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	<title>LoSpazioBianco &#187; Approfondimenti</title>
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	<description>Nel Cuore Del Fumetto</description>
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		<title>Comics e cinema, un&#8217;analisi quantitativa. Parte 1 (di 5)</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 07:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Custagliola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Comics al cinema, uno dei più importanti fenomeni cinematografici degli ultimi anni: quali sono le sue caratteristiche? Cosa è cambiato nel tempo? Quali effetti avrà sul mondo del fumetto? Scopriamolo in questo approfondimento (prima parte).]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/06/comicscinema_1_th.jpg" width="240" />
		</p><p><img class="aligncenter size-full wp-image-81894" alt="comicscinema_1_slide" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/06/comicscinema_1_slide.jpg" width="600" height="200" /></p>
<h2><b>I</b><b>ntroduzione</b></h2>
<blockquote>
<p><i>“Durante i primi vent’anni di lavoro alla Timely<sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/73311-comics-cinema-analisi-quantitativa-parte-1#footnote_0_73311" id="identifier_0_73311" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="La Timely Comics &egrave; la casa editrice fondata da Martin Goodman nel 1939, nel 1950 prese il nome di Atlas Comics per poi divenire Marvel Comics dal 1961. Nel 1939, Stan Lee, a soli 17 anni, cominci&ograve; a lavorare presso la Timely prima come redattore e correttore di bozze poi come sceneggiatore, editor e direttore artistico.">1</a>] </sup>, l’industria dei fumetti era piuttosto semplice. Se andavano di moda i film di cowboy, si producevano un sacco di fumetti western. Se in voga c’erano i poliziotti e i rapinatori, allora via con storie di criminali a profusione. Se la moda voleva storie d’amore, la Timely (e anche la concorrenza) partiva con la produzione di riviste romantiche.”<sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/73311-comics-cinema-analisi-quantitativa-parte-1#footnote_1_73311" id="identifier_1_73311" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Stan Lee,&nbsp;Riflessioni sui Fantastici Quattro di Stan Lee&nbsp;in Marvel Collection Fantastici Quattro 1 (di 4), p.3.">2</a>] </sup><a title="" href="/Users/No%20Man/Desktop/cinema_fumetto_1_rev.docx#_ftn2"><sup><b><sup><br /></sup></b></sup></a></p>
</blockquote>
<p>Con queste parole <strong>Stan Lee</strong> descriveva l’industria dei comics negli anni ’40 e ’50: una industria che per lo più si limitava a recepire mode nate sul grande schermo o negli spazi della cultura “alta”. È chiaro che da allora molto è cambiato, basta dare un’occhiata alle locandine delle sale cinematografiche per accorgersi se non di una inversione almeno di <strong>una più spiccata e vivace reciprocità negli scambi tra fumetto e altri media</strong>.</p>
<p>Nelle righe che seguono intendo analizzare da un punto di vista puramente quantitativo il rapporto tra fumetto anglo-americano e cinema. La sempre più frequente trasposizione cinematografica di fumetti, in particolare di genere supereroistico, impone <b>una serie di interrogativi</b> che ho preso in considerazione in questo lavoro diviso in <strong>cinque parti</strong>, che saranno pubblicate qui su LoSpazioBianco.</p>
<p>Nella prima parte analizzerò il fenomeno attraverso <strong>un confronto fra gli anni &#8217;80, gli anni&#8217;90 e i primi dodici anni di questo XXI secolo</strong><sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/73311-comics-cinema-analisi-quantitativa-parte-1#footnote_2_73311" id="identifier_2_73311" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="&nbsp;Ho deciso di mettere a confronto un dodicennio con due decenni per due motivi: 1) se avessi deciso di utilizzare il decennio 2002-2012 avrei escluso solo 3 film (X-men, From hell, Ghost World) che nell&#039;ambito di 96 film alterano in maniera minima i dati, eppure escludere X-Men avrebbe voluto dire ignorare l&rsquo;inizio di una delle saghe pi&ugrave; fortunate; 2) Se avessi usato il decennio 2000-2010 avrei tenuto fuori dall&#039;analisi 12 film tra cui i due campioni di incassi The Dark Knight Rises e The Avengers, alterando cos&igrave; in maniera vistosa i dati e i risultati.">3</a>] </sup>; osserveremo la presenza delle case editrici e il crescente protagonismo della Marvel.</p>
<p>Nella seconda parte, prenderò in considerazione la tendenza alla serializzazione di tali titoli; la fidelizzazione e l’estensione del mercato extrastatunitense.</p>
<p>La terza parte sarà dedicata ai riflessi del mercato cinematografico su quello fumettistico, sulle politiche editoriali e sulle vendite.</p>
<p>Nella quarta parte, ad essere oggetto di analisi sarà la forza economica di tali film e la loro crescente proficuità.</p>
<p>La quinta parte sarà, invece, dedicata ai protagonisti di questa “rivoluzione” e proverò a tirare le somme proponendovi la mia interpretazione di questo fenomeno.</p>
<h2><b>I fumetti al cinema. Numeri e gusti.</b></h2>
<p>Oggetto della mia analisi è un gruppo di <strong>96 film prodotti tra il 1978</strong><sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/73311-comics-cinema-analisi-quantitativa-parte-1#footnote_3_73311" id="identifier_3_73311" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Il 1978 &egrave; l&rsquo;anno del primo Superman film capostipite del suo genere.">4</a>] </sup> <strong>e il 2012 tratti da fumetti anglo-americani</strong>. Non rientrano in questo gruppo film d’animazione, film creati per essere trasmessi unicamente in televisione e il film <i>The Punisher</i> (1989) perché fu distribuito nelle sale e immediatamente ritirato a causa della cattiva accoglienza, quindi fu fatto circolare solo in home video; anche <em>Fantastic Four</em> del 1994 non rientra in tale gruppo perché prodotto ma mai distribuito.</p>
<p>Cominciamo con queste due figure:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-73316" alt="numero adattamenti prodotti anni" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/A2_numero-adattamenti-prodotti-nei-decenni.png" width="602" height="362" /><br /><img class="aligncenter size-large wp-image-73317" alt="adattamenti in percentuale" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/A1_adattamenti-in-percentuale-600x349.png" width="600" height="349" /></p>
<p>È evidente che <strong>il fenomeno è esploso negli ultimi dodici anni</strong>, con 60 film prodotti a fronte dei 36 prodotti nei precedenti ventidue anni.</p>
<p>Negli ultimi dodici anni è sempre stato prodotto almeno un film tratto da fumetti, con un picco di sette film nel 2008, come possiamo vedere nella figura che segue:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-73318" alt="numero film prodotti ogni anno" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/A3_numero-film-prodotti-in-un-anno.png" width="602" height="363" /></p>
<p>Per quanto riguarda<strong> i gusti del pubblico</strong> è possibile farsi un’idea osservando la presenza delle case editrici: gli anni ’80 sono dominati dai personaggi tratti dagli albi DC; negli anni ’90 aumenta, seppur lievemente, la presenza dei personaggi Marvel, mentre cala quella dei personaggi della DC ed è assai cospicua la presenza di personaggi della Dark Horse, di case minori e di strisce sindacate. Nel XXI secolo, invece, il 75% dei film hanno come protagonisti personaggi della Marvel o della DC, con una netta maggioranza di personaggi Marvel che sono il 48%. Osserviamo insieme.</p>
<p>Per gli anni ’80 valgono i seguenti schemi:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-73319" alt="case editrici anni 80" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/B1_case-editrici-anni-80.png" width="600" height="337" /><br /><img class="aligncenter  wp-image-73320" alt="case editrici percentuali (anni 80)" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/B1A_case-editrici-percentuali-anni-80.png" width="600" height="340" /></p>
<p>Dai fumetti targati DC sono tratti sette film<sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/73311-comics-cinema-analisi-quantitativa-parte-1#footnote_4_73311" id="identifier_4_73311" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Essi sono: Superman II (1980), Swamp Thing (1982), Superman III (1983), Supergirl (1984), Superman IV (1987), Batman (1989) e The return of Swamp Thing (1989).">5</a>] </sup> e il brand prevalente è quello di <i>Superman</i> di cui abbiamo tre film (gli episodi II, III e IV). Dalle pagine Marvel proviene solo il film <i>Howard the Duck<sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/73311-comics-cinema-analisi-quantitativa-parte-1#footnote_5_73311" id="identifier_5_73311" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Personaggio creato nel 1973 da Steve Gerber e Val Mayerik.">6</a>] </sup> </i>(1986). Dalle testate di altre case editrici sono tratti i film <i>Flash Gordon </i>(1980), <i>Popeye </i>(1980), il musical <i>Annie </i>(1982) dalla striscia <i>Little Orphan Annie</i> e <i>Sheena</i> (1984). In percentuale, quindi,<strong> il 59% sono film con personaggi della DC</strong>, il 33% hanno personaggi di altre case editrici e alla Marvel tocca solo l’8%.</p>
<p style="text-align: left;">Negli anni ’90 la situazione cambia, con una drastica riduzione di film tratti da fumetti DC, osserviamola nella coppia di schemi che segue:</p>
<p><img class="aligncenter  wp-image-73322" alt="case editrici anni 90" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/B2_case-editrici-anni-90.png" width="600" height="340" /><img class="aligncenter  wp-image-73324" alt="B2A_case editrici percentuali anni 90" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/B2A_case-editrici-percentuali-anni-901.png" width="600" height="338" /></p>
<p><strong>Nel decennio ’90, il numero di riadattamenti prodotti quasi raddoppia passando da 12 a 23</strong>; quelli aventi come protagonisti personaggi della DC calano da 7 a 4<sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/73311-comics-cinema-analisi-quantitativa-parte-1#footnote_6_73311" id="identifier_6_73311" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Essi sono: Batman Returns (1992), Batman Forever (1995), Batman &amp; Robin (1997) e Steel (1997).">7</a>] </sup>, tre dei quali appartengono alla serie di film di Batman. Dalle testate Marvel provengono tre film: il poco fortunato <i>The Phantom </i>(1996)<sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/73311-comics-cinema-analisi-quantitativa-parte-1#footnote_7_73311" id="identifier_7_73311" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Personaggio creato nel 1936 da Lee Falk apparso per la prima volta sul New York American Journal, da allora molte case editrici hanno pubblicatole sue storie, tra queste la Marvel ha pubblicato tre miniserie tra il 1987 e il 1995.">8</a>] </sup> e i più fortunati <i>Men in Black</i> (1997) e <i>Blade </i>(1998).</p>
<p>Dai personaggi della Dark Horse sono tratti ben 7 film<sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/73311-comics-cinema-analisi-quantitativa-parte-1#footnote_8_73311" id="identifier_8_73311" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="In ordine cronologico: The Mask (1994), Time Cop (1994), The Shadow (1994), Tank Girl (1995), Barb Wire (1996), Mistery Men (1999), Virus (1999).">9</a>] </sup>, di questi però solo <i>The Mask</i> (1994) è coronato dal successo al botteghino. Ben 9 film<sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/73311-comics-cinema-analisi-quantitativa-parte-1#footnote_9_73311" id="identifier_9_73311" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Essi sono: Dick Tracy (1990), The Rocketeer (1991), Brenda Starr (1992), Dennis the Menace (1993), The Crow (1994), Richie Rich (1994), Judge Dredd (1995), The Crow: City of Angels (1996), Spawn (1997).">10</a>] </sup> provengono invece da altre case editrici: Tribune Company, Fantagraphics book, Caliber comics, Comico Comics, Harvey Comics, IPC Media, Image. Alcuni di questi film divennero dei <i>cult</i> come ad esempio <i>The Crow </i>(1994), altri andarono incontro a duri insuccessi economici, altri ancora trovarono fortuna nel circuito televisivo come <i>Richie Rich</i> (1994).</p>
<p><strong>Gli anni ’90 non sono il decennio del supereroismo</strong> e la parabola economica discendente della serie di film di Batman ne è la prova: le tre pellicole prodotte in questo decennio costano sempre di più (80 milioni di dollari per Batman Returns, 100 milioni di dollari per Batman Forever e 125 milioni per Batman and Robin) e non incassano quanto sperato, in particolare Batman and Robin, con solo 238 milioni di dollari di incassi<sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/73311-comics-cinema-analisi-quantitativa-parte-1#footnote_10_73311" id="identifier_10_73311" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="I dati economici su budget di produzione e incassi, tranne quando diversamente indicati, sono tratti dall&#039;ottimo e sempre aggiornato database del sito http://www.boxofficemojo.com/">11</a>] </sup>. Vanno di moda, da un lato antieroi e mondi distopici, dall’altro la comicità spumeggiante di <i>The Mask</i> (pellicola che incassa 351 milioni di dollari contro i 23 della produzione) o addirittura quella più infantile di <i>Richie Rich </i>e <i>Dennis The Menace </i>(1993).</p>
<p>Mentre negli anni ’80 il 59% dei film era tratto da personaggi della DC, nel decennio successivo la percentuale scende al 17%, quella Marvel sale dall’ 8% al 13%, dai personaggi della Dark Horse sono tratti il 29% dei film, mentre la categoria “altri” passa dal 33% al 41%. Sommando le percentuali dei film tratti da fumetti della DC e della Marvel, abbiamo un calo dal 66% al 30%, si riducono cioè a circa la metà.</p>
<p style="text-align: left;">Passiamo ora al XXI secolo. Abbiamo ben 60 film prodotti tratti da fumetti anglo-americani. Di questi 29 sono tratti da fumetti Marvel, 16 da testate DC, 5 da quelli Dark Horse, 2 dalla Image, 8 da altre case editrici<sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/73311-comics-cinema-analisi-quantitativa-parte-1#footnote_11_73311" id="identifier_11_73311" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Le altre case editrici sono Platinum Studios, Dynamite Entertainment, IDW Publishing, Top Shelf Productions, Oni Press, Rebellion Development e Fantagraphics.">12</a>] </sup>.</p>
<p>Eccone il grafico.</p>
<p><img class="aligncenter  wp-image-73401" alt="case editrici anni 2000" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/B3_case-editrici-anni-2000.png" width="600" height="340" /></p>
<p>Che in termini percentuali si traduce in quanto segue:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-73402" alt="case editrici percentuali (anni 2000)" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/B3A_case-editrici-percentuali-anni-2000.png" width="600" height="340" /></p>
<p>Il primo dato è<strong> il sorpasso dei film tratti da fumetti Marvel</strong>, che da soli costituiscono il 48% delle pellicole, mentre quelli tratti dalle opere DC sono il 27%. Nel XXI secolo, <strong>tre film su quattro sono tratti da fumetti della Marvel o della DC</strong>; come visto sopra, negli anni ’80 tale percentuale era del 66% e negli anni ’90 appena del 30%. Il rimanente 25% è diviso tra la Dark Horse, da cui sono tratti circa l’8% dei film, la Image, da cui proviene poco più del 3% delle pellicole, e un gruppo di 7 case editrici da cui proviene il restante 13%. Abbiamo dunque un’esplosione di film tratti dalle due principali case editrici del mondo dei comics, che riduce sensibilmente la percentuale di film tratti da fumetti di altre case editrici.</p>
<p>Seguono due schemi che riassumono quanto visto fino ad ora:</p>
<p style="text-align: left;">Il primo mostra la quantità di film (in termini assoluti) tratti dalle singole case editrici, confrontando gli anni ’80, gli anni ’90 e il XXI secolo.</p>
<p><img class="aligncenter  wp-image-73404" alt="confronto case editrici in tre decenni valori assoluti" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/B4B_confronto-case-editrici-in-tre-decenni-valori-assoluti.png" width="600" height="338" /></p>
<p style="text-align: left;">Con la stessa <i>ratio</i> propongo questo secondo schema in cui il numero di film tratti da ogni casa editrice è espresso in termini percentuali rispetto al totale dei film prodotti nel periodo analizzato.</p>
<p><img class="aligncenter  wp-image-73407" alt="confronto case editrici 3 decenni in termini percentuali" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/B4A_confronto-case-editrici-3-decenni-in-termini-percentuali.png" width="600" height="267" /></p>
<p>Un dato su tutti è certo: questo secolo, cinematograficamente parlando, è iniziato <b>nel segno del supereroismo</b>, un genere che, come vedremo nelle prossime parti di questo approfondimento, ha <b>peculiari caratteristiche</b> di mercato e <b>importanti riflessi</b> sul mondo del fumetto da cui proviene.</p>
<p>Se siete arrivati fin qui, non mi resta che ringraziarvi per l&#8217;attenzione e darvi appuntamento alla prossima settimana con la seconda parte dove analizzerò la <strong>tendenza alla serializzazione</strong> di questo genere cinematografico,<strong> la fidelizzazione e l’estensione del mercato extrastatunitense</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(fine prima parte &#8211; continua)</em></p>
<p><b>Note:</b>
<ol class="footnotes">
<li id="footnote_0_73311" class="footnote">La Timely Comics è la casa editrice fondata da Martin Goodman nel 1939, nel 1950 prese il nome di Atlas Comics per poi divenire Marvel Comics dal 1961. Nel 1939, Stan Lee, a soli 17 anni, cominciò a lavorare presso la Timely prima come redattore e correttore di bozze poi come sceneggiatore, editor e direttore artistico.</li>
<li id="footnote_1_73311" class="footnote">Stan Lee, </i><i>Riflessioni sui Fantastici Quattro di Stan Lee</i> in Marvel Collection Fantastici Quattro 1 (di 4), p.3.</li>
<li id="footnote_2_73311" class="footnote"> Ho deciso di mettere a confronto un dodicennio con due decenni per due motivi: 1) se avessi deciso di utilizzare il decennio 2002-2012 avrei escluso solo 3 film (X-men, From hell, Ghost World) che nell&#8217;ambito di 96 film alterano in maniera minima i dati, eppure escludere X-Men avrebbe voluto dire ignorare l’inizio di una delle saghe più fortunate; 2) Se avessi usato il decennio 2000-2010 avrei tenuto fuori dall&#8217;analisi 12 film tra cui i due campioni di incassi The Dark Knight Rises e The Avengers, alterando così in maniera vistosa i dati e i risultati.</li>
<li id="footnote_3_73311" class="footnote">Il 1978 è l’anno del primo Superman film capostipite del suo genere.</li>
<li id="footnote_4_73311" class="footnote">Essi sono: Superman II (1980), Swamp Thing (1982), Superman III (1983), Supergirl (1984), Superman IV (1987), Batman (1989) e The return of Swamp Thing (1989).</li>
<li id="footnote_5_73311" class="footnote">Personaggio creato nel 1973 da Steve Gerber e Val Mayerik.</li>
<li id="footnote_6_73311" class="footnote">Essi sono: Batman Returns (1992), Batman Forever (1995), Batman &amp; Robin (1997) e Steel (1997).</li>
<li id="footnote_7_73311" class="footnote">Personaggio creato nel 1936 da Lee Falk apparso per la prima volta sul New York American Journal, da allora molte case editrici hanno pubblicatole sue storie, tra queste la Marvel ha pubblicato tre miniserie tra il 1987 e il 1995.</li>
<li id="footnote_8_73311" class="footnote">In ordine cronologico: The Mask (1994), Time Cop (1994), The Shadow (1994), Tank Girl (1995), Barb Wire (1996), Mistery Men (1999), Virus (1999).</li>
<li id="footnote_9_73311" class="footnote">Essi sono: Dick Tracy (1990), The Rocketeer (1991), Brenda Starr (1992), Dennis the Menace (1993), The Crow (1994), Richie Rich (1994), Judge Dredd (1995), The Crow: City of Angels (1996), Spawn (1997).</li>
<li id="footnote_10_73311" class="footnote">I dati economici su budget di produzione e incassi, tranne quando diversamente indicati, sono tratti dall&#8217;ottimo e sempre aggiornato database del sito <a title="boxofficemojo" href="http://www.boxofficemojo.com/">http://www.boxofficemojo.com/</a></li>
<li id="footnote_11_73311" class="footnote">Le altre case editrici sono Platinum Studios, Dynamite Entertainment, IDW Publishing, Top Shelf Productions, Oni Press, Rebellion Development e Fantagraphics.</li>
</ol>

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		<title>I più letti della settimana</title>
		<link>http://www.lospaziobianco.it/81763-piu-letti-settimana</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 13:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Rastelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli articoli più letti della settimana: una curiosità, ma anche un modo per capire gli interessi  dei nostri lettori]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/06/top_read_thumb.jpg" width="240" />
		</p><p><a href="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/06/top_read_thumb.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-81800" alt="top_read_thumb" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/06/top_read_thumb.jpg" width="200" height="200" /></a>Con questo articolo, iniziamo un appuntamento settimanale per capire che cosa leggono i nostri lettori: non una classifica sulla qualità di articoli od opere, ma una traccia per <strong>tentare di conoscerci meglio</strong>.<br />Questa settimana, il podio è appannaggio di tre pezzi di repertorio che coprono una gamma amplissima di tematiche: dal molto criticato approccio di <strong>Frank Miller</strong> al terrorismo, alla nuova serie fantasy Bonelli (di cui proporremo a breve la recensione del primo numero), passando per una panoramica della partecipazione di <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/disney" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Disney">Disney</a> (e dei suoi personaggi) nella propaganda antinazista nella seconda guerra mondiale.<br />Spazio anche per altre due iniziative molto attese:<strong> Marvel Now</strong>, che lospaziobianco segue con uno speciale coordinato da Giuseppe Lamola, e <strong>Long Wei</strong>, nuova miniserie prodotta dalla <em>Editoriale Aurea</em>. Su queste, resta vivace anche la discussione interna alla redazione.<br />E, confessiamo il nostro compiacimento, molto séguito ha anche l&#8217;angolo gastronomico-fumettistico, curato da Basilico.<br />In generale, la nostra classifica documenta un panorama composito (vedasi il successo dell&#8217;articolo su <strong>Toby Mon Ami</strong>), a testimonianza della varietà di interessi dei nostri lettori.</p>
<p><strong>Dati<br /></strong>Periodo di riferimento: 8 giugno 2013 &#8211; 14 giugno 2013<br />Visitatori : 1396 / giorno<br />Pagine: 2578 / giorno<br />Fonte: www.statistiche.it/</p>
<h2><strong>TOP 11 Articoli</strong></h2>
<p><a href="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/06/holy_terror.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-81797" alt="holy_terror" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/06/holy_terror.jpeg" width="256" height="197" /></a>1. <strong>Antonio Solinas: Settemila battute su Sacro Terrore (Holy Terror) di Frank Miller</strong><br /><a href="../41068-settemila-battute-holy-terror-frank-miller" target="_blank">www.lospaziobianco.it/41068-settemila-battute-holy-terror-frank-miller<br /></a>In occasione della pubblicazione italiana da parte di Bao Publishing di Sacro Terrore (Holy Terror), l&#8217;ultimo fumetto di Frank Miller, ripubblichiamo l&#8217;intervento con il quale Antonio Solinas cerca di inquadrare aspetti dell’opera che l’approccio &#8220;in your face&#8221; (e invero superficiale) dell&#8217;autore rischia di oscurare.</p>
<p><iframe style="width: 120px; height: 240px;" src="http://rcm-it.amazon.it/e/cm?t=lospait-21&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;asins=8877964936&amp;ref=qf_sp_asin_til&amp;fc1=964747&amp;IS2=1&amp;lt1=_blank&amp;m=amazon&amp;lc1=964747&amp;bc1=000000&amp;bg1=D6D0D0&amp;f=ifr" height="240" width="320" frameborder="0" marginwidth="1" marginheight="0" scrolling="no" align="left"></iframe><br /> 2. <strong>Annalisa Stancanelli: Disney e la propaganda antinazista</strong><br /><a href="http://www.lospaziobianco.it/55106-disney-propaganda-antinazista" target="_blank">www.lospaziobianco.it/55106-disney-propaganda-antinazista</a><br />Durante la seconda guerra mondiale, la Disney produsse cartoni commissionati dal Governo, che testimoniano, oltre la creatività degli autori, l&#8217;efficacia dell&#8217;animazione come strumento di propaganda</p>
<p>3.<strong> Ettore Gabrielli, Salvatore Cervasio: Con Luca Enoch: Dragonero, Bonelli ritorna al fumetto seriale</strong><br /><a href="../24034-luca-enoch-dragonero-bonelli-ritorna-fumetto-seriale" target="_blank">www.lospaziobianco.it/24034-luca-enoch-dragonero-bonelli-ritorna-fumetto-seriale<br /></a>La prima intervista rilasciata da Luca Enoch a fine 2010 dopo l&#8217;annuncio del varo di una serie dedicata al fantasy Dragonero, seguito del Romanzo a fumetti pubblicato nel 2007 dalla Sergio Bonelli Editore.</p>
<p>4.<strong> Basilico, Maria Angela Sillemi: Ricette di china: zuppa postapocalittica per Ken di Hokuto</strong><br /><a href="../80549-ricette-china-zuppa-postapocalittica-ken-hokuto" target="_blank">www.lospaziobianco.it/80549-ricette-china-zuppa-postapocalittica-ken-hokuto<br /></a>Basilico, il cuciniere dello Spazio Bianco, si mette di nuovo ai fornelli per un vecchio amico d&#8217;infanzia: Ken il guerriero.</p>
<p>5. <strong>Giuseppe Lamola: Marvel Now! dietro le quinte: intervista a Nicola Peruzzi, coordinatore editoriale Marvel Italia</strong><br /><a href="../80904-marvel-now-nicola-peruzzi-marvel-italia">www.lospaziobianco.it/80904-marvel-now-nicola-peruzzi-marvel-italia<br /></a>Nicola Peruzzi, coordinatore editoriale Marvel Italia, ci anticipa cosa dobbiamo aspettarci dalle nuove serie coinvolte in Marvel Now!, oltre a raccontarci nel dettaglio il modo in cui la Panini ha deciso di presentare questa operazione editoriale nel nostro Paese.</p>
<p><iframe style="width: 120px; height: 240px;" src="http://rcm-it.amazon.it/e/cm?t=lospait-21&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;asins=B00C70QVSQ&amp;ref=qf_sp_asin_til&amp;fc1=964747&amp;IS2=1&amp;lt1=_blank&amp;m=amazon&amp;lc1=964747&amp;bc1=000000&amp;bg1=D6D0D0&amp;f=ifr" height="240" width="320" frameborder="0" marginwidth="1" marginheight="0" scrolling="no" align="left"></iframe></p>
<p>6. <strong>Carlo Coratelli: Nuvole di Celluloide: Captain America: The Winter Soldier, The Walking Dead e altre news</strong><br /><a href="http://www.lospaziobianco.it/80785-nuvole-celluloide-captain-america-winter-soldier-walking-dead" target="_blank">www.lospaziobianco.it/80785-nuvole-celluloide-captain-america-winter-soldier-walking-dead</a></p>
<p>7. <strong>Marco Guardanti: Sei nuovi fumetti tra pulp, crime, horror e supereroi: intervista agli autori di Dominate! Comix</strong><br /><a href="../77423-nuovi-fumetti-pulp-crime-horror-supereroi-intervista-autori-dominate-comix" target="_blank">www.lospaziobianco.it/77423-nuovi-fumetti-pulp-crime-horror-supereroi-intervista-autori-dominate-comix<br /></a>Una nuova linea di fumetti: Dominate! comics. Sei serie pronte a esordire, create e curate da una coppia di giovani autori, colleghi e fratelli: Domenico e Natale Lubrano. In questa intervista, ci raccontano il loro progetto, svelano retroscena, anticipazioni e immagini in anteprima, e presentano i disegnatori arruolati.</p>
<p><iframe style="width: 120px; height: 240px;" src="http://rcm-it.amazon.it/e/cm?t=lospait-21&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;asins=275603004X&amp;ref=qf_sp_asin_til&amp;fc1=964747&amp;IS2=1&amp;lt1=_blank&amp;m=amazon&amp;lc1=964747&amp;bc1=000000&amp;bg1=D6D0D0&amp;f=ifr" height="240" width="320" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" align="right"></iframe><br /> 8. <strong>Alessandro Munari: Toby mon ami: esiste uno spazio per fumetti senza testi?</strong><br /><a href="../77141-toby-mon-ami-spazio-fumetti-mut">www.lospaziobianco.it/77141-toby-mon-ami-spazio-fumetti-mut<br /></a>Toby mon ami di Grégory Panaccione (visto su ANIMALs) è un bel rappresentante della categoria dei fumetti muti, che, non avendo uno spazio definito nel mercato, sembrano godere di una libertà e di un’inventiva che spesso manca ad altre grammatiche più comuni.</p>
<p>9. <strong>David Padovani: Long Wei: c’è un (super)eroe cinese a Milano</strong><br /><a href="../78081-long-wei-supereroe-cinese-milano">www.lospaziobianco.it/78081-long-wei-supereroe-cinese-milano<br /></a>Arriva nelle edicole il numero uno di &#8220;Long Wei&#8221;, miniserie dedicata al primo eroe di quartiere cinese immigrato nel nostro paese, grazie all’Editoriale Aurea , Diego Cajelli e Luca Genovese.</p>
<p>10. <strong>Carlo Coratelli: I combattimenti di <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/arrow" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Arrow">Arrow</a> – Intervista a James Banford, fight coordinator</strong><br /><a href="../81089-combattimenti-arrow-intervista-james-banford-fight-coordinator-versione-italiana-inglese">www.lospaziobianco.it/81089-combattimenti-arrow-intervista-james-banford-fight-coordinator-versione-italiana-inglese<br /></a>Continuiamo il nostro viaggio dietro le quinte di Arrow, con una intervista esclusiva al fight coordinator/stunt coordinator della serie targata The CW James Bamford.</p>
<p>11. <strong>David Padovani: Tunué: gli editori dell’immaginario che amano il digitale</strong><br /><a href="../81213-tunue-editori-immaginario-amano-digitale">www.lospaziobianco.it/81213-tunue-editori-immaginario-amano-digitale<br /></a>Inauguriamo con Tunué<img style="border: none !important; margin: 0px !important;" alt="" src="https://www.assoc-amazon.it/e/ir?t=lospait-21&amp;l=ur2&amp;o=29" width="1" height="1" border="0" />, casa editrice italiana pioniera nel fumetto digitale, una serie d’interviste dedicate alle realtà editoriali più attive in questo campo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Attendiamo i vostri commenti.</em><br /><em>Arrivederci alla prossima settimana</em></p>
<p>&nbsp;</p>

