi per ricreare il feeling non si è girato a colori, e proprio per questo la camicia del protagonista è bianca e non rossa, visto che senza colori avrebbe avuto un risultato piuttosto sgradevole alla vista.
Inoltre, ovviamente Dylan vive e agisce a Londra, quindi è logico sentirlo parlare in inglese.

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Al riguardo, e passando a parlare degli attori, Cavaletto ha potuto annunciare che la versione di House of shells che sarà distribuita su YouTube dal prossimo gennaio avrà una differenza rispetto a quella visionata nell’anteprima di Lucca: il protagonista Stefano Cassetti verrà ridoppiato in quanto si è notato che la sua pronuncia inglese non è abbastanza chiara e british, come ci si aspetterebbe invece da un londinese come Dylan Dog. L’attore ha acconsentito di buon grado a farsi ridoppiare (cosa che non ha mai fatto nei suoi precedenti lavori), comprendendo la ragione alla base della richiesta. Nessun intervento di questo tipo invece per Veronica Gentili e per Pasquale Ruju, gli altri due interpreti della pellicola, i quali riescono a sfoderare un accento convincente.

Ruju2Pasquale Ruju ha aggiunto poche frasi in cui si è detto contento di aver prestato la voce ad un personaggio della pellicola, con molta modestia relativamente alla sua performance, e ha lodato il risultato finale.
Franco Busatta ha sostenuto con molta partecipazione il prodotto finale e l’operazione di Andrea Cavaletto.

Dopo la proiezione (si rimanda alla recensione di Paolo Garrone), le tre personalità sono tornate sul palco, a disposizione per eventuali domande dal pubblico: una verteva sull’uso della musica nel cortometraggio, caratteristica tecnica su cui però Cavaletto non si è sbilanciato troppo essendo un ambito più afferente al regista.

Poco dopo l’evento si è concluso, e mi sono permesso di andare a stringere la mano ad Andrea Cavaletto, il quale molto gentilmente ha voluto conoscere la mia opinione sulla pellicola, dimostrandosi soddisfatto del lavoro finito e anche della disponibilità di Cassetti a farsi ridoppiare, elemento che può contribuire a migliorare il risultato finale.

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Cent ans dans les Balkans: la BD en résistance: i fumetti dell’Ex-Jugoslavia sbarcano a Bruxelles http://www.lospaziobianco.it/132484-cent-ans-dans-les-balkans-bd-en-resistance-fumetti-dellex-jugoslavia-sbarcano-bruxelles http://www.lospaziobianco.it/132484-cent-ans-dans-les-balkans-bd-en-resistance-fumetti-dellex-jugoslavia-sbarcano-bruxelles#comments Tue, 04 Nov 2014 07:18:28 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=132484 Cent ans dans les Balkans: la BD en résistance: i fumetti dell’Ex-Jugoslavia sbarcano a Bruxelles | di Maya Quaianni
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Prosegue fino a metà novembre l’esposizione ospitata dal Centre Belge de la Bande Dessinée di Bruxelles e dedicata alla produzione fumettistica tra Slovenia e Repubblica di Macedonia

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Cent ans dans les Balkans: la BD en résistance: i fumetti dell’Ex-Jugoslavia sbarcano a Bruxelles | di Maya Quaianni
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A cento anni dallo scoppio della Grande Guerra, in questo 2014 numerose mostre e iniziative culturali hanno ripercorso gli avvenimenti salienti che caratterizzarono il primo conflitto mondiale. Sulla scia delle celebrazioni il Centre Belge de la Bande Dessinée ha scelto per ricordare l’anniversario un’originale esposizione: un approfondimento della cultura fumettistica dei paesi dell’Ex Jugoslavia, la cui capitale – Sarajevo – finì sotto i riflettori proprio per l’avvenimento che innescò la Prima Guerra Mondiale.

