Una brutta storia: la semplicità dei pugni

"Una brutta storia" è la sorprendente opera prima del giovane Spugna. Un’avventura semplice e diretta che spiega in modo particolare come si può migliorare e maturare: con i pugni.
Articolo aggiornato il 07/11/2015

Una brutta storia: la semplicità dei pugniCi sono fumetti che fanno, o almeno ci tentano, della complessità la loro forza. Ci sono poi quelli che, facendo della semplicità di narrazione un elemento imprescindibile, arrivano a raccontare in maniera ancora più efficace i temi toccati. È questo il caso di Una brutta storia, prima opera lunga di Tommaso Di Spigna in arte Spugna, edito da Grrrz Comic Art Book , ex Grrrzetic Editrice, nella nuova collana Calipso dedicata agli esordienti.
La storia, anche se non precisamente contestualizzata, sembra ambientata nei “selvaggi” Anni ʼ30 della grande depressione americana e soprattutto in quei porti umidi e nebbiosi che ospitavano piccole bettole nelle quali trovavano rifugio paria, marinai e malviventi, che una certa cinematografia di genere ha fissato nell’immaginario collettivo.
Protagonista del volume è non a caso Rocky il Rosso, inesperto e rissoso marinaio a bordo della “Wendy”, nave comandata dal “Capitano” e condivisa con i fidi Bill, Mac e Sig. Kominsky. La storia vede la ciurma mettersi alla ricerca di una misteriosa isola del tesoro (che ricorda tanto l’Isola del Teschio di King Kong, altro simbolo di culto della filmografia Anni ʼ30), che, purtroppo per loro, si rivelerà una trappola mortale.

Una brutta storia: la semplicità dei pugni

Non ci sono sottotrame, non ci sono colpi di scena improvvisi e nemmeno un accenno di approfondimento psicologico dei personaggi. L’autore si concentra sull’avventura e sul suo progredire semplice e diretto. Spugna spoglia il genere avventuroso di tutti gli orpelli inutili e accessori per raccontarci una storia di amicizia e condivisione, orrore e violenza, inesperienza e passaggi dolorosi. Una scelta precisa e voluta che dona a quest’opera un fascino di altri tempi, di letture passate, antiche, quelle letture dove, a differenza di oggi, la semplicità era sinonimo di qualità. Una brutta storia: la semplicità dei pugniIn un periodo come quello odierno, dove a volte si cerca una stratificazione esagerata del racconto, fa piacere vedere come ci siano ancora autori in grado di sviluppare una storia con pochi ma precisi elementi che, anziché impoverire la lettura, riescono a circoscriverla e a renderla più incisiva.

Tommaso di Spigna è un autore giovane e di esperienza forzatamente limitata, ma dotato di quella scintilla creativa che contraddistingue i grandi artisti. Risulta sorprendente come riesca a sviluppare il racconto concentrandosi su un esiguo numero di elementi, costruendo un impianto narrativo che porta il messaggio del libro e quello che l’autore stesso vuole raccontare in maniera cristallina.

Una brutta storia: la semplicità dei pugni

Addentrandosi nella lettura si subisce una sorta di fascinazione che costringe a scrutare le pagine per esaminarne e ammirarne i particolari. Ed è proprio in questo caso che forse si riesce a intravedere il vero significato dell’opera: il viaggio verso l’ignoto, la violenza come parte della vita e rito di passaggio, la caparbietà del protagonista di lanciarsi in un’avventura più grande per maturare, progredire, migliorare. Un passaggio che sembra non poter avvenire se non attraverso il dolore fisico, un martirio che nelle cicatrici riversa le nostre esperienze, i nostri ricordi e la nostra formazione. Una brutta storia: la semplicità dei pugniIn questo senso sono fortemente simboliche le prime tavole che ci mostrano il “debole” Rocky il Rosso pestato a sangue, e le ultime che invece lo restituiscono di ritorno dall’isola come il forte e deciso Rocky il Guercio.

Se Spugna si dimostra bravo e intelligente nel racconto, è nella parte grafica che riesce a dare il meglio di sé. Dotato di uno stile di disegno preciso e raffinato, Di Spigna costruisce tavole in bianco e nero di grande impatto visivo che ospitano un autentico freak show di personaggi grotteschi e spaventosi la cui costruzione ricorda il genovese Enrico Macchiavello.
Il suo Rocky non è altro che una libera interpretazione di Popeye/Braccio di Ferro, personaggio nato dalla fantasia di Elzie Crisler Segar, uno dei suoi autori preferiti, così come tutta la sua avventura è una grande rielaborazione degli stilemi Segariani. E forse è proprio il personaggio di Braccio di Ferro che riassume meglio il modo di raccontare e la filosofia di Rocky/Spugna che, per dare un valore alla sua irruenza e al suo risolvere i problemi a cazzoti, diceva:

Io sono quel che sono e questo è tutto quel che sono.

Una brutta storia: la semplicità dei pugni

Rimangono da fare i complimenti alla Grrrz Comic Art di Silvana Ghersetti e Andrea Benei (cui aggiungiamo il cagnolino Watson, parte integrante della redazione), per la cura nella confezione del libro e per la fiducia incondizionata che continua a dimostrare in questi giovani talenti, sostenendoli nei loro progetti. Storpiando il titolo direi quindi “una bella storia”.

Abbiamo parlato di:
Una brutta storia
Tommaso “Spugna” Di Spigna
Grrrz Comic Art Book, 2014
112 pagine, rilegato, bianco e nero – 18,00€
ISBN: 9788896250266

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