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		<title>LoSpazioBianco nella foresta di Sherwood: perdersi e ritrovarsi tra musica e fumetto</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jun 2013 07:30:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giada Peterle</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Baronciani]]></category>
		<category><![CDATA[Alessia Di Giovanni]]></category>
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		<category><![CDATA[Sherwood Comix]]></category>
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		<description><![CDATA[Nasce una collaborazione tra LoSpazioBianco e Sherwood Festival 2013, uno dei festival musicali e crossover tra i più importanti del nord Italia: quattro incontri con sette artisti italiani, quattro opere a fumetti raccontate live dallo stage dello Sherwood Comix. Ecco il programma degli appuntamenti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/06/baronciani.gif" width="240" />
		</p><p>Si avvicina l&#8217;estate e, per chiunque viva a Padova, estate significa anche <b>Sherwood Festival</b>. Nato nel 1976 da un laboratorio in movimento, negli anni ha dato vita a una radio, a diverse piattaforme di comunicazione e ad eventi d&#8217;interesse sociale.</p>
<p><img class="alignleft" alt="" src="http://www.sherwood.it/public/images/thumbs/logo/logo_31.jpg" width="430" height="272" /></p>
<p>Lo Sherwood Festival è ormai un evento che ha varcato i confini regionali per allargarsi a tutta la penisola e oltre, raccogliendo ogni estate migliaia di persone nel parcheggio dello <b>Stadio Euganeo</b> grazie alla passione per la musica e non solo. Sì, perché quello organizzato da Radio Sherwood non è un semplice festival musicale, ma uno spazio di connessione tra le arti e le persone, in cui laboratori teatrali, concerti, incontri con autori e artisti si uniscono dando vita ad un intenso programma di un mese, dal <b>12 giugno al 12 luglio</b>.</p>
<p>Tra gli obiettivi del Festival emerge la voglia di “<i>affermare un nuovo modo di vivere, di stare insieme, di vedere il mondo</i>” ed è proprio in quest&#8217;ottica che lo spazio di <b><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/sherwood-comix" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Sherwood Comix">Sherwood Comix</a></b> si è allargato sempre più negli anni, riconoscendo al <i>medium</i> dell&#8217;arte sequenziale la capacità di offrire nuove visioni del mondo, più immediate, più taglienti, più vicine al pubblico, dirette tanto quanto può essere la potenza della musica. Nasce così dal 2013 la collaborazione tra Sherwood Festival e LoSpazioBianco, con la voglia di allargare ulteriormente questo spazio, dandogli eco e risonanza sul web, dove ogni appuntamento potrà essere seguito dal sito con la <b>web-tv</b> e le <b>video-interviste</b> organizzate da Sherwood, mentre un nostro inviato si occuperà di raccontare e intervistare di persona gli autori ospiti.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter" alt="" src="http://www.sherwood.it/public/images/thumbs/logo/bruno-moz-pavan-calia.jpg" width="600" height="150" /></p>
<p style="text-align: left;">Il programma si apre allora il <b>23 giugno</b> con <b>Sherwood Comix illustra </b><i><b>Slam X</b></i>, un festival <i>crossover</i> che dal 2009 porta sui palchi italiani scrittori e musicisti, fumettisti e attori per unire i propri linguaggi comunicativi: quest&#8217;anno ad illustrare saranno Andrea Bruno, Claudio Calia, Moz_aka_OfficinaInfernale e Sara Pavan.</p>
<p><img class="alignright" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-ARQWyOuJmQs/UX7d81DiLAI/AAAAAAAAPPg/d88vQanU8Xo/s1600/carmela-MAIN-490x250.jpg" width="343" height="175" />Il <b>4 luglio</b> ci sarà <b>Alessia di Giovanni</b>, sceneggiatrice di <i><b>Io so&#8217; Carmela</b></i> (Becco Giallo 2013), per raccontare l&#8217;esperienza che l&#8217;ha portata a mettere in sequenza con Monica Barengo il diario dello straziante silenzio e dell&#8217;innocenza violata di Carmela Cirella, morta suicida nell&#8217;aprile del 2007 a soli 13 anni.</p>
<p>Il terzo incontro, che si terrà il <b>9 luglio</b>, è dedicato a un “amico” di Sherwood, <b><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/zerocalcare" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Zerocalcare">Zerocalcare</a></b>: sin dagli inizi quando ancora il suo blog era luogo d&#8217;incontro per pochi eletti che “c&#8217;avevano visto lungo”, Sherwood e il C.s.o. Pedro facevano parte di questa nicchia di lettori. L&#8217;amicizia, cresciuta con la pubblicazione dei volumi di grande successo <i>La profezia dell&#8217;armadillo</i> e <i>Un polpo alla gola</i>, non poteva che rinnovarsi: protagonista sarà allora il suo ultimo volume <strong><em>Ogni maledetto lunedì su due</em> </strong>(Bao Publishing 2013).</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="" src="https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcT5pvA8740tibwSAWV5Y_YPOM86r1tdd6W5sZjFC-mffO6FFx9qPg" width="600" height="200" /></p>
<p><img class="alignleft" style="text-align: center;" alt="" src="https://encrypted-tbn1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQFZYc7wZV58v8fFll4KjDxhznzkSqF3Iv96-3mVZsosuMTJkg" width="269" height="187" /></p>
<p>Chiude il programma dello Sherwood Comix <strong><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/alessandro-baronciani" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Alessandro Baronciani">Alessandro Baronciani</a></strong>, che il <strong>12 luglio</strong> presenterà <strong><em>Raccolta 1992-2012</em></strong> (Bao Publishing 2013): nel ruolo di fumettista affermato, ma anche di musicista nella band Altro, Baronciani chiuderà questa serie di incontri sublimando nella propria persona l&#8217;incontro tra le arti, essenza del festival, passando dal tavolo del disegnatore allo stage musicale nella stessa sera, in occasione dell&#8217;evento <em><strong>La Tempesta nella foresta di Sherwood</strong></em> (organizzato con l&#8217;etichetta indipendente &#8220;La Tempesta&#8221;, fondata per altro da Enrico Molteni, bassista dei Tre Allegri Ragazzi Morti).</p>
<p>Quattro eventi che colgono anime parallele dell&#8217;arte del fumetto. Prima strumento di protesta che dà ascolto a coloro che troppo spesso non ce l&#8217;hanno, con Alessia Di Giovanni; poi racconto di una generazione che tra ironia e disincanto coglie la contemporaneità, con Zerocalcare; il fumetto incontra infine altri linguaggi artistici, con Slam X, e soprattutto la musica, con Baronciani. Si danno così voce, immagine e suono a nuove visioni di un mondo che sembra avere già degli spazi di possibilità.</p>
<p>Link:<br /><a href="http://www.sherwood.it">www.sherwood.it</a></p>
<p>Pagine Facebook:<br /><a href="www.facebook.com/festival.sherwood">www.facebook.com/festival.sherwood<br /></a><a href="www.facebook.com/sherwood.it">www.facebook.com/sherwood.it</a></p>
<p>Twitter: <a title="@SherwoodPadova" href="https://twitter.com/SherwoodPadova">@SherwoodPadova</a></p>
<p lang="it-IT"><a href="http://www.sherwood.it/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-81362" alt="LOGO SHERWOOD 13 OK LUNGO (1)" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/06/LOGO-SHERWOOD-13-OK-LUNGO-1-300x86.png" width="300" height="86" /></a></p>

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		<series:name><![CDATA[Sherwood Festival 2013]]></series:name>
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		<title>Arrow: analisi della prima stagione</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jun 2013 14:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Coratelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Andrew Kreisberg]]></category>
		<category><![CDATA[Arrow]]></category>
		<category><![CDATA[Greg Berlanti]]></category>
		<category><![CDATA[Stephen Amell]]></category>

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		<description><![CDATA[In attesa della nuova stagione, diamo uno sguardo approfondito alla prima, avvincente stagione di Arrow analizzando nel dettaglio cast, produttori e atmosfere di una tra le serie più attese e discusse dell'anno.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
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		</p><p><!--[if gte mso 9]><xml><br />
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<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span style="color: black;">Quando ne fu annunciata la realizzazione, attorno ad <i style="mso-bidi-font-style: normal;"><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/arrow" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Arrow">Arrow</a></i> lo scetticismo da parte di molti era forte. Era infatti palese il rischio che ai fan si presentasse un nuovo <i>Smallville</i>, con tutti i difetti del caso. <img class="alignright size-full wp-image-80560" alt="arrow-poster" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/06/arrow-poster.jpg" width="280" height="362" /><br /> La serie sul giovane Clark Kent interpretata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tom Welling</b> era stata indubbiamente un successo di pubblico, arrivando a dieci stagioni, ma qualitativamente si era distinta come uno dei prodotti più scadenti del network The CW.</span></p>
<p>Ripetitiva, il più delle volte noiosa, con personaggi monodimensionali e mai caratterizzati pienamente (a eccezione del Lex Luthor interpretato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Michael Rosenbaum</b>), <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Smallville</i> si era presto ridotta a un calderone di citazioni fumettistiche e niente più.</p>
<p>Con <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Arrow</i> il rischio era quindi dietro l’angolo, ma il progetto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Greg Berlanti</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/andrew-kreisberg" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Andrew Kreisberg">Andrew Kreisberg</a></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marc Guggenheim</b> si è rivelato da subito una scommessa vincente nel quadro del nuovo stile di programmazione operato negli ultimi tempi dal network, sempre più diretto verso prodotti differenti e originali rispetto al genere <i>teen drama</i> che ne aveva contraddistinto il palinsesto negli anni precedenti. <br /> Ma come riuscire a realizzare un buon adattamento televisivo di <strong>Freccia Verde</strong>, uno dei personaggi di punta della <i>DC Comics</i>, da molti ricordato anche per uno dei migliori cicli narrativi della casa editrice, quello che negli anni Settanta vide <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dennis O&#8217;Neil</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Neal Adams</b> affiancarlo a Lanterna Verde, nella riscoperta di una America ferita e disillusa?</p>
<p>Il primo fattore era discostarsi dal Freccia Verde apparso proprio in <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Smallville</i>, eliminandone qualsiasi collegamento (anche l&#8217;attore) e cercando di ricatturare le atmosfere fumettistiche che, soprattutto negli ultimi anni, hanno ridefinito il personaggio, grazie ad autori come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kevin Smith</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Judd Winick</b>.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span style="color: black;">Non a caso tra gli sceneggiatori c&#8217;è quell’Andrew Kreisberg che proprio un paio di anni fa ha gestito un interessante ciclo del personaggio (che potete ritrovare in alcuni <i>trade paperback</i> editi da <i>Planeta</i>) e che nel suo adattamento televisivo ha saputo miscelare, assieme a Berlanti e Guggenheim, elementi classici del fumetto in maniera reale e cruda senza disdegnare alcune citazioni (Ted Kord, Central City, Coast City solo per nominarne alcune). Ma Kreisberg non si è <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>lasciato intrappolare nel gioco di accontentare i fan a tutti i costi ed è rimasto con i piedi per terra nella costruzione del <i>background</i> di una serie tv tra le più interessanti e riuscite, per quanto riguarda un eroe <i>DC Comics</i>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><img class="aligncenter  wp-image-80529" alt="Pilot" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/06/arrow1.jpg" width="462" height="257" /></p>
<p>Tratto in salvo dopo essere rimasto bloccato per cinque anni su un’isola (apparentemente) deserta in seguito a un naufragio, il miliardario Oliver Queen (<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/stephen-amell" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Stephen Amell">Stephen Amell</a></b>) ritorna nella natia Starling City. Qui assume l’identità di un misterioso giustiziere armato di arco e frecce per colpire le persone presenti su una lista di nomi trovata nella giacca del padre deceduto, scoprendo una ragnatela di corruzione e crimini che ha avvelenato la metropoli negli anni della sua assenza.</p>
<p>Su quello che appare come un classico e semplice <i>incipit</i> narrativo, gli autori hanno saputo costruire una prima stagione decisamente appassionante, riuscendo a tenere desta l’attenzione e la curiosità del pubblico su due livelli.</p>
<p>Il primo, ovvero quello ambientato nel presente e che vede Oliver affrontare il crimine nella sua nuova identità, ha visto delineare le caratterizzazioni di personaggi principali e comprimari, con l’inserimento di numerose sottotrame che hanno fatto da fondamenta all’intera costruzione della stagione e della serie.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span style="color: black;"><img class="aligncenter size-full wp-image-80530" alt="arrow2" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/06/arrow2-e1370357250988.jpg" width="600" height="338" /><br /> Ne sono un esempio la madre di Oliver (<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Susanna Thompson</b>), che ben presto si è rivelata a pieno titolo coinvolta, anche se suo malgrado, nella distruzione morale della città, e Malcolm Merlin (<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">John Barrowman</b>), vero tessitore dietro gli intrighi che hanno coinvolto Starling City, nonché nemesi principale del giustiziere nell’identità dell’Arciere Nero. </span></p>
<p>Tramite loro, gli autori hanno saputo infondere una <i>storyline</i> sotterranea e parallela agli eventi della serie, caratteristica tra le più interessanti e inquietanti della prima stagione, soprattutto per il coinvolgimento della madre del protagonista, che di episodio in episodio ha visto fare <i>tabula rasa</i> della fiducia e onestà che la sua personalità sembrava in un primo momento racchiudere, soprattutto da parte del figlio.<br /> Non sono poi da dimenticare gli altri protagonisti, ognuno dei quali, senza eccezione alcuna, ha lasciato un’impronta indelebile.</p>
<p>Laurel (<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Katie Cassidy</b>) si è rivelata da subito un personaggio convincente, senza scadere nel <i>cliché</i> della donzella perennemente in pericolo, anche grazie alla sua maturità e al suo ruolo da avvocato, cosa che ne ha contraddistinto fortemente la personalità. A fornire un punteggio pieno alla figura, vi è poi il legame conflittuale con il padre, il detective Quentin Lance (<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paul Blackthorne</b>) sia per quanto riguarda il rapporto con il misterioso giustiziere sia per quello nei confronti di Oliver, visto dall&#8217;uomo come il responsabile della morte dell&#8217;altra figlia. Meno convincente e prevedibile però è il suo ruolo nel triangolo amoroso che si crea tra la ragazza, Oliver e quello che all’inizio è il suo attuale fidanzato, Tommy Merlin (<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Colin Donnell</b>), una situazione che probabilmente si piega a ragioni di audience puramente indirizzate a un pubblico femminile.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span style="color: black;"><img class="aligncenter  wp-image-80531" alt="ARROW" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/06/arrow3.jpg" width="450" height="300" /></span></p>
<p>Inizialmente interessato solo ai soldi e dedito alla vita dissoluta, Tommy appare come uno dei <i>character</i> su cui gli sceneggiatori hanno voluto effettuare un lavoro più complesso, rendendolo una sorta di ombra sia del padre che del migliore amico. Il personaggio infatti risente fortemente del ritorno di Oliver nel corso della stagione, guardando al suo rapporto con Laurel nel passato come una minaccia per il futuro. Nonostante le numerose rassicurazioni ricevute, anche motivate dal fatto che il protagonista non voglia coinvolgere la ragazza nella sua doppia vita, Merlin pare progressivamente sempre più intrappolato in un bozzolo di paura e indecisioni, che lo porteranno ad allontanarsi sia da Laurel che da Oliver, e daranno forse il via alla costruzione della versione televisiva dell&#8217;arcinemico di Freccia Verde nelle prossime stagioni.</p>
<p>Differente analisi va fatta per Thea (<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Willa Holland</b>), Diggle (<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">David Ramsey</b>) e soprattutto Felicity (<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emily Bett Rickards</b>). <br /> La Thea Queen interpretata dalla Holland è risultata inizialmente uno dei personaggi meno riusciti della serie. Intrappolata nei <i>cliché</i> della bad girl che si ubriaca e si mette nei guai, l&#8217;attrice per la prima parte della stagione non riesce, anche per evidenti carenze di idee attorno al personaggio, a mettersi in evidenza quanto basta. A salvarla è stata l&#8217;introduzione a metà stagione della interessante e sfaccettata figura di Roy Harper e allo stesso tempo il suo impiego presso lo studio legale di Laurel, elementi che hanno messo il personaggio sotto una nuova luce, ridefinendone completamente il carattere ed evitando un effetto alla &#8220;Marissa Cooper&#8221; in stile <i style="mso-bidi-font-style: normal;">The OC</i>.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span style="color: black;"><img class="aligncenter size-full wp-image-80532" alt="arrow4" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/06/arrow4.jpg" width="500" height="292" /><br /> Ottime anche le costruzioni di Diggle, legato al protagonista da più ragioni (tra le quali la morte del fratello per mano di Deadshot), e di Felicity Smoak, personaggio che è riuscito a crescere e a conquistarsi un posto di tutto rispetto, grazie alla simpatia e alla forza della sua interprete, la quale ha donato al serial quell&#8217;umorismo necessario in atmosfere decisamente oscure.</span></p>
<p>In un cast così eterogeneo, è proprio Stephen Amell a convincere a metà. <img class="alignleft size-full wp-image-80562" alt="00687930ce7" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/06/00687930ce7.jpg" width="260" height="394" />L&#8217;attore non brilla infatti per espressività nei panni di Oliver Queen e il suo unico intento pare quello di mostrare i pettorali in ogni occasione, almeno per quanto riguarda la prima parte della stagione. L&#8217;attore però, nelle sequenze in cui diventa il misterioso giustiziere, riesce a donare al suo doppio una certa forza e aggressività che ne permettono la promozione a metà, nell’attesa di ulteriori miglioramenti nella prossima stagione.</p>
<p>Accanto a questo primo livello, che abbiamo analizzato nel dettaglio, non è da dimenticare il secondo, che vede nei <i>flashback</i> riguardanti la permanenza sull&#8217;isola di Oliver uno dei punti di forza della serie.</p>
<p>Attraverso questi inserimenti di pochi minuti, gli autori hanno saputo, senza banalità, trascinare il pubblico nelle vicende del protagonista, sviscerando una sottotrama che è cresciuta in aspettativa fin dai primi episodi, senza deludere. Personaggio chiave e da sottolineare in questo contesto, soprattutto per come sarà legato alla serie in futuro, è quello di Slade Wilson, noto ai fan dei fumetti come il letale Deathstroke, che ha visto in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manu Bennett</b> un eccellente interprete, anche dal punto di vista fisico, capace di portare dalla carta al piccolo schermo uno dei migliori <i>character DC Comics</i> con il fascino che lo ha sempre circondato.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><span style="color: black;">Oltre a questo, i <i>flashback</i> ci consentono di capire come Oliver è diventato quello che è adesso dal dissoluto playboy che era, permettendo agli sceneggiatori di avere materiale a sufficienza per le prossime stagioni, e una miniera d&#8217;oro da cui costruire nuove, avvincenti <i>storyline</i>. </span></p>
<p>Un difetto, se così lo si può considerare, è nella <i>rogue gallery</i> presentata nella prima stagione. Se da una parte l&#8217;Arciere Nero e Deadshot certamente sono i <i>villain</i> che più di altri riescono ad attirare l&#8217;attenzione, anche per il legame che hanno con alcuni dei personaggi della serie, era lecito aspettarsi di più da Chyna o dal Conte, quest&#8217;ultimo poco approfondito e non così inquietante come alcune interviste e anticipazioni del network lo avevano descritto in un primo momento.</p>
<p><img class="aligncenter  wp-image-80533" alt="arrow5" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/06/arrow5.jpg" width="480" height="320" /></p>
<p><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Arrow</i> è quindi una serie ben confezionata e scritta, dove ogni elemento è stato dosato correttamente nel corso della stagione e in cui ogni personaggio è riuscito a trovare il suo spazio, senza danneggiare così gli altri. Per quanto riguarda le atmosfere, il forte realismo anche insito nel protagonista (che non ci va di certo leggero nei confronti dei criminali) è fortemente debitore del personaggio a fumetti da cui è tratto, e riprende le ultime recenti incarnazioni di Freccia Verde. Un’operazione che guarda quindi sia al pubblico di fan e appassionati sia a chi non conosceva il personaggio, riuscendo nell&#8217;intento di avvicinarli grazie a un prodotto intrigante e intelligente.</p>