La mostra è effettivamente un’occasione unica per ripercorrere una produzione en résistence – da qui il titolo della mostra – non notissima al pubblico europeo, attraverso cui si sono rispecchiati i cambiamenti socio-politici dei territori ora compresi tra Slovenia e Repubblica di Macedonia: un’area geografica che, nonostante le differenze culturali (purtroppo emerse con violenza nella guerra civile di fine Novecento), ha avuto secondo i curatori un destino simile lungo tutto il corso del XX secolo. E grazie al percorso tracciato dall’esperto sloveno Štefan Simončič, chiamato per l’occasione dal CBBD come commissario dell’esposizione, ripercorriamo cento anni di storia di una produzione il cui rapporto con il potere sarà sempre problematico.
Un contrasto che emerge fin da uno dei primissimi autori jugoslavi, il “combattivo” sloveno Hinko Smrekar (1883-1942), sostenitore del panslavismo (il movimento che aspirava all’unione dei popoli slavi): è del 1919 la pubblicazione del suo Črnovojnik, libretto satirico contenente illustrazioni con l’uso anche di nuvolette, che fanno di quest’opera una precursora dei fumetti contemporanei. Negli anni Venti giungeranno invece in Jugoslavia artisti russi – emigrati a seguito della Rivoluzione d’Ottobre – come Sergei Mironovič Golovčenko, creatore nel 1925 della serie Max i Maksić, ispirata a Max e Moritz di Busch. In questi anni anche il fumetto italiano funge da ispirazione, grazie allo sloveno Milko Bambič che per il suo Zamorček Bu-bu-ci (1927) si rifà al Bilbolbul di Attilio Mussino.

Ma è la pubblicazione nel 1935 della serie di Alex Raymond Agente segreto X-9 ad aumentare l’interesse per il fumetto in Jugoslavia, con la fondazione tra l’altro da parte di artisti russi del “Beograjski krog” (Il circolo di Belgrado). Ironicamente sarà la fine della Seconda Guerra Mondiale e il nuovo potere socialista a diminuire questa produzione, ma l’apertura di Tito all’Occidente permetterà – soprattutto dal 1952 – un nuovo boom della Nona Arte: con il ritorno della rivista “Politikin Zabavnik” (Fumetti di Politica) di Walter Neugebauer, che aveva esordito a fine anni Trenta, o la comparsa di Zvitorepec di Miki Muster.
Nuove pubblicazioni e nuovi generi si diffondono, fino alla comparsa di una produzione underground negli anni Settanta, con la pubblicazione a Lubiana dell’album Magna Purga (1977) di Kostja Gatnik e di riviste quali “YU” (1977-1986) e “Novi Kvadrat”.
Sarà la terribile guerra civile (1991-1995) a dissolvere il “fumetto slavo”, con la maggior parte degli autori che troveranno rifugio editoriale all’estero (Francia, Italia, Stati Uniti) e una difficile sopravvivenza di un mercato interno limitato per lo più a fanzine clandestine serbe e croate. L’unica eccezione si rivela la rivista “Stripburger” (1992), “scambio internazionale” tra autori dell’ormai Ex-Jugoslavia e non. Si arriva quindi ai giorni nostri con una produzione alquanto ridotta (eccezion fatta ancora una volta per Serbia e Croazia) a causa principalmente della globalizzazione del mercato, con una però netta e positiva inversione rispetto ai decenni precedenti: un sensibile aumento di opere a firma di artiste donne.

Se il viaggio di cento anni fornito dal CBBD ha il pregio di esporre una vasta collezione di tavole originali, a corredo dei materiali si fa sentire la mancanza di un percorso che guidi maggiormente il visitatore entrando nel dettaglio delle opere esposte, rischiando di non far godere appieno delle loro innovazioni grafiche e narrative. Altro neo dell’iniziativa è il non focalizzarsi – come ammesso nella stessa introduzione – sulle opere delle fumettiste contemporanee. Un peccato per un progetto espositivo importante per far luce su una produzione che – a causa dell’appartenenza a paesi considerati “marginali” nella storia della Nona Arte – viene raramente esplorata dalla saggistica di settore. E questo nonostante il suo interessante intreccio con la storia e la politica europea dal Novecento in poi.

Cent ans dans les Balkans. La BD en résistance
Una mostra prodotta e realizzata dal Centre Belge de la Bande Dessinée. Commissario: Štefan Simončič
Centre Belge de la Bande Dessinée, Bruxelles, 3 giugno – 16 novembre 2014
Orari: martedì-domenica 10:00 – 18:00
Biglietti: intero 8 euro, ridotto 3-6 euro (ingresso per tutto il CBBD)

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Presentazione di Dimentica il mio nome di Zerocalcare http://www.lospaziobianco.it/131876-presentazione-dimentica-nome-zerocalcare http://www.lospaziobianco.it/131876-presentazione-dimentica-nome-zerocalcare#comments Tue, 28 Oct 2014 07:00:04 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=131876 Presentazione di Dimentica il mio nome di Zerocalcare | di Ilaria Mencarelli
Lo Spazio Bianco

Zerocalcare ha presentato in anteprima a Milano “Dimentica il mio nome”, dividendosi tra Feltrinelli e Alastor.

