Beautiful Eva: intervista a Gianni Barbieri

Sceneggiatore, critico, appassionato: da trent'anni Gianni Barbieri si muove nel mondo del fumetto in varie vesti, ma sempre con energia e voglia di sperimentare. La collaborazione con Vittorio Giardino ha...
Articolo aggiornato il 09/05/2015

Beautiful Eva: intervista a Gianni BarbieriNella prefazione al volume, ha raccontato di tutte le lettere che gli hai scritto. Una corrispondenza durata molto tempo, che hai portato avanti con ammirazione, ostinazione e un pizzico di delirio. Ma è proprio vero che Giardino ha imparato a conoscerti così?
é tutto vero.

Sempre nella prefazione, Giardino scrive di aver avuto l’idea di creare una soap-opera a fumetti, con tanto di stacchetti pubblicitari, e di aver pensato a te per la sceneggiatura. Puoi raccontarci anche tu come sono andate le cose (e quando)?
Avevo conosciuto Giardino all’inizio degli anni ’90, quando un mio racconto si qualifico’ a un concorso di Repubblica e venne realizzato a fumetti da Daniele Panebarco. Anche Giardino era fra i fumettisti coinvolti nell’iniziativa e ci conoscemmo alla premiazione. Da quel momento, iniziai a scrivergli le lettere citate nella prefazione del volume e a incontrarlo, sottoponendogli i miei primi, acerbi lavori.

Giardino scrive ancora che gli avevi mandato una specie di studio sulle soap-opera, in cui le avevi divise in versioni (anfetaminica, metalinguistica, ecc.). Puoi spiegarci un po’ meglio queste differenze?
Quando Giardino mi contatto’ per una soap opera a fumetti, semplicemente non ci credevo. Nel frattempo avevo iniziato a lavorare per la , ma mai mi sarei aspettato di essere chiamato a una collaborazione tanto illustre! Ero intimidito e decisi di fare le cose per bene: Vittorio non aveva mai visto una soap, mentre io avevo seguito “Dancing Days”, “Capitol”, “Quando si ama”, e almeno il primo anno di “Beautiful”… non me ne vergogno! Così decisi di mettere nero su bianco quel che sapevo in una specie di trattatello…

Per curiosità, come collochi le serie nostrane “Carabinieri”, “Un posto al sole” ecc.?
Sono prodotti d’intrattenimento che rispondono a esigenze di mercato e di palinsesto.

Veniamo al fumetto. Com’é nata la sceneggiatura di ? Quali sono state le soap-opera che hai preso come esempio e che, penso, avrai in parte seguito?
Le soap sono tutte molto simili: amore contrastato fra due giovani esponenti di famiglia ricca e famiglia povera, e poco altro. Semplicemente, abbiamo aggiunto Eva Miranda! Abbiamo lavorato a quattro mani nello sviluppo del plot, divertendoci come matti. Abbiamo recitato scena per scena nello studio di Vittorio, facendo a gara a chi trovava il dialogo più ridondante, la didascalia più sciropposa, la gag più divertente. Poi io mettevo su carta, senza numerare le vignette, lasciando a Vittorio il compito di portare tutto sulla pagina. Seguivano ulteriori limature e aggiustamenti.

I personaggi ricalcano precisi “topoi” del genere soap: qualcuno di questi, pero’, corrisponde a un preciso personaggio visto in TV?
No, se succede, è casuale. Forse nelle pubblicità c’é qualche riferimento.

Il nome “Eva Miranda” crea molte suggestioni. Eva come il peccato, come prima donna del mondo; Miranda perché deve essere ammirata. Ma ricorda anche il nome della celebre attrice Carmen Miranda: è un richiamo voluto?
Sì, per tanti motivi. Per gli improbabili cesti di frutta che portava in testa. Per le allegre canzoncine che cantava. Per il suo essere una delle prime star non wasp, anche se relegata a ruoli molto stereotipati. Eva Miranda è un po’ la rivincita di Carmen Miranda, perché si prende gioco dei potenti.