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		<title>ShiftyLook, l’ultima evoluzione del fumetto come pubblicità</title>
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		<pubDate>Wed, 29 May 2013 14:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Munari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vecchio quanto Yellow Kid (fine 1800), l'uso pubblicitario del fumetto si è fatto sempre più sofisticato. Con il passaggio dalla stampa ai webcomic, il portale ShiftyLook può essere visto come l'ultima evoluzione di questo principio.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/sl_th.jpg" width="240" />
		</p><h2><strong>Prima di tutto, un po&#8217; di storia</strong></h2>
<div id="attachment_77779" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-77779 " alt="" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/ShiftyLook-Asterix-300x228.jpg" width="300" height="228" /><p class="wp-caption-text">Una discussa pubblicità del 2010 (per McDonald la Francia è il secondo mercato al mondo dopo gli USA)</p></div>
<p><strong>Da sempre i personaggi dei fumetti sono perfetti testimonial</strong>, e grazie alla loro fama e riconoscibilità presso il grande pubblico risultano molto attraenti per i produttori e le agenzie pubblicitarie.</p>
<p>L’esempio più comune di questa sinergia commerciale – in uso fin dai tempi di <em><a href="http://www.hakes.com/item.asp?AuctionItemID=53266">Yellow Kid</a></em> (fine 1800) – sono le concessioni iconografiche su licenza, con un’immagine del personaggio che appare tanto sulle comunicazioni pubblicitarie del produttore che sulle confezioni dei prodotti o sui gadget contenuti in regalo.</p>
<p><strong>Con il tempo questo uso è diventato più sofisticato, e ha portato alla realizzazione di intere tavole a fumetti realizzate su commissione.</strong> Queste ministorie, in cui invariabilmente l’eroe risolveva la situazione problematica grazie alle proprietà del prodotto, erano destinate agli albi e alle riviste per ragazzi di maggior tiratura. Si possono trovare esempi fin dai <a href="http://furycomics.com/viewer/11/Selected_Products/White_Cloverine_Brand_Salve/?i=56&amp;m=S11">comic books della Golden Age</a>, poi nell’importante lavoro sul settimanale <i>Tintin </i>dell’agenzia <a href="http://www.actuabd.com/L-aventure-de-Publiart-Quand-la">Publiart</a> (nata in Belgio nel 1954), fino a casi più prossimi a noi come le storie promozionali pubblicate su <i><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/topolino" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Topolino">Topolino</a> </i>negli anni Ottanta e Novanta.</p>
<p> Poi, con il progressivo decadere delle pubblicazioni da edicola a partire dai primi anni Duemila, questa pratica pubblicitaria avrebbe potuto perdere d’interesse. Ma il successo di pubblico ottenuto su Internet dai webcomic gratuiti ha aperto nuove possibilità per i fumetti realizzati su commissione, sebbene con una grande differenza di fondo.</p>
<div id="attachment_78590" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><img class="size-large wp-image-78590" alt="ShiftyLook-Tintin-eurosignal" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/ShiftyLook-Tintin-eurosignal-600x314.jpg" width="600" height="314" /><p class="wp-caption-text">Una pubblicità del 1977 per Eurosignal con protagonista Tintin e compagnia. Copyright © Moulinsart</p></div>
<p>In tutti i casi presentati precedentemente, gli attori erano delle case editrici (o, nel caso di Publiart, una filiale) che mettevano a disposizione di terzi una <strong>forte proprietà intellettuale (o IP)</strong> di cui detenevano i diritti, oltre al <i>know how</i> degli artisti capaci di riprodurla. Nel caso del webcomic gratuito, invece, si parla raramente di IP riconosciute dal grande pubblico (a parte forse il marchio <em><a href="http://www.penny-arcade.com/">Penny Arcade</a></em>), e il successo su Internet rimane un fatto relativamente di nicchia.</p>
<p>Nonostante questo, il formato webcomic in sé resta comunque estremamente accessibile e interessante per il pubblico, tanto da <strong>attirare le attenzioni di chi ha invece grosse proprietà intellettuali da sfruttare: Hollywood e gli sviluppatori di videogiochi.</strong></p>
<p>Se per il cinema il principio resta ancora limitato (penso giusto al breve prequel a fumetti realizzato per <i>Inception</i>, intitolato <em><a href="http://www.comixology.com/Inception-The-Cobol-Job/comics-series/4792">The Cobol Job</a></em>), per i videogiochi gli esempi sono oggigiorno meno rari. La rinomata Valve ha fatto ancora una volta da pioniera, con i webcomic realizzati per <em><a href="http://www.thinkwithportals.com/comic/">Portal 2</a></em> e per <em><a href="http://www.dota2.com/comics/">DotA 2</a></em>. La particolarità di questi casi è che un grande produttore mediatico ha ingaggiato autonomamente dei professionisti del fumetto per creare dei contenuti promozionali gratuiti e di grande qualità per sostenere un suo prodotto di punta, e senza passare per l’intermediazione di una casa editrice.</p>
<h2><strong>Dove andremo a finire?</strong></h2>
<div id="attachment_77777" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/ShiftyLook-Galaga.jpg"><img class="size-medium wp-image-77777  " alt="ShiftyLook - Galaga" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/ShiftyLook-Galaga-300x263.jpg" width="300" height="263" /></a><p class="wp-caption-text">Una tavola del webcomic ispirato al classico videogioco Galaga</p></div>
<p><strong>Arriviamo finalmente a parlare di <a href="http://www.shiftylook.com/">ShiftyLook</a>, che possiamo considerare l’ultima evoluzione di questo principio.</strong> Aperto nel marzo 2012, ShiftyLook è un portale gestito dalla Namco Bandai Games Inc., nata dalla fusione di due importanti compagnie giapponesi attive nel mondo dei videogiochi fin dagli anni Settanta. Sebbene si parli di evoluzioni future che lo porteranno ad accogliere anche serie animate (la prima è appena iniziata) e giochi, il cuore del sito è costituito da una moltitudine di serie a fumetti gratuite, attualmente 17 nella versione inglese e 8 in quella giapponese. Tutte queste serie sono ispirate a giochi arcade, soprattutto vecchie glorie degli anni Ottanta come <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Galaga">Galaga</a></em>, ma anche recenti (<em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Katamari_Damacy">Katamari</a></em>) o future (<i>Alien Confidential</i>).</p>
<p><strong>Lo scopo dichiarato del portale è far conoscere meglio al pubblico, sia quello più giovane che quello di appassionati di vecchia data, le proprietà intellettuali della società.</strong> Considerato come i vecchi titoli arcade stiano vivendo da anni una nuova giovinezza grazie a smartphone, tablet e store on-line delle console<span style="text-decoration: line-through;">s</span>, come molti giochi per PC usciti negli ultimi 15 anni siano spesso disponibili in download in negozi elettronici come Steam, e come la moda hipster si sia appropriata dei riferimenti storici della cultura <i>geek</i>, questo “rinfrescare la memoria” attraverso i webcomics ha un chiaro interesse commerciale per la Namco Bandai. Inoltre, alcuni dei giochi che hanno subìto questa trasposizione sul portale sono quasi sconosciuti fuori dal Giappone, e in questo caso i webcomic servirebbero da cavallo di Troia per far conoscere e potenziare delle IP famose in patria agli occhi degli occidentali.</p>
<div id="attachment_78599" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-78599 " alt="" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/ShiftyLook-Bravoman-300x300.jpg" width="300" height="300" /><p class="wp-caption-text">Una serie è ispirata a BravoMan, videogioco del 1988 praticamente sconosciuto al di fuori del Giappone</p></div>
<p>Dal punto di vista degli autori di fumetti coinvolti, l’operazione sembra decisamente positiva. Gli sceneggiatori, disegnatori e coloristi attualmente al lavoro sul portale, principalmente statunitensi, sono quasi una quarantina, tra cui dei nomi molto noti nel webcomic come <a href="http://www.qwantz.com/index.php">Ryan North</a>, <a href="http://pvponline.com/">Scott Kurz</a> e <a href="http://nedroid.com/">Anthony Clark</a>. Si tratta insomma di artisti che hanno molta confidenza con il <i>medium</i> usato e l’ambiente di Internet, e da una simile operazione sembra non possano che nascere collaborazioni felici sia per loro che per le IP in gioco, grazie allo scambio reciproco di lettori/fan, visibilità e fama. E il tutto in forma di lavoro pagato per gli autori.</p>
<p>Dal punto di vista artistico, le storie rimangono piuttosto semplici e leggère, spesso impostate sull’ironia – d’altronde, provate voi a scrivere una sceneggiatura seria per un fumetto ispirato a <i>Galaga</i> – e la commedia, che costituiscono i registri più comuni nel webcomic statunitense. Dal punto di vista grafico, le serie hanno quasi tutte colori vivaci resi al computer e godono delle differenze di stile tra i vari illustratori coinvolti, raggiungendo lo scopo di attrarre i lettori.</p>
<p>Un dettaglio notevole è come in un portale di questo genere, che può contare su un tale dispiegamento di mezzi, persone e contenuti, al momento non vi sia rappresentato alcun vero scopo commerciale diretto: non ci sono link alle pagine dei giochi che hanno ispirato le serie, o indicazioni su come acquistarli. Nulla. Si tratta forse di una strategia d’immagine a lungo termine, che vuole affezionare i lettori prima di cercare un rendiconto economico sul sito stesso, o semplicemente di un altro progetto di una grossa società legato ai webcomic, che è stato mal pensato dal punto di vista finanziario e sarà destinato a finire in perdita e a chiudere a breve? Forse nessuna delle due.</p>
<div id="attachment_77778" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><img class="size-full wp-image-77778" alt="La serie ispirata a Katamari Damacy, videogioco di successo in Giappone e piccolo cult in occidente." src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/ShiftyLook-Katamari.jpg" width="600" height="200" /><p class="wp-caption-text">La serie ispirata a Katamari Damacy, videogioco di successo in Giappone e piccolo cult in occidente.</p></div>
<p>Personalmente <strong>penso che ShiftyLook sia nato davvero come un’iniziativa puramente promozionale</strong>, che rientra nel budget pubblicitario che la Namco Bandai destina a Internet, e il webcomic sia solo incidentalmente il formato adatto a rappresentare le sue proprietà intellettuali in modo fresco e originale. Naturalmente, una tale attenzione (e il budget che questa comporta) non possono che fare bene alla visibilità del medium fumetto e ai suoi autori. Sarà interessante vedere se in futuro nasceranno altre proposte di questo tipo, e per quali proprietà intellettuali sarà applicato il principio.</p>
<p>Qualcuno ne vede una qualche applicazione per l’Italia? Che IP nostrane potremmo voler valorizzare all’estero attraverso un fumetto on-line?</p>

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		<title>Il futuro di &#8220;Topolino&#8221; ovvero la differenza tra immortalità ed eternità</title>
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		<pubDate>Sat, 25 May 2013 13:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Mazzotta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Disney]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo speciale dedicato a "Topolino" n. 3000 si chiude con un articolo dal sapore filosofico che riflette sulle caratteristiche dei personaggi e del settimanale Disney.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/TopiePaperi_thumb.jpeg" width="240" />
		</p><p><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-78662" alt="Disney Saint Vincent_slide" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Disney-Saint-Vincent_slide.jpeg" width="600" height="201" /><br />C’è un vantaggio innegabile nell’essere dei personaggi di fantasia ed è l’immortalità</strong>. L’immortalità è un concetto assoluto e pieno. Come la perfezione. Non si può essere un po’ perfetti o molto perfetti. Se sei perfetto, lo sei… e basta. Per l’immortalità è la stessa cosa. O quasi. Perché l’immortalità dei personaggi dei fumetti, spesso, si scontra con l’oblio. È un destino triste, quello dei personaggi dei fumetti dimenticati dal loro pubblico, che un po’ richiama quello di Titone, il bellissimo giovane amato dalla dea dell’aurora, Eos, che ottenne per lui, da Zeus, l’immortalità ma non l’eterna giovinezza, condannandolo alla lunghissima sofferenza del tempo che scorre inesorabile. <br />Non soffrono quei personaggi di carta che, dimenticati, non sono più “giovani” e popolari nel cuore dei lettori; tuttavia, la loro, resta comunque una fine ingloriosa. Ma quanto il destino dei personaggi è legato a quello delle pubblicazioni che li ospitano? <br /><img class="alignleft size-full wp-image-78664" alt="sede-w-disney-classe-4a-2" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/sede-w-disney-classe-4a-2.jpg" width="300" height="225" />Le domande complesse hanno sempre risposte complesse. Partiamo dal presupposto che <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/topolino" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Topolino">Topolino</a>, Paperino, Pippo &amp; co. sono più che immortali, sono eterni. Ciò significa che trascendono il significato di giovinezza e popolarità. O meglio, più che trascenderlo, lo inglobano nella loro pienezza, facendone tratti caratterizzanti della loro essenza. I personaggi <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/disney" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Disney">Disney</a> sono da sempre e per sempre popolari, sono e saranno sempre al passo con i tempi, perché capaci di ispirare passione e la passione è come il fuoco, che, parafrasando Eraclito, brucia sempre simile, ma mai identico a se stesso, si rinnova sempre e non invecchia mai. <strong>Se cercate questo fuoco, se vi chiedete dove esso bruci, la ricerca è semplice. Basta andare in Via Ferrante Aporti a Milano e citofonare Disney</strong>. Lì troverete coloro che, settimana dopo settimana, danno una casa a creature eterne, cioè i personaggi che papà Disney (e non solo) creò decenni fa. Lì troverete la redazione di <em>Topolino</em>. <br />Perché se Topolino e compagni sono eterni e non solo immortali, se quindi non invecchiano mai perché sempre rinnovati, curati e oggetto di attenzione, se sono preservati dall’oblio narrativo, se vengono scoccati come frecce nei cuori di tanti appassionati, se hanno una casa accogliente dove vivere la loro eternità e se i lettori in quella casa ogni mercoledì, andando in edicola, sono invitati&#8230; il merito è proprio di coloro che, della fiamma della passione armati, passo dopo passo, costruiscono mura di carta chiamate pagine; coordinano autori, architetti di storie, e disegnatori, pittori di immagini. E confezionano una rivista capace di essere un luogo dove l’infinita forza disneyana trova il suo spazio.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-78665" alt="372889301_92e033a622" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/372889301_92e033a622.jpg" width="250" height="292" />Quindi, tornando alla domanda sopra posta: il destino dei personaggi è molto legato alle pubblicazioni che li ospitano, perché anche personaggi dal titanico impatto culturale come quelli Disney, radicati nella memoria e nel quotidiano italiano (quanto e forse più che ne resto del mondo!), <strong>devono ruotare intorno alla possibilità da parte di lettori di accedere alle loro avventure con regolarità</strong>. Se ciò non avvenisse, sicuramente non si perderebbe il ricordo di questi potenti <em>character</em>, troppo immersi nella cultura umana per essere dimenticati, ma, semplicemente, da eterni essi tornerebbe ad essere immortali, cioè destinati al “sempre” ma senza poter diventare mai qualcosa di nuovo.<br />In tal caso, per evocare un&#8217;immagine esemplificativa, si potrebbe parlare di un fuoco… ghiacciato.<br />Questa è l’importanza di <em>Topolino</em>, che in questi giorni ha alimentato la fiamma Disney per la tremillesima volta. Quale sarà il futuro di questa rivista è un quesito che molti si pongono. Sono in arrivo delle rivoluzioni? E se sì, quali saranno? I prossimi <em>Topolino</em> saranno fatti di carta o di byte? Come sarà il numero quattromila? Le risposte hanno davvero scarsa importanza. L’unica cosa che conta è che un po’ dell’eternità dei personaggi si trasmetta anche alla rivista, in modo tale che in ogni mercoledì, fino alla fine dei tempi e oltre, ci sia un portale a forma di libretto in cui entrare e passare il nostro miglior tempo insieme ai topi e ai paperi….e finché a custodire questo portale ci saranno persone in cui arde la fiamma della passione, possiamo immaginare un futuro sereno e avvincente. </p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-78667" alt="FIGURA 1 ALBERTO" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/FIGURA-1-ALBERTO.jpg" width="579" height="250" /></p>

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		<title>Pensieri e parole: &#8220;Topolino&#8221; visto da chi &#8220;Topolino&#8221; lo fa</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 07:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bramini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Raccolti in un unico articolo, tutti i pensieri degli autori Disney su "Topolino", pubblicati nel corso dello speciale sulle pagine Facebook e Google+ dello Spazio Bianco.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/cOVER_ARTICOLO_PENSIERI-EPAROLE_thumb.jpeg" width="240" />
		</p><p><img class="aligncenter size-full wp-image-77574" alt="cOVER_ARTICOLO_PENSIERI EPAROLE" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/cOVER_ARTICOLO_PENSIERI-EPAROLE.jpg" width="600" height="200" /></p>
<p>Durante l&#8217;ultima settimana e mezza, parallelamente alla pubblicazione sul sito degli articoli che vanno a comporre lo speciale “3000 di questi numeri, <i><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/topolino" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Topolino">Topolino</a></i>!”, sulle nostre pagine Facebook e Google + abbiamo centellinato giorno per giorno i pensieri espressi da alcuni autori <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/disney" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Disney">Disney</a>, appositamente contattati, riguardo il settimanale <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/disney" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Disney">Disney</a> e il traguardo da esso raggiunto.<br />Abbiamo deciso ora di raccoglierli tutti insieme, per permettere a tutti di leggerli e per garantirne una conservazione migliore rispetto a quanto potrebbe accadere sui social network.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.lospaziobianco.it/77402-/casty" rel="attachment wp-att-77410"><img class="size-full wp-image-77410 alignright" alt="Casty" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Casty.jpg" width="139" height="180" /></a><strong>CASTY</strong></p>
<p><em>Penso che </em>Topolino<em> abbia contribuito, tra l&#8217;altro, a diffondere il piacere della lettura in moltissimi bambini e ragazzi di svariate generazioni: tant&#8217;è che, almeno nell&#8217;era pre-internet, era abbastanza difficile trovare un bambino che non l&#8217;avesse mai letto, o non conoscesse i personaggi.</em><br /><em> Per me, è sempre stato &#8230;&#8221;uno di famiglia&#8221;: in tempi in cui non c&#8217;erano videogiochi e tv h24, la lettura di </em>Topolino<em> era uno dei più bei divertimenti. Ricordo che attendevo con trepidazione l&#8217;uscita, e lo leggevo &#8230;.piano, per farlo durare, e poi lo rileggevo e rileggevo&#8230;</em></p>
<p><em>E&#8217; stato uno di famiglia e lo è ancora, dopo quarant&#8217;anni, visto che è parte integrante del mio lavoro, delle mie giornate, dei discorsi che faccio con gli amici. Mi auguro vivamente di trascorrerci ancora un sacco di tempo assieme!</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p> <a href="http://www.lospaziobianco.it/77402-/chendi" rel="attachment wp-att-77412"><img class="alignleft  wp-image-77412" alt="chendi" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/chendi.jpg" width="86" height="126" /></a><strong>CARLO CHENDI</strong></p>
<p><em>Topolino mi ha dato la possibilità di scrivere storie interpretate dai più famosi personaggi del mondo: Topolino, Pippo, Paperino, Zio Paperone e via dicendo. Di lavorare con artisti come Bottaro, Scarpa, Carpi, Cavazzano, De Vita … e di conoscere e diventare amico di Carl Barks, Floyd Gottfredson, Don Rosa.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-77416" alt="cirillo" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/cirillo.jpg" width="143" height="180" /><strong>JACOPO CIRILLO</strong></p>
<p><em>Quando si dice “scrivere per un giornale”, di solito, si intende scriverci per se stessi, per i soldi, magari per bullarsi con gli amici. Ecco, con </em>Topolino<em> è tutto diverso. Io scrivo proprio PER lui, come se volessi restituirgli almeno una parte di tutto quello che mi ha dato negli ultimi 24 anni. Ho imparato a leggere e a scrivere su quelle pagine e il numero 2000 appesantiva il mio già mastodontico zainetto in prima media. E aspetto il 3000 ancora con l’emozione di uno scolaretto. E vedrò il 4000, il 5000 e chissà quanti altri. Sempre cercando di onorare la mia sfacciata fortuna, di scrivere le migliori storie possibili, di impegnarmi come si impegna un uomo in missione. E il bello di tutto questo è che non ce la farò mai a pareggiare i conti, e sarò sempre qui a ringraziare. E ridere come un matto.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-77531" alt="dalena" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/dalena.jpg" width="110" height="162" /></p>
<p><strong>ANTONELLO DALENA</strong></p>
<p><em>Lavorare per </em>Topolino<em> è sempre per me una gioia e un onore perché fa parte della storia del fumetto italiano e di ogni persona che fin da bambino ha amato il fumetto.</em></p>
<p>  </p>
<p><strong><br />BRUNO ENNA</strong></p>
<p><img class="alignright  wp-image-77533" alt="Enna" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Enna.jpg" width="95" height="126" /></p>
<p><em>Sono cresciuto leggendo </em>Topolino<em>. Come molti, ho imparato a leggere anche grazie a lui. Ancora oggi, quando scrivo, cerco di rammentare l&#8217;emozione che mi hanno fatto provare alcune storie ormai mitiche (come &#8220;Topolino e l&#8217;unghia di Kalì&#8221;, oppure &#8220;Topolino e la collana Chirikawa&#8221;, di <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/romano-scarpa" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Romano Scarpa">Romano Scarpa</a>). Lavorare per </em>Topolino<em>, per me, è stato ed è un grande privilegio. Scrivere storie di Topi e Paperi non è lavoro, ma puro piacere.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p> <a href="http://www.lospaziobianco.it/77402-/faccini" rel="attachment wp-att-77534"><img class="alignleft size-full wp-image-77534" alt="faccini" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/faccini.jpg" width="149" height="180" /></a><strong>ENRICO FACCINI</strong></p>
<p><em>Ho imparato a leggere, e ad amare la lettura, sulle pagine di </em>Topolino<em>.</em><br /><em> Nei fumetti Disney ho conosciuto l&#8217;avventura, il divertimento, l&#8217;evasione, il sogno, la curiosità, Barks, Gottfredson, Scarpa. E ho goduto di un arricchimento non banale della lingua italiana (indimenticabile la “disgustosa ostentazione di plutocratica sicumera” del compianto <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/guido-martina" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Guido Martina">Guido Martina</a>).</em><br /><em> Tutto questo, molto più dei noiosi – e presto dimenticati – sussidiari delle elementari e medie. Ma si sa, la scuola del Bel Paese che ho conosciuto io insegnava a odiare la lettura, non ad amarla.<br /></em><em>Basta questo per considerare </em>Topolino<em> una pietra angolare nella formazione di generazioni di bambini e ragazzi in tutto il mondo. </em><em>Giù il cappello, gente di cultura. E altri 3.000 numeri di </em>Topolino<em>.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> <a href="http://www.lospaziobianco.it/77402-/faraci" rel="attachment wp-att-77539"><img class="alignright  wp-image-77539" alt="faraci" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/faraci.jpg" width="114" height="144" /></a>TITO FARACI</strong></p>
<p><em>Quando penso a </em>Topolino<em>, penso innanzitutto a lui: al personaggio. Topolino è l&#8217;unico, fra i personaggi di cui io abbia sceneggiato storie, con cui sono riuscito a immedesimarmi.</em><br /><em> Un Topolino che è uno di noi. Un Topolino che non è il primo della classe saccente di tante, troppe storie sbagliate. Il Topolino &#8220;eroe&#8221; della porta accanto, che finisce nei guai per caso e salva il mondo per salvare se stesso e le persone a cui vuole bene.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p> <a href="http://www.lospaziobianco.it/77402-/gagnor" rel="attachment wp-att-77415"><img class=" wp-image-77415 alignleft" alt="gagnor" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/gagnor.jpg" width="94" height="146" /></a><strong>ROBERTO GAGNOR</strong></p>
<p><em>Topolino È il fumetto italiano. Una mitologia americana che trova una sua voce, bellissima, in Italia.<br />Topolino è parte della mia vita da sempre. In quelle sei vignette per pagina ho imparato a leggere e a vivere. Volevo scrivere sul </em>Topo<em> e ce l&#8217;ho fatta. I sogni si realizzano, fidatevi.<br /></em><em>Ogni volta che inizio una nuova storia torno un bambino che disegnava sui taccuini, lascio perdere tutto il resto e scrivo Tavola 1: mi diverto troppo.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.lospaziobianco.it/77402-/gervasio" rel="attachment wp-att-77542"><img class="alignright  wp-image-77542" alt="gervasio" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/gervasio.jpg" width="122" height="144" /></a><strong>MARCO GERVASIO</strong></p>
<p><em>Topolino è un sogno che mi ha accompagnato dall&#8217;infanzia all&#8217;età adulta senza mai lasciarmi. E da compagno dei miei giochi da bimbo, è divenuto il solido pilastro della mia vita professionale. Vivo ancora quel sogno e spero di non svegliarmi mai. Un sogno condiviso da milioni di altri lettori; perché </em>Topolino<em>, arrivato alla incredibile soglia del numero 3000, è un punto cardine del fumetto Italiano (e non solo). Dopo Garibaldi l&#8217;Italia è stata unita da Topolino! <br />Con affetto, Marco.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><img class="size-full wp-image-78511 alignleft" alt="Gula" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Gula.jpg" width="125" height="180" />ETTORE GULA</strong></p>
<p><em>La prima volta che ho letto </em>Topolino<em> è stato in campagna a casa di miei cugini che ne avevano vari in sala. Non so chi fossero gli autori della storia né se fosse bella o brutta ,ma ricordo che iniziava con zio Paperone che, a bordo di uno strano marchingegno , veniva a prendere paperino e i nipotini per portarli con sé alla ricerca di un tesoro. Ricordo il fascino che ebbe su di me l’idea che qualcuno potesse venire a bussare alla porta per portarmi non a scuola, ma in qualche avventura in giro per il mondo!!! Da lì ho iniziato a leggere, fumetti, libri e quant’altro, non per dovere, ma per la voglia di avventura e mistero che mi trasmettevano. </em><br /><em>In fondo non è per quello che si legge?</em><br /><em>Un grande Augurio quindi al “</em>Topo<em>” per questi 3000 numeri e per tutte le storie che ha raccontato e che ancora racconterà! </em><br /><em>Adesso devo andare, bussano alla porta … che sia la volta buona?</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.lospaziobianco.it/77402-/mastantuono" rel="attachment wp-att-77544"><img class="wp-image-77544 alignright" alt="mastantuono" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/mastantuono.jpg" width="119" height="144" /></a><strong>CORRADO MASTANTUONO</strong></p>
<p><em>Mi fa impressione che durante il festeggiamento del n. 2000 di </em>Topolino<em> io già c&#8217;ero. Questo vuol dire o che io sono vecchio da occupare un terzo della storia della rivista più longeva d&#8217;Italia o che </em>Topolino<em> è eternamente giovane e quel festeggiamento risale a qualche giorno fa. Protenderei versa questa seconda ipotesi.</em><br /><em> Il ricordo più bello comunque non è ne la prima storia pubblicata ne il Topolino d&#8217;oro vinto qualche anno dopo ma l&#8217;immagine di mio padre che la domenica tornava con un </em>Topolino<em> fresco di stampa, fregandosene che ancora io non sapessi leggere. Viva Topolino.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> <a href="http://www.lospaziobianco.it/77402-/panaro" rel="attachment wp-att-77545"><img class="wp-image-77545 alignleft" alt="Panaro" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Panaro.jpg" width="70" height="108" /></a>CARLO PANARO</strong></p>
<p><em>Quelli di </em>Topolino<em> per me non sono solo personaggi, ma &#8220;maschere&#8221; dietro alle quali si nasconde un campionario di umanità: talvolta mi regalano un sorriso, talvolta un&#8217;emozione, sempre un sogno!</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.lospaziobianco.it/77402-/pastrovicchio" rel="attachment wp-att-77546"><img class="size-full wp-image-77546 alignright" alt="pastrovicchio" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/pastrovicchio.jpg" width="120" height="180" /></a><strong><br />LORENZO PASTROVICCHIO</strong></p>
<p><em>È sicuramente difficile parlare di un mito e dire qualcosa di non scontato&#8230;<br />Topolino, da quando ricordi, in casa mia c&#8217;è da sempre.<br /></em><em>Lo leggeva mio padre, l&#8217;ho letto io e adesso ( a cinque anni e mezzo:) ) lo legge pure mio figlio (e ci mancherebbe ;) ).<br /></em><em>Credo che in Italia siamo molto fortunati ad avere un giornale che è riuscito ad attraversare più generazioni contemporaneamente, e a creare la passione, per un mondo (quello del fumetto appunto), che poi nella vita potrà ampliarsi a tutti i generi esistenti.<br />Topolino è molto di più un fumetto, e per me è un onore poter far parte di questo!</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.lospaziobianco.it/77402-/radice_turc" rel="attachment wp-att-77560"><img class="size-medium wp-image-77560 alignleft" alt="Radice_Turc" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Radice_Turc-107x300.jpg" width="107" height="300" /></a><strong>TERESA RADICE / STEFANO TURCONI</strong></p>
<p> <em>A casa del </em><em>Topo ci siamo incontrati<br /></em><em>e già l&#8217;anno dopo eravamo&#8230; sposati.<br /></em><em>Le storie del </em><em>Topo inventiam con amore:<br /></em><em>è un gran privilegio, una gioia, un onore!<br /></em>(Tere)<br /><em>Dell&#8217;anno del </em><em>Topo è la nostra bambina<br /></em><em>e il piccolo, che nome porta? Indovina!<br /></em><em>Il nome del Topo! Per cui, cosa vuoi&#8230;<br /></em><em>parlarti del </em><em>Topo è parlarti&#8230; di noi!<br /></em>(Ste)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><br /></strong><img class="size-full wp-image-77550 alignright" alt="salati" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/salati.jpg" width="112" height="180" /><strong>GIORGIO SALATI</strong></p>
<p><em>È inutile che spieghi l’importanza di </em>Topolino<em> per la cultura italiana. Studiosi ben più qualificati di me lo fanno e lo faranno. Vi posso però dire che cosa significa per il sottoscritto.<br /></em><em>Quando negli anni ’80 ero un bambino, </em>Topolino<em> per me non era solo uno svago.<br /></em><em>Su quelle pagine ho visto Paperino venire assunto come manager di Rockerduck, per poi scoprire che non serve a nulla il successo se non hai nessuno con cui condividerlo. Ho visto l’eroismo dell’uom… papero qualunque che va su un altro pianeta con un fucile e uno stereo per salvare il suo amore impossibile, Reginella. Ho visto Quo prendersi per la prima volta la gingillonite. All’epoca, le storie non erano accreditate, e solo col tempo ebbi modo di conoscere i nomi degli autori.<br /></em><em>Poi, negli ultimi dieci anni, tra le altre cose ho visto Paperina riconquistare Paperino dopo averlo perso. Paperone fuggire su un’isola dove non esiste il Natale. Paperino contendersi Paperina col proprio alter ego, <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/paperinik" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Paperinik">Paperinik</a>. Questa volta le storie erano accreditate. E nei casi citati, il nome stampato in calce era il mio.<br /></em><em>Credo che </em>Topolino<em> non sia solo uno svago. Credo che mi abbia formato emotivamente. E che continui a farlo tuttora.</em></p>
<p><strong><br /></strong><img class="wp-image-77551 alignright" alt="Sciarrone" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Sciarrone.jpg" width="97" height="126" /><strong>CLAUDIO SCIARRONE</strong></p>
<p><em id="__mceDel"></em><em>Fin dall&#8217;asilo </em>Topolino<em> mi ha accompagnato nella vita e mi è stato accanto ogni giorno, il regalo più bello che potessi mai ricevere. L&#8217;emozione più grande è poter condividere questo immenso tesoro con chi avrà tra le mani il numero 6000 e penserà a chi leggerà il numero 10000 con lo stesso affetto con cui penso a coloro che si emozionano con le storie del nostro amico </em>Topolino<em> da 3000 strabilianti numeri!</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="size-full wp-image-77616 alignleft" alt="stabile_2" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/stabile_2.jpg" width="142" height="180" /><strong>VITO STABILE</strong></p>
<p><em>Da parte mia, commentare un traguardo tanto importante come il numero 3000 di </em>Topolino<em> è emozionante e “spaventoso” allo stesso tempo. Emozionante perché si tratta di un fumetto che ho sempre letto ed amato fin dall&#8217;infanzia, e averlo accompagnato fino al 3000 ti obbliga a fare uno splendido tuffo nei ricordi. “Spaventoso” (in senso buono) perché posso dire di essere stato l&#8217;ultimo sceneggiatore ad aver esordito prima di questo “giro di boa”, e questo evento in un certo qual modo mi carica di responsabilità per il futuro: sta a me, e a noi tutti, cercare di impegnarsi al meglio per garantire amore e passione a questo nuovo capitolo della storia del </em>Topo<em>. Sta a me, e a noi tutti, occuparsi di questi straordinari personaggi affinché nuovi lettori possano scoprirli e amarli come accaduto a noi da bambini. Il mio augurio è una promessa: caro </em>Topolino<em>, io ce la metterò tutta. Perché sei una cosa seria.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="size-full wp-image-78509 alignright" alt="valentini" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/valentini1.jpg" width="133" height="180" /></p>
<p><strong>MASSIMILIANO VALENTINI</strong></p>
<p>Topolino<em id="__mceDel"> è:<br /> T come “Tradizione”, lo acquisto regolarmente dal 1976;<br /> O come “Ottuagenario”, ma se li porta benissimo;<br /> P come “Paperin di Boscoscuro”, personaggio che ha fatto qualche fugace apparizione;<br /> O come “Orecchie” (questa mica la devo spiegare?);<br /> L come “Lavoro”, il mio (il più bello del mondo!);<br /> I come “Immaginazione”, impossibile vivere senza di essa;<br /> N come “Nuovo”, cioè sempre al passo coi tempi;<br /> O come “Oggi”, giunto al traguardo del numero 3000!</em></p>