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Presentazione di Dimentica il mio nome di Zerocalcare | di Ilaria Mencarelli
Lo Spazio Bianco

Come lo scorso anno, la casa editrice Bao Publishing ha proposto a Milano l’anteprima dell’ultima fatica di Zerocalcare garantendo ai fan due incontri con l’autore: la presentazione ufficiale nella Feltrinelli di Piazza Piemonte e il firmacopie alla fumetteria Alastor. Il 15 ottobre l’autore si è quindi concesso ai lettori per una lunga sessione di autografi per poi parlare del suo nuovo libro, Dimentica il mio nome, insieme a Michele Foschini, direttore editoriale di Bao Publishing.

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All’inizio l’autore ha spiegato come ha scelto di narrare la storia familiare di sua madre, cardine di Dimentica il mio nome, cosa che gli ha imposto in primo luogo una ricostruzione cronologica degli episodi avvenuti in famiglia e poi la ricerca di un espediente dal quale far partire il racconto.

Mi sembrava molto complicato scriverne proprio perché dovevo raccontare cose “fuori di me” e non sono molto bravo a farlo. Mi ponevo dei problemi anche riguardo a come dovevano parlare gli altri personaggi perché io tendo a far parlare tutti come me. Quindi, poiché mia madre aveva un ruolo da protagonista nel libro, mi sentivo in difficoltà ed è proprio per questo che quando ho deciso di metterci le mani l’ho fatto di getto. Seguendo il mio flusso di coscienza, ho deciso di partire dalla morte di mia nonna e da lì di cominciare a raccontare. Il libro può perciò dividersi in due parti: la prima si sofferma sulle emozioni che ho provato all’interno della vicenda esattamente come la ricordavo, mentre la segmentazione della storia mi ha permesso di inserire dei flashback che permettessero il procedere della trama, la seconda è stata utilizzata per narrare come sono state risolte le cose.

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Sul commento di Michele Foschini, il quale ha sottolineato di credere che il finale di Dimentica il mio nome sia perfetto, Zerocalcare ha risposto:

Il finale lo avevo deciso quando ho iniziato il libro, nel senso che quando ho capito quali episodi familiari potevano essere raccontati e quali no, in quel momento là, ho capito come lo avrei fatto finire.

In seguito viene spiegata la scelta di aggiungere due date a inizio e fine libro, coincidenti con la data di nascita della nonna e la fine del libro a ricordare che la fine della storia si conclude proprio con il metterla per iscritto e con l’avvenuta comprensione dei “segreti familiari” da parte dell’autore. L’esigenza di proporre un libro in tre colori (bianco, nero e arancione) nasce dal bisogno di distinguere graficamente in maniera immediata alcuni personaggi che rappresentano un’anomalia all’interno del contesto che viene narrato. Riguardo le reazioni dei rispettivi genitori, mentre suo padre – definito da Zerocalcare tale e quale alla sua versione a fumetti – ha apprezzato abbastanza, a proposito di sua madre si è espresso così:

Quando mia madre lo ha letto a pezzi mi diceva: “Va bene” in maniera piuttosto tranquilla. Nel libro vi sono delle parti molto delicate che mia madre ha letto perché mi doveva dare l’ok; dovevo infatti capire se certi avvenimenti potevo raccontarli oppure no, sia per la famiglia che per la sua privacy. Quando lo stavo terminando non le ho fatto leggere il finale che ha potuto vedere solo ora. È stata molto contenta perché credo che a lei  faccia piacere che la sua storia, che l’ha segnata tantissimo e di cui non aveva mai potuto parlare con nessuno, si possa raccontare e possa essere consegnata al futuro. Penso che sia una cosa molto bella per lei.

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Si sofferma poi sulle scelte grafiche inerenti la morte della nonna, evento rappresentato nelle prime pagine del libro, esplicitando la necessità di non descrivere i momenti brutti della sua vita come non avrebbe voluto.

Quando ho iniziato a lavorare alle prime pagine in cui era presente la figura di mia nonna malata le avevo trattate in maniera totalmente diversa da come ho fatto poi. In seguito, infatti, ho stemperato graficamente la sua malattia e la morte. Poiché sapevo che mia nonna non avrebbe voluto essere rappresentata in un certo modo, nelle vignette in cui non potevo fare a meno di disegnarla, l’ho fatto come se fosse scarabocchiata per evitare di mettere a fuoco l’immagine. In ogni caso ho modificato tutte le cose per le quali avrebbe potuto vergognarsi.

La sketch session è poi proseguita alla fumetteria Alastor, dove Zerocalcare si è dedicato ai fan per ben tredici ore, terminando di disegnare in mattinata.

