Battaglia, Maupassant e la guerra franco-prussiana

Secondo appuntamento con la collana che NPE dedica alle trasposizione di Dino Battaglia: dopo Edgar Allan Poe, è la volta di Guy de Maupassant.

Battaglia, Maupassant e la guerra franco-prussianaIl secondo volume che la NPE dedica agli adattamenti di (sempre coadiuvato dalla moglie Laura de Vescovi) raccoglie otto racconti di Guy de Maupassant ambientati durante la guerra franco-prussiana (1870-71), che, lo ricordiamo, vide la disfatta francese e il declassamento della Francia a potenza di secondo rango.

Per contestualizzare la sfida di Battaglia merita sottolineare stile e ambientazioni di questi racconti. Fondamentale in essi è la tensione fra un tono distaccato – anche quando si apostrofano i prussiani come assassini e devastatori – e la memoria viva dei lettori suoi contemporanei, molti dei quali avevano vissuto più o meno direttamente le esperienze della guerra e della Comune di Parigi (i racconti furono infatti pubblicati fra il 1880 e il 1884).

Le ambientazioni, sempre provinciali, favoriscono l’identificazione del lettore, perché definiscono una precisa dominante emotiva: la guerra ha coinvolto tutto il popolo francese. Per questo, anche quando la vicenda muove da Parigi (Due amici) la grande città è solo intravista, e la vicenda si svolge in uno scenario di campagna.

Siamo quindi di fronte a narrazioni piane di piccole storie di individui comuni travolti dalla guerra, che, nel loro insieme, vanno a comporre una sorta di collezione di casi di ordinaria de-umanizzazione. Nella trasposizione fumettistica Battaglia non può certo contare sulla stessa leva empatica (la guerra da memoria viva è diventata un memoria/riferimento culturale: ne daremo un esempio significativo in chiusura di articolo), ma cerca comunque di ricreare l’effetto di spiazzamento emotivo della narrazione di Maupassant e a questo scopo adotta un approccio molto diverso da quello usato con i racconti di Edgar Allan Poe.

Una tavola ad assetto variabile a servizio del racconto

Battaglia, Maupassant e la guerra franco-prussiana
Dino Battaglia: Palla di Sevo

Mentre per rendere gli effetti di disorientamento e grottesco dei racconti di Poe Battaglia aveva infranto la struttura della tavola, con le storie di Maupassant valorizza il racconto e la leggibilità. Se per Poe la tavola era spesso congegnata per bloccare lo sguardo del lettore (su particolari specifici o sulla composizione generale, poco importa), qui recupera la funzione di contenitore che consente all’intreccio di svolgersi e al lettore di seguirlo con il minimo sforzo.

Con il loro impatto sulla composizione della tavola, due caratteristiche macroscopiche del raccontare di Battaglia mostrano bene questo approccio funzionale: l’intenso sfruttamento della voce narrante e l’assenza del movimento nelle singole immagini. Per la voce narrante possiamo in alcuni casi parlare di una vera e propria sua messa in risonanza con le vibrazioni delle voci dei personaggi. Esemplare in questo senso sono la parte finale di Due amici, quella iniziale di Palla di Sevo e Mamma Sauvage e l’intero racconto ne L’avventura di Walter Schnaff.

Battaglia, Maupassant e la guerra franco-prussiana
Dino Battaglia: SAint Antoine.

La staticità delle immagini le rende rappresentazione di un istante specifico. Bloccato in esse il tempo, il flusso diacronico delle vicende si realizza nello scorrere dello sguardo da un elemento all’altro.
Ed è in questa prospettiva che va vista l’ampia gamma di variazioni nell’architettura della pagina. Valida sempre (o quasi, come visto) una precisa messa in sequenza, Battaglia visualizza il flusso del tempo come movimento spaziale, o meglio, definendo relazioni dinamiche fra i singoli elementi (ancora un principio architettonico, quindi): rilasciando i vincoli di bordi e reticoli, sfrutta pienamente lo spazio della tavola agendo in particolare sui rapporto fra pieni e vuoti, creando squilibri locali fra elementi contigui (ecco il dinamismo, lo sguardo che scorre, perché, letteralmente, cade da un elemento all’altro; ecco l’emozione, che, lo ricordiamo, è moto dell’anima!); squilibri che vengono eventualmente ricomposti nella visione sinottica della tavola.
Ed è esattamente questo equilibrio sinottico che restituisce il tono piano del racconto originario.

D’altra parte, sono molto interessanti le eccezioni a questa prassi: Si consideri la lotta fra Saint Antoine e il suo ospite prussiano in Saint Antoine, a pag. 30: questa tavola è una delle poche la cui costruzione non guida la lettura, come se la deroga alla staticità avesse messo in crisi la costruzione della tavola. L’altro caso è dato da molti momenti di Un colpo di stato: qui il ricorso alla dinamicità è funzionale a valorizzare le forti venature comiche e satiriche del racconto; l’eccezione stilistica, quindi, riflette quella tematica.

Qualcosa che si perde, inevitabilmente

Battaglia, Maupassant e la guerra franco-prussiana
Dino Battaglia: Due amici.

Gli ufficiali prussiani dei racconti di Maupassant parlano francese come i figli di Francia. Siamo in pieno XIX secolo e il francese è la lingua delle relazioni internazionali e delle èlite: le condanne a morte comminate ai due amici e alla signora Sauvage, protagonisti dei racconti omonimi, così come le avance degli occupanti alle prostitute francesi ne La signorina Fifì o in Palla di Sevo non hanno bisogno di interpreti.

È un dettaglio che Maupassant sottolinea e Battaglia riprende esplicitamente, tramite la voce narrante o implicitamente, tramite i dialoghi. È un dettaglio che può risvegliare memorie di straniamento (il nemico che parla la tua lingua) in chi ha vissuto quell’esperienza, ma che per gli altri resta un (importante) spunto di riflessione sull’incrocio di culture.

Qualcosa, quindi, si perde, per il passare del tempo, al mutare dei lettori: se le ricostruzioni d’ambiente consentono di collocare l’azione nel suo tempo storico (ma quanti lettori sono in grado di valutare l’accuratezza di un’acconciatura o di un vestito?) poco o niente si può fare per recuperare l’impatto di una memoria viva.

Dal punto di vista editoriale, oltre alla puntuale introduzione di Gianni Brunoro, merita segnalare la riproposta, in coda al volume, delle appassionate e analitiche considerazioni di Daniele Barbieri sull’uso degli spazi bianchi da parte di Battaglia.

Abbiamo parlato di:
Maupassant
Dino Battaglia
Nicola Pesce Editore, 2016
128 pagine, brossurato, bianco e nero – 14,90
ISBN: 9788897141914

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