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		<series:name><![CDATA[Topolino 3000]]></series:name>
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		<title>Un anno per arrivare a Topolino 3000: a che punto siamo ora?</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 07:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lavinia Michela Caradonna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[ArticoliSpeciali]]></category>
		<category><![CDATA[Disney]]></category>
		<category><![CDATA[Topolino]]></category>
		<category><![CDATA[Valentina De Poli]]></category>

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		<description><![CDATA[Breve analisi senza impegno del destino editoriale di una giornalino da tremila punti e tremila uscite attraverso un'analisi dal punto di vista editoriale dell'ultima annata.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/thumb.jpeg" width="240" />
		</p><p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-77747 aligncenter" alt="slide_topolino3000" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/slide.jpg" width="600" height="201" /></p>
<p><i><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/topolino" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Topolino">Topolino</a></i>, il giornalino per ragazzi per antonomasia taglia oggi un traguardo di tutto rispetto: dal 1949, quando le rotative della stampa tornano in funzione dopo l’arresto forzato a causa della Seconda Guerra Mondiale, ben tremila numeri hanno visto la luce nel formato attuale, comunemente denominato “libretto”. Diverse sono state le cadenze d’uscita nelle edicole, così come alterne sono state le fortune e le scelte editoriali di una redazione creativa e vitale, che ogni settimana è pronta a mandare in stampa un numero sempre diverso, sempre migliore del precedente.</p>
<p>Ma, con il 3000 già nelle edicole, una domanda sorge spontanea fra gli appassionati: a che punto siamo ora? È così che, tra direttori entrati nel mito e autori degni del titolo di Maestro, proviamo a dare una risposta analizzando brevemente, dal punto di vista editoriale, l’ultima annata.</p>
<h2><b>Donne al potere</b></h2>
<p><img class="size-thumbnail wp-image-77749 alignleft" alt="Lettera Direttore" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Lettera-Direttore-200x169.jpg" width="200" height="169" /></p>
<p><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/valentina-de-poli" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Valentina De Poli">Valentina De Poli</a> è la seconda donna, nella storia del giornalino, a essere diventata direttore della testata, ereditando la staffetta da Claretta Muci nel 2007. Ciò che si trova di fronte la De Poli sono sette anni durante i quali alcune scelte, discutibili o meno, hanno portato all’abbassamento del target di destinazione e a una sorta di esilio volontario di alcuni autori. Poche le nuove leve, alcune delle quali ancora oggi ci dicono ben poco. <br />Richiamare attorno a sé proprio quella serie di autori “allontanati” è uno dei grandi meriti della nuova “direttora”, che dimostra non solo una grande sensibilità nei loro confronti, ma anche una costante attenzione alle aspettative dei lettori e alla qualità complessiva del prodotto editoriale. Anche per questo, gli ultimi due anni hanno visto la pubblicazione di storie che si inseriscono appieno nel solco di una tradizione tutta <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/disney" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Disney">Disney</a> di particolari canoni e <i>leitmotiv</i>.</p>
<h2><b>L’attualità anche come momento didattico</b></h2>
<p><img class="size-full wp-image-77754 alignright" alt="redazionale-toporeporter_pag.1" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/redazionale-toporeporter_pag.1.jpg" width="225" height="194" /></p>
<p>Una caratteristica che rende <em>Topolino</em> un giornale amato da adulti e bambini è la possibilità di giocare con l’attualità e con le trasformazioni in atto nella società civile. <br />Non a caso, in un’intervista alla testata online fanpage.it, <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/tito-faraci" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Tito Faraci">Tito Faraci</a> definiva i personaggi disneyani degli «<em>uomini calati nel nostro tempo</em>». Negli ultimi anni, infatti, il fiorire di storie dedicate ad argomenti particolarmente sentiti dall’opinione comune (quali l’ecologia e l’importanza delle risorse d’energia rinnovabili) ha permesso di creare delle rubriche di sensibilizzazione, a scadenze irregolari, i cui protagonisti sono gli stessi giovani lettori. <br />Non solo: la volontà di coinvolgere il proprio pubblico, rafforzando il legame con chi legge, ha portato a dei progetti di fidelizzazione che partono da basi estremamente semplici ma efficaci; giocare con i propri lettori, soprattutto più piccoli, ha portato a reinvestire su iniziative che, in pieno “stile <i>Topolino</i>”, si caratterizzassero per un aspetto didattico e ludico. Campionati sportivi, piccoli <i>reporter</i>, giornate dedicate alla cultura e alla scienza: tutto poi trova un suo ideale resoconto in rubrichette poste tra una storia e l’altra, per illustrare, con una notevole carica <i>user-friendly</i>, ciò che è stato portato a termine dai partecipanti.</p>
<h2><b>Topolino goes digital</b></h2>
<p><img class="size-thumbnail wp-image-77751 alignleft" alt="topolino-app_jwd2u.T640" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/topolino-app_jwd2u.T640-161x200.jpg" width="161" height="200" /></p>
<p>Nell’Estate del 2011 viene lanciata la versione digitale di <i>Topolino</i>, con tanto di applicazione iPad per gli abbonati. La rivoluzione dei nuovi media è, dunque, finalmente consacrata: certo non si poteva restare indietro e <i>Topolino</i> ha deciso di raccogliere la cosiddetta sfida del digitale, cominciando a fornire quello che è un servizio base per una qualsiasi rivista del nostro tempo. <br />Si è potuto notare, inoltre, un grande sforzo nella presenza sui principali social network quali Facebook e Twitter, con comunicazioni di buon livello soprattutto per quanto riguarda il primo. <br />Di storie con protagonista la tecnologia ce ne sono sempre state e sempre ce ne saranno, starà poi alla genialità degli autori saper giocare con questi temi, evitando moralismi o apologie, per tratteggiarli in modo adatto alla nostra epoca.</p>
<h2><b>La grafica del direttore? </b></h2>
<p><img class=" wp-image-77755 alignright" alt="Sommario Topolino 2902" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Sommario-Topolino-2902.jpg" width="180" height="251" /></p>
<p>Non è pienamente vero che ogni direttore è in qualche modo riconoscibile anche solo dalla grafica della pubblicazione, nonostante sia una prassi quasi consolidata nel mondo dell’editoria dei periodici. <br />L’attuale impostazione grafica delle rubriche risulta essere giocata interamente sul giallo e sul rosso, colori che ormai da circa quarant’anni contraddistinguono la costina di <i>Topolino</i>, rendendola riconoscibile all’occhio di ogni lettore (e non). L’introduzione delle versioni “avatar” dei personaggi Disney, che strizzano l’occhio all’universo delle community, rafforza il legame tra il web e il giornale, prendendo anche atto della familiarità dei lettori con Internet e con il mondo dei social network.<br />Una prevalenza dell’immagine sul testo e l’uso di caratteri grandi sono scelte vincenti, pensate soprattutto per il target privilegiato dei bambini in età scolare, senza che dispiacciano ai più grandi.</p>
<h2>In conclusione </h2>
<p>In definitiva, il <i>Topolino</i> attuale non è affatto sull’orlo del declino, come si sente da diverse parti. Chi volesse affrontare un’analisi più approfondita, magari partendo anche da più lontano, troverà alla base di tutto lo stesso spirito e gli stessi principi che animavano i primi numeri in formato libretto. <br />La continuità editoriale del prodotto è ampiamente assicurata, nonostante le epoche caratterizzate da bassi rendimenti, qualitativi e quantitativi; in fondo, anch’esse fanno parte della sua storia. Ma ne riparleremo fra qualche altro numero, magari fra <i>tremila</i>. </p>

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		<title>I Padri Fondatori del fumetto Disney italiano secondo Pier Luigi Gaspa</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 07:03:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Luigi Gaspa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Disney]]></category>
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		<category><![CDATA[Topolino]]></category>

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		<description><![CDATA[Pier Luigi Gaspa ci porta alla scoperta degli albori del fumetto Disney italiano, con i primi autori all'opera su "Topolino" e la nascita della primigenia "scuola italiana"]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/topolino_thumb.jpeg" width="240" />
		</p><p><img class="aligncenter size-full wp-image-77626" alt="topolino_slide" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/topolino_slide.jpg" width="600" height="200" /> A partire dall&#8217;aprile del 1949, la comparsa della nuova versione in formato libretto del settimanale mondadoriano, reca con sé una notevole serie di meriti. A parte l&#8217;aver lanciato un formato nuovissimo, presto copiato e che diventerà popolarissimo nella stampa a fumetti di casa nostra, <strong>il nuovo <i><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/topolino" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Topolino">Topolino</a></i> crea una vera e propria scuola di autori nostrani</strong>, la cui straordinaria vicenda è stata raccontata nello splendido <strong><i>I Disney Italiani</i>, di Alberto Becattini, Luca Boschi, Leonardo Gori e Andrea Sani</strong>, già apparso nel 1990 e recentemente, e meritoriamente, riproposto, ovviamente aggiornato, dalla casa editrice NPE.</p>
<p>Tracciare esaurientemente in poche battute un panorama delle origini di questa straordinaria fucina di talenti è compito impossibile nel quale non osiamo cimentarci. Ciò che invece ci accingiamo a fare, è dare <strong>uno sguardo ai vari momenti che si sono succeduti dall&#8217;arrivo di Mickey Mouse in Italia alla seconda metà degli anni Cinquanta, quando si crea la scuola Disney italiana.</strong><br />Cominciamo subito col dire che il rapporto fra gli autori di casa nostra e l&#8217;universo creato da Walt Disney data ben prima del fatidico 1949 e della nascita di Topolino libretto&#8230; </p>
<h2><b>Un <i>Guasta</i> per Mickey Mouse</b></h2>
<div id="attachment_77628" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-77628 " alt="01 Guastaveglia" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/01-Guastaveglia.jpg" width="250" height="384" /><p class="wp-caption-text">Il Topolino di Guastaveglia apparso sul &#8220;Popolo di Roma&#8221; nel 1931</p></div>
<p>A parte i cartoon, già noti e apprezzati nel nostro Paese, Topolino esordisce a fumetti, sia pure in maniera effimera, su <i>L&#8217;Illustrazione del Popolo</i>, supplemento domenicale del quotidiano <i>La gazzetta del Popolo</i>, con le primissime strisce di <i>Le audaci imprese di Topolino nell&#8217;Isola Misteriosa</i>, che appaiono nel marzo del 1930, solo tre mesi dopo la loro nascita ufficiale sui quotidiani d&#8217;Oltreoceano. E già in quell&#8217;anno, seppure non propriamente a fumetti, il primo antesignano dei Disney di casa nostra comincia a cimentarsi con le tondeggianti fattezze del topo: si tratta di <strong>Giovanni Bissietta</strong>, che realizza 27 figurine che raccontano l&#8217;incontro di Mickey Mouse addirittura con il Mostro di Loch Ness. L&#8217;anno successivo è invece la volta di un autore assai più celebre, <strong>Guglielmo Gustaveglia (&#8216;Guasta&#8217;)</strong>, che su un altro quotidiano, il <i>Popolo di Roma</i>, realizza una serie di tavole prive di balloon ma con una strofetta in rima a piè di vignetta. Curiosamente, Topolino e Minni devono vedersela con un&#8217;altra grande stella del cinema di animazione dell&#8217;epoca, Mio Mao, ovvero Felix the Cat,di Pat Sullivan.</p>
<p>Si tratta solo di sporadici tentativi, privi di continuità. L&#8217;anno ancora successivo, però, porta una novità che cambierà per sempre il destino di Topolino e di tutto il mondo disneyano nel nostro Paese: nasce il settimanale <em>Topolino</em>.</p>
<div id="attachment_77629" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-77629" alt="02 Toppi" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/02-Toppi.jpg" width="250" height="349" /><p class="wp-caption-text">Il Topolino di Giove Toppi</p></div>
<p>Apparso subito dopo il settimanale di Lotario Vecchi <i>Jumbo</i>, <i>Topolino</i> Giornale, come viene chiamato oggi, viene pubblicato da una casa editrice fondamentale nella storia del fumetto italiano, la fiorentina <strong><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/nerbini" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Nerbini">Nerbini</a></strong>. E in prima pagina campeggia una tavola realizzata da <strong>Giove Toppi</strong>, che vede un birichino Mickey Mouse prendersela con un elefante allo zoo. Allo stesso Giove Toppi si deve il logo della testata, quello che con variazioni tutto sommato minime campeggerà sulla copertina del fatidico tremillesimo numero.<br />Con lui, forniranno la propria, breve, interpretazione del topo di Walt Disney anche disegnatori quali <strong>Gaetano Vitelli</strong> e <strong>Antonio Burattini</strong> (&#8216;Buriko&#8217;).<br />Non staremo qui a raccontare tutte le vicende susseguite alla pubblicazione della nuova rivista e al successivo passaggio alla <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/mondadori" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Mondadori">Mondadori</a>. Nel 1934 infatti la Nerbini pubblicherà <i style="font-size: medium;">l&#8217;avventuroso</i>, importando in Italia le gesta di personaggi entrati nell&#8217;empireo del fumetto mondiale, come Flash Gordon e L&#8217;Uomo Mascherato, The Phantom, e riscuotendo il clamoroso successo che lo indurrà nel 1935 a cedere la testata <i style="font-size: medium;">Topolino</i> alla Mondadori . Questi avvenimenti sono raccontati con dovizia di particolari e di documentazione nel fondamentale <strong><i style="font-size: medium;">Eccetto Topolino</i></strong><strong>, di Fabio Gadducci, Leonardo Gori e Sergio Lama</strong> (sempre per la NPE). In questa sede, ci limitiamo a ricordare che la testata, una volta passata nelle mani della casa editrice milanese, diventerà una straordinaria fucina di storie e di autori di casa nostra.<br />E darà origine a una prima vera infornata di Disney italiani. A cominciare da Antonio Rubino e, soprattutto, <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/federico-pedrocchi" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Federico Pedrocchi">Federico Pedrocchi</a>.</p>
<h2><b>Una prima scuola per Mickey Mouse</b></h2>
<div id="attachment_77630" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-77630 " alt="03 Il mistero di marte di Pedrocchi" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/03-Il-mistero-di-marte-di-Pedrocchi.jpg" width="250" height="372" /><p class="wp-caption-text">&#8220;Paolino paperino e il mistero di Marte&#8221;, di Federico Pedrocchi</p></div>
<p>Diventato celebre per i suoi personaggi apparsi sul <i>Corriere dei Piccoli</i>, <strong>Antonio Rubino</strong> è il direttore della testata appena passata a Mondadori e più di una volta si cimenta in illustrazioni e copertine che hanno come protagonista Topolino.<br /><strong>La figura davvero fondamentale di questa nuova incarnazione del settimanale è però un&#8217;altra: Federico Pedrocchi</strong>. Sceneggiatore, disegnatore, ideatore e coordinatore di testate e di linee editoriali, Pedrocchi assomma una notevolissima serie di meriti, che solo la precoce scomparsa ha evitato di allungare probabilmente a dismisura. Oltre ad aver portato la rivista al ruolo di leader del panorama fumettistico italiano, presentando una straordinaria mole di autori e di storie, nonostante l&#8217;embargo dei personaggi d&#8217;Oltreoceano decretato dal regime nel 1938, Pedrocchi ha anche il merito, fra le altre disneyane cose, di aver intuito le potenzialità di un simpatico papero di nome Donald Fauntleroy Duck, Paperino! Proprio con una storia lunga diverse tavole, la primissima in Italia, <i style="font-size: medium;">Paperino e il mistero di Marte</i>, Pedrocchi inaugura nel 1937 una consorella del settimanale, battezzata proprio <i style="font-size: medium;">Paperino</i>. A questa storia farà seguito <i style="font-size: medium;">Paolino Paperino inviato speciale</i>, nel 1938. Nello stesso anno, ma sull&#8217;<i style="font-size: medium;">Albo d&#8217;Oro</i>, appare un&#8217;altra vicenda scritta e disegnata da Pedrocchi, <i style="font-size: medium;">Paperino e la pietra filosofale</i>, e fra il 1939 e il 1940, a disegnare quattro successive storie dello sceneggiatore è, senza troppa convinzione, <strong>Mauro Pinochi</strong>.</p>
<div id="attachment_77631" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><img class="size-full wp-image-77631 " alt="Biancaneve e il mago Basilisco. Scritta da Federico Pedrocchi e disegnata da Nino Pagot, appare su &quot;Paperino&quot;" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/04a-Biancaneve-e-Basilisco-01-.jpg" width="350" height="255" /><p class="wp-caption-text">&#8220;Biancaneve e il mago Basilisco&#8221;. Scritta da Federico Pedrocchi e disegnata da Nino Pagot, appare su &#8220;Paperino&#8221;</p></div>
<p>Di straordinaria fattura sono infine le vicende ispirate dal successo cinematografico del lungometraggio animato <i style="font-size: medium;">Biancaneve e i Sette Nani</i> (apparso in Italia nel 1938). Pedrocchi scrive due storie incentrate sui personaggi della celeberrima fiaba. Si tratta di <i style="font-size: medium;">Il Mago Basilisco</i> (1939) e di <i style="font-size: medium;">I Sette Nani Cattivi contro i Sette Nani Buoni</i> (1940). Apparse sul settimanale <i style="font-size: medium;">Paperino</i>, a disegnarle, con uno stile che riprende quello del cartoon e dotato di una sua straordinaria efficacia, è un nome che diventerà notissimo nel mondo dell&#8217;animazione di casa nostra: <strong>Nino Pagot</strong>.<br />Ma fra i lettori del settimanale, vi sono già, in nuce, alcuni degli esponenti della prima, vera ondata di Disney italiani, quella che abbiamo anticipato all&#8217;inizio. Fra questi, ricordiamo il veneziano <strong><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/romano-scarpa" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Romano Scarpa">Romano Scarpa</a></strong>, che in quegli anni si vede pubblicato un disegno nella pagina della posta. Evidentemente era un destino. Ma non anticipiamo i tempi.</p>
<h2>Un <i>Topolino</i> ritorna</h2>
<p>A un certo punto, gli eventi bellici che imperversano sul nostro Paese costringono a una forzata chiusura della testata, alla quale era già venuto a mancare Federico Pedrocchi, richiamato alle armi e poi trasformatosi dal 1943 in collaboratore esterno, prima di andare incontro a una precoce fine nel 1945, durante il mitragliamento del treno sul quale faceva la spola fra Milano e il paesino in cui era sfollato con la famiglia.<br />La rivista riprende le pubblicazioni al termine del conflitto, e precisamente alla fine del 1945. E a raccogliere il testimone, e l&#8217;eredità di una grande quantità di materiale, è un&#8217;altra figura di fondamentale importanza per le vicende del fumetto Disney in Italia: stiamo parlando di <strong>Mario Gentilini</strong>. Entrato in redazione alcuni anni prima, Gentilini diventa prima redattore responsabile e poi direttore del settimanale. Sarà lui, quattro anni più tardi a dare vita al <i style="font-size: medium;">Topolino</i> che conosciamo oggi, e che dirigerà fino al 1980; e sarà sempre lui a incentivare la presenza degli autori nostrani, creando, di fatto, i Disney italiani più propriamente detti. Infatti, <strong>riducendo il formato della rivista ed eliminando qualsiasi altro materiale non disneyano, la nuova pubblicazione si ritrova ad avere necessità di nuovo materiale da pubblicare</strong>. E quello originale non è più sufficiente: occorre affiancargli storie prodotte ex novo.<br />Ma prima di questo rivoluzionario cambiamento, sul <em>Topolino</em> vecchia maniera ha modo di comparire (a partire dall&#8217;ottobre 1948) un altro grande del fumetto disneyano di marca italica. Stiamo parlando dello sceneggiatore <strong><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/guido-martina" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Guido Martina">Guido Martina</a></strong>, che scrive la lunga storia <i style="font-size: medium;">Il cobra bianco -</i> per i disegni di <strong>A</strong><strong>ngelo Bioletto</strong>, altro esponente di quella nuova ondata di autori italiani &#8211; uscendo peraltro in maniera vistosa dal canone disneyano.<br />La vicenda si concluderà con uno storico numero, ovvero il primo della nuova formula tascabile, nell&#8217;aprile del 1949. Ma per Martina sarà il principio di una lunga e fortunatissima carriera, che lo vedrà realizzare una miriade di capolavori, dal celeberrimo <i style="font-size: medium;">L&#8217;inferno di Topolino</i> (1949) alle grandi parodie quali <i style="font-size: medium;">Paperino e il Conte di Montecristo</i> (1957) o <i style="font-size: medium;">El Kid Pampeador</i> (1959), solo per fare due esempi. Angelo Bioletto invece si limiterà a realizzare una terza vicenda, <i style="font-size: medium;">I Grilli Atomici</i>, prima si concludere la sua avventura con l&#8217;universo disneyano, che non sentiva proprio.<br />È comunque il principio di una nuova era. Uno dopo l&#8217;altro, arriveranno autori ben noti al pubblico degli appassionati di oggi e apprezzatissimi anche dai lettori di allora, certamente meno smaliziati, che non conoscevano i nomi degli autori, ma che certamente distinguevano le loro opere.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-77639" alt="Unghia_slide" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Unghia_slide.jpg" width="600" height="200" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_77635" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-77635" alt="Un altro dei primi interpreti italiani del mondo Disney: Pier Lorenzo De Vita, in una storia di Guido Martina del 1958" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/08-Pier-Lorenzo-De-Vita-.jpg" width="250" height="405" /><p class="wp-caption-text">Un altro dei primi interpreti italiani del mondo Disney: Pier Lorenzo De Vita, in una storia di Guido Martina del 1958</p></div>
<h2><b>Nasce la scuola Disney</b></h2>
<p>All&#8217;inizio degli Anni Cinquanta, due nuovi arrivi infoltiscono la ancora sparuta colonia dei Disney italiani: Si tratta di <strong>Giuseppe Perego</strong> e <strong><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/luciano-bottaro" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Luciano Bottaro">Luciano Bottaro</a></strong>. Il primo, esordisce nel 1952 con <i>Il satellite artificiale</i> di Guido Martina, prima di una lunga serie di storie nella quali rivela un segno condito da una personalissima caratterizzazione degli stati d&#8217;animo dei personaggi. Verrà inoltre impiegato per anni in una serie di attività redazionali che lo vedono impegnato nella realizzazione di copertine, illustrazioni e storielle di raccordo ben note agli appassionati.<br />A Perego si aggiungono altri autori, da <strong>Giulio Chierchini</strong> a <strong>Pier Lorenzo De Vita</strong>, da <strong>Sergio Asteriti</strong> a <strong><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/luciano-gatto" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Luciano Gatto">Luciano Gatto</a></strong>&#8230; Ma soprattutto cominciano la loro pluridecennale attività tre grandi maestri del fumetto disneyano di casa nostra, dando vita a una scuola che diventerà presto nota e apprezzata in tutto il mondo.</p>
<div id="attachment_77633" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-77633" alt="Il malefico (si fa per dire) Rebo di Bottaro in una vignetta tratta da &quot;Paperino e il razzo interplanetario&quot;, di Luciano Bottaro." src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/05-Rebo-di-Bottaro.jpg" width="250" height="388" /><p class="wp-caption-text">Il malefico (si fa per dire) Rebo di Bottaro in una vignetta tratta da &#8220;Paperino e il razzo interplanetario&#8221;, di Luciano Bottaro.</p></div>
<p>Il primo in ordine di tempo è <strong>Luciano Bottaro</strong>, che esordisce sempre nel 1952, con una storia pubblicata su <i style="font-size: medium;">Albo d&#8217;Oro</i>. Si tratta di <i style="font-size: medium;">Paperino e le onoreficienze</i>, della quale scrive anche la sceneggiatura. Caratterizzato da uno stile personalissimo e inconfondibile, all&#8217;epoca dell&#8217;esordio disneyano Bottaro ha già una certa esperienza nel settore. Il papà di Pepito, dei Postorici e di millanta altri personaggi <strong>si ritaglia un suo preciso spazio ripescando fra le altre cose uno dei personaggi di maggior successo del </strong><strong><i style="font-size: medium;">Topolino</i> in versione giornale dell&#8217;anteguerra. Stiamo parlando di Rebo, il malefico saturniano che intendeva invadere il nostro pianeta in <i style="font-size: medium;">Saturno contro la Terra</i></strong>, grande epopea fantascientifica ideata da Cesare Zavattini e sceneggiata da Federico Pedrocchi per i disegni di Giovanni Scolari. Bottaro lo richiama in servizio una prima volta con <i style="font-size: medium;">Il razzo interplanetario</i> (1960). L&#8217;autore rapallese inoltre coagula attorno a sé un manipolo di futuri interpreti disneyani, come i disegnatori <strong>Franco Aloisi</strong> e <strong>Guido Scala</strong> e lo sceneggiatore <strong><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/carlo-chendi" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Carlo Chendi">Carlo Chendi</a></strong> (che esordisce nel 1954 con <i style="font-size: medium;">Le Miniere di Re&#8230; Paperone</i>, per i disegni dello stesso Bottaro, diventando uno dei più prolifici sceneggiatori disneyani e creando storie memorabili e nuovi personaggi). All&#8217;autore rapallese si deve inoltre una delle prime grandi parodie, <i style="font-size: medium;">Il Dottor Paperus</i>, che vede l&#8217;apparizione della strega Nocciola.<br />Pochi mesi più tardi, sarà la volta dell&#8217;Uomo dei paperi italiano, <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/giovan-battista-carpi" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Giovan Battista Carpi">Giovan Battista Carpi</a>.</p>
<div id="attachment_77634" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-77634" alt="&quot;Paperiade&quot;, una delle Grandi parodie Disney disegnate da Giovan Battista Carpi" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/06-Paperiade-di-Carpi.jpg" width="250" height="376" /><p class="wp-caption-text">&#8220;Paperiade&#8221;, una delle Grandi parodie Disney disegnate da Giovan Battista Carpi</p></div>
<h2><b>Arriva il papà di <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/paperinik" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Paperinik">Paperinik</a></b></h2>
<p>Papà di Geppo, Nonna Abelarda e Soldino, personaggi che riscuotono grande successo negli anni Cinquanta e Sessanta, chiamato da Gentilini, <strong>Giovan Battista Carpi</strong> esordisce nel 1953, con <i>Paperino e il suo fantasma</i>, pubblicata sugli <i>Albi d&#8217;Oro</i> per i testi di Guido Martina e le chine di Giulio Chierchini. Inizialmente, nelle sue tavole riecheggiano Al Taliaferro e Carl Barks, ma ben presto l&#8217;autore genovese sviluppa un tratto personale e riconoscibilissimo, diventando uno dei maggiori interpreti della scuola italiana e, <strong>a detta di molti, il primo vero Disney italiano</strong>. Nel corso della sua quarantennale carriera illustrerà una miriade di storie e <strong>fra i suoi innumerevoli meriti si registra la creazione grafica di uno dei personaggi più amati della saga disneyana. Stiamo parlando ovviamente di Paperinik</strong>, il vendicatore mascherato. Nato da un&#8217;idea di Elisa Penna e sceneggiato da Guido Martina <i>Paperinik il diabolico vendicatore</i> esordisce nell&#8217;estate del 1969, affermandosi immediatamente come beniamino del pubblico di casa nostra e diventando una delle star di marca tutta italiana dell&#8217;universo di Paperopoli.<br />Impossibile ricordare in questa sede gli innumerevoli capolavori realizzati dal maestro genovese. Ci piace però ricordare, non fosse altro per ragioni affettive, la <i style="font-size: medium;">Storia e gloria della dinastia dei paperi</i>, che Carpi realizza alternandosi con un altro Grande, Romano Scarpa, di cui parleremo fra poco.<br />Infine, <i style="font-size: medium;">last but not least</i>, <strong>Carpi è l&#8217;artefice nel 1988 della nascita di una vera scuola di fumetto disneyano, l&#8217;Accademia Disney</strong>, nella quale profonde tutta la sua grande esperienza e la sua carica umana, lanciando una serie di autori che costituiranno una buona parte di una nuova generazione di Disney italiani, da Silvia Ziche a Fabio Celoni, per citarne due.</p>
<h2><b>Il Gottfredson italiano</b></h2>
<div id="attachment_77636" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-77636" alt="Straordinaria tavola d'azione di Romano Scarpa tratta da uno dei suoi massimi capolavori, &quot;Topolino e l'Unghia di Kalì&quot; (1958)" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/09-Kalì.jpg" width="250" height="371" /><p class="wp-caption-text">Straordinaria tavola d&#8217;azione di Romano Scarpa tratta da uno dei suoi massimi capolavori, &#8220;Topolino e l&#8217;Unghia di Kalì&#8221; (1958)</p></div>
<p>Sempre nel 1953, anno fatidico per la nascita della scuola Disney italiana, esordisce anche un altro dei massimi maestri del settore, <strong>Romano Scarpa</strong>, con <i style="font-size: medium;">Biancaneve e verdefiamma</i>, su testi dell&#8217;onnipresente Martina. Animatore, disegnatore e soggettista, il maestro veneziano dà così il via a una straordinaria carriera artistica, che lo colloca in cima all&#8217;ideale podio dei massimi esponenti della scuola Disney di casa nostra. L&#8217;autore veneziano, dopo aver sfornato in tandem con Martina <i style="font-size: medium;">Topolino e il doppio mistero di Macchia Nera</i> (1955), prosegue la sua attività con una serie di capolavori dei quali realizza anche i testi e che, per qualità narrativa e grafica, lo fanno assurgere di diritto al rango di <strong>Gottfredson italiano</strong>. Anche perché dal periodo gottfredsoniano Scarpa riprende il gusto per l&#8217;intreccio al quale aggiunge una serie di soluzioni narrative di grandissima efficacia. Basti pensare a certe vignette in soggettiva e alle sequenze d&#8217;azione in pieno stile hard boiled di <i style="font-size: medium;">Topolino e l&#8217;Unghia di Kalì</i> (1958), uno dei suoi massimi capolavori. Per limitarci ad alcune opere degli anni Cinquanta, quelle più attinenti al periodo preso in considerazione, troviamo, fra le altre,<i style="font-size: medium;"> Paperino e i gamberi in salmì</i>, (1956), <i style="font-size: medium;">Pippo Tarzan</i> (1957) e <i style="font-size: medium;">Topolino e la Dimensione Delta</i> (1959).  </p>
<div id="attachment_77637" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-77637" alt="Layout della prima tavola di &quot;Topolino e la dimensione Delta&quot;, di Romano Scarpa (1959)" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/10-layout-Dimensione-Delta-.jpg" width="250" height="347" /><p class="wp-caption-text">Layout della prima tavola di &#8220;Topolino e la dimensione Delta&#8221;, di Romano Scarpa (1959)</p></div>
<p>A giustificare ulteriormente la nomea di erede del maestro americano, Scarpa riporta in auge personaggi della primigenia saga giornaliera USA come appunto Macchia Nera, insieme allo scienziato consapevole Dr. Enigm, che Scarpa rintraccia proprio nella Dimensione Delta. In questo caso, gli crea appositamente anche una spalla, Atomino Bip Bip, straordinario atomo ingrandito &#8220;due birilliardi di volte&#8221;. Quella di dare vita a nuovi personaggi sarà una delle costanti di Scarpa (e non solo, ovviamente!): fra i suoi principali ricordiamo anche Brigitta McBridge, la spasimante di Zio Paperone, e poi Filo Sganga, Paperetta Yè-Yè&#8230; Una sequela di caratterizzazioni che si interrompe soltanto con la scomparsa del Maestro e che ne confermano ancora una volta la fondamentale importanza.<br />Si aggiunga a tutto ciò che al pari di Bottaro a Rapallo, anche a Venezia si riunisce un manipolo di nuovi autori, che seguono le orme di Scarpa ed entrando a far parte di una nuova generazione di autori diventati spesso anch&#8217;essi autentici maestri, come <strong>Giorgio Cavazzano</strong>. A questi possiamo aggiungere Rodolfo Cimino che, partito come inchiostratore delle storie di Scarpa, diventerà uno dei più grandi sceneggiatori dell&#8217;universo Disney.</p>
<h2>I tanti meriti di una scuola&#8230;</h2>
<div id="attachment_77638" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-77638 " alt="Il ritorno di uno dei personaggi più straordinari del periodo gottfredsoniano: Il Dottor Enigm. Insieme a lui, una new entry, ovvero Atomino Bip Bip" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/11-Il-Dr.-Enigm-di-Scarpa-.jpg" width="250" height="390" /><p class="wp-caption-text">Il ritorno di uno dei personaggi del periodo gottfredsoniano: Il Dottor Enigm. Insieme a lui, una new entry, ovvero Atomino Bip Bip</p></div>
<p>Per chiudere questa breve carrellata, possiamo infine estrapolare alcune caratteristiche che sottolineano l&#8217;importanza della produzione Disney di marca italiana, certi che se ne potrebbero aggiungere sicuramente di altre. Ritornando alle origini e all&#8217;anteguerra, <strong>colpisce l&#8217;intuizione di Federico Pedrocchi che un personaggio come Paperino possa assurgere a protagonista di storie lunghe e articolate</strong>, per quanto ancora pubblicate al ritmo di una pagina settimanale. Si tratta però di storie a continuazione e non di gag come nelle tavole domenicali americane. C&#8217;è solo da rammaricarsi al pensiero di cosa avrebbe potuto fare il geniale autore, se fosse scampato alla guerra. Ma la sua sarà una lezione fondamentale per altri. Un secondo punto, altrettanto basilare, risale alla nascita del <i>Topolino </i>libretto. <strong>La necessità di nuove storie da pubblicare si abbina infatti a una scarsa digeribilità da parte del pubblico delle storie di importazione</strong>, comprese quelle barksiane. L&#8217;impiego di autori di casa nostra consente di cercare &#8211; e trovare magnificamente &#8211; un compromesso fra le esigenze dell&#8217;universo narrativo disneyano e le necessità del pubblico dei lettori di casa nostra. La qual cosa ha contribuito in maniera fondamentale al successo della pubblicazione. Un terzo aspetto è dato dall&#8217;<strong>ampliamento del &#8216;parco personaggi&#8217; disneyano</strong>. Creandone di nuovi, gli autori di casa nostra da una parte hanno ampliato il ventaglio di situazioni e di caratteri, dall&#8217;altro sono riusciti a rimanere al passo con i tempi. Pensiamo a Paperinik, un misto di Batman e James Bond.<br />E se la creazione di vere e proprie scuole come quella rapallese e quella veneziana (per tacere dell&#8217;Accademia Disney) ha fatto sì che i grandi maestri della prima ora avessero degni prosecutori in grado di affiancarli prima e poi di sostituirli, mantenendo altissimo il livello qualitativo delle loro opere, non bisogna assolutamente dimenticare <strong>l&#8217;apporto fornito all&#8217;alfabetizzazione e alla cultura popolare italiana in un periodo di grandissimo sviluppo sociale, culturale ed economico.</strong> Oltre alla TV di Alberto Manzi, anche il fumetto Disney (e non solo, ricordiamo, uno per tutti, anche l&#8217;apporto dell&#8217;attuale Sergio Bonelli Editore), ben scritto e disegnato, fornisce l&#8217;occasione per imparare a leggere, oppure per un primo contatto con alcuni grandi classici della letteratura, in primis proprio quell&#8217;<i style="font-size: medium;">Inferno di Topolino</i> assurto come uno dei massimi capolavori del fumetto italiano.<br />A onore e gloria di tutti coloro che si sono alternati nella creazione di un sogno a fumetti che da tremila numeri attende i lettori in edicola. Ad maiora, <i style="font-size: medium;">Topolino</i>!</p>