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L’autore, lasciata Milano, ha scritto su Facebook la sua riguardo la polemica suscitata dalla sua scelta di dedicare così tanto tempo ai fan:

«regà al di là della questione folkloristica dei record, l’unico fatto è che io a uno che s’è fatto 4, 5 ore di fila NON SO CON CHE FACCIA DIRGLI “vabbé dai mo me so stufato, vado a casa bella pe tutti”. Quando m’è capitato a me di stare dall’altra parte del tavolo io gli volevo dà una coltellata. stop.»

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Il potere sovversivo delle autoproduzioni http://www.lospaziobianco.it/131223-potere-sovversivo-autoproduzioni http://www.lospaziobianco.it/131223-potere-sovversivo-autoproduzioni#comments Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=131223 Il potere sovversivo delle autoproduzioni | di Ilaria Mencarelli
Lo Spazio Bianco

L’11 Ottobre Sara Pavan, con ospiti di eccezione come Silver, Francesco Cattani e Roberto La Forgia, ha presentato al pubblico il libro intervista sulle autoproduzioni da lei curato: Il potere sovversivo della carta

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Il potere sovversivo delle autoproduzioni | di Ilaria Mencarelli
Lo Spazio Bianco

Sabato 11 Ottobre al WOW, Museo del Fumetto di Milano, si è tenuto un incontro con Sara Pavan completamente focalizzato sulla realtà delle autoproduzioni. La stessa, partendo da Il potere sovversivo della carta, suo libro intervista dedicato all’argomento, ha spiegato ai presenti come i giovani si avvalgano della possibilità di auto produrre i propri libri e delle necessità che li spingono a fare questo passo. Sara Pavan 10Per spiegare ancora meglio le tematiche trattate sono stati invitati tre ospiti che si sono mossi nel campo: Silver, Francesco Cattani e Roberto La Forgia.

In primo luogo Sara Pavan ha ringraziato il Museo del Fumetto per l’ospitalità, in quanto primo spazio istituzionale a dedicare una mostra alle autoproduzioni invitando invitando il pubblico a dare un’occhiata ai volumi che per l’occasione sono stati posizionati nella saletta dedicata alla mostra. In secondo luogo, insieme al suo editore Agenzia X, l’autrice ha spiegato le motivazioni per cui si è trovato necessario narrare la storia di alcuni protagonisti delle autoproduzioni. In particolare, la raccolta di interviste “narrate” ha dato modo all’autrice di raccontare tutta una serie di aneddoti i della vecchia generazione di autori (Tuono Pettinato e Davide Toffolo per citarne due) andati perduti sui primi blog.

In seguito, Silver ha raccontato la sua esperienza e in particolare un aneddoto relativo al Salone Internazionale del Fumetto di Lucca (oggi Lucca Comics & Games), evento in cui iniziò a vendere i suoi fumetti di Lupo Alberto “al trancio”.

Alla 15esima edizione di Lucca decisi di fare una provocazione perché in quel periodo si tendeva a celebrare solo i disegnatori affermati. Allora impiegai due giorni per riempire un pannello di polistirolo, vi disegnai Lupo Alberto con le mani giunte, lo divisi in pezzi e lo numerai in maniera che tutti i pezzi si potessero ricongiungere a mo’ di puzzle. Poi io e un mio amico che aveva un furgoncino delle caldarroste ci mettemmo in piazza a vendere i miei disegni. Nel furgone c’era scritto “Da Silver disegni al trancio” e chi acquistava uno dei  pezzi di polistirolo da me disegnati aveva in regalo un barattolino di caldarroste e un bicchiere di vino.

Inoltre, la figura di Silver risulta ancora più importante se si pensa che, per evitare censure, a un certo punto della sua carriera ha deciso di auto prodursi, assumendosi il rischio di impresa per avere più libertà sui suoi personaggi e tentare di guadagnare di più con le edicole.

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A prendere parola infine sono stati Francesco Cattani e Roberto La Forgia, definiti da Sara Pavan gli “autori intervistati in controtendenza”, proprio per le posizioni “a favore dell’editoria” prese da entrambi nel libro. L’idea di parlare con questi due autori è nata nell’autrice con l’intento di generare un dibattito sulla bellezza della diffusione del fumetto a priori, sia che si tratti di autoproduzione, sia di un lavoro edito da una casa editrice, purché si parli sempre di un’opera di valore. A essere preso come esempio è Zerocalcare che, passando dal mondo dell’autoproduzione alla pubblicazione per Bao Publishing, ha avvicinato tantissimi neofiti al fumetto. A tal proposito Roberto La Forgia spiega:

Io non ho scelto di fare autoproduzioni. Per me era importante perché volevo vedere i miei lavori stampati anche se il tratto non era maturo, per vedere in primis come funzionava sulla pagina e poi per far girare un po’ i miei disegni.