Il look di Eva è stato disegnato anche in base a quello di Carmen?
Non completamente. C’é un richiamo diretto solo in alcune pin up di Vittorio che hanno Eva per protagonista.
Beautiful Eva: intervista a Gianni BarbieriIn generale, come avete individuato lo stile grafico del fumetto?
Volevamo riprodurre la fotografia plasticosa delle soap americane e ricrearne le scenografie fintissime, ma senza i limiti di budget di una produzione televisiva! Vittorio si è sbizzarrito nel creare un “ananas design” davvero buffo. Lo stile mostra finalmente il lato grottesco di Vittorio, rimasto nel pennino per molti anni.

La famiglia Stone è ricca sfondata grazie agli ananas e alla bibita Nanàs. Avete voluto in qualche modo dare un messaggio politico?
Non consapevolmente. Ci abbiamo pensato dopo, quando i francesi ci hanno fatto notare che una satira della televisione poteva nascere solo nel paese di Berlusconi. A parte questo, mi sembra evidente quali siano i bersagli di Eva Miranda.

Il fumetto è diviso in undici capitoli di 4 tavole l’uno. è una scelta stilistica o era destinato a essere un prodotto diverso dal quello che vediamo oggi?
Il progetto Eva Miranda nasce per la rivista COMIX, che ne pubblico’ la prima puntata… sull’ultimo numero! Ti parlo di circa 10 anni fa. Vittorio decise comunque di ultimare il volume, perché la sceneggiatura era pronta e credeva nel progetto. Lo abbiamo proposto in giro, ma la crisi delle riviste di fumetti ne ha impedito la serializzazione. Allora ci siamo arresi all’idea di vederla uscire direttamente in volume, Vittorio l’ha colorata e Casterman se l’é aggiudicata.

Eva Miranda avrà un seguito?
Ci stiamo pensando. Le idee non mancano, ma Vittorio è molto impegnato.

Rispetto a quando Eva Miranda è stato concepito, le soap-opera erano davvero il punto più basso della programmazione televisiva. Ma ora che il volume è pubblicato, sono 5/6 anni che l’audience premia i reality show… Forse Eva arriva tardi?
Effettivamente, sì. Cercheremo di porre rimedio in un eventuale seguito.

La TV è davvero tutta da buttare o si tratta semplicemente di un altro medium sfruttato sempre peggio?
La TV non è da buttare. è quando diventa l’unico punto di riferimento delle nostre vite che dobbiamo preoccuparci.

Dietro al fumetto e alle parole che scrivi nell’introduzione, si legge una grande sfiducia nell’intelligenza umana. è davvero questa la tua visione del mondo?
Sì, ma questo non rende la mia vita meno divertente.

Com’é stato collaborare con Giardino?
Fantastico. Vittorio ha ancora un entusiasmo e una passione per il suo lavoro che lo portano a dare sempre il massimo e a tirare fuori il meglio, contagiando chi lavora con lui. Mi ha insegnato moltissimo, in termini professionali e umani. E poi, il processo creativo, svolto alla pari, è estremamente divertente.

Com’é stato accolto il fumetto in Italia? E all’estero? Perché secondo te c’é questa differenza?
Dunque… Eva Miranda ha sorpreso molto gli estimatori di Giardino, che lo hanno guardato con sospetto, come una specie di “vacanza” dalle serie più “impegnate”. I giudizi sono stati molto discordanti, in tutti i paesi in cui l’opera è stata pubblicata: alcuni si sono innamorati di Eva, altri l’hanno odiata, ad altri ancora è stata indifferente. Quello che mi ha stupito è che in Francia se ne sia parlato moltissimo, persino su Libération, mentre in Italia sembra che se ne siano accorti in pochi. C’é una bella differenza fra “Do Re Ciak Gulp” e Libération…

Quali sono le cose più interessanti che hai letto o visto ultimamente?
L’antologia SelfComics mi ha illuminato su un gruppo di autori che potrebbero fare grandi cose nel fumetto italiano e non solo. Mi sono appassionato a Lost e ho elaborato la mia teoria: è l’isola di King di ! Ci hanno copiato!

Adesso su cosa stai lavorando?
Ho un paio di progetti con per il mercato estero, mentre a Lucca dovrebbe uscire il secondo volume de I Misteri dei Musei, che ho sceneggiato su soggetto di Massimo Marcucci. Nel cassetto ho un progetto mio a cui tengo molto e per il quale sto cercando casa editrice: vorrebbe essere un omaggio a John Carpenter, uno dei miei registi preferiti.

Riferimenti:
Intervista a Barbieri

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