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		<title>Era il lontano 1994&#8230; Ricordando Topolino 2000</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 07:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Guardanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In attesa del numero 3000, uno sguardo alla situazione generale e allo stato di salute del settimanale Topolino nell'anno 1994, in cui uscì l'albo 2000 della testata.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Topolino_2000_thumb.png" width="240" />
		</p><p><img class="aligncenter size-full wp-image-76913" alt="Topolino_2000_slide" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Topolino_2000_slide.png" width="600" height="200" /></p>
<p>Valutare il corso di <em><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/topolino" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Topolino">Topolino</a></em> negli anni è impresa proibitiva. Questo perché oltre ai dati quantitativi, necessari a supportare ogni stima, <strong>il settimanale disneyano più celebre rappresenta un vero e proprio fenomeno sociale e personale per la formazione di qualsiasi lettore di fumetti italiano</strong>. <br />Inevitabile allora che a far prendere l’ago della bilancia verso critiche o plausi siano anche i gusti soggettivi, le singole esperienze connesse alla propria infanzia e alla sensibilità differente messa in campo nei confronti dell’incontro con l’universo disneyano a balloon.</p>
<p>In questo convulso dilemma esperienziale, <strong>il <em>Topo</em> dei primi anni Novanta sembra avere lo straordinario merito di mettere più o meno d’accordo tutti</strong>. <br />Le cifre parlano da sole e mostrano clamorosi picchi di tiratura da oltre un milione di copie; i gadget allegati al giornale sono un fenomeno di costume diffuso; la vecchia scuola di Maestri continua a dare sfoggio della propria mano, mentre una nuova generazione di allievi e pupilli muove i primi, importanti passi e lascia intuire un grande potenziale, sia in quanto a rispetto di canoni e tradizioni, sia in quanto un rinnovamento a cui non faccia eco uno stravolgimento. Insomma, è davvero difficile non ricordare con affetto e consenso quel <em>Topolino</em> là.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-76915" alt="it_tl_1966a_001" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/it_tl_1966a_001.jpg" width="250" height="328" /></p>
<p><strong>Sono passati 19 anni dal precedente traguardo a cifra tonda per <em>Topolino</em></strong>. Correva l&#8217;anno 1994, infatti, quando nelle edicole uscì il n. 2000 della rivista <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/disney" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Disney">Disney</a>, con il doppio delle pagine e con l&#8217;aura di celebrazione che si meritava l&#8217;evento.<br />L’annata del 1994 ha davvero molte, ma molte frecce al suo arco; talmente tante che a ripercorrerle dopo tanto tempo si riscoprono suggestioni e <i>flashback topolineschi</i> davvero da capogiro. E allora, eccole qua in ordine sparso, quelle frecce. Fatti, curiosità, impressioni e ricordi che tratteggiano un 1994 davvero topico. In tutti i sensi.</p>
<h2><b>Una tiratura che perdura</b></h2>
<p>Nel 1994, così come nell’anno precedente, a <em>Topolino</em> capita di oltrepassare il milione di copie stampate. Questo <em>Topolino</em> è il fumetto più letto e diffuso in tutta Italia e fa registrare dati di vendita da autentico capogiro, specie in concomitanza con l’uscita dei gadget estivi. La flessione editoriale degli anni ’80 sembra solo un ricordo.</p>
<h2><b>Ri</b><i><b>-passo e gioco</b></i></h2>
<p><img class="alignright size-full wp-image-76916" alt="hr (2)" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/hr-2.jpg" width="230" height="300" /></p>
<p>Nell’estate del 1993 ce lo avevano tutti i ragazzini. Rosso, blu, giallo, a volte anche con pezzi di colore diverso a contendersi la cromia principale. <strong>Il TopoWalkie fu un boom</strong>, senza se e senza ma, tanto che giocando con un amico capitava di “invadere” le frequenze da cui trasmettevano un terzo o un quarto apparecchio. Un anno dopo, i geniacci del marketing di Disney Italia devono rinnovarsi senza ripetersi. <br />Trovare un gadget componibile dalla grande diffusione, che ripercorra il variopinto successo precedente, senza però subirne il peso dell’eredità. Incredibile ma vero: ci riescono. Si inventano il <strong>Topokit</strong>, una sorta di marsupio componibile, pieno di ulteriori gadget capaci di strizzare l’occhio all’ecologia, al gioco e alla scienza, in pieno stile Giovani Marmotte. Non possiede forse la stessa rilevanza commerciale del TopoWalkie (per giocarci, bisognava essere in due e, dunque, aver acquistato come minimo due numeri dello stesso Topolino!), ma ne ricalca colori e stile, entusiasmo e simpatia. E funziona alla grande.</p>
<h2><b>Il vecchio d’istanza e il nuovo che avanza</b></h2>
<p>Nel 1994 sul <em>Topo</em> si respira un’aria da “terra di mezzo”. Non è un’esclusiva dell’annata, quanto, piuttosto, una specifica generale del periodo. <br />Sono, infatti, ancora attivi molti grandi autori della vecchia scuola, con i loro tratti personali e immediatamente riconoscibili (<strong>Scarpa, Chierchini, Scala, Asteriti</strong>, giusto per citarne alcuni). Allo stesso tempo, però, si va consolidando in maniera sempre più robusta una nuova tornata di sceneggiatori e disegnatori, che dai Maestri hanno appreso tecniche e meccanismi (mentre il talento è tutto “di casa”), e che assieme ai Maestri stanno contribuendo a mantenere un altissimo livello narrativo. <br />Il tanto inflazionato concetto di <em>Topolino</em> «che piace ai ragazzi e agli adulti» è essenzialmente questo: <strong>un perfetto gioco di equilibrio, tanto nelle narrazioni quanto negli stili</strong>. <br />Ci sono infatti le canoniche storie brevi e umoristiche, così come i lunghi archi narrativi che percorrono intere settimane. A esaltarli, da un lato troviamo tratti barocchi, classicheggianti, quasi pittorici e dall’altro ci sono disegni morbidi, più cartooneschi e sperimentali. Insomma, c’è modo di assaporare le atmosfere classiche che ci si attende da un mondo artistico-narrativo familiare e assodato, ma anche di scoprire alcune varianti innovative: è il caso, ad esempio, delle colorazioni accese di <strong>Leopoldo Barbarini</strong>, attivissimo in questo periodo (specie sui disegni pieni di <strong>De Vita e Cavazzano</strong>), o delle primissime esperienze di quel lettering pulito e rigoroso che diverrà poi marchio di fabbrica della testata <i>Zio Paperone</i> (visto, ad esempio in <i>Don Paperigo e il sogno di Zorro</i> o nelle validissime <i>Fantaleggende</i> di <strong>Mognato-Dalla Santa</strong>). Persino Barks fa capolino ogni tanto, le vignette un po’ ridotte per adattare le quattro righe dei comic book americani al formato nostrano. <br /><strong>Non è un caso se l’esplosione di un fenomeno disneyano come <em>PKNA</em> arriva giusto due anni più tardi</strong>: in questo <em>Topolino</em> si respira già un’aria fervente e capace, desiderosa di spingersi un po’ oltre senza perdere di vista la tradizione che l’ha generata.</p>
<h2><i><b>C’era una volta in America</b></i></h2>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-76917" alt="TopAmerica-Mayflower-Pag01-Prima-BIS" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/TopAmerica-Mayflower-Pag01-Prima-BIS.jpg" width="250" height="341" /></p>
<p>Probabilmente una delle saghe d’avventura di <em>Topolino</em> meglio riuscite di tutti i tempi. Esordisce nel numero 1996, dal <strong>talento narrativo di Giorgio Pezzin, esaltato dal tratto di Massimo De Vita</strong>. <br />La coppia creativa si mostra in stato di grazia e dà luogo a una vera e propria epopea d’ampio respiro, capace di immergersi nei miti della frontiera e nel sogno americano, seguendo passo dopo passo la formazione di una nazione attraverso un’intera dinastia di Topolini – con relativi Pippidi al seguito – che ci accompagna per 300 anni narrati e circa 6 editoriali. <br />Riscoprire la saga con il volume Disney del 2001, <i>Storie d’America</i>, non rende affatto giustizia all’opera, poiché il volume non è completo e sono presenti delle pesanti correzioni ai testi, per tentare di coprire queste mancanze. Il modo migliore per tuffarsi nei miti della frontiera rivisti in chiave Disney, dunque, rimane ancora quello di sfilare dalla libreria i vecchi numeri del <em>Topo</em>, cominciando proprio dallo scaffale dell’anno 1994.</p>
<h2><b>Unico nella storia</b></h2>
<p>Piccola curiosità: il <em>Topo</em> n. 1994 del febbraio 1994 è e sarà il solo a condividere l’anno di pubblicazione con il numero di copertina. Sulla corrispondenza (mancata questa volta) tra anno e numerazione, si costituiranno poi numerose gag, appena quattro settimane dopo.</p>
<h2><b>2000</b></h2>
<p><img class="alignright size-full wp-image-76918" alt="Topolino_2000" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Topolino_2000.png" width="250" height="339" /></p>
<p>Eh già. <strong>Il duemila, per <em>Topolino</em>, arriva nel 1994.</strong> E come arriva! Con un’iniziativa editoriale di grande impatto, un’uscita da quasi 400 pagine, con tanto di allegati e storie a tema. <br />È la celebrazione meritata per un fenomeno di costume diffuso che ha attraversato (e per certi versi rivoluzionato) quasi mezzo secolo di Storia – non solo editoriale – italiana. La cover di Cavazzano, con Topolino che “salta sul mondo” in completo da gran gala è il riassunto iconografico perfetto di questo concetto. <br />Se oggi aspettiamo <i>Topolino 3000</i> con curiosità e trepidazione è anche perché ricordiamo bene cosa successe mille numeri prima.</p>
<h2><b>L’impeto letterario</b></h2>
<p>Nel 1994 le pagine del <em>Topo</em> vivono anche un fermento meta-culturale non indifferente. Le parodie in costume (<i>L’importanza di chiamarsi Papernesto</i>, il già citato <i>Zorro</i> di Nino Russo e Francesco Guerrini) si alternano a puntate della serie <i>I mercoledì di Pippo</i> e alle serate in pompa magna del <em>Teatro Alambrah</em>, cominciate l’anno precedente per merito della strepitosa coppia di primi della classe (per lo meno sul registro dell’appello) <strong>Francesco</strong> <strong>Artibani-Lello Arena</strong>, senza contare i poetici racconti attorno al fuoco di un gigantesco <strong>Rodolfo</strong> <strong>Cimino</strong>. Vengono chiamati in causa classici della letteratura, del teatro, fiabe e poesie.<br /><img class="alignleft size-full wp-image-76919" alt="racconti attorno al fuoco nonna papera cimino cavazzano" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/racconti-attorno-al-fuoco-nonna-papera-cimino-cavazzano.jpeg" width="250" height="361" />Non è un <em>Topolino</em> bravo solo a raccontare il proprio tempo, dunque, ma una testata capace di spaziare lungo assi temporali e culturali che rendono ogni numero una piccola sorpresa in sé. Con quel tocco di “malizia anticipatoria”, che alla fine di ogni numero lascia intendere qualcosa del successivo: un’azione di marketing intelligente e delicata, come le chiusure di alcune serie tv odierne.</p>
<h2><b>Il direttore «alto alcuni metri»</b></h2>
<p>È Fausto Vitaliano a definirlo così, nella posta del Pk Team. Ed effettivamente, in quanto a statura editoriale, <strong>Paolo Cavaglione</strong> riesce persino a superare i suoi 198 centimetri segnati sulla carta d’identità. <br /><strong>Il 1994 è l’anno in cui, dopo la buona parentesi Capelli, si insedia saldo al timone uno dei più grandi direttori che la Disney Italia abbia mai avuto</strong>. Fino al 1999 siede alla guida di quasi tutte le principali testate disneyane e non può essere un mero caso che, in concomitanza con il suo avvicendamento, si sia iniziata ad avvertire una rilevante crisi editoriale. <br />Certo, le cause e i motivi sono sicuramente vasti e non spiegabili in poche righe, tuttavia rileggere quel nome, nelle ultime pagine degli albi, suona bene, suona rassicurante. Come quello di un vecchio zio che non vedi più tanto spesso, ma ricordi ancora con affetto e una puntina di nostalgia.</p>
<p>&nbsp;</p>

