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Brandon Routh: da Superman ad Atom, ritratto di una carriera poco super

Da "Superman Returns" ai giorni nostri con il ruolo televisivo di Atom, un excursus nella carriera mai esplosa dell'attore Brandon Routh.
Articolo aggiornato il 03/01/2017

In queste settimane personaggio regolare di nel ruolo di Ray Palmer, ha attraversato l’ultimo decennio come uno dei più fulgidi esempi di promesse mancate del cinema moderno. A distanza di tempo, questo articolo intende analizzare la poco esaltante carriera di un attore che non ha saputo o voluto sfruttare il ruolo di una vita.

Brandon Routh: da Superman ad Atom, ritratto di una carriera poco super

Era l’ottobre del 2004, infatti, quando un giovane attore dell’Iowa venne scelto per interpretare in , pellicola che avrebbe segnato la ricomparsa sul grande schermo dell’uomo d’acciaio dopo anni di tentativi e rinvii.

Brandon Routh: da Superman ad Atom, ritratto di una carriera poco superIl film arrivava dopo un susseguirsi continuo di cambi di regia, che avevano visto avvicendarsi nomi quali McG e Brett Ratner, fino alla scelta definitiva di Bryan Singer, per non parlare di tutta una serie di indiscrezioni, alcune volte assurde (basti pensare alla famosa scommessa tra il sito AICN e Mark Millar, che millantava fonti alla Warner Bros.), sul possibile attore protagonista, e che finirono proprio con l’annuncio riguardante Routh.

Sulle spalle di questo giovane all’epoca, gravavano il peso e la responsabilità di dare vita a un personaggio da molti definito iconico un’icona, e di rilanciare un franchise ormai ritenuto morto e sepolto. Oltre a questo, vi era per l’attore anche la possibilità di una grande carriera davanti a sé, vista l’importanza della pellicola di cui si apprestava a essere protagonista, che gli avrebbe certamente aperto molte porte. La realtà, anni dopo, è stata però molto diversa.

Uscito nelle sale americane il 28 giugno 2006 e anticipato da una campagna promozionale tutta diretta a sottolinearne la continuità con i primi due capitoli interpretati da Christopher Reeve, Superman Returns mostrò fin da subito questa forzatura narrativa (anche grazie a una durata di 2 ore e 40 minuti) con un esordio al box office sotto le attese e una devastante accoglienza della critica, mentre gli analisti se la presero con la pressoché totale mancanza di marketing della Warner nel costruire la figura dell’attore, del tutto anonimo e non riconoscibile dal grande pubblico.

A questo si aggiunse la mancanza di una vera caratterizzazione del personaggio, un Superman protagonista di pochissimi dialoghi nel corso di quasi tre ore di film, nonostante gli sforzi di Routh nel cercare di interpretarlo al meglio, anche con una buona dose di ironia nel vestire nei panni di Clark Kent.

E così, già nella seconda settimana di programmazione, il film perse appeal tra il pubblico, scivolando immediatamente alla seconda posizione del box office americano. Una débâcle che continuò inesorabile fino al mese di novembre 2006, quando Superman Returns raggiunse finalmente la cifra di 200 milioni di dollari di incasso negli USA, a fronte di un costo di 270 milioni.

Brandon Routh: da Superman ad Atom, ritratto di una carriera poco superL’impatto sulla carriera dell’attore fu devastante. Riconoscibile da una fetta di pubblico come il nuovo uomo d’acciaio, Routh non riuscirà comunque da lì in poi a costruire una filmografia altrettanto riconoscibile, e a emergere dalle nebbie create attorno a lui dall’insuccesso di Superman Returns. Anche per via di decisioni sbagliate nello scegliere i progetti a cui prendere parte, forse legate a manager o agenti poco lungimiranti, l’attore non sarà più in grado di sbloccare la propria carriera, al contrario della moglie Courtney Ford, in questi anni volto noto di decine di serial televisivi.

Un esempio di tali errori di giudizio fu la partecipazione a film come l’adattamento cinematografico di Dylan Dog, una vera e propria odissea produttiva. Scelto Routh per il ruolo nel 2007, terminate le riprese nel 2009, il film dovette attendere altri due anni prima di trovare una distribuzione e una data di uscita nelle sale americane, incassando però appena 1 milione di dollari e altri 3 nel resto del mondo.

In questo lasso di tempo, l’attore non riuscì comunque a emergere, nonostante la scelta di progetti e ruoli anche ironici e simpatici in cui era percepibile una certa bravura, come in Scott Pilgrim Vs. The World di Edgar Wright, in cui si fece notare in quello che forse è uno dei ruoli migliori, quello di villain con una passione vegana, fin qui ricoperti.

Brandon Routh: da Superman ad Atom, ritratto di una carriera poco super

È a questo punto che l’attore decise di fare qualche passo indietro e tornare al punto di partenza, ovvero la televisione, da cui aveva cominciato anni prima con piccole parti. Routh entrò infatti nel cast di Chuck della NBC accanto a Zachary Levi e Yvonne Strahovski, interpretando il ruolo della dapprima eroica, poi misteriosa e alla fine inquietante spia Daniel Shaw. La scelta si dimostrò saggia e fornì a Routh la possibilità di mostrare per la prima volta un personaggio a tutto tondo, andando oltre la figura dell’uomo d’acciaio e del suo occhialuto alter ego Clark Kent.

La CBS scommise quindi su di lui e nel 2012 assemblò la serie comedy Partners, un progetto che però fin dall’inizio stentò a decollare e che venne cancellato dal network dopo appena 13 episodi. Da lì in poi iniziarono una serie di comparsate come guest star in serial quali Chosen, The Exes fino all’arrivo nel cast di Arrow nel corso della terza stagione attualmente in onda nel ruolo di Ray Palmer/Atom, che al momento sembrerebbe in via di rilanciarne la carriera, seppur in ambito strettamente televisivo.

Brandon Routh: da Superman ad Atom, ritratto di una carriera poco super

È comunque da evidenziare come, nel corso degli anni, la carriera di questo attore sia fortemente ruotata attorno a progetti che, in un modo o nell’altro, sono collegati al medium fumettistico. Se da un lato questo elemento è da ritenersi una sorta di salvagente per Routh per non vedere affondare la propria carriera, da un altro è indice di un profilo attoriale mai veramente decollato, che non gli ha permesso di cimentarsi in ruoli e generi differenti. D’altronde la scelta di progetti quali The Nine Lives of Christmas, un tv movie targato Hallmark dello scorso anno, denotano chiaramente un modo sbagliato di gestire e valutare i progetti da parte dell’attore e di chi lo circonda. A questo proposito bisogna anche pensare allo screen time dell’attore che, in film come Scott Pilgrim e Zack & Miri, non va purtroppo oltre i 10 minuti.

Brandon Routh: da Superman ad Atom, ritratto di una carriera poco super

Triste infatti vedere una personalità come quella di Routh, capace comunque di brillare con i ruoli giusti, soprattutto se conditi di una buona dose di ironia in cui sembra davvero alleggerirsi e mostrare tutta la propria spigliatezza, arrancare nel mondo dello spettacolo e, dopo oltre dieci anni, essere ancora riconosciuto come l’attore che ha interpretato il “flop Superman Returns”, una promessa mancata del firmamento hollywoodiano.
Insomma, una carriera poco super, nonostante i ruoli da supereroe.

Brandon Routh: da Superman ad Atom, ritratto di una carriera poco super

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