E, dal canto suo, Francesco Cattani aggiunge:

Se uno vuol pubblicare le sue storie è perché vuole farle leggere a più gente possibile, quindi è chiaro che, a un certo punto, o metti in piedi una struttura e diventi imprenditore oppure devi affidarti a un editore.

Sara Pavan 8

Sara Pavan ribadisce però che molti autori, al contrario, non hanno mai pensato di raggiungere un editore, prendendo a esempio i ragazzi di Stranedizioni, che hanno come scopo quello di produrre libri con serigrafia e che mettono davanti la qualità alla diffusione.

In seguito è stato a preso a esempio Gli Intrusi, opera di Pasquale e Antonio La Forgia edita da Coconino, a cui i due autori si erano proposti con l’idea di non vivere di sole autoproduzioni. Ne è nato un progetto per cui i fratelli La Forgia, tramite delle storie inventate, hanno mostrato a un pubblico più ampio le bellezze della provincia di Bari. Si sottolinea poi l’importanza dell’editor come figura di riferimento e la mancanza di questo ruolo in molte delle case editrici italiane di fumetti.

Infine, alla nostra domanda riguardo alla tecnologia e ai suoi possibili utilizzi nell’ambito dell’autoproduzione, Sara Pavan risponde:

Secondo me i giovani in Italia sono refrattari alla tecnologia perché non riesco a spiegarmi il motivo per cui i nuovi fumettisti facciano ancora il proprio blog su una piattaforma vecchia come Blogspot. Oggi farsi un blog su Blogspot e non un portfolio su Cargo Collective è stupido. Poi la maggior parte delle realtà ha un forte attaccamento al copyright, cioè ci sono persone che non pubblicano su internet per paura che gli venga rubata l’idea. Gli unici per ora che stanno cercando di fare un buon lavoro sul web sia per trovare degli autori sia per pubblicare sono il collettivo LÖK ZINE . Loro fanno un buon uso di Facebook, selezionano gli autori, realizzano i PDF che poi sono interamente scaricabili, mentre gli altri sono rimasti in una dimensione un po’ retrò.

E così mentre si conclude la chiacchierata, non rimane che dare un ultimo sguardo alla mostra Il potere sovversivo della carta (al Museo del Fumetto di Milano fino al 26 ottobre) e dare un ultima sfogliata all’ampia scelta di fumetti autoprodotti presenti.

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Le assegnazioni del Premio Boscarato: TCBF 2014, até a vista! Arrivederci! http://www.lospaziobianco.it/129138-le-assegnazioni-del-premio-boscarato-tcbf-2014-ate-a-vista-arrivederci http://www.lospaziobianco.it/129138-le-assegnazioni-del-premio-boscarato-tcbf-2014-ate-a-vista-arrivederci#comments Tue, 30 Sep 2014 09:00:22 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=129138 Le assegnazioni del Premio Boscarato: TCBF 2014, até a vista! Arrivederci! | di Giada Peterle
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Si conclude il TCBF 2014 e con esso questa rubrica, ma certo non la nostra collaborazione. Tirando le somme di questa edizione, pubblichiamo la classifica con le assegnazioni del Premio Boscarato e rimandiamo tutti all'anno prossimo.

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Le assegnazioni del Premio Boscarato: TCBF 2014, até a vista! Arrivederci! | di Giada Peterle
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Speciale: Treviso Comic Book Festival 2014

quadrinhosEd eccoci arrivati, nostro malgrado, alla fine di questa rubrica. Domenica sera si è infatti concluso il Treviso Comic Book Festival 2014. Con un afflusso di visitatori sempre maggiore, un raggio d’azione e d’espansione che sembra ormai inarrestabile, il successo dell’edizione di quest’anno ci fa sperare che, l’anno prossimo, ancora più negozi, spazi espositivi, circoli, bar e locali sceglieranno di accogliere gli artisti, le residenze e le loro mostre in una perfetta armonia tra la città di Treviso e i suoi ospiti.

Per quanto riguarda gli artisti vi invitiamo a scorrere la classifica delle assegnazioni del Premio Boscarato avvenute domenica 28 settembre e a leggere o rileggere (oppure a guardare e riguardare) le nostre interviste, le recensioni, e i report in cui abbistripburgeramo parlato delle opere vincitrici, talvolta discutendone direttamente con gli autori. Oltre a citare la vittoria a pari merito di Giacon e Scarpa su Il mondo così com’è e di Gipi su Unastoria come migliori fumetti italiani, e del Nao di Brown di Glyn Dillon come migliore fumetto straniero l’invito è a scorrere a ritroso gli appuntamenti di questa rubrica per ritrovare Cristina Portolano, vincitrice a pari merito con Isaak Friedl del premio come autore rivelazione, e il già più volte citato collettivo Incubo alla balena, vincitore del premio per la migliore autoproduzione.