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		<series:name><![CDATA[Topolino 3000]]></series:name>
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		<title>3000 numeri di Topolino: pensieri e parole 1 (di 2)</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 07:30:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Occhicone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Disney]]></category>
		<category><![CDATA[Topolino]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo contattato alcuni esponenti del fumetto italiano, che non appartengono alla schiera di autori Disney, per avere le loro impressioni su Topolino, su cosa abbia significato e significhi per loro.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/penseriparole_thumbr.jpeg" width="240" />
		</p><p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-76636 aligncenter" alt="penseriparole_cover" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/penseriparole_cover.jpg" width="600" height="200" /></p>
<p>La riflessione ci è venuta spontanea, in fase di studio per questo speciale.</p>
<p>Celebrando i 3000 numeri di <i><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/topolino" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Topolino">Topolino</a></i> libretto, oltre che concentrarsi sulla storia del settimanale, sugli autori e sulle caratteristiche del fumetto <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/disney" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Disney">Disney</a>, è sicuramente importante capire come viene visto questo ragguardevole traguardo, importante per tutto il panorama fumettistico nazionale, da chi lavora attivamente in questa industria ma che non scrive e disegna (o non lo fa più da tempo) per <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/disney" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Disney">Disney</a>.</p>
<p>Uno sguardo interno alla professione e al settore, ma esterno a <em>Topolino</em>, è sicuramente un termometro per chiarire quanto importante sia stato e sia ancora quello che passa sulle pagine della rivista per buona parte del fumetto italiano.</p>
<p> <a href="http://www.lospaziobianco.it/76590-/barbato_1" rel="attachment wp-att-76615"><img class="alignright  wp-image-76615" alt="Barbato_1" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Barbato_1.jpg" width="160" height="204" /></a><br /><strong>PAOLA BARBATO</strong></p>
<p><i>Come quasi tutti quelli della mia generazione sono cresciuta a pane e Topolino, con una passione maggiore per il mondo dei paperi. Ma non riesco a considerarlo un elemento &#8220;formativo&#8221;, l&#8217;ho sempre inteso come un oggetto ludico, di puro piacere, quando anni dopo ho iniziato a fare questo mestiere l&#8217;avevo &#8220;abbandonato&#8221; già da un po&#8217;. Ricordo in particolare una storia, &#8220;La fiamma fredda&#8221;, se non sbaglio, che mi aveva colpito molto. E ho amato tantissimo il &#8220;librone&#8221; </i>Io Paperino<i>, letto fino a consumarlo.</i></p>
<p><i> </i></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-76617" alt="bignamini_2" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/bignamini_2.jpg" width="149" height="180" /></p>
<p><strong>ALESSANDRO BIGNAMINI</strong><i></i></p>
<p><i>A dire il vero, Topolino e quel suo essere cosi political correct da primo della classe , mi ha sempre portato a guardare questo personaggio con distacco e un filo di antipatia. Questo non vuol dire che nel tempo non lo abbia letto o imparato ad apprezzare,ma solo che per indole personale mi sono sempre sentito maggiormente in sintonia con l&#8217; amico Paperino o con prodotti minori tipo </i>Tiramolla<i>. Devo ammettere comunque che anche se in </i></p>
<p> <i>casa per me era più facile leggere </i>Tex <i>e </i>Diabolik<i>, perché acquistati regolarmente da mio padre,quando mi capitava tra le mani </i>Topolino<i>,tutti quei colori ed il tratto morbido degli autori che lo disegnavano e disegnano tutt&#8217;oggi, mi colpiva e mi faceva sembrare il linguaggio del fumetto visto attraverso queste forme semplici, come un qualcosa di accessibile, inducendomi una voglia irrefrenabile di disegnare. Già allora capivo che se il disegno realistico del fumetto popolare costringe un giovane disegnatore a scontrarsi con i propri limiti tecnici, ricopiare Topolino e le sue forme arrotondate, portava più facilmente a risultati soddisfacenti e spesso galvanizzanti. Ecco, per concludere, se devo attribuire un merito a questo &#8220;simbolo&#8221; del fumetto, è sicuramente quello di avermi avvicinato al disegno fatto per puro divertimento, mostrandomi chiaramente la strada da percorrere anche quando ancora ero privo delle &#8220;basi tecniche&#8221; e svelandomi il gusto di disegnare fumetti.</i></p>
<p><strong>GIACOMO BEVILACQUA</strong><i></i></p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-76619" alt="Bevilacqua" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Bevilacqua.jpg" width="133" height="180" /></p>
<p><i>Il mio rapporto con </i>Topolino<i> è sempre stato un rapporto UT DES&#8230; senza DO&#8230; nel senso che da </i>Topolino<i> ho sempre preso senza dare mai nulla in cambio, ho slavoricchiato su alcune cose della Disney e sono molto amico di Silvia Ziche, <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/tito-faraci" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Tito Faraci">Tito Faraci</a>, e di gran parte della redazione su a Milano, ma non ho mai contribuito. Forse perché ricevere senza dover dare nulla in cambio è l&#8217;eco di un comportamento egoista che si ha quando sei bambino, e quando lo usi da grande, chi ti ha visto crescere chiude un occhio e ti giustifica, perché ti capisce e perché ti conosce. Ma sono in pochi. Pochissimi. E </i>Topolino<i> sarà sempre tra questi.</i></p>
<p><strong><br /><img class="alignleft size-full wp-image-77652" alt="decubellis_sbam" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/decubellis_sbam.jpg" width="139" height="180" />DAVIDE DE CUBELLIS</strong></p>
<p><i>1- Un trauma. Di fatto </i>Topolino<i> è stato il primo fumetto, insieme a </i>Zagor.<i> Avrò avuto a malapena l&#8217;età per leggere e in pochi anni accumulai la mia prima raccolta di &#8220;qualcosa&#8221;. Un giorno, rientrato in casa dopo la scuola, scoprii che i miei genitori avevano buttato tutti gli albi.<br /> Non ho più riaperto un </i>Topolino<i> fino all&#8217;età adulta.<br /> 2- È stata quella primissima lettura a insegnarmi che nel mondo dei fumetti tutto era possibile.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.lospaziobianco.it/76590-/di_giandomenico" rel="attachment wp-att-76621"><img class="alignright size-full wp-image-76621" alt="Di_Giandomenico" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Di_Giandomenico.jpg" width="126" height="180" /></a></p>
<p><strong><br />CARMINE DI GIANDOMENICO</strong><i></i></p>
<p><i>Se oggi disegno, per assurdo lo devo a lui e ai suoi disegnatori e coloristi.<br /> Mi raccontano dalla regia più adulta&#8230; che da molto, molto piccolo sfogliavo </i>Topolino<i>, e che mi inventavo le storie inseguendo solo le immagini, (non sapendo ancora leggere), e le raccontavo come un cantastorie ai miei coetanei di quel periodo con albo in mano. <br /> Ma tolto questo delirio di ricordi, va dato atto che </i>Topolino<i> resta una icona dell&#8217;eroe classico, come per Superman, che cerca di inseguire le mode del momento, per rinfrescarsi, ma conservando le sue basi fondamentali che lo contraddistinguono. E per questo resterà immortale. Altro che 3000, andrà molto ma molto oltre! <br /> E per caso strano caso della vita&#8230; oggi lavoro per Marvel che è stata incorporata da Disney.</i></p>
<p><i> </i></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-76623" alt="di_virgilio" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/di_virgilio.jpg" width="142" height="180" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ALESSANDRO DI VIRGILIO</strong><i></i></p>
<p><i>Come per tutti, credo, </i>Topolino<i> ha rappresentato una sorta di portale verso il mondo della fantasia e mi ha, senza ombra di dubbio, instillato il &#8220;sano virus&#8221; della narrazione. Mi ha fatto nascere l&#8217;esigenza di dover raccontare storie. Di dar vita a qualcosa che prima non c&#8217;era.</i></p>
<p><i> </i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>DAVIDE LA ROSA<i></i></p>
<p><i><a href="http://www.lospaziobianco.it/76590-/davide-rosa" rel="attachment wp-att-76625"><img class="alignright size-full wp-image-76625" alt="davide-la-rosa" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/davide-la-rosa.jpg" width="136" height="180" /></a>Io faccio l&#8217;autore di fumetti. Il fumetto ha un linguaggio tutto suo, un linguaggio completamente diverso da altri (questa è una caratteristica di tutte le arti&#8230; ognuna di essa ha un linguaggio unico). Dicevo che faccio l&#8217;autore di fumetti, sì, e se faccio questo lavoro è anche grazie a </i>Topolino<i>&#8230; ho iniziato a leggere </i>Topolino<i> da quando ho imparato a leggere&#8230; anzi, posso dire che ho imparato a leggere grazie a questa storico settimanale. Ma non solo&#8230; già perché è proprio grazie a </i>Topolino<i> che ho imparato il linguaggio del fumetto&#8230; ho scoperto cosa sono le onomatopee, le didascalie e tutte le cose che rendono unico il fumetto (ok, le onomatopee ce l&#8217;aveva pure la serie TV di </i>Batman<i>&#8230; quella con Adam West&#8230; ma è un caso a parte, un&#8217;eccezione). Poi, grazie alla rubrica delle foto dei lettori ho capito che per fare un&#8217;istantanea buffa basta avere una pila di </i>Topolino<i> e metterci sopra un gatto con gli occhiali da sole. A me piacciono le storie di Paperino (specialmente quando è insieme a Paperoga), per dire eh.</i></p>
<p>Davide La Rosa ha gentilmente deciso di omaggiare <em>Topolino</em> anche di un disegno realizzato per l&#8217;occasione, che vi presentiamo qui sotto:<img class="aligncenter size-full wp-image-76925" alt="Topolino3000RID" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Topolino3000RID.jpeg" width="300" height="328" /></p>
<p style="text-align: center;"><i> </i></p>
<p><a href="http://www.lospaziobianco.it/76590-/gianfranco-manfredi2" rel="attachment wp-att-76627"><img class="alignleft size-full wp-image-76627" alt="Gianfranco-Manfredi2" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Gianfranco-Manfredi2.jpg" width="153" height="180" /></a><strong>GIANFRANCO MANFREDI</strong></p>
<p><strong></strong><i>Credo che Mickey Mouse dal punto di vista grafico sia un capolavoro assoluto , pur tenendo conto del suo precedente, cioè Felix the cat, perché Topolino ne replica le caratteristiche, aggiungendo le orecchie rotonde e il naso sporgente, cioè un evidente motivo fallico. Topolino è come Pollicino, ma un Pollicino grafico, in cui la metafora sessuale diventa esplicita, anche se nessuno se ne accorge. Ma è caratteristica essenziale del racconto fiabesco esporre sotto gli occhi di tutti simboli e metafore, rendendole indirette . Fatta questa premessa, gli episodi di Topolino che mi hanno segnato, sono sicuramente quelli con Macchia Nera. Macchia Nera, anche per il nome, è per me il vertice assoluto del fumetto non realistico. Una macchia nera diventa protagonista. Qui si celebra e insieme si ironizza sull&#8217;arte di disegnare a china. Si rende il segno grafico personaggio. Cosa si può fare più di così?</i></p>
<p><i> </i></p>
<p><a href="http://www.lospaziobianco.it/76590-/michelon" rel="attachment wp-att-76628"><img class="alignright size-full wp-image-76628" alt="michelon" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/michelon.jpg" width="147" height="180" /></a><strong>GIACOMO MICHELON</strong><i></i></p>
<p><i>Sono un ragazzo analogico, quand&#8217;ero piccolo c&#8217;era solo la TV dei ragazzi su Rai2 che iniziava alle17, quindi l&#8217;appuntamento col “Topo” del mercoledì era atteso come non mai, molto più della nuova app. per iphone o dell&#8217;ennesima versione dell&#8217;idraulico </i>Mario<i>. Lo comprava mio padre e non erano poche le volte che il castigo prevedeva più che lo stare senza TV per una settimana, lo stare senza il “Topo”! Terribile per uno come me, uno che a detta di mia madre lo leggeva tenendolo capovolto già a due anni seduto sul vasino, e così ci passava le ore! Ha dovuto aspettare quasi 20 anni per capire che cosa ci trovavo mai in quelle immagini capovolte, povera mamma! <br /></i><i>Tutto questo per dire che oggi, continuo a passare ore al bagno immerso nella lettura di fumetti di ogni tipo e quando accosto la matita al foglio, spero ogni volta di riuscire a realizzare una storia che possa suscitare ai lettori quella stessa spasmodica voglia di leggerla e rileggerla e poi di aspettare la prossima che avevo io allora, leggendo, aspettando e leggendo il “Topo”!</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.lospaziobianco.it/76590-/poli-2" rel="attachment wp-att-76629"><img class="alignleft size-full wp-image-76629" alt="Poli" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Poli.jpg" width="112" height="180" /></a><strong>ALESSANDRO POLI</strong><i></i></p>
<p><i>Sono cresciuto, per mia fortuna in una famiglia dove i fumetti erano sempre in casa, mio padre leggeva </i>Tex<i>, mia nonna e mia madre </i>Diabolik<i>, e io </i>Topolino,<i> </i>Geppo<i>, </i>Soldino<i> ecc.<br /> Mi ricordo che le storie che più mi avvincevano erano quelle con Macchia Nera , o le avventure di <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/paperinik" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Paperinik">Paperinik</a>, insomma quelle storie dove la componente di mistero era ben presente.<br /> Ricordo inoltre di esser stato colpito da un tratto particolarmente dinamico e avvincente , che in seguito ho scoperto essere di un signore di nome Cavazzano.<br /> Nel corso degli anni </i>Topolino<i> è rimasta una frequentazione a fasi alterne, ma comunque sempre presente.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ROBERTO RECCHIONI</strong><i></i></p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-76631" alt="roberto-recchioni_" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/roberto-recchioni_.jpg" width="117" height="180" /></p>
<p><i>Gli devo il fatto di essere un fumettista.<br /></i><i>L&#8217;ho deciso intorno ai quattro anni. Mia madre mi leggeva le storie. Un giorno le chiesi come si facessero i fumetti e lei mi disse che si disegnavano. Da quel giorno, mi misi a disegnare. Se mi avesse fatto sentire i Motley Crue, invece che leggermi </i>Topolino<i>, oggi girerei il mondo con la mia band. Detto questo, è stato importantissimo fino ai miei quindici anni. Credo di aver smesso di leggerlo un migliaio di albi fa, tornandoci solo saltuariamente, per storie di particolare qualità.<br /></i><i>Non so quanto mi abbia influenzato, di sicuro avrò letto mille volte le stesse storie, quindi fa parte del mio linguaggio che io lo voglia o meno.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.lospaziobianco.it/76590-/tenbderinni" rel="attachment wp-att-76632"><img class="alignleft size-full wp-image-76632" alt="tenbderinni" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/tenbderinni.jpg" width="154" height="180" /></a><strong>EMANUELE TENDERINI</strong><i></i></p>
<p><i>Io sono nato a Venezia e i miei nonni materni, Dino e Silvana, abitavano nell&#8217;isola di Murano. <br /> Dino realizzava, da bravo muranese, strumenti per lavorare il vetro ed era molto famoso in America e Giappone. Silvana era casalinga.<br /> Una volta a settimana, il sabato, venivano a trovarci a casa. Arrivavano il pomeriggio, intorno le 17.30/18.00 e rimanevano a cena. Poi, verso, le 21 prendevano il vaporetto e tornavano nella loro isoletta di vetrai. <br /> Io sono l&#8217;unico &#8220;erede maschio&#8221; della famiglia e mio nonno Dino, per questo, mi ha sempre coccolato molto. Fu l&#8217;unico a credere fin da subito nelle mie potenzialità di disegnatore e a volermi aiutare (soprattutto economicamente) nell&#8217;apprendimento delle tecniche per diventarlo (anche se, in realtà, lui segretamente avrebbe voluto che io seguissi le suo orme di fabbro per il vetro).<br /> All&#8217;epoca (dai 4 anni in su) adoravo copiare i personaggi dei fumetti.<br /> Ogni sabato, quando i miei nonni venivano a trovarci, io ero felicissimo perché mi portavano sempre in regalo: un ovetto Kinder e il </i>Topolino<i>. <br /> Ciascuno degli albi che ho pubblicato in questi anni è dedicato alla mia famiglia e a Dino e Silvana, i miei nonni.<br /> Tirate voi le somme.</i></p>
<p><i> </i></p>
<p><a href="http://www.lospaziobianco.it/76590-/rech" rel="attachment wp-att-76633"><img class="alignright size-full wp-image-76633" alt="Rech" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Rech.jpg" width="125" height="180" /></a><strong>ZEROCALCARE</strong></p>
<p>Topolino<i> (il settimanale, non il sorcio) ha stabilito delle asticelle insuperabili nel mio cuore. Non ricordo gialli o noir che mi abbiano mai dato emozioni più forti di “Topolino e il mistero della voce spezzata”, non c&#8217;è mai stata epica superiore alla saga della “Spada di ghiaccio”. Ho tanti di quei debiti nei confronti di </i>Topolino<i> in termini di ritmo delle storie, di inquadrature, di disegno (alcune posizioni delle mani mi vengono dritte da lì), che non saprei da dove iniziare. Da ragazzino avevo pure disegnato una storia in cui Paperino e i Bassotti occupavano il deposito di zio Paperone e resistevano ai tentativi di sgombero di Basettoni. Poi crescendo ho subito mille altre influenze che mi hanno trasformato in una specie di Frankenstein che appiccica pezzi di fumetti diversi, ma se dovessimo andare alla radice della mia passione per i fumetti, in fondo ci sta quel settimanale dalla costina gialla che riempiva tutti i miei armadi. Poi l&#8217;ho venduti tutti per comprare la Playstation ma quella è un&#8217;altra triste storia.</i><i></i></p>

