Una ventata di aria fresca nell’editoria per l’infanzia: intervista ai minibombi Silvia Borando, Lorenzo Clerici e Chiara Vignocchi

Minibombo si definisce una casa editrice dedicata ai piccoli e ai grandi che leggono con loro e si contraddistingue dalla miriade di nuovi editori per bambini perché propone idee semplici ed efficaci e le racconta con un linguaggio immediato. Infatti, nei loro libri ricorrono forme essenziali e facili da riprodurre – un elemento percepibile fin dal tenerissimo logo –, spesso realizzate con strumenti che provengono dall’astuccio di un bambino.
La produzione di Minibombo è interamente dedicata all’età prescolare (2-6 anni) e finora non sono state create collane all’interno del catalogo: tutti i libri sono uniti e coerenti, anche se ognuno di essi ha peculiarità di stile e di contenuto (troviamo silent book, albi interattivi, libri con finestrelle). Il filo rosso che lega tutte le pubblicazioni è comunque quello di possedere un meccanismo giocoso ben riconoscibile e funzionale.
La casa editrice ha anche un sito (www.minibombo.it) che si presenta ricco di idee creative per la realizzazione di appositi laