Calvino nel castello delle vignette incrociate

Pucciarelli e Redhouse Lab si avventurano per BeccoGiallo in un viaggio nelle opere di Italo Calvino, un labirinto testuale intricato e complesso.

Calvino nel castello delle vignette incrociate

Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979) è una delle opere più interessanti di Italo Calvino, che ne segna forse la fase più postmoderna. Giocando magistralmente sul concetto di cornice narrativa, Calvino incastra qui le sue storie l’una dentro l’altra: all’interno del romanzo, un lettore di primo livello legge le storie di secondo livello, che però vanno a intersecarsi con il primo livello, finché il lettore si perde nel labirinto narrativo.

Un’opera indubbiamente molto ardua da adattare per un largo pubblico, e infatti Gianluigi Pucciarelli, nel realizzare l’adattamento per editore, compie innanzitutto una radicale variazione strutturale, segnata anche dallo slittamento, nel titolo, da “viaggiatore” a “narratore”.

Innanzitutto, i romanzi letti all’interno dell’opera sono i romanzi stessi di Calvino. Un ulteriore omaggio all’autore, che fa però perdere molti dei giochi d’incastro interni che si venivano a produrre tra i vari testi, trasformando il primo livello di narrazione in una più semplice cornice che contiene le altre opere.
In second’ordine, il fatto che i testi di secondo livello non si incastrino più tra loro da un lato semplifica la narrazione, ma dall’altro mette forse fin troppa carne al fuoco per un lettore che non conosca già l’opera di Calvino.

Calvino nel castello delle vignette incrociate

La separazione netta tra cornice narrativa e racconti di secondo livello è sottolineata dal fatto di rappresentare  la storia di cornice in bianco e nero, mentre i capitoli interni sono a colori, sottolineando questa reinterpretazione – e semplificazione – del lavoro calviniano. Viceversa, ad aggiungere complessità a un testo già molto denso vi è la scelta di intitolare i capitoli seguendo le Lezioni Americane di Calvino, quelle  che avrebbe dovuto tenere ad Harvard nel 1985, poi raccolte in volume.
La Leggerezza è associata al Barone Rampante (1957), rappresentato in uno stile manga con animali antropomorfi; con un salto indietro, la Rapidità è identificata nel Sentiero dei nidi di ragno (1947), opera dell’immediato dopoguerra realizzata questa volta con un segno caricaturale ma non zoomorfo. L’esattezza rimanda, inevitabilmente, a Ti con zero (1967), la anomala “fantascienza” di Calvino, che come al solito decostruisce il genere dall’interno. La visibilità rimanda alle Città Invisibili (1972).

La molteplicità, infine, è associata al Castello dei destini incrociati (1969), le cui molte narrazioni sono generate da Calvino interpretando delle carte estratte da un mazzo di tarocchi (e, quindi, le possibili storie sono non solo molteplici, ma infinite). La cornice avrebbe potuto essere associata alla Coerenza (Consistency), solo progettata e non scritta; Pucciarelli implicitamente la dedica alla Finezza (inserita nell’insegna della trattoria con cui si apre e si chiude l’opera).

Questo virtuosismo mostra indubbiamente la conoscenza, da parte dell’autore, del corpus calviniano, ma rischia forse anche di operare una forzatura sulle opere classificate, fissando una corrispondenza biunivoca tra singola Lezione americana e singola opera narrativa di Calvino.

Calvino nel castello delle vignette incrociateI disegni del Redhouse Lab sono in sé efficaci, anche se contribuiscono a radicalizzare la differenza tra la cornice in un bianco e nero spersonalizzato da un lato (la scelta di non mostrare il volto dei personaggi è la lettura più ovvia della genericità delle figure del Lettore e della Lettrice: anche qui, col rischio di renderlo più didascalico) e le coloratissime storie dall’altro.
Queste ultime, oltretutto, sono per contro molto omogenee tra loro nel tratto (con l’eccezione della storia di Pin, in un segno infantilizzante), pur non mancando immagini evocative, soprattutto ne Le città invisibili e Ti con zero. La tavola è impostata sulla base di  una griglia su due strisce piuttosto classica, visivamente abbastanza ariosa e con varie doppie splash page  ad effetto.

La narrazione in sé è quindi gradevole, anche se potrebbe risultare  un po’ affollata per chi non conoscesse ancora le opere di Calvino. Viceversa, per il lettore più smaliziato il gioco letterario è godibile, ma forse fin troppo lineare rispetto alla raffinatezza postmoderna dell’opera modello.

Certo sarebbe stato paradossale fare una biografia convenzionale per un autore come Calvino, scettico sulla valenza dei dati biografici di un autore; e anche un adattamento passo passo dell’opera ne avrebbe probabilmente tradito lo spirito, improntato al gioco letterario.
Il fumetto risulta quindi nel complesso una lettura piacevole per un “lettore ideale” calviniano, ma avrebbe forse beneficiato ancor più di una impostazione maggiormente sperimentale che portasse fino in fondo la “sfida al labirinto” del testo di partenza.

Abbiamo parlato di:
Se una notte d’inverno un narratore
Gianluigi Pucciarelli, Redhouse Lab
Beccogiallo, 2017
144 pagine, brossurato, colore – 16,00€
ISBN: 9788897555421

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