	<div id="share"><div class="banner"><p><strong>Etichette associate:</strong></p></div></div><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/topolino" title="Topolino" rel="tag">Topolino</a>, <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/disney" title="Disney" rel="tag">Disney</a><br />
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		<title>I comprimari di Topolino: Pacuvio e l&#8217;incredibile mondo di Lewis Carroll</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 07:30:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluigi Filippelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Tra tutti i comprimari apparsi sulle pagine di "Topolino", il coniglio Pacuvio è certamente uno di quelli più curiosi e interessanti. In questo pezzo approfondiamo le caratteristiche di questo personaggio.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/pacuvio.jpg" width="240" />
		</p><p><img class="alignright size-full wp-image-76593" alt="20130506-flatland" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/20130506-flatland.jpg" width="250" height="330" />La letteratura del fantastico è ricca di viaggi in luoghi immaginari o esotici e inesplorati. Se nel secondo caso l&#8217;autore deve esercitare la propria immaginazione per descrivere un mondo alieno ma al tempo stesso riconoscibile, come può accadere ad esempio nei viaggi lunari descritti da <b>Ludovico Ariosto</b> o da <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Somnium_(novel)" target="_blank"><b>Johannes Kepler</b></a></span></span>, nel primo caso, invece, l&#8217;autore immagina luoghi e situazioni completamente alieni. In particolare in questo secondo genere di storie i classici di riferimento hanno tutti degli intenti che vanno oltre l&#8217;esplicito obiettivo dell&#8217;intrattenimento. Si va, per esempio, dai <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://www.gutenberg.org/etext/829" target="_blank"><i>Viaggi di Gulliver</i></a></span></span> di <b>Jonathan Swift</b> dove l&#8217;idea è quella di criticare la società  britannica attraverso l&#8217;interazione del protagonista con culture differenti, ai <i>didattici</i> <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://en.wikisource.org/wiki/Flatland_(second_edition)" target="_blank"><i>Flatlandia</i></a></span></span> del reverendo <b>Abbott</b> e <i>Alice nel Paese delle Meraviglie</i> (e il suo seguito, <i>Attraverso lo specchio</i>) di <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://blog.modernmechanix.com/lewis-carroll-mathematician/" target="_blank"><b>Lewis Carroll</b></a></span></span>. Entrambe queste due ultime opere, infatti, presentano un contenuto di matematica (in particolare la prima) e di logica (soprattutto <i>Alice</i>) abbastanza evidente e non solo a un lettore attento. In particolare, però, è il mondo ideato da Carroll che è entrato nell&#8217;immaginario collettivo anche grazie al lungometraggio animato <i>disneyano</i> del 1951 diretto da <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hamilton_Luske" target="_blank"><b>Hamilton Luske</b></a></span></span>.</p>
<p style="text-align: center" align="CENTER"><img class="aligncenter size-full wp-image-76594" alt="20130506-alice_in_wonderland_luske" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/20130506-alice_in_wonderland_luske.jpg" width="300" height="225" /></p>
<p style="text-align: left" align="CENTER">Luske, che iniziò la sua carriera come direttore con il <i>Pinocchio</i> del 1940, proporrà  nel 1959 in <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paperino_nel_mondo_della_Matemagica" target="_blank"><i>Paperino nel Mondo della Matemagica</i></a></span></span> una sorta di compendio al <i>Paese delle Meraviglie</i>: non solo la scena iniziale quando l&#8217;ingresso di Paperino nel bosco della matematica ricorda la passeggiata di Alice, ma c&#8217;è anche l&#8217;esplicito riferimento ad <i>Attraverso lo specchio</i> e alla partita a scacchi su cui si fonda l&#8217;intero romanzo. E&#8217; anche molto interessante notare come subito dopo la partita il cortometraggio esalti il potere di immaginazione della mente matematica, quasi volendo ulteriormente omaggiare Carroll e le partite mentali a scacchi che era solito giocare da solo o in compagnia durante le sue passeggiate al parco<sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/76586-comprimari-topolino-pacuvio-lewis-carroll#footnote_0_76586" id="identifier_0_76586" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="John Fisher, a cura di. Il libro dei rompicapi di Alice, cista&amp;nolan edizioni, 2009">1</a>] </sup>.</p>
<p>Ad ogni modo l&#8217;utilizzo creativo ma comunque rispettoso della scienza all&#8217;interno dei mondi fantastici <i>disneyani</i> trova le sue basi proprio in queste due opere di Luske, e vedrà , però, grande interprete di questa linea narrativa prima il <b>Pippo</b> di <b>Chendi</b> e <b>Bottaro</b><sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/76586-comprimari-topolino-pacuvio-lewis-carroll#footnote_1_76586" id="identifier_1_76586" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Vedi la saga di Pippo vs. Nocciola che inizia con Pippo e la fattucchiera">2</a>] </sup> e successivamente lo sceneggiatore <b>Fabio Michelini</b>, che riprenderà  in particolare proprio quel Pippo, che avrà  un ruolo centrale in alcune delle storie più belle dello sceneggiatore, come la mini-saga in tre puntate che vedrà <b><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/topolino" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Topolino">Topolino</a></b> e il suo amico interagire con un personaggio profondamente <i>carrolliano</i> nella sua apparente assurdità : il coniglio rosa <b>Pacuvio</b>.</span></span></p>
<p>Il coniglio, creato graficamente da <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://www.luciano.gatto.name/" target="_blank"><b>Luciano Gatto</b></a></span></span>, compare all&#8217;improvviso un pomeriggio nella soffitta di Pippo nella storia <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://coa.inducks.org/story.php?c=I+TL+1612-BP" target="_blank"><i>Topolino e l&#8217;incredibile Bosco Fiorito</i></a></span></span> facendosi annunciare dai versi:</p>
<blockquote>
<p><img class="alignright size-full wp-image-76595" alt="fiorito01" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/fiorito01.jpg" width="200" height="293" />Gippi Gioppi, Gippi Giò<br />Io problemi non ne ho</p>
</blockquote>
<p>Probabilmente giunto attraverso uno specchio, anch&#8217;esso comparso dal nulla, come il <b>Bianconiglio</b>, parlando però in rima, invita i due amici Topolino e Pippo a seguirlo attraverso l&#8217;apertura multidimensionale per andare, secondo Pippo, a una festa in maschera. Prima di giungere al Bosco Fiorito del titolo, però, Michelini e Gatto si sbizzarriscono un po&#8217;, mostrando i poteri del personaggio e le sue possibilità  narrative: Pacuvio, infatti, grazie al magico pennello con il quale può letteralmente disegnare la realtà  che lo circonda, si dimostra una via di mezzo tra <b>Mr. Mxztplk</b> e l&#8217;<b>Uomo Impossibile</b>. Il coniglio rosa porterà  i due amici attraverso mondi differenti: una città  futuristica, una scena da <i>Viaggi al centro della Terra</i>, una foresta alla Tarzan e una discesa all&#8217;interno di un diamante, il tutto inframmezzato da pause in un mondo completamente bianco, che richiama alla mente la mappa bianca utilizzata dai cacciatori della <i>carrolliana</i> <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://ebooks.adelaide.edu.au/c/carroll/lewis/snark/index.html" target="_blank"><i>Caccia allo snaulo</i></a></span></span></p>
<blockquote>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-76596" alt="snark04-chart" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/snark04-chart.jpg" width="250" height="372" /></p>
<p>Aveva comprato una grande mappa che rappresentava il mare,<br />Senza la minima traccia di terra:<br />E l&#8217;equipaggio fu ben lieto quando scoprì di viaggiare<br />Secondo una mappa che tutti loro riuscivano a capire.</p>
</blockquote>
<p>Cosa che a Topolino riusciva un po&#8217; difficile, vedendo Pippo e Pacuvio violare apparentemente la legge di gravità , ma d&#8217;altra parte, come insegna il gioco del Pac-Man, esistono anche spazi geometrici piatti dove le leggi della dinamica non sono quelle usuali.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-76597" alt="fiorito13" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/fiorito13.jpg" width="200" height="307" /></p>
<p style="text-align: left" align="CENTER">O più semplicemente il mondo in bianco rappresenta una vera e propria pagina bianca, una rappresentazione del blocco creativo dell&#8217;artista, idea che tornerà successivamente nella storia <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://coa.inducks.org/story.php?c=I+TL+1883-A" target="_blank"><i>Paperino e la storia (in)finita</i></a></span></span>, scritta da <b>Caterina Mognato</b> e disegnata da <b>Giuseppe Dalla Santa</b><sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/76586-comprimari-topolino-pacuvio-lewis-carroll#footnote_2_76586" id="identifier_2_76586" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Nella prima versione dell&#039;articolo, la storia veniva accreditata a Michelini e a Roberto Santillo: mi scuso con gli autori coinvolti, ringraziando piccolobush del forum del Papersera per avermi fatto notare l&#039;errore di accreditamento.">3</a>] </sup>.</p>
<p>Il <i>Bosco Fiorito</i>, invece, è una vera e propria esplorazione di quello che potrebbe essere un mondo completamente popolato da piante antropomorfe, laddove nel <i>Paese delle Meraviglie</i> l&#8217;interazione tra Alice e i fiori parlanti rappresentava semplicemente un piccolo episodio. In questo caso Michelini e Gatto dopo aver rappresentato un mondo bucolico popolato da piante intelligenti, inseriscono un accenno molto leggero, ma comunque percettibile, al problema dei cambiamenti climatici e del controllo del tempo<sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/76586-comprimari-topolino-pacuvio-lewis-carroll#footnote_3_76586" id="identifier_3_76586" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Una delle questioni climatiche e ambientali pi&ugrave; importanti e discusse in quel periodo era rappresentata dal buco dell&#039;ozono. A questa tematica Giorgio Pezzin e Sergio Asteriti dedicarono una storia in stile bondiano di genere catastrofico, con tanto di viaggio nello spazio: Topolino e il mistero dell&#039;ozono del 1989.">4</a>] </sup>: sulle teste degli abitanti di Bosco Fiorito, infatti, si alternano un po&#8217; a capriccio il bello e il cattivo tempo, e toccherà  proprio a Topolino e Pippo risolvere la situazione per conto degli abitanti del bosco. E&#8217; qui che viene esaltata la personalità  particolare di Pippo, che si ritrova, con tutta la sua ingenuità , a camminare senza alcun problema sulle nuvole e a chiacchierare amichevolmente con entità  dai poteri praticamente divini raccontando loro battute e freddure anche un po&#8217; vecchie con un successo incredibile, almeno fino all&#8217;avvento dell&#8217;immancabile <i>gaffe</i>, che costringe i nostri eroi a una fuga precipitosa e a chiedere l&#8217;aiuto di Pacuvio. La penultima scena, quella del ritorno a casa, è poi un delizioso miscuglio tra la stessa <i>Alice nel Paese delle Meraviglie</i> e il <i>Mago di Oz</i>, mentre la storia si chiude con un&#8217;ultima pagina dove, prima della <i>Fine</i>, ovviamente disegnata col pennello, Pacuvio annuncia il suo ritorno.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-76603" alt="fiorito65" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/fiorito65.jpg" width="300" height="150" /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-76598" alt="fiorito66" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/fiorito66.jpg" width="300" height="295" /></p>
<p>I lettori dovranno aspettare il 1988 quando Topolino, svegliato nel cuore della notte dalla sua sveglia animata improvvisamente, inizia il suo viaggio verso <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://coa.inducks.org/story.php?c=I+TL+1692-A" target="_blank"><i>L&#8217;incredibile Mondo Tic-Tac</i></a></span></span><sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/76586-comprimari-topolino-pacuvio-lewis-carroll#footnote_4_76586" id="identifier_4_76586" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Michelini utilizzer&agrave; un&#039;idea del genere, ovvero l&#039;ingresso nel mondo fantastico dove si svolge l&#039;avventura attraverso il sogno, anche ne La bella addormentata nel cosmo, ultimo capitolo della Saga della spada di ghiaccio di Massimo De Vita.">5</a>] </sup>. La struttura è <i>carrolliana</i>: la sveglia, che si ingrandisce opportunamente, trascina Topolino con se con la scusa del ritardo. A questo punto, utilizzando vari mezzi fantastici, come un orologio a pendolo, una cabina telefonica, una moto-razzo presa in prestito da <b>Ezechiele Lupo</b> ma che sembra uscita dal laboratorio di <b>Wile E. Coyote</b>, arrivano finalmente nel <b>Mondo Tic-Tac</b> dove, ad attenderli, ci sono ovviamente Pippo e Pacuvio.<br />A questo punto, un po&#8217; come nel <i>Mondo della Matemagica</i>, si procede su binari più esplicitamente didattici, con la rappresentazione delle ore (quelle che passano lentamente, quelle che non passano mai) e dei minuti primi e secondi (dei bambini che corrono tutti sempre più veloci). A proposito dei bambini-corridori, Pippo osserva come i minuti secondi, nonostante corrano più veloci dei minuti primi, arrivano sempre dopo (come dice anche il loro nome) e questo gli suona strano, quasi quanto l&#8217;affermazione della <b>Regina Rossa</b> in <i>Attraverso lo specchio</i>:</p>
<blockquote>
<p>Devi correre più veloce che puoi per restare nello stesso posto</p>
</blockquote>
<p>Citazione, questa, che si può apprezzare se si pensa un attimo ai sistemi di riferimento: è abbastanza semplice immaginare che se un oggetto corre, si sta muovendo, ma se questo corre all&#8217;interno di un treno, per restare sempre nello stesso punto rispetto ad un osservatore esterno, questo deve correre il più velocemente possibile, alla velocità  del treno, e nella direzione opposta.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-76599" alt="Tictac20" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Tictac20.jpg" width="300" height="148" /></p>
<p style="text-align: left" align="CENTER">Come è facilmente intuibile, Pippo si propone in gran forma: non è solo un ottimo <i>insegnante</i>, ma abbondano i giochi di parole e le assurdità  apparentemente illogiche, situazioni che in matematica altro non sono che i classici paradossi. Ovviamente il concetto viene rappresentato in modo semplice e nello spirito <i>carrolliano</i> (senza però seguirlo con idee troppo complesse), come nel modo in cui Pippo convince Pacuvio a non affettare Topolino che ha semplicemente pensato di chiamarlo utilizzando <i>Pacuvio</i>, nome che non piace al coniglio!</p>
<p style="text-align: left" align="CENTER"><img class="aligncenter size-full wp-image-76600" alt="Tictac27" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Tictac27.jpg" width="300" height="149" /><br /><img class="aligncenter size-full wp-image-76601" alt="Tictac28" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Tictac28.jpg" width="250" height="376" /></p>
<p>Da confrontarsi, non tanto per il contenuto quanto per lo stile, con il seguente passo tratto da <i>Attraverso lo specchio</i>:</p>
<blockquote>
<p>- So cosa stai pensando &#8211; disse Tweedledum, &#8211; ma non è affatto così.<br />- Al contrario &#8211; continuò Tweedledee, &#8211; se così fosse, potrebbe esserlo; e se fosse stato così, lo sarebbe stato, ma siccome non lo è, non lo è. E&#8217; la logica.</p>
</blockquote>
<p>Oltre agli aspetti paradossali legati alla logica e che storicamente saranno molto importanti per la storia della matematica<sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/76586-comprimari-topolino-pacuvio-lewis-carroll#footnote_5_76586" id="identifier_5_76586" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Ad esempio la risoluzione del paradosso di Achille e della tartaruga ha portato alla nascita del calcolo differenziale grazie a gli sforzi indipendenti di Newton e Leibniz.">6</a>] </sup>, la storia pesca abbondantemente anche negli <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="https://sites.google.com/site/alicenelpaesedeiparadossi/home/paradossi-e-giochi-matematici/piccoli-enigmi-temporali" target="_blank">enigmi temporali ideati da Carroll</a></span></span>. Il più noto è certamente quello legato al tè del <b>Cappellaio Matto</b>, in cui il tempo è fermo in modo tale che sia <i>sempre l&#8217;ora del tè</i>. In questa punto, nella versione annotata di <i>Alice</i> a cura di <b>Martin Gardner</b>, il grande matematico-divulgatore ricorda come <b>Arthur Stanley Eddington</b> in <i>Space, time and gravitation</i> ha accostato questa deliziosa e divertente scenetta con la teoria della relatività  e in particolare con il modello sviluppato da <b>de Sitter</b><sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/76586-comprimari-topolino-pacuvio-lewis-carroll#footnote_6_76586" id="identifier_6_76586" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Da un fitto scambio epistolare tra Albert Einstein e Willem de Sitter &egrave; poi sfociata una serie di articoli di quest&#039;ultimo, usciti tra il 1916 e il 1920, che propongono una particolare soluzione alle equazioni di campo della relativit&agrave; generale einsteiniana. In effetti il modello di de Sitter propone un cosmo privo di materia, ma l&#039;aspetto curioso &egrave; che, a tutti gli effetti, con l&#039;espansione dell&#039;universo, il sistema reale si avvicina sempre pi&ugrave; al modello di de Sitter visto che la densit&agrave;&nbsp; di materia tende sempre pi&ugrave; a zero.Per approfondire la questione: Wikipedia, The Universe of Willem de Sitter di Matteo Realdi (pdf), The Einstein-de Sitter Model of the Expanding Universe">7</a>] </sup>, che prevede l&#8217;esistenza di porzioni di cosmo in cui il tempo si è fermato.<br />I nostri eroi, nella loro esplorazione del <i>Mondo Tic-Tac</i>, arrivano poi al <i>Museo del tempo andato</i> dove sono riuniti una serie di orologi differenti, ognuno a segnare un orario differente, con riferimento esplicito, se non addirittura esaltato, all&#8217;enigma proposto da Carroll su <i>The Rectory Umbrella</i>:</p>
<blockquote>
<p>Quel è il migliore, l&#8217;orologio che segna l&#8217;ora giusta solo una volta l&#8217;anno o l&#8217;orologio che segna l&#8217;ora giusta due volte tutti i giorni?</p>
</blockquote>
<p>Il rompicapo prosegue su uno stile non molto differente dal dialogo sopra citato tra <b>Tweedledum</b> e <b>Tweedledee</b> fa il paio con il dialogo tra Pippo e l&#8217;orologio raffreddato, dove l&#8217;amico di Topolino, con grandissima naturalezza, suggerisce di utilizzare il raffredd-ore per rinfrescare le ore più calde della giornata!</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-76605" alt="Tictac25" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Tictac25.jpg" width="300" height="146" /></p>
<p style="text-align: left" align="CENTER">L&#8217;orologio di Pacuvio, infine, è solo una versione leggermente semplificata dell&#8217;<i>orologio bislacco</i> del professore tedesco in <i>Sylvie e Bruno</i>. Questo orologio, che <i>misura il tempo tanto accuratamente quanto una pendola</i> e che ha dalle sei alle otto lancette, è un <i>Orologio Bizzarro</i></p>
<blockquote>
<p>che possiede la peculiare proprietà  che, invece di seguire il tempo, è il tempo che segue lui.</p>
</blockquote>
<p>Il tempo non ha alcun effetto sull&#8217;orologio del Professore, anzi, se si muovono le sue lancette, è il tempo a cambiare! Questo vuol dire che, se si spostano le lancette indietro nel tempo è possibile rivedere le azioni avvenute e, una volta che si ha la possibilità  di riviverle, eventualmente anche cambiarle alla luce delle informazioni precedentemente acquisite. Ovviamente le molte lancette dell&#8217;orologio servono per determinare come devono avvenire gli avvenimenti, e a tale scopo c&#8217;è anche un bottoncino particolare, il <i>bottoncino dell&#8217;inversione</i>:</p>
<blockquote>
<p>Se lo premi, gli eventi dell&#8217;ora successiva accadono in ordine inverso.</p>
</blockquote>
<p>Ovvero avviene una sorta di inversione della <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Freccia_del_tempo" target="_blank"><i>freccia del tempo</i></a></span></span>. A questo proposito, sempre Gardner in <i>Can Time go Backward?</i> (<span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://geomsymm.cnsm.csulb.edu/courses/303/reading/gardnerTime.pdf" target="_blank">pdf</a></span></span>) su <i>Scientific American</i> 216 del gennaio 1967, ha modo di scrivere:</p>
<blockquote>
<p>Se proviamo a immaginare un individuo i cui completi processi corporali e mentali sono invertiti, cadiamo nella difficoltà  della peggior specie.</p>
</blockquote>
<p>Il punto centrale è l&#8217;impossibilità  nel rivivere le esperienze passate soggettive e questo per il semplice motivo che il resto del mondo continua a muoversi avanti nel tempo e quindi nessuna delle esperienze passate, ciascuna legata anche alla condizione specifica del mondo esterno, può essere duplicata. Dunque l&#8217;applicazione di differenti frecce del tempo all&#8217;individuo conduce a non sensi e contraddizioni, a meno di non andare al mondo quantistico, dove la storia è completamente diversa.<br />A questo punto, allora, abbiamo bisogno di un sistema in grado non solo di regolare il tempo soggettivo, ma di tutto l&#8217;universo, ed è proprio quello che fa il cipollone di Pacuvio che, come notato da Topolino, è in grado di regolare il tempo del <i>Mondo Tic-Tac</i> e di tutti i suoi abitanti, senza però avere la possibilità  di cambiare gli eventi. Sfruttando questo fatto, Topolino riesce, imbrogliando il folle coniglio rosa, a ritornare a casa nel suo letto. Ciò di cui, però, il nostro eroe non ha tenuto conto non è tanto del <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2011/08/09/il-paradosso-di-ross-littlewood" target="_blank">paradosso di Ross-Littlewood</a></span></span>, dove una serie infinita di azioni prodotte in un tempo limitato produce un risultato decisamente finito, quanto il fatto che Pacuvio non ha bisogno di un orologio così sofisticato come quello del Professore, visto che ha a disposizione il suo Magico Pennello!</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-76606" alt="Tictac41" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Tictac41.jpg" width="250" height="369" /></p>
<p style="text-align: left" align="CENTER">L&#8217;ultimo capitolo della saga è infine <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://coa.inducks.org/story.php?c=I+TL+1706-A" target="_blank"><i>L&#8217;incredibile naniversario</i></a></span></span>, storia celebrativa dei 50 anni dalla prima edizione di <i>Biancaneve e i Sette Nani</i>, il primo lungometraggio di <b>Walt <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/disney" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Disney">Disney</a></b>. La storia si colloca, nella tradizione dei <i>disney</i> italiani, nella serie di avventure ambientate nel mondo di <b>Biancaneve</b>: questa tradizione, iniziata con <i>Biancaneve e il mago Basilisco</i> di <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://www.papersera.net/inducks/creatori_ita/FPe.php" target="_blank"><b>Federico Pedrocchi</b></a></span></span> e <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://www.papersera.net/inducks/creatori_ita/NinoPagot.php" target="_blank"><b>Nino Pagot</b></a></span></span>, vedrà  poi tra i principali interpreti innanzitutto il maestro <b><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/romano-scarpa" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Romano Scarpa">Romano Scarpa</a></b>, che esordirà su <i>Topolino</i> proprio con una storia ambientata nel mondo del lungometraggio <i>disneyano</i>, <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://coa.inducks.org/s.php?c=I+TL+++78-AP" target="_blank"><i>Biancaneve e Verde Fiamma</i></a></span></span> (1953) su testi di <b><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/guido-martina" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Guido Martina">Guido Martina</a></b>. E saranno poi proprio <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2010/06/orchidea-prodigiosa-luciano-gatto.html" target="_blank">Fabio Michelini e Luciano Gatto</a></span></span>, sia insieme sia separatamente, che realizzeranno alcune delle più belle storie della serie. Avranno, tra l&#8217;altro, l&#8217;onore di realizzare l&#8217;ultima storia della saga, <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://coa.inducks.org/story.php?c=I+M++++55-2" target="_blank"><i>I Sette Nani e la regina delle nevi</i></a></span></span> (1997), uscita sul 55.mo numero del mensile <i>Minni</i> invece che su <i>Topolino</i>. <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://digilander.iol.it/lucianogatto/Storie/Tematiche/Biancaneve/primapag.htm" target="_blank">Luciano Gatto</a></span></span>, la cui prima storia nella serie fu <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://coa.inducks.org/s.php?c=I+TL++286-B" target="_blank"><i>I Sette Nani e le lucciole della salvezza</i></a></span></span> (1961) su testi di <b>Ennio Missaglia</b>, recupererà ne <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://coa.inducks.org/s.php?c=I+TL+1935-AP" target="_blank"><i>I Sette Nani e il patto della Regina</i></a></span></span> (1992), scritta da <b><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/carlo-panaro" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Carlo Panaro">Carlo Panaro</a></b>, i personaggi dei <b>Sette Nani Cattivi</b> ideati nel 1939 sempre dalla coppia Pedrocchi-Pagot nella storia <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://coa.inducks.org/story.php?c=I+PG++101-B" target="_blank"><i>I Sette Nani Cattivi contro i Sette Nani Buoni</i></a></span></span>. Interessante notare come questa versione malvagia dei Sette Nani sia stata protagonista di 8 storie brasiliane, scritte da <b>Ivan Saidenberg</b> e pubblicate tra il 1975 e il 1986, che costituiscono la metà o poco più delle loro storie (il resto sono di produzione italiana). </p>
<p style="text-align: left" align="CENTER"><img class="aligncenter size-full wp-image-76607" alt="Naniv29" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Naniv29.jpg" width="250" height="303" /></p>
<p>Restando, però, al <i>Naniversario</i>, i due autori realizzeranno una storia deliziosa e divertente, con qualche citazione <i>carrolliana</i>, dove il vero protagonista non sarà  altri che Pippo: la sua passione per il lungometraggio <i>disneyano</i>, infatti, sarà  la chiave per sconfiggere la strega e gli permetterà anche di utilizzare in maniera corretta ed efficace il pennello magico di Pacuvio, cosa che indignerà e non poco il nostro amato coniglio.<br /><i>L&#8217;incredibile naniversario</i>, però, non doveva essere la conclusione della storia, ma una sorta di preparazione all&#8217;ultimo capitolo della saga, che la redazione decise di non pubblicare più: <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://digilander.iol.it/lucianogatto/Storie/Inedite/proverb.htm" target="_blank"><i>L&#8217;incredibile mondo proverbiale</i></a></span></span>, infatti, avrebbe dovuto portare il trio più paradossale del fumetto <i>disneyano</i> italiano nel mondo dei detti e delle tradizioni popolari, quel magico mondo dei luoghi comuni che, per il momento, non avremo modo di leggere, ma magari, chissà, verrà ripescato in un qualche futuro <i>Tesoro Disney</i> completando degnamente una saga divertente che ha consegnato ai lettori un personaggio dalle potenzialità incredibili e, a parere dello scrivente, ancora non completamente esplorate. </p>
<p><b>Aggiornamento</b>: <i>Topolino e l&#8217;incredibile mondo proveribiale</i> è stata finalmente pubblicata, anche se in una versione amatoriale, sul sito di <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/luciano-gatto" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Luciano Gatto">Luciano Gatto</a> il giorno dell&#8217;uscita di <i>Topolino</i> #3000. La storia è stata completata grazie all&#8217;aiuto di un gruppo di <i>Amici del <a href="http://www.papersera.net/" target="papersera">Papersera</a></i> che hanno ricostruito i dialoghi di Michelini. La storia, in bianco è nero, è dunque finalmente disponibile per la lettura: <a href="http://www.luciano.gatto.name/Storie%20INEDITE/PacuvioProverbi%20SITO/Proverbi1.htm" target="gatto"><i>Topolino e l&#8217;incredibile mondo proverbiale</i></a>.</p>
<p>Le storie della saga di Pacuvio possono essere lette sul sito di Gatto: <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://www.luciano.gatto.name/EditoreDISNEY/Fiorito/Fiorito/Fiorito.htm" target="_blank"><i>L&#8217;incredibile Bosco Fiorito</i></a></span></span> | <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://www.luciano.gatto.name/EditoreDISNEY/Mondo_tic-tac/TicTac.1.htm" target="_blank"><i>L&#8217;incredibile Mondo Tic-Tac</i></a></span></span> | <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://www.luciano.gatto.name/EditoreDISNEY/Naniversario/Naniversario.htm" target="_blank"><i>L&#8217;incredibile Naniversario</i></a></span></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-76608" alt="Proverbi1" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Proverbi1.jpg" width="250" height="354" /></p>
<p><b>Note:</b>
<ol class="footnotes">
<li id="footnote_0_76586" class="footnote"><b>John Fisher</b>, a cura di. <i>Il libro dei rompicapi di Alice</i>, cista&amp;nolan edizioni, 2009</li>
<li id="footnote_1_76586" class="footnote">Vedi la saga di Pippo vs. Nocciola che inizia con <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://coa.inducks.org/story.php?c=I+TL++236-A" target="_blank"><i>Pippo e la fattucchiera</i></a></li>
<li id="footnote_2_76586" class="footnote">Nella prima versione dell&#8217;articolo, la storia veniva accreditata a Michelini e a Roberto Santillo: mi scuso con gli autori coinvolti, ringraziando <i>piccolobush</i> del forum del Papersera per avermi fatto notare l&#8217;errore di accreditamento.</li>
<li id="footnote_3_76586" class="footnote">Una delle questioni climatiche e ambientali più importanti e discusse in quel periodo era rappresentata dal buco dell&#8217;ozono. A questa tematica <b>Giorgio Pezzin</b> e <b>Sergio Asteriti</b> dedicarono una storia in stile <i>bondiano</i> di genere catastrofico, con tanto di viaggio nello spazio: <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://coa.inducks.org/s.php?c=I+TL+1747-AP" target="_blank"><i>Topolino e il mistero dell&#8217;ozono</i></a></span></span> del 1989.</li>
<li id="footnote_4_76586" class="footnote">Michelini utilizzerà un&#8217;idea del genere, ovvero l&#8217;ingresso nel mondo fantastico dove si svolge l&#8217;avventura attraverso il sogno, anche ne <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://coa.inducks.org/s.php?c=I+TL+1936-AP" target="_blank"><i>La bella addormentata nel cosmo</i></a></span></span>, ultimo capitolo della <i>Saga della spada di ghiaccio</i> di <b>Massimo De Vita</b>.</li>
<li id="footnote_5_76586" class="footnote">Ad esempio la risoluzione del <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://colturagenerale.wordpress.com/2013/03/07/la-corsa-infinita-di-achille-e-la-tartaruga/" target="_blank">paradosso di Achille e della tartaruga</a></span></span> ha portato alla nascita del calcolo differenziale grazie a gli sforzi indipendenti di <b>Newton</b> e <b>Leibniz</b>.</li>
<li id="footnote_6_76586" class="footnote">Da un fitto scambio epistolare tra <b>Albert Einstein</b> e <b>Willem de Sitter</b> è poi sfociata una serie di articoli di quest&#8217;ultimo, usciti tra il 1916 e il 1920, che propongono una particolare soluzione alle equazioni di campo della relatività generale <i>einsteiniana</i>. In effetti il modello di de Sitter propone un cosmo privo di materia, ma l&#8217;aspetto curioso è che, a tutti gli effetti, con l&#8217;espansione dell&#8217;universo, il sistema reale si avvicina sempre più al modello di de Sitter visto che la densità  di materia tende sempre più a zero.<br />Per approfondire la questione: <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/De_Sitter_universe" target="_blank">Wikipedia</a></span></span>, <i>The Universe of Willem de Sitter</i> di <b>Matteo Realdi</b> (<span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://www.phil-inst.hu/~szekely/PIRT_Budapest/ft/Realdi_ft.pdf" target="_blank">pdf</a></span></span>), <span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://www.einsteins-theory-of-relativity-4engineers.com/einstein-de-sitter.html" target="_blank">The Einstein-de Sitter Model of the Expanding Universe</a></span></span></li>
</ol>

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		<series:name><![CDATA[Topolino 3000]]></series:name>
	</item>
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		<title>La Revue Dessinée, giornalismo a fumetti tra crisi e sperimentazione</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 13:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Medda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Kris]]></category>

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		<description><![CDATA[Partirà a settembre in Francia "La Revue Dessinée", nuova rivista di graphic journalism. Un’impresa che cerca di fondere nuovi percorsi economici e impegno civile e culturale.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/lrd_thumb.jpg" width="240" />
		</p><p><img class=" wp-image-76807 alignleft" style="margin: 5px;" alt="lrd_cover" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/lrd_cover.jpg" width="256" height="144" /><strong>In parte esperimento artistico, in parte manifesto civile, in parte tentativo di innovazione economica.</strong> <br />Si potrebbe scomporre così l’anima de <strong><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.larevuedessinee.fr/"><i>La Revue Dessinée</i></a></span></span></strong>, <strong>rivista francese di giornalismo a fumetti</strong> prossima al lancio e realizzata da una <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.larevuedessinee.fr/L-equipe.html">redazione</a></span></span> di sei autori (un giornalista e cinque tra disegnatori, sceneggiatori e grafici) e da eventuali collaboratori esterni.</p>
<p>Annunciata durante il <strong>Festival di Angoulême</strong> del 2012, la rivista sarà un trimestrale di 200-250 pagine destinato alle librerie nel formato cartaceo e alla lettura su tablet (per il momento solo iPad) nella versione digitale, ampliata per sfruttare le potenzialità interattive del mezzo.<br /><i>La Revue Dessinée</i> ospiterà <i>reportages</i> e inchieste su temi più o meno d’attualità, ma anche divulgazione scientifica e approfondimenti di carattere culturale e storico, come quello sulla ghigliottina, di cui circolano alcune tavole.</p>
<p><img class=" wp-image-76805 alignright" style="margin: 5px;" alt="lrd1" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/lrd1.jpg" width="240" height="322" />La composizione societaria vede una quota del 20% suddivisa in diversi azionisti, tra cui <i>Futuropolis</i>, marchio a fumetti del colosso editoriale <i>Gallimard</i>, e il restante 80% detenuto dagli autori. E poi il <strong><i>crowdfunding</i></strong>, il finanziamento diffuso tramite sottoscrizione su appositi siti: il 25 aprile si è chiusa con successo la campagna di abbonamento sulla piattaforma <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://fr.ulule.com/la-revue-dessinee/">Ulule</a></span></span>. L’iniziativa è stata sostenuta da 736 utenti ed è risultata finanziata al 720% della soglia minima (fissata a 5000 €), per un totale di 36.017 €, una somma che permetterà, numeri alla mano, di finanziare per intero la prima uscita, attesa per il 12 settembre 2013.</p>
<p>L’intenzione dichiarata è garantire al lettore un’alta qualità dell’informazione, libera da pubblicità, ma anche trovare un nuovo modello d’impresa che permetta la corretta retribuzione degli autori e la sostenibilità economica del progetto.<br />Come si legge in una <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.larevuedessinee.fr/pdf/les-dix-questions.pdf">sintesi in dieci punti</a></span></span>, la rivista cercherà di raccontare <strong><em>“il mondo tale e quale, senza fronzoli, nel modo più onesto possibile</em></strong>”. Il compenso sarà paritario, indipendente dalla fama degli autori, che saranno pagati a tavola (la cifra non è nota). Nel caso di successive ristampe,<i> La Revue Dessinée</i> seguirà il progetto e prenderà una percentuale.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-76813 aligncenter" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px;" alt="lrd_lunga" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/lrd_lunga.jpg" width="570" height="208" /></p>
<p style="text-align: left;">Questi sono punti cruciali dell’iniziativa, soprattutto considerate le condizioni di difficoltà in cui versa il mondo del giornalismo tradizionale, costretto dalla crisi economica e dal web a reinventarsi nei linguaggi, nei tempi, nelle strutture e nei costi. Una necessità, quest’ultima, sottolineata anche dalla ricerca <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://towcenter.org/research/post-industrial-journalism/"><i>Post-Industrial Journalism</i></a></span></span>, pubblicata dalla Columbia University nel novembre 2012 e già divenuta un punto di riferimento nel dibattito mondiale sul presente e sul futuro dell’informazione.<br />In più, sul piano economico, notizie non positive erano giunte ad aprile 2012, con l’uscita di un altro studio, dal poco confortante titolo <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/publications/risj-challenges/survival-is-success.html"><i>Survival is Success</i></a></span></span>. Analizzando il giornalismo digitale europeo e confrontando vari siti (tra cui <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.rue89.com/"><i>Rue89</i></a></span></span>, da cui proviene il giornalista d’inchiesta <b>David Servenay</b>, ora impegnato proprio in <i>La Revue Dessinée</i>), questa analisi ha dimostrato la grande difficoltà che i giornali online incontrano nel far quadrare i conti e garantirsi la semplice sopravvivenza.</p>
<p><img class="size-full wp-image-76804 alignleft" style="margin: 5px;" alt="lrd2" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/lrd2.jpg" width="204" height="250" />Inoltre, in una recente <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.cafebabel.it/article/43340/revue-dessinee-nouvelle-vague-reportage-fumetti.html">intervista su Café Babel</a></span></span>, lo sceneggiatore <b><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/kris" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Kris">Kris</a></b> (<b>Christophe Goret</b>), tra i fondatori de <i>La Revue Dessinée</i> e membro del direttivo del sindacato SNAC (<span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://syndicatbd.org/">settore fumetto</a></span></span>), ha parlato della rivista come <strong>atto di militanza</strong> e del giornalismo a fumetti come potenziale traino per l’editoria, posizione che conferma uno dei propositi del progetto: <i>“redonner de la valeur à leur métier”</i>, ridare valore al proprio mestiere.</p>
<p><i>La Revue Dessinée</i> si inserisce in uno scenario editoriale mondiale che negli ultimi anni ha guardato con crescente favore al fumetto come linguaggio efficace per ricostruzioni giornalistiche e, nello specifico, <i>reportage</i>. <br />In Francia dal 2008 si pubblica <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.revue21.fr/">XXI</a></span></span>, una rivista con spiccata inclinazione al <i>graphic journalism</i>, anch’essa senza pubblicità e con l’apporto del gruppo <i>Gallimard</i>; negli Stati Uniti è nato da pochi mesi <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.symboliamag.com/"><i>Symbolia</i></a></span></span>, interessante progetto di giornalismo illustrato e multimediale rivolto alla fruizione su tablet; in Italia si muove, da alcuni anni, la rivista <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.mamma.am/"><i>Mamma</i></a></span></span>, che intreccia fumetto d’inchiesta, parti testuali e satira, mentre altri esempi di <i>reportage</i> a fumetti sono apparsi saltuariamente su rivista (per esempio <a href="http://www.lospaziobianco.it/48571-khmer-viaggo-francesca-capellini-cambogia"><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><i>Khmer</i></span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"> di </span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><b>Francesca Capellini</b></span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"> su </span></span><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><i>ANIMAls</i></span></span></a><i> </i>o il ciclo <i>Cartoline da&#8230;</i> su <i>Internazionale</i>).<br />Altri segnali di attenzione per il genere sono l’ingresso di <i>BeccoGiallo</i>, casa editrice specializzata in <i>graphic journalism</i>, nell’orbita<i> Fandango</i>, il <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lospaziobianco.it/73705-graphic-journalism-iniziativa-editoriale">varo di una collana tematica</a></span></span> in allegato al <i>Corriere della Sera</i>, il <span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=JTeEmkPUsg4">dibattito</a></span></span> sul fumetto di realtà inserito nel programma dell’ultimo <i>Festival Internazionale del Giornalismo</i> di Perugia.</p>
<p><img class="size-full wp-image-76810 aligncenter" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px;" alt="lrd3" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/lrd3.jpg" width="570" height="194" /></p>
<p>Tra il diffuso interesse per il giornalismo a fumetti e la crisi sempre più stringente, <i>La Revue Dessinée</i> riuscirà a essere un buon prodotto editoriale e sostenersi efficacemente come si propone? <br />L’entusiasmo non manca, per il resto non rimane che attendere settembre.</p>

