Jiro Taniguchi: il cammino dell’uomo che cammina

Un inno alla lentezza, alla riscoperta del nostro tempo e del bello intorno a noi. Questo è "L'uomo che cammina" di Jiro Taniguchi.
Articolo aggiornato il 17/01/2017

Jiro Taniguchi: il cammino dell'uomo che camminaUn uomo cammina.
Con queste poche parole si potrebbe terminare formalmente questo articolo, sicuri di aver espresso chiaramente gli eventi presenti ne L’uomo che cammina (forse anche più di quanto si possa pensare).

Provate.
Trovate una giornata senza impegni, senza lavoro, senza film da vedere o libri da leggere. Calzate scarpe comode e vestiti adatti alla stagione, ed iniziate dal primo passo a camminare, seguendo solo la vostra curiosità. Non pensate ad altro, solo a quello che vedete ed ai vostri piedi. Osservate con sguardi nuovi il paesaggio, le persone, le vetrine, le panchine… Troverete, nascosta talmente bene da ignorarla ogni volta, nascosta in luoghi nei quali, un poco, quasi vi vergognate di trovarla, la poesia.

Ed è questo il segreto di questo delicatissimo e intimo fumetto di uno dei più grandi artisti del sol levante approdati alla pubblicazione in Italia, .

Taniguchi ha uno stile poliedrico che unisce ad un tratto realistico, caldo e delicato un uso delle inquadrature e della tavola capace di adattarsi, rimanendo personale e riconoscibile, a una serie disparata di storie e tematiche: da quelle noir di Benkey a New York, alla fantascienza di Icaro (in coppia con Moebius). È però forse proprio nelle storie più intimiste, delicate e poetiche come Al tempo di Papà, L’olmo e altri racconti e In una città lontana che il suo disegno esprime tutte le sue potenzialità, alle prese con le espressioni, con gli sguardi, con i sentimenti, con i grandi paesaggi e le ambientazioni “quotidiane”.

Jiro Taniguchi: il cammino dell'uomo che cammina

Proprio come in questo , dove le vignette sono tutte da guardare, perfette per far rallentare la lettura lasciando che siano le immagini a parlare con la voce della brezza e del sole, della neve e della pioggia. Il nostro camminatore è un uomo che non ha mai smesso di essere bambino, ed è consapevole di esserlo. È felice di aver conservato quello sguardo curioso dell’infanzia, quel vivo stupore che siamo abituati a reprimere quando ci sentiamo “costretti” a diventare adulti, convinti che le due cose non possano convivere.

Jiro Taniguchi: il cammino dell'uomo che camminaIn questa sua ricerca, e riconquista, del proprio tempo ci lascia stupiti a nostra volta, come se fosse il disegno a rendere speciale un vicolo, un palloncino, un albero. In realtà è il fermarsi a osservare che ce li mostra senza la maschera affannosa dei ritardi e dei problemi, che ce li restituisce, e che ci restituisce ciò che ci è stato sottratto da noi stessi. La magia della vita, delle semplici cose, ancora più sorprendente perché inaspettata.

Abituati a consumare, non a vivere, abituati a vedere, non ad osservare, L’uomo che cammina ci risulta fuori dal tempo, anacronistico; eppure, pagina dopo pagina, i disegni di Taniguchi ci portano in comunione con il protagonista, ci fanno camminare al suo fianco, come in uno dei capitoli che compongono il volume, rallentando per non andare troppo avanti rispetto al suo passo o raggiungendolo trafelati quando siamo rimasti indietro.

Le strade di città si rivelano così ai nostri sguardi piene di meraviglie. Sostiamo ad osservare la merce da pochi soldi delle bancarelle, ritrovando stupiti le trottole con cui giocavamo da piccoli oppure ancora le impalcature nate nella notte che costruiscono strane forme geometriche intorno ai palazzi. Il volo delle rondini creano ombre sempre nuove sulla strada e sui nostri volti, giochiamo con il mondo attorno a noi, lo scrutiamo dall’alto dei rami di un vecchio albero, aspettando l’alba sulla cima di un palazzo o entrando di nascosto in una piscina chiusa per nuotare nudi, per goderci il semplice esser vivi.

Tra le pagine di questa storia ci immergiamo con la sensazione di malinconia che si ha tornando per una notte nel nostro primo letto, ritrovando sensazioni che ci appartengono ma che ci sfuggono, a volte, tra le dita.

Le parole più indicate, però, per parlare di questo fumetto (e non poteva essere altrimenti) sono dello stesso autore.

L’uomo che cammina è un
uomo spensierato.
Gli piace camminare con
tranquillità.
Non si preoccupa del
tempo che passa.
Possiede un corpo e uno
spirito lievi.
Perciò riesce a notare
diverse cose.
Persino in un paesaggio
quotidiano, che nulla ha di
particolare, trova motivo
d’interesse e ne gode.
Ogni tanto si ferma, si
incanta, accarezza gli
alberi, ci si arrampica,
raccoglie dei ciottoli…
Già, l’uomo che cammina è
proprio un tipo strano.

Eppure sicuramente
quest’uomo ci riporterà
alla mente dolci ricordi
persi in qualche luogo
lontano.
Allora, arrestiamo un
attimo le nostre corse
affannose, e proviamo a
camminare anche solo un
poco.

Però lentamente.

Jiro Taniguchi: il cammino dell'uomo che cammina

Abbiamo parlato di:
L’uomo che cammina
Jiro Taniguchi
, 1999 (prima ed.) – 2014 (Taniguchi Collection, seconda ristampa)
144 pagine, brossurato, bianco e nero – 10,90€

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