Beelzebub e altre storie: intervista a Ryuhei Tamura

Il mangaka Ryuhei Tamura è celebre per essere l’autore di Beelzebub. Lo abbiamo intervistato durante il Napoli Comicon.

Ryuhei Tamura, classe 1980, è nato nella prefettura di Gifu, ma è originario di Otsu, nella prefettura di Shiga. Assistente del mangaka Toshiaki Iwashiro all’inizio della sua carriera, Tamura è principalmente conosciuto per essere il creatore di Beelzebub, opera che ha riscosso enorme successo, valicando anche i confini del Giappone.
Beelzebub è stato pubblicato dal 2009 al 2014 sulla rivista Weekly Shōnen Jump, mentre in Italia il è edito da dal  giugno 2011 e ha cadenza bimestrale. Nel 2011, dal manga è stata tratta anche una serie animata in sessanta episodi che ha come regista Nobuhiro Takamoto.
Abbiamo incontrato Ryuhei Tamura durante il Napoli Comicon, dove è stato ospite del suo editore italiano, e gli abbiamo rivolto alcune domande su Beelzebub, le sue fonti di ispirazione e il suo futuro di mangaka.

Beelzebub e altre storie: intervista a Ryuhei Tamura

Leggendo la sua opera è evidente una certa influenza proveniente da titoli tipicamente pubblicati su Shonen Jump. Quali sono le opere e gli autori della sua infanzia, quelli che l’hanno portata a raggiungere al successo mondiale di Beelzebub?
Io sono cresciuto nella generazione che leggeva Dragon Ball, quindi sicuramente quello è uno dei manga che mi ha influenzato maggiormente. Nello stesso periodo leggevo anche Yū Yū Hakusho [in Italia Yu degli spettri, n.d.r.] di Yoshihiro Togashi e Suramu Danku [in Italia Slam Dunk, n.d.r.] di Takehiko Inoue. Ecco, questi sono i manga che più mi hanno influenzato nella mia crescita come autore.

Beelzebub e altre storie: intervista a Ryuhei TamuraL’universo in cui si svolge Beelzebub ha certo dei temi e delle ambientazioni tipiche del genere shonen.  Cosa l’ha portata a coniare l’idea originale del perenne bambino sulla spalla di Tatsumi Oga?
Oga rappresenta lo stereotipo tipico del teppista giapponese, in divisa scolastica e con le mani infilate nelle tasche. Avuta l’idea del teppista come protagonista ho pensato a come avrei potuto rendere più fresca questa immagine e stupire al lettore e mi è venuta in mente una cosa di diametralmente opposta: un bambino. Mi è poi sembrato divertente immaginare questo bambino sempre attaccato alla spalla del ragazzo e farli combattere contro altri personaggi. È stata questa la base di partenza per Beelzebub.

Come mai la scelta di inserire proprio il figlio del diavolo tra i protagonisti? Perché non un qualsiasi altro mostro o entità malvagia?
Una volta deciso che avrei messo sulla spalla di Oga questo bambino, dovevo decidere quale fosse la sua identità, così ho pensato che potesse trattarsi dello stesso Oga neonato, venuto dal passato, ma qualcosa in questa idea non quadrava.
Allora mi è venuto in mente che la parola babu, che in giapponese significa ‘bambino’, poteva creare un’assonanza con Beruzebabu [italianizzato in Beelzebub, n.d.r.], che è uno dei primi nomi dati al diavolo. Ho quindi pensato che quel bambino avrebbe potuto essere il figlio di un demone, anzi del diavolo in persona.

Beelzebub e altre storie: intervista a Ryuhei TamuraQuanto di lei possiamo trovare nella sua opera e nei suoi personaggi? Si sente più vicino a Oga o a Furuichi? 
[ride] Mi sento rivolgere spesso questa domanda, ma la mia risposta è sempre la stessa: io sono Takayuki Furuichi!

Quali sono state le scene più difficili da realizzare, anche sul piano tecnico? 
Non mi sento particolarmente bravo a disegnare e sopratutto nelle scene d’azione faccio fatica nella composizione nelle tavole, dove è importante prestare molta attenzione ai dettagli e avere un tratto quanto più possibile realistico. In quei momenti mi rendo conto di quanto io sia immaturo e debba studiare ancora per migliorarmi, per quanta attenzione possa prestare ai disegni.

Ci sono dei punti di riferimento che ha nel disegno e nella scrittura delle sceneggiature?
Per dare vita al personaggio di un teppista ho letto diversi manga che avessero come ambientazione l’universo dei bulli, per esempio Crows di Hiroshi Takahashi oppure Kyō kara ore wa!! [in Italia Due come noi, n.d.r.] di Hiroyuki Nishimori

Che ne pensa della trasposizione animata del manga?
Sono molto soddisfatto dell’anime, perché contiene molti spunti presenti nel fumetto che sono stati sviluppati e che invece io non ho potuto approfondire, dovendo rispettare un certo numero di pagine. Però forse Alaindelon e Furuichi nell’anime sono un po’ troppo intimi… [ride]

Per quanto riguarda il futuro, ha intenzione di rimanere sempre su shonen più umoristici e dai toni più leggeri o le piacerebbe dare dei tocchi più dark e oscuri ai suoi prossimi manga?
Credo che i fan di Beelzebub si aspettino dalla mia prossima opera una ambientazione molto simile alla precedente, ma io preferirei distaccarmene, scrivendo qualcosa di più concreto.

Beelzebub e altre storie: intervista a Ryuhei Tamura

Intende di più realistico?
Non intendo qualcosa di ‘realistico’ in senso stretto… Per esempio di Beelzebub mi piacerebbe mantenere il tono comico. Ma se lì c’erano numeri in cui non avevo in mente una trama precisa da seguire, la prossima volta vorrei scrivere una storia che sia meglio delineata e da cui cercare di non scostarmi.

Riguardo il fumetto occidentale, c’è qualche autore, magari proprio italiano, che segue e apprezza in particolare?
Purtroppo fino a ora non ho avuto modo di leggere fumetti occidentali, ma qui al Napoli Comicon ho incontrato Milo Manara, che mi ha regalato un suo libro e sono rimasto molto impressionato dai suoi disegni e dal suo tratto così dettagliato. Sono sicuramente interessato a leggerlo e approfondire la sua opera.

 

Potete sfogliare il primo volume di Beelzebub su www.starcomics.com/ftp/sfoglia/Beelzebub1/

 

Arigatou gozaimashita al Ryuhei Tamura per questo incontro e il tempo che ha dedicato a Lo Spazio Bianco!

Intervista realizzata al Napoli Comicon il 2 maggio 2015

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