Canicola, i binari del fumetto

Canicola e' una rivista-laboratorio, ma soprattutto e' un gruppo di autori unito dalla voglia di sperimentare, creare, ricercare le innumerevoli strade del fumetto. Il primo numero, uscito a Marzo in...
Articolo aggiornato il 25/12/2015

Chi sono gli autori del gruppo ? Volete presentarvi uno a uno (lo so, suona molto “scolastico”)?
Edo Chieregato: Il gruppo è formato da , Davide Catania, Liliana Cupido, Giacomo Monti, , , , Amanda Vähämäki.

Come e perché nasce il gruppo Canicola?
EC: Canicola nasce per l’esigenza e la volontà di autoprodursi assaporando piaceri e dispiaceri.

Cosa ha portato autori dallo stile tanto eterogeneo a collaborare assieme per questo progetto?
EC: Un po’ la stima reciproca, un po’ l’amicizia, un po’ il ritrovarsi insieme.

Il vostro lavoro si svolge a distanza, o avete dei luoghi dove vi ritrovate per parlare delle vostre opere? Che importanza ha il confronto per una ricerca del proprio stile?
EC: Abitiamo quasi tutti a Bologna e ci frequentiamo spesso, poi ogni qual volta è necessario e possibile ci incontriamo al completo. Con la rete ci sentiamo quotidianamente. Il confronto più forte avviene durante le riunioni, con idee e disegni in mano, ma poi continua con la scrittura. Il confronto è sempre importante, non solo per lo stile.
Giacomo Nanni: Più che per la ricerca dello stile, penso che il confronto sul lavoro svolto serva ad arricchire il linguaggio e l’immaginario di ognuno: per non ritirarsi in un universo astratto e immergersi anche in una dimensione più umana dell’ideare storie o disegni. Il fatto di incontrarsi di persona e affrontare anche i giudizi e le critiche degli altri è una forma di ricchezza.
Michelangelo Setola: Alcuni del gruppo hanno stili già ben delineati, altri, i più piccoli, stanno crescendo quindi per questi ultimi ha più peso il confronto. Poi l’influenza viene anche dall’esterno, da autori visti qua e là per l’Europa.

Il fumetto è un modo di comunicare complesso eppure fruibile con semplicità, una dicotomia che spesso ha evidenziato solamente quest’ultimo aspetto, facendolo passare per un mezzo infantile, banale. I vostri sono fumetti che sembrano voler stracciare letteralmente queste impressioni: come nasce la vostra ricerca narrativa, e cosa vuole esprimere?
EC: La ricerca narrativa è un’alchimia complessa di componenti differenti. La propria vita, il presente, il passato, il proprio immaginario, una riflessione di fronte a un riccio che sta morendo, tanto altro ancora. Penso che ognuno cerchi di esprimere se stesso, con modalità narrative e segni eterogenei, perché siamo diversi. Ogni scelta stilistica ci svela un po’. Ogni scelta è anche una rinuncia e per questo un atto di responsabilità.
MS: Penso non ci sia proprio una ricerca narrativa comune, ognuno ha la sua. Nonostante questa eterogeneità c’è qualcosa che lega tutti: un’impostazione e una propensione a mettere nel lavoro tutto il possibile senza risparmiare energie, senza appunto pensare troppo alla fruibilità. E’ un atto di sincerità e di passione, ma non è solo questo… non si può dire tutto!

La vostra personale idea del fumetto quanto si scontra con la realtà editoriale, con il fumetto di larga diffusione?
Andrea Bruno: La nostra idea di fumetto non si scontra in nessun modo con il fumetto di larga diffusione. Ma poi mi chiedo, cosa accomuna queste due realtà? Decidere semplicemente di “fare fumetti” non vuol dire niente, tutto dipende dalla direzione che scegli, da dove è che vuoi andare. Una questione di consapevolezza e di attitudine. Il fumetto di larga diffusione di solito punta sul genere, l’idea stessa di fumetto si identifica con il genere. Noi (e non solo noi ovviamente) siamo più interessati ad altre cose, al linguaggio, alla possibilità di raccontare in modo più personale, ecc. Questi due atteggiamenti al di là delle apparenze sono molto differenti, non c’è contrapposizione, sono semplicemente cose diverse. L’unico problema è che il fumetto per così dire “industriale” continua a detenere l’egemonia sul piano dell’immaginario e ciò condiziona fortemente anche la ricezione dei fumetti di altro tipo.
Davide Catania: Non mi sembra che ci sia scontro, credo che si viaggi su binari paralleli.

