Il castello del drago

Toyokazu Matsunaga Kappa Edizioni, 2006 - 3 vol. 250 pagg. circa cad. bros. b/n - 9,50euro cad.
Articolo aggiornato il 03/11/2015

Il castello del dragoPartendo da una tradizionale favola giapponese, nella quale il pescatore Urashimataro scopre sul fondo del mare il Castello del Drago, e inserendovi ammiccamenti sessuali e una miriade di elementi fantascientifici, Matsunaga crea un interessante e curioso ibrido di generi e stili sospeso fra tradizione e moderno. Viaggi nel tempo e relativi paradossi, spade laser, elementi di richiamo supereroistico: molti sono gli elementi che confluiscono in queste pagine.
Un fumetto, raccolto in tre volumi nella collana Manga San, capace di sorprendere spesso il lettore, anche grazie a improvvisi cambi di ritmo e a un’accelerazione quasi vertiginosa della storia; se per una buona metà della storia l’andamento è lento e la trama offre l’impressione generale di una favola, matura ma pur sempre leggera, quando entra nel vivo gli eventi si susseguono rapidi e la crudezza degli stessi aumenta esponenzialmente.

Ani e Bo, piccoli fratelli girovaghi che con la madre cercano di sbarcare il lunario come artisti di strada, si ritrovano per caso, ancora vestiti con i loro costumi da coniglio (!!), su di un treno che li porta a scoprire il Castello del Drago sul fondo del mare. Castello che, scoprono fin da subito, è in realtà un enorme bordello abitato solamente da donne-pesce; ma se già questa prima verità sorprende i due ragazzi, mano a mano che i due restano nel castello iniziano a scoprire una realtà molto più complessa e cruda.
Il tono della vicenda passa da favolistico a epico quando agli occhi dei due ragazzi (e del lettore) si rivela la natura del castello e delle loro occupanti, l’origine del potente drago che si cela al suo centro, e il destino dei maschi della razza degli uomini-pesce.

Matsunaga è dotato di un segno chiaro e pulito, dal tratto classicamente giapponese, e di una costruzione delle tavole lineare e semplice ma non banale, grazie alle quali riesce a gestire bene una storia che, a parte alcune lungaggini nella parte centrale, si mantiene scorrevole e si conclude con un finale appassionante.

Questa uscita di Manga San, collana che si conferma ideale per seguire il fumetto giapponese al di là degli stereotipi (spesso presenti negli stessi lettori), porta a una riflessione più ampia sulle potenzialità del fumetto inserito nella cultura del proprio paese. Emerge infatti uno dei tratti distintivi del fumetto giapponese, ma appartenente anche al cinema o alla letteratura, ovvero il suo radicarsi nella cultura popolare di una nazione ancora attenta alla tradizione e alle leggende dei propri avi; storie che una volta erano trasmesse oralmente e che oggi, rilette e reinterpretate attraverso nuovi strumenti, continuano a essere parte dell’immaginario comune. L’esempio più banalmente evidente è quello della leggenda dello Scimmiotto di Pietra Goku, racconto portato in vignette sia nella sua versione originale, sia come spunto iniziale per centinaia di variazioni sul tema, una su tutte la lunga saga di di .
Questo reinterpretare continuo delle proprie tradizioni riesce a creare un ponte importante tra il fumetto e i potenziali lettori, a rendere questo mezzo di comunicazione vicino ai propri connazionali: non è un caso se il mercato fumettistico giapponese è probabilmente il più grande e vario.

Dispiace che non si sia fatto praticamente niente del genere in Italia nel fumetto popolare ad alta diffusione e comunque poco anche nelle produzioni più autoriali. In Italia si registra spesso, infatti, la tendenza a dimenticare la nostra storia, passata o recente, e le nostre tradizioni. Un fumetto italiano che volesse rompere il timore di una ambientazione italiana dovrebbe tener conto anche di questo esempio, perché l’ambientazione non è solamente un concetto geografico, ma culturale e di tradizioni. A oggi, solo la serie de L’Insonne (Free Books), pur se con risultati altalenanti, ha tentato questa strada: troppo poco, sicuramente.

Riferimenti:
: www.kappaedizioni.it

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