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		<title>Da Dante a Bram Topker: la via italiana alla parodia &#8211; Parte 2</title>
		<link>http://www.lospaziobianco.it/76567-dante-bram-topker-italiana-parodia-parte-2</link>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 07:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco D'Angelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Disney]]></category>
		<category><![CDATA[Topolino]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei tremila numeri di “Topolino”, son davvero tante le parodie, rivisitazioni comiche di opere celebri, dalla letteratura, al cinema alla tivvù. Quali sono le caratteristiche salienti di questi racconti? Esistono filoni diversi? Proseguiamo nella nostra analisi del genere, arrivando ai giorni nostri e raccontando l’eterna fortuna editoriale delle parodie.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/c_Topolino_notizia-3-2_thumb.jpeg" width="240" />
		</p><p><img class="aligncenter size-full wp-image-76568" alt="c_Topolino_notizia-3-2" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/c_Topolino_notizia-3-2.jpg" width="600" height="198" /><strong></strong></p>
<h2><strong>Sorrisi nel tempo</strong></h2>
<p>Un aspetto che caratterizza in maniera peculiare, all’interno della drammaturgia disneyana, il genere Parodia riguarda “attori e cast”: spesso gli autori ingaggiano per queste storie particolari l’intero pantheon papero e topesco. Agli occhi del lettore aficionado, la parodia si configura quindi come un happening speciale, in cui ritrovare tutti insieme i propri beniamini, in alcuni casi anche facendo cadere la dogana narrativa che divide tradizionalmente Paperopoli da Topolinia.<br />A questo passaggio tra mondo “ordinario” e altri mondi “stra-ordinari”, possiamo ricondurre la classificazione operata da <strong>Andrea Sani</strong> tra <strong>tre diverse tipologie di tecniche e di filoni</strong>. La prima potremmo chiamarla <strong>la tecnica del “viaggio del tempo”</strong> e consiste:</p>
<blockquote>
<p>“…nel proiettare i personaggi disneyani nel tessuto della vicenda narrata dall&#8217;opera originale, con una giustificazione pretestuosa che cambia di volta in volta. E&#8217; questo il caso, per esempio, dell’<em>Inferno di <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/topolino" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Topolino">Topolino</a></em> o di <em>Paperino Don Chisciotte</em>&#8220;…</p>
</blockquote>
<p>Sogni, macchine del tempo e incantesimi sono i dispositivi narrativi attraverso cui la banda <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/disney" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Disney">Disney</a> si disloca in altri tempi e altri luoghi. Anche l’astronave, utilizzata da Zio Paperone per trasportare sulla Luna le sue ricchezze in “<em>Paperino e il razzo interplanetario</em>” (1960), può essere annoverata nel filone. <strong><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/carlo-chendi" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Carlo Chendi">Carlo Chendi</a></strong> e <strong><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/luciano-bottaro" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Luciano Bottaro">Luciano Bottaro</a></strong> la utilizzano come pre-testo per coinvolgere la famiglia dei Paperi in un conflitto interplanetario tra abitanti di Giove e Saturno, in un curioso omaggio a un classico della fantascienza disegnata degli anni Quaranta,<em> Saturno contro la Terra</em> di <strong>Cesare Zavattini</strong>, <strong><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/federico-pedrocchi" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Federico Pedrocchi">Federico Pedrocchi</a></strong> e <strong>Giovanni Scolari</strong>.</p>
<h2><strong>Disneyzzare i classici</strong></h2>
<p>La seconda tipologia è, invece, definibile come la <strong>“disneyzzazione” del classico</strong>:</p>
<blockquote>
<p>“La storia si svolge nel presente, a Topolinia o a Paperopoli, e la trama e le psicologie dei personaggi dell&#8217;opera originaria sono adattate alla realtà disneyana attuale. Topolino. Paperino e gli altri protagonisti mantengono i loro connotati abituali, compresi gli abiti quotidiani e i loro rapporti di parentela.”</p>
</blockquote>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-76572" alt="hr (1)" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/hr-1.jpg" width="250" height="392" />Portare la grande letteratura dentro la quotidianità dei personaggi è stata la tecnica prevalente negli anni Cinquanta e Sessanta, con storie come “<em>Paperin di Tarascona</em>” (1957, <strong><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/guido-martina" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Guido Martina">Guido Martina</a> e Luciano Bottaro</strong>), &#8220;<em>Paperino e il Conte di Montecristo</em>&#8221; (1957, Guido Martina e <strong>Pier Lorenzo De Vita</strong>) di, &#8220;<em>Paperiade</em>&#8221; (1959, Guido Martina e Pier Lorenzo De Vita,). Un aggiornamento della formula, può essere considerato il recente “<em>Topolino e la promessa del gatto</em>” (2013, <strong>Francesco Artibani e Giorgio Cavazzano</strong>), in cui un viaggio in Sicilia di Topolino e Minni, diventa l’occasione per ironizzare, nella trama e nel personaggio del commissario Topalbano, sui romanzi di <strong>Andrea Camiller</strong>i e del suo celebre investigatore, senza per questo rinnegare le caratteristiche tipiche del giallo topolinesco.</p>
<h2>Dinasty delle mie piume</h2>
<p>Terza tecnica individuata da Andrea Sani è quella che potremmo chiamare (omaggiando uno dei cicli disneyani più belli, limitrofo alla parodia) <strong>“<em>Storia e Gloria della dinastia</em>”</strong>:</p>
<blockquote>
<p>“I personaggi agiscono sin dall&#8217;inizio delle parodie in altri tempi e in altri luoghi, in un vero e proprio racconto in costume. Il presupposto di queste storie è che in passato siano esistiti dei personaggi con sembianze e personalità disneyane, che possedevano vincoli di parentela simili (ma non sempre simmetrici) a quelli che i paperi o i topi hanno nel presente”</p>
</blockquote>
<p>E’ il caso di &#8220;<em>Paperino e i Tre Moschettieri</em>&#8221; (1957, Guido Martina e Pier Lorenzo De Vita), dei già citati “<em>Promessi paperi</em>”, “<em>Paperino e il Vento del Sud</em>” e di tante altre storie. Anche la recente e, già acclamata, parodia horror “<em>Dracula di Bram Topker</em>” (2012, <strong><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/bruno-enna" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Bruno Enna">Bruno Enna</a> e Fabio Celoni</strong>) va ascritta al filone.<strong> </strong></p>
<p><strong>Il successo prevalente di questa modalità di racconto rappresenta anche, in qualche misura, l’affermazione del canone parodistico</strong>. Se un tempo, gli autori si sentivano in obbligo, di trovare un pre-testo narrativo allo stravolgimento delle regole narrative disneyane, oggi il pubblico ha acquisito una tale consuetudine con questo tipo di storie che vedere, fin dalla prima vignetta, Paperino nella Verona medievale, o Topolino nella Francia del 1700, non crea alcun disagio.</p>
<h2><strong>Stasera si recita a soggetto ©</strong></h2>
<p><strong></strong><br /><img class="alignright size-full wp-image-76924" alt="La_storia_di_Marco_Polo_detta_Il_Milione_4" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/La_storia_di_Marco_Polo_detta_Il_Milione_4.jpg" width="279" height="400" />Alla classificazione di Sani, <strong>possiamo aggiungere una quarta categoria, definibile “Prova d’attore”</strong>.<br /> Topolino &amp; Co recitano, esplicitamente, un qualche riadattamento teatrale, cinematografico o televisivo della storia parodiata. <strong>Lello Arena</strong> e Francesco Artibani per esempio, nel ciclo di spassosi racconti del <strong>“<em>Teatro Alambrah</em>”</strong>, mettono in scena (letteralmente) presso lo stabile di Topolinia, atti teatrali tratti da Scarpetta, Calvino e Moliere: “<em>Miseria e nobiltà</em>” (1993, disegnato da Giorgio Cavazzano), “<em>Il visconte dimezzato</em>” (1993, disegnato da Silvia Ziche) e “<em>Le furberie di Scapino</em>” (1993, matite ancora di Silvia Ziche). <br />Per il cinema, ricordiamo i preziosi film di carta di <strong>Giorgio Cavazzano</strong> “<em>Casablanca</em>” e “<em>La strada</em>” , che a partire dalla locandina iniziale, esibiscono i personaggi disneyani come star hollywodiane. In ambito televisivo, è lo stesso Paperon de&#8217; Paperoni a lanciarsi nel ruolo di produttore di un ambizioso polpettone televisivo in più puntate “<em>La storia di Marco Polo detta Il Milione</em>” (1982, Guido Martina e <strong><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/romano-scarpa" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Romano Scarpa">Romano Scarpa</a></strong>), salvo poi rifiutarsi di avviare davvero la produzione del copione scritto da Topolino, per i costi eccessivi ! <br />In senso positivo, <strong>questo tipo di parodie “recitative” hanno il valore di un omaggio</strong>: si mantiene una certa distanza tra i caratteri Disney e i personaggi originali, per una forma di rispetto verso il testo di partenza. In senso negativo, vale anche come limite dell’operazione. Se le identità disneyane e quelle dei personaggi interpretati non collimano, il racconto risulta forzato e meccanico, un travestimento burlesco più che una interpretazione.</p>
<h2><strong>Sangue nuovo (di barbabietola)</strong></h2>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-76574" alt="Pa1" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Pa1.png" width="250" height="319" />Negli ultimi anni, la parodia sembra aver ritrovato una rinnovata vitalità, attraverso autori che, forse perché da lettori hanno amato il genere, riescono ad aggiornarne le strategie narrative.</strong></p>
<p>Una sfida che ci sembra aver vinto, per esempio, <strong>Silvia Ziche</strong> con il suo “<em>Paperina di Rivondosa</em>” (2005), parodia in senso stretto di uno dei più fortunati “sceneggiatoni” in costume della nostra televisione, ma in senso lato parodia di interi generi catodici dalla soap, alla telenovela e al tv drama, come già fatto ne “<em>Il papero del Mistero</em>”. Attraverso sguardi in camera e “meta”commenti, la Ziche porta i personaggi stessi a riflettere in maniera ironica sulla natura del racconto di cui fanno parte. </p>
<p><img class="size-full wp-image-76575 alignright" alt="pag1-topolino-e-la-promessa-del-gatto" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/pag1-topolino-e-la-promessa-del-gatto.jpg" width="250" height="357" />Più classico nell’approccio, ma non meno interessante negli esiti, risulta il lavoro di uno sceneggiatore, ormai veterano del mondo dello zio Walt, come <strong>Francesco Artibani</strong>. Dalle già citate recite del teatro Alambrah al recentissimo Topalbano di “<em>Topolino e la promessa del gatto</em>”, Artibani rappresenta forse il vero erede di Martina, per la capacità di ri-narrare storie celebri, come se fossero inequivocabilmente vicende di Topolino &amp; Co. <br />Lo stesso si potrebbe dire delle rare incursioni parodiche di un fuoriclasse della scrittura disneyana come <strong><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/tito-faraci" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Tito Faraci">Tito Faraci</a></strong>. In “<em>La vera storia di Novecento</em>” (disegnato sempre da Cavazzano) rovescia in maniera sorprendente la coppia Topolino/Pippo, lasciando al primo il ruolo di spalla e affidando al secondo quello di protagonista, nella struggente rivisitazione del monologo di <strong>Alessandro Baricco</strong>.<br />Senza dubbio, la parodia più interessante degli ultimi anni l’hanno firmata <strong>Bruno Enna e Fabio Celoni</strong> con il loro “<em>Dracula di Bram Topker</em>” (2012) una spassosa ed, al tempo stesso, moderna interpretazione del film di Coppola e del mito del vampiro. Pur rimanendo appieno nell’alveo della narrazione comica, la matita “ritorta” di Celoni e la regia intensa di Enna instillano, negli ambienti e nei personaggi, inedite inquietudini. La scena della “barbiatelizzazione” di Clarabella, ad esempio, costituisce un singolare iniezione di umorismo nero, nell’universo a tutto tondo dello Zio Walt.</p>
<h2><strong>Perché leggere le parodie? Ovvero capolavori for dummies</strong></h2>
<p><img class="size-full wp-image-76576 alignleft" alt="dracula" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/dracula.jpg" width="250" height="335" />Accanto alle nuove produzioni, negli ultimi anni, grazie all’iniziativa editoriale de Il Corriere della Sera/RCS Rizzoli, la ormai consolidata tradizione delle parodie ha trovato una bella (e forse definitiva) ristampa editoriale in lussuosi volumi cartonati che il collezionista ha il piacere di riporre nella libreria di casa, magari, accanto agli stessi originali letterari. <strong>Dal tascabile per bambini al cartonato per scaffale, così il cerchio si chiude</strong>. <br />Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando, nelle tavole finali dell’Inferno topolinesco, Guido Martina metteva in bocca allo stesso protagonista, Mickey Mouse, una difesa d’ufficio del fumetto dalle accuse di Dante di aver vilipeso il suo capolavoro poetico.</p>
<blockquote>
<p>“Se l’uno ha scritto versi sbarazzini/ E l’altro li ha illustrati con pupazzi/l’han fatto per la gioia dei bambini.”</p>
</blockquote>
<p>“<em>L’Inferno di Topolino</em>”, insomma, come “<em>Divina Commedia for dummies</em>”. Oggi, all’opposto, scrittori di grido come Alessandro Baricco e Andrea Camilleri, accolgono con piacere la possibilità di vedere trasposti nel fumetto disneyano i loro eroi letterari, in ragione di una diffusa consapevolezza che diventare autori “parodizzati” significa entrare nel prestigioso club di Omero, Shakespeare, Umberto Eco e Federico Fellini.<br />La rilettura che fa il verso al classico letterario è, insomma, diventata essa stessa “classico” della letteratura disegnata. E, proprio in ragione di questa classicità ormai riconosciuta, possiamo prendere in prestito le parole usate da Italo Calvino in letteratura:</p>
<blockquote>
<p>I classici sono quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letterature che hanno preceduto la nostra e dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura e nelle culture che hanno attraversato. (Italo Calvino, <em>Perché leggere i classic</em>i)</p>
</blockquote>
<p>A ben vedere oltre che per la buona letteratura, vale per le buone parodie.</p>
<p><strong><br />Bibliografia minima</strong><br />Bernardelli Andrea, <em>Intertestualità</em>, Firenze, La Nuova Italia, 2000.<br />Bonafin Massimo, <em>Contesti della parodia. Semiotica, antropologia, cultura medievale</em>, Torino, UTET, 2001. <br />Boschi Luca, Gori Leonardo Gori e Sani Andrea, <em>I Disney Italiani</em>, Bologna, Granata Press, 1990.<br />Boschi Luca, “La parodia: l&#8217;inferno di Topolino” in <em>Dall&#8217;inferno a un papero bisbetico. Cinquant’anni di parodie disneyane</em>, Milano, Disney Italia, 1998<br />Colombo Fausto, <em>La cultura sottile. Media e industria culturale in Italia dall&#8217;Ottocento agli anni novanta</em>, Milano, Bompiani, 1998.<br />Genette Gerard, <em>Palinsesti. La letteratura al secondo grado</em>, Torino, Einadui, 1997.<br />Giorello Giulio, “Parodia e fumetto: l&#8217;ideale?” in <em>Dall&#8217;inferno a un papero bisbetico. Cinquant’anni di parodie disneyane</em>, Milano, Disney Italia, 1998<br />Sani Andrea, “Letteratura e fumetto” in <em>I Classici della Letteratura Disney</em> n°1, Milano, RCS Quotidiani, 2006</p>

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		<series:name><![CDATA[Topolino 3000]]></series:name>
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		<title>Da Dante a Bram Topker: la via italiana alla parodia &#8211; Parte 1</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 07:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco D'Angelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Disney]]></category>
		<category><![CDATA[Topolino]]></category>

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		<description><![CDATA[Paperino nei panni di Don Chisciotte, Paperone in quelli di Jean Valjean e poi Pippo novello Dick Tracy, Topolino e Minnie come Renzo e Lucia… Se c’è un genere peculiare di storie irriverenti, esilaranti, giocose che in questi tremila numeri ha caratterizzato la produzione italiana Disney e la rivista “Topolino”, quello è senza dubbio la parodia.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Topolino-7_thumb.jpeg" width="240" />
		</p><p><img class="aligncenter size-full wp-image-76543" alt="Parodie_disney" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Parodie_disney.jpg" width="600" height="201" /></p>
<p><strong>Dal celeberrimo “<em>Inferno di <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/topolino" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Topolino">Topolino</a></em>” al recente “<em>Dracula di Bram Topker</em>” sono passati oltre sessant’anni</strong>. Sessant’anni di riletture ironiche di grandi classici letterari e non solo, centinaia di racconti a fumetti in cui cultura “alta” e cultura “popolare”, <img class="alignleft size-full wp-image-76545" alt="Topolino-7" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Topolino-7.jpg" width="250" height="352" />si incontrano felicemente a metà strada. Lì dove l’omaggio si alterna allo sberleffo, la citazione alla riscrittura, la replica al controcanto, autori come <strong><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/guido-martina" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Guido Martina">Guido Martina</a>, <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/giovan-battista-carpi" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Giovan Battista Carpi">Giovan Battista Carpi</a>, Giorgio Cavazzano</strong> e tanti altri hanno codificato la cifra espressiva unica di un vero e proprio canone disneyano.</p>
<h2><strong>Trattare Dante con i guanti (gialli)</strong></h2>
<p><strong>Le due storie, quella della rivista e quella del genere parodia, si intrecciano fin dalle origini</strong>. Nell’ottobre 1949, quando <em>Topolino</em> ha adottato da appena sette numeri il caratteristico formato tascabile, destinato a diventare il suo marchio editoriale permanente, i lettori s’imbattono nella prima puntata di un racconto curioso, assolutamente diverso da quelli che l’hanno preceduto. Topolino &#8211; ipnotizzato da Pietro Gambadilegno &#8211; rivive la discesa agli inferi del Sommo Dante, guidato da uno sconclusionato Pippo/Virgilio.<br />Era già accaduto, nelle strisce americane degli anni Trenta del maestro <strong>Floyd Gottredson</strong>, che il Topo facesse il verso, più o meno sottotraccia, a romanzi e film celebri, ma l’assoluta novità de “<em>L’Inferno di Topolino</em>” sta nel fatto che <strong>lo sceneggiatore Guido Martina e il disegnatore Angelo Bioletto giocano a carte scoperte con il pubblico</strong>. A partire da quelle didascalie versificate in terzine poetiche, riconoscere il gioco di rimandi a <strong><em>La Divina Commedia</em></strong> diventa l’elemento fondante del racconto topesco e del suo fascino. Come scrive il filosofo <strong>Giulio Giorello</strong>:<img class="alignright size-full wp-image-76564" alt="prot_173" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/prot_173.jpg" width="200" height="193" /></p>
<blockquote>
<p>“Sottile proprietà, la somiglianza, perché mette sempre in gioco la differenza. Ed è per questo che man mano che si dispiegano i vari generi letterari, la parodia può diventare terribilmente seria, proprio perché è insieme libertà e conoscenza”</p>
</blockquote>
<p>È grazie a questo meccanismo che sulla Selva oscura in cui Topolino/Dante si smarriva nel 1949, è stata costruita nel tempo una collaudata autostrada dell’immaginario, lungo cui corrono in parallelo cinema, letteratura, televisione e, persino, fumetto su fumetto, in un gioco di risonanze sempre più vertiginoso. Ma quali sono, se esistono, le caratteristiche comuni a questi racconti?</p>
<h2><strong>Iperpaperi e Stereotopi</strong></h2>
<p><img class="alignright size-full wp-image-76546" alt="walt-disney-production-classici-walt-disney-2serie-29-paperodissea-17931000290" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/walt-disney-production-classici-walt-disney-2serie-29-paperodissea-17931000290.jpg" width="250" height="377" /></p>
<p>Le parodie disneyane fungono da “doppi” degli originali. <br />Per dirla con il critico letterario Gerard Genette, <strong>storie come “<em>Paperino Don Chisciotte</em>” e “<em>Le avventure di Top Sawyer</em>” rappresentano degli ipertesti</strong>, ovvero versioni di 2° grado degli ipotesti letterari di Miguel Cervantes e Mark Twain. In altre parole, le parodie funzionano come quei vecchi specchi deformanti dei Luna Park: ci appaiono buffe le sembianze che vediamo riflesse in maniera stravolta, a patto che resti viva la memoria dei nostri connotati reali. <br />Lo specchio deformante del fumetto riflette e stravolge la trama romanzesca (o filmica) con caratterizzazioni lessicali e grafiche spassose, tipiche del mondo disneyano. Così, ad esempio, l’Omerica guerra di Troia, nella versione “<em>Paperodissea</em>” (1961) che ne offrono <strong>Gian Giacomo Dal Masso, Guido Martina e Pier Lorenzo De Vita</strong>, diventa l’interminabile disfida tra soldati e indiani nel Far West per via di un bufalo sottratto al ranch di Zio Paperone. E Paperino riesce a porre termine al conflitto, non come l’Ulisse omerico con un colpo d’astuzia, bensì con la solita imbranataggine e l’aiuto inconsapevole di uno sciame d’api…</p>
<h2><strong>Siamo uomini o paperi? </strong></h2>
<p><strong></strong>È questo un aspetto importante per capire la consolidata fortuna della tradizione italiana. Se è vero che, per cogliere l’umorismo della parodia, il lettore deve conoscere l’opera originale, di fatto il racconto “doppio”, grazie alla forza drammaturgica dei caratteri disneyani, resta comunque una godibilissima avventura di paperi e topi anche per un pubblico (per lo più infantile) che non colga i riferimenti crossmediali. Si tratta del maggior merito di Guido Martina, padre putativo del genere, e di tutti gli altri cartoonist italiani che l’hanno affiancato e seguito: curare il “cast” dei personaggi nelle storie, in modo da mantenere viva la riconoscibilità di paperopolesi e topolinesi anche quando adottano altri passaporti.<br />In tal senso, <strong>è curioso notare come, nel tempo, il gioco parodico abbia alimentato veri e propri corti circuiti dell’immaginario</strong>. Così, l’avaro e “paperogino” zio che Donald Duck incontra la prima volta in <em>“Il Natale di Paperino sul Monte Orso</em>” (1947) si chiama Uncle Scrooge, perché il maestro <strong>Carl Barks</strong>, voleva rendere omaggio al personaggio archetipo di tutti gli avari moderni, il dickensiano Ebenezer Scrooge de Il canto di Natale. Trentacinque anni dopo, nella filologica parodia del racconto di Charles Dickens, disegnata<strong> José Colomer Fonts</strong>, Guido Martina non può che affidare a Zio Paperone il ruolo “tagliato su misura” di Scrooge.</p>
<h2><strong>Strizzare l’occhio al lettore</strong></h2>
<p><strong></strong>In un certo senso, ogni parodia si configura per il lettore, come <strong>una vera e propria caccia a tesoro tra le vignette per scovare i rimandi ironici all’opera di partenza</strong>. <img class="alignleft size-full wp-image-76558" alt="hr" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/hr.jpg" width="250" height="365" />E come in tutte le cacce al tesoro bisogna seminare indizi per alimentare la ricerca, così i vari Martina, Chendi, Artibani, Scarpa, Bottaro, Ziche allestiscono nelle tavole dei “markers” parodici, ovvero degli ammiccamenti comunicativi, che alimentano il gioco umoristico. Si tratta di elementi “cult” (battute, scene, etc.) delle opere originarie ma riproposti “in salsa paperopolese” o “topolinesca”.<br />Pensiamo alle due versioni disneyane de <em>I promessi sposi</em> e alla celebre minaccia dei Bravi a Don Abbondio: “<em>Questo matrimonio non s’ha da fare!</em>”. Nella versione piumesca del 1976 – “<em>I promessi Paperi</em>” di <strong>Edoardo Segantini e Giulio Chierchini</strong> – assistiamo al suo completo rovesciamento. “<em>Questo matrimonio s’ha da fare!</em>” Intimano i Bravotti al curato Ciccio, perché il matrimonio tra Paperino e Brigitta, è l’escamotage studiato da Don Paperigo per liberarsi della sua ossessiva spasimante.<br />Nella versione topesca (1989) – “<em>I Promessi Topi</em>” di <strong>Bruno Sarda e Franco Valussi</strong> – troviamo, invece, un più azzeccagarbugliesco “<em>Questo contratto non s’ha da firmare!</em>” indirizzato dagli sgherri di Don Pietrigo (Gambadilegno) a uno spaventato Notaio Pippondio, perché su quel ramo del Lago di Como è in corso una disfida alberghiera.</p>
<h2><strong>Da un Ciak a un Quack</strong></h2>
<p><strong></strong><strong>In altri casi, l’ammiccamento parodico al lettore può giocarsi tutto a livello visivo</strong>. Viene in mente la superba Paperina/Rossella che entra in scena nella sua magione coloniale in “<em>Paperino e il Vento del Sud</em>” (1982, Guido Martina e Giovan Battista Carpi) monumentale rilettura del kolossal hollywoodiano <strong>Via col vento</strong>, dove troviamo una simile, celebre, sequenza. Dello stesso amore cinefilo si nutre la matita di Massimo De Vita in “<em><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/paperinik" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Paperinik">Paperinik</a> e l’arca dimenticata</em>” (1986, testi da Bruno Concina) nel riproporre l’intera sequenza d’apertura del celeberrimo <strong>I Predatori dell&#8217;Arca perduta</strong> di Steven Spielberg, con un Paperinik, più fanfarone che mai, al posto di Indiana Jones. <br /><img class="alignright size-full wp-image-76560" alt="topolino1" src="http://www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/topolino1.jpg" width="250" height="353" />Ancora più sorprendente, il lavoro di Giorgio Cavazzano che in “<em>Topolino e Minnie in Casablanca</em>&#8221; (1987) riesce a inventare una sorta di marker parodico sonoro del celebre film di Michael Curtiz. Oltre a immergere i topi in vignette rigorosamente virate in grigio dal fascino retrò, il maestro veneziano sceglie infatti di ritmare le scene chiave della parodia, puntando sulla celebre canzone cult <em>As Time Goes By</em>, fulcro della storia d’amore tra i due protagonisti nel film, e sulla battuta altrettanto leggendaria di Rick/Humprey Bogart: “&#8221;<em>Suonala ancora, Sam</em>&#8220;. Nel fumetto il sonoro, ovvio, non c’è e su questo suono “negato” Cavazzano costruisce una irresistibile, reiterata, gag del pianista Sam, interpretato da un riottoso Pippo, costretto a suonare/silenziare sempre lo stesso, fatidico, motivo per le contradditorie richieste di Minnie e Topolino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Gli esempi citati danno un’idea della varietà di esiti diversi cui la parodia può approdare. Il corpus dei racconti disneyani appare ormai talmente sterminato che elencarle tutte sarebbe un esercizio arduo e, forse, nemmeno tanto produttivo. Ma si può tentarne una mappatura per filoni e lo faremo domani nella seconda, conclusiva, parte dell’articolo.</em></p>
<p><em><strong>(fine prima parte)</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>

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