Binari (distributivi, in questo caso) che per il fumetto “d’autore” sono quasi inesistenti. Che diffusione ha Canicola? A quale pubblico cerca di rivolgersi, e quale pubblico raggiunge?
EC: La distribuzione quando si è neonati è sempre cosa ardua, soprattutto per i prodotti di qualità. Canicola numero 1, tra distribuzione nelle fumetterie, librerie di piccola editoria e “stampa alternativa” come Interno 4 (Bologna, Milano, Roma, Urbino, Salerno, Genova, Rimini, Feltre, Verona) e Odradek, nonché una distribuzione in Francia, Belgio, Stati Uniti e Canada, ha praticamente esaurito la tiratura di 1000 copie. Non so dirti quali lettori raggiunge Canicola, penso vari, di fumetto e non solo, sicuramente non raggiunge i lettori addormentati.

Quali autori o opere prediligete tra quelle presentate in Italia?
EC: Abbiamo gusti comuni ma anche diversi. Sono tanti gli autori che ci piacciono anche tra quelli non presentati in Italia. Per quanto mi riguarda potrei farti qualche nome come Seth, Chester Brown, Gipi, Jason, Nilsen, Tatsumi… ma sono solo una parte; c’è poi Tom Gauld, Sammy Harkham, Marko Turunen, Helge Reumann, Tsuge, Burns, Chihoi, ecc.

Canicola nasce nel freddo di Marzo di Napoli, e si ripresenta nell’inverno in avanzamento di Lucca, continuando a non far fede al proprio nome, almeno climaticamente! Dal primo numero a oggi, se la temperatura sembra rimasta quella, cosa è cambiato nel gruppo Canicola, e nella rivista?
EC: Ci vogliamo sempre più bene e, forse, anche sempre meno bene. Perché c’è gruppo anche fuori da Canicola. Ci fidiamo di più, c’è maggiore complicità. Il numero 2 ci sembra cresciuto, è cambiato poco del resto.

Canicola 2 presenterà gli stessi autori del primo numero? Vuoi parlarci del sommario del numero?
EC: Gli autori sono gli stessi. Bruno e Vähämäki continuano la storia dell’1, io e Setola presentiamo una storia che continuerà. Catania prosegue la sua ricerca espressiva con due brevi storie. Nanni presenta due nuove narrazioni. Monti cambia tema ma non il tono, Tota prende appunti per la storia che verrà.
MS: Il timone è molto importante per noi proprio perché gli autori sono cosi differenti, anche visivamente. Diventa fondamentale l’alchimia della successione delle storie: il timone è parte integrante del numero stesso, scegliere una storia che apra un numero o che lo chiuda è di primaria importanza nella riuscita nel numero.

Il vostro esordio come editori di voi stessi non è passato inosservato, suscitando attenzione, apprezzamenti e critiche, ma sicuramente producendo – nel piccolo spazio che ha il fumetto sperimentale in Italia – una interessante discussione. Non male come esordio, non trovate?
EC: Noi siamo contenti. Arrivare al 2 era il primo traguardo.

Avete pensato o ricevuto offerte per passare l’incombenza di stampa e distribuzione a un altro editore?
EC: No.

Con Canicola, oltre a esporre la vostra idea di fumetto (o una parte della vostra idea di fumetto), vi siete posti degli obiettivi? Vuol’essere una vetrina per raggiungere altre possibilità anche lavorative? Vuole diventare una sorta di punto di riferimento per altri autori che volessero esprimersi e sperimentare?
EC: Il primo obiettivo era fare una rivista che ci piacesse e che sopravivesse fino al numero 2, perlomeno. Raggiunto. Questo fatto ci ha portato a delle collaborazioni con riviste in Germania (Orang), Finlandia (Glomp), Norvegia (Forresten), e altre ancora. Ci hanno chiesto delle mostre. E’ normale mi sembra che da cosa nasca cosa, soprattutto se c’è un progetto.