Alcune delle più interessanti mostre in programma al TCBF sono però ancora aperte, alcune fino alla metà altre addirittura fino alla fine di ottobre. Ci sono infatti la mostra cult Yo soy Joan Cornellà della star internazionale del disegno Joan Cornellà, quella dedicata alla nazione ospite di quest’anno Quadrinhos: sguardi sul fumetto portoghese (realizzata con la direzione artistica e la curatela di Alberto Corradi) e Attention, work! della storica rivista dei balcani Stripburger che resteranno aperte al pubblico fino al 12/10.cornella

In attesa della prossima edizione, ringraziamo gli organizzatori del Treviso Comic Book Festival per averci coinvolti direttamente, permettendoci di ideare e realizzare questa rubrica, ma soprattutto Davide Scomparin per la realizzazione e il montaggio delle video-interviste. E nella speranza di rincontrare tutti loro anche nell’edizione 2015 del TCBF non possiamo che dire “até a vista, TCBF”!

Ecco l’elenco dei vincitori per le singole categorie:

MIGLIOR FUMETTO ITALIANO 

A pari merito:
Il mondo così com’è di Massimo Giacon e Tiziano Scarpa (Rizzoli Lizard)
Unastoria di Gipi (Coconino)

MIGLIOR FUMETTO STRANIERO

Il Nao di Brown di Glyn Dillon (BAO Publishing)

MIGLIOR AUTORE STRANIERO

Manu Lacernet su Blast (Coconino)

MIGLIOR DISEGNATORE ITALIANO

Gigi Cavenago su Orfani (Bonelli)

MIGLIOR SCENEGGIATORE ITALIANO

Adriano Barone su Uno in diviso (Tunuè)

MIGLIOR AUTORE UNICO ITALIANO

Tuono Pettinato su Nevermind (Rizzoli Lizard) e Corpicino (GRRzetic)

MIGLIORE REALTA’ EDITORIALE ITALIANA

BAO Publishing

AUTORE RIVELAZIONE

A pari merito:
Isaak Friedl su Sottobosco (Tunuè)
Cristina Portolano su Ten steps in the city (Teiera)

MIGLIOR COLORISTA

Lorenzo De Felici su Orfani (Bonelli)

MIGLIOR FUMETTO PER BAMBINI e RAGAZZI

Viola giramondo di Stefano Turconi e Teresa Radice (Tunuè)

PREMIO MISSAGLIA MIGLIORI AUTORI

Marco Taddei e Simone Angelini

MIGLIOR AUTOPRODUZIONE

Incubo alla balena

PREMIO INTERNAZIONALE TCBF

Nathalie Cohen

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Lo Spazio Bianco nel cuore del TCBF 2014: Claudio Bandoli, Io e la mia storia http://www.lospaziobianco.it/129115-spazio-bianco-cuore-tcbf-2014-claudio-bandoli-storia http://www.lospaziobianco.it/129115-spazio-bianco-cuore-tcbf-2014-claudio-bandoli-storia#comments Mon, 29 Sep 2014 16:30:06 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=129115 Lo Spazio Bianco nel cuore del TCBF 2014: Claudio Bandoli, Io e la mia storia | di Giada Peterle
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L'ultimo incontro della rubrica Lo Spazio Bianco nel cuore del TCBF è con Claudio Banoldi, protagonista di un'iniziativa a fumetti promossa da Nats per Onlus e realizzata dal fumettista con i ragazzi dell'Istituto Penale per Minori di Treviso. Ancora una volta col TCBF il fumetto esce dalle edicole, dalle librerie, dalle mostre, per incontrare e raccontare il territorio e aiutarci così a comprenderlo.

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Lo Spazio Bianco nel cuore del TCBF 2014: Claudio Bandoli, Io e la mia storia | di Giada Peterle
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Speciale: Treviso Comic Book Festival 2014

bandoli.bracciodiferroL’ultimo incontro-intervista è con l’illustratore e fumettista Claudio Bandoli. Amico storico del TCBF, già nel 2011 Claudio era stato autore insieme allo sceneggiatore Luca Vanzella dell’albetto a fumetti Braccio di ferro a Treviso!: un’avventura del noto personaggio che, insieme alla sua amata Olivia, si trovava a dover sventare l’ennesimo piano del malefico Bruto muovendosi proprio attraverso le strade trevigiane.

Quest’anno Claudio torna a realizzare un piccolo albo a fumetti dal titolo Io e la mia storia. In esposizione durante la Mostra Mercato con le tavole originali che vediamo alle sue spalle nell’intervista, l’albo è stato il frutto di un workshop che Claudio ha tenuto all’Istituto bandoli.ioelamiastoriaPenale per i Minorenni di Treviso grazie ad un progetto promosso da NATs per Onlus.

Insieme con i ragazzi dell’Istituto, il fumettista ha ideato e realizzato una storia che ha poi disegnato e organizzato nelle tavole raccolte nell’albo presentato proprio al TCBF in occasione della Mostra Mercato. L’obiettivo, ci racconta Claudio Bandoli, era proprio quello di presentare, con un linguaggio apparentemente accessibile a tutti e sicuramente comunicativo come il fumetto, una realtà complessa e spesso poco considerata come quella dell’IPM. Contemporaneamente l’incontro con il disegnatore ha dato la possibilità ai ragazzi di trovare un modo nuovo e altro per esprimersi, scegliendo tra parole e immagini il modo migliore in cui raccontare se stessi e la propria storia.

Abbiamo parlato di:

Io e la mia storia, di Claudio Bandoli

un progetto realizzato in collaborazione tra Treviso Comic Book Festival e NATs (per Onlus)

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Lo Spazio Bianco nel cuore del TCBF 2014 con Sara Pavan http://www.lospaziobianco.it/128930-lo-spazio-bianco-nel-cuore-del-tcbf-2014-con-sara-pavan http://www.lospaziobianco.it/128930-lo-spazio-bianco-nel-cuore-del-tcbf-2014-con-sara-pavan#comments Sun, 28 Sep 2014 20:25:49 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=128930 Lo Spazio Bianco nel cuore del TCBF 2014 con Sara Pavan | di Giada Peterle
Lo Spazio Bianco

Dopo la nomina del collettivo Incubo alla Balena (intervistato da noi all'inizio del TCBF) come vincitori del Premio Boscarato per la miglior autoproduzione, uno dei nostri ultimi appuntamenti è con Sara Pavan. Questa volta nelle vesti di responsabile di Tribe Inkitchen oltre che di autrice, Sara ci racconta l'area della mostra mercato del TCBF dedicata al do it yourself, alle spillette e alle spillatrici.

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Lo Spazio Bianco nel cuore del TCBF 2014 con Sara Pavan | di Giada Peterle
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Speciale: Treviso Comic Book Festival 2014

Ci sono due ingressi alla Mostra Mercato del TCBF: uno porta alla zona degli espositori e delle case editrici, da sempre. L’altro, fino all’anno scorso, portava a un sottoscala, un po’ in ombra, piccolo ma sincero: era l’area self. Ma come ci racconta Sara Pavan, coordinatrice dell’area Tribe Inkitchen del Festival di Treviso, questa è acqua passata.

La rivoluzione delle spillatrici è cominciata, e da quest’anno in oltre 40 tra collettivi, fanzine e singoli progetti autoprodotti occupano una grande sala della Camera di Commercio di Treviso. “L’anno prossimo ci espanderemo ancora!” grida Sara in mezzo alla sala, mentre corre da una parte all’altra distribuendo polpettine e dolcetti rigorosamente “fatti in casa”, toast al formaggio (per alcuni anche alla nutella) e qualche bicchierino di vino.

inkitchen.ernestAutrice del volume Il potere sovversivo della carta (AgenziaX), nella nostra intervista Sara ci racconta continuità e cambiamenti tra le autoproduzioni di un tempo e quelle delle nuove generazioni che hanno popolato, insieme, il 27 e 28 settembre l’area Inkitchen del TCBF. Ci sono tutti, i gruppi storici, come Ernest Virgola e Stripburger, Teiera coi suoi infusi e Delebile, ma ci sono anche i progetti nati da poco e ancora caldi di stampa, come Blanca e Toast. E sono tutti rigorosamente fianco a fianco, perché l’autoproduzione è soprattutto voglia di fare rete, di incontrarsi, di conoscersi e di collaborare con le altre realtà, diffuse ormai a macchia d’olio su tutto il territorio italiano. In fondo, come ci dice Sara, bisogna “strusciarsi” per autoprodursi (la malizia sta negli occhi di chi legge, e anche un po’ nelle parole dell’intervistata, forse).