Visto che io stesso non ho lesinato critiche (ma non solo negative!), mi piacerebbe un confronto con voi su certe osservazioni mie e di altri, o meglio su come le avete accolte. È dura uscire con il frutto della propria arte e passione, e impattare con le reazioni dei lettori?
AB : Aver suscitato reazioni e anche critiche, credo vada considerato un fatto soddisfacente. Al di là del merito delle opinioni espresse è positivo che l’uscita di un nuova rivista non passi inosservata e che anzi contribuisca in qualche misura ad aprire confronti e porre interrogativi.
GN: E’ dura quando si viene fraintesi. Per esempio nel tuo caso hai scambiato il mio breve racconto Camminare sulle strisce, sul primo numero, per una sorta di striscia umoristica mal riuscita, il che sulle prime mi ha fatto sobbalzare… come se solo il fatto di utilizzare una stilizzazione estremamente semplificata fosse sinonimo di “fumetto umoristico”. Ma già ne abbiamo avuto modo di parlare di persona. In ogni caso sono anche molte le soddisfazioni.
EC: E’ sempre un piacere ricevere critiche intelligenti. Abbiamo perfino pilotato il caso inviando copie dell’1 ad una lista numerosa e mirata di autori e studiosi nazionali e internazionali, che pensavamo potessero essere interessati alla lettura. Il confronto (a proposito) è stato utile e gli incoraggiamenti ci hanno dato parecchia energia.

Sperimentare, creare, raccontare: Canicola è espressione di queste e di altre pulsioni di autore. Il rischio, in alcuni casi, è sembrato quello di farlo pensando solo marginalmente al lettore. Quanto è difficile mediare tra la propria ricerca, personale e fondata su un linguaggio che appartiene solo a se stessi, e la necessità di comunicare con l’esterno?
AB: Non bisogna mediare un bel niente. L’alternativa non è tra ricerca “artistica” e comunicazione. La nostra ricerca è la nostra comunicazione. Canicola è una rivista che contiene storie a fumetti, non c’è nessuna deliberata volontà di marginalizzare il lettore, anzi è presente una certa attenzione per la narrazione. Poi naturalmente le storie sono fatte in un certo modo, riflettono un certo stile o una certa sensibilità, e qualcuno magari può non ritrovarcisi immediatamente per svariati motivi. E’ curioso che spesso costoro siano proprio dei lettori abituali di fumetti che forse si trovano spiazzati davanti a ciò che non corrisponde precisamente alla loro idea di “fumetto”.
DC: Alle volte il lettore è una specie di amico immaginario; scrivi o disegni per quel qualcuno che abitava di fronte a casa tua, che alle elementari stava nella classe accanto o che come te era in mezzo alla calca al concerto dei vattelapesca… se sei onesto, lo sai bene che lo stai facendo solo per te.
EC: Penso che anche quando si scrive un diario, magari inconsciamente, si pensi a dei lettori. Magari a uno solo. Le modalità del comunicare sono tante e diverse. E anche la decodifica che ne consegue ha percezioni e risvolti svariati. Forse ingenuamente, ma crediamo di parlare un linguaggio che può interessare anche altri oltre a noi. Ci sembra di comunicare, di scaldare anche, ma forse ci sbagliamo.