E se per vincere il Premio Boscarato per la migliore autoproduzione bisogna aver sputato sangue e sudore, essere stati svegli fino al mattino al rumore delle stampanti. Se bisogna aver fatto nottata per spillare le ultime copie fino al mattino della presentazione, beh, andate a rivedereinkitchen.incubo3 il video della prima intervista con cui abbiamo aperto questa rubrica solo pochi giorni fa, perché i vincitori sono proprio loro, gli amici del collettivo di Pesaro Incubo alla balena, premiati per la fedeltà e la costanza, insomma per quella che nella scena delle autoproduzioni si chiama semplicemente attitudine.

 

E dopo aver ascoltato ancora una volta il loro racconto, cerchiamo di capire con Sara Pavan le peculiarità e le innovazioni di una parte del mondo del fumetto che, come è accaduto anche qui a Treviso, dall’underground (il famoso sottoscala) sta lentamente scalando e abbattendo le storiche “gerarchie” interne, per raggiungere lo stesso livello d’importanza e d’attenzione (la famosa sala occupata al primo piano), nel cuore dei lettori come in quello dei media, del classico fumetto da edicola o da libreria.

Abbiamo parlato dell’area

Tribe Inkitchen della mostra mercato, con Sara Pavan

sabato 27 e domenica 28 settembre

Camera di Commercio, Piazza Borsa, Treviso

ingresso gratuito, dalle 10 alle 19

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Lo Spazio Bianco nel cuore del TCBF nella “residenza d’amicizia” di Nicolaucich, Zamoc e Xausa http://www.lospaziobianco.it/128909-spazio-bianco-cuore-tcbf-residenza-damicizia-nicolaucich-zamoc-xausa http://www.lospaziobianco.it/128909-spazio-bianco-cuore-tcbf-residenza-damicizia-nicolaucich-zamoc-xausa#comments Sun, 28 Sep 2014 09:30:14 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=128909 Lo Spazio Bianco nel cuore del TCBF nella “residenza d’amicizia” di Nicolaucich, Zamoc e Xausa | di Giada Peterle
Lo Spazio Bianco

Nella prima residenza d'autore della storia del TCBF incontriamo i tre disegnatori italiani protagonisti della mostra Ototemàn ospitata dallo spazio Lobster di Treviso: Pietro Nicolaucich, Luca Zamoc e Elena Xausa ci svelano l'origine del curioso nome della mostra e il modo in cui le loro strade si sono incontrate, permettendo di realizzare una residenza sotto il tema amicizia che li unisce.

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Lo Spazio Bianco nel cuore del TCBF nella “residenza d’amicizia” di Nicolaucich, Zamoc e Xausa | di Giada Peterle
Lo Spazio Bianco

Speciale: Treviso Comic Book Festival 2014

Questa volta sono i 3 artisti che andremo a intervistare ad ospitarci nel Lobster Headquarter dove sono stati protagonisti della prima esperienza di residenza d’artista della storia del Treviso Comic Book Festival. Pietro Nicolaucich, Luca Zamoc e Elena Xausa sono disegnatori, graphic designer, e molto altro. Hanno collaborato con brand e riviste d’importanza internazionale tra cui Nike, Sisley, BMW, The New York Times, Focus, Feltrinelli, Benetton, Vice, Rolling Stone Magazine (ma elencarle tutte sarebbe impossibile).ototeman.evidenza

Anche quest’anno come ogni anno, sebbene siano nati, vivano e lavorino in città diverse e lontane, le loro strade si sono incontrate al TCBF sotto al tema dell’amicizia che guida la residenza d’autore, così come il loro rapporto. L’esperienza di collaborazione a sei amni, portata avanti per tutta la settimana, ha condotto alla realizzazione della mostra dal curioso titolo Ototemàn, esposta nell’affascinante location del Lobster Headquarter fino al 10 ottobre. Partendo da provenienze, esperienze e stili differenti, Xausa, Nicolaucich e Zamoc hanno creato qualcosa di unico, nel senso di congiunto e anche irripetibile: un totem (ed ecco spiegato il titolo!).

Il totem, ci spiegano, si compone di singole parti distinte per stile e forma tra loro che però, come avviene al TCBF tra artisti provenienti da tutto il mondo, riescono a unirsi e dialogare pur mantenendo visibile e distinguibile la propria identità.


Abbiamo parlato di:

Ototemàn, di Pietro Nicolaucich, Luca Zamoc e Elena Xausa

dal 26 settembre al 10 ottobre

Lobster headquarter, via Dandolo 21, Treviso

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L'articolo Lo Spazio Bianco nel cuore del TCBF nella “residenza d’amicizia” di Nicolaucich, Zamoc e Xausa è stato pubblicato su Lo Spazio Bianco.

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