Biografie:
Andrea Bruno (Catania, 1972), disegnatore espressionista dosa abilmente bianco e nero, luce e ombra, per ricreare visioni intense date dalla miscela della materia. Accoppiando pennellate di inchiostro stese con incisività o sottrazione, e il candore della carta o del bianchetto che sottrae oscurità, narra storie intime che assumono in certi casi valenze anche politiche. Davide Catania (Catania, 1977), è un artista che ama esprimere concetti e sensazioni più che dipanare trame. E’ attento ai materiali usati e gioca con forme e colori alla ricerca di equilibri geometrici e cromatici. Quando utilizza il disegno al tratto condensa nel gesto tutta la forza, il dinamismo e la drammaticità della narrazione. Giacomo Nanni (Rimini, 1971), certosino cesellatore grafico, stupisce per l’immaginario anacronista e l’eleganza del segno. Affascinato da rebus visivi e da esercizi di stile, una continua ricerca lo spinge verso sempre nuove possibilità narrative. Giacomo Monti (Cesena, 1975), ha iniziato tardi con il disegno, ma la sua personalità artistica è emersa immediatamente, sia nel segno, rustico e intimamente poetico, sia nella narrazione disseminata di piccole imprevedibili pensate. Se i suoi disegni inquietano per l’impietoso sguardo sull’umanità, le storie a fumetti fanno sorridere pur nella loro crudezza. Michelangelo Setola (Bologna, 1980), preferisce disegnare liberamente, soprattutto con biro o matita, su carta comune. Il suo immaginario è complesso, bizzarro e inquietante, e quando si confronta con il linguaggio a fumetti stupisce per come riesce a far dialogare l’attenzione per il dettaglio con l’evanescenza dei vuoti o la leggerezza dei mezzi toni di grafite. Alessandro Tota (Bari, 1982), artista eclettico in continua ricerca che dall’ossessione per il disegno partorisce storie a fumetti, pamphlet autobiografici, illustrazioni, che impressionano per freschezza, ironia e forza narrativa. Amanda Vähämäki (Tampere, 1981), disegnatrice che ama soprattutto la matita, da mescolare in certi casi con colori tenui, per raccontare storie intime, originali per inquadrature e sequenza narrativa, che fanno emergere un punto di vista sentito e mai scontato. Edo Chieregato (Castelmassa, 1971), coordina il gruppo e scrive storie e testi per Setola mentre Liliana Cupido (Giulianova, 1979), si occupa della traduzione in inglese dei testi e della promozione.

Presentazione del secondo numero:
Dopo il successo del primo numero e l’ottima accoglienza di critica e pubblico ritorna l’attesissima CANICOLA, rivista che raccoglie alcuni tra gli autori di fumetto più interessanti e innovativi in Italia, apprezzati in tutta Europa e negli Stati Uniti. E’ di quest’anno il primo premio Internazionale al Festival di Lucerna di Amanda Vähämäki e le collaborazioni con riviste europee come “Orang” (Germania), Glomp (Finlandia), “Forresten” (Norvegia).
In questo secondo numero procede la ricerca di nuove forme del racconto: gli autori portano avanti il loro personalissimo linguaggio, condotti dalla necessità di raccontare la realtà contemporanea, le sue atmosfere, e i sogni e gli incubi che essa produce. In un continuo confronto con altre forme di scrittura come la letteratura, il cinema e la poesia, il fumetto è usato come mezzo per raccontare storie attraverso frammenti che compongono un unico grande affresco. Segni, linee, stili grafici diversi e seducenti si susseguono restituendoci singole vicende che nel loro susseguirsi visivo si rafforzano reciprocamente. Un approccio all’arte della narrazione che dimostra le tante modalità espressive del linguaggio, con i diversi equilibri tra testo e immagine e il differente ritmo affabulatorio di ogni autore.
Andrea Bruno continua “Brodo di niente”, la sua storia attuale e provocatoria, mettendo in scena una guerra dai risvolti bizzarri, che si tinge di una pittoricità cupa ed eloquente, mentre la finlandese Vähämäki prosegue con delicatezza ed incanto la sua narrazione sospesa tra sogno e realtà, e dove la linea si confonde e contrappone ad atmosfere rarefatte. Giacomo Nanni è presente con due nuove storie che dimostrano il suo eclettismo e la sua capacità di stupire con sempre nuove invenzioni narrative e grafiche che fanno riflettere ed emozionano nello stesso tempo; Davide Catania attraverso il suo segno nervoso presenta due schegge minimali, accadimenti efferati che rafforzano i temi e lo stile della sua ricerca espressiva. E ancora le ironiche e inquietanti fotografie di vita quotidiana di Giacomo Monti; il racconto di formazione dai risvolti inattesi di un bambino in vacanza con la famiglia di Setola e Chieregato e, infine, la sequenza di Alessandro Tota che si affida all’inquietante monologo di un solo personaggio, in gioco con il mondo del teatro.

Riferimenti:
Canicola, il sito: www.canicola.net
Canicola, il blog: www.ilgruppocanicola.splinder.com
Davide Catania, il blog: ogre.altervista.org
Alessandro Tota, il blog: pupazzetti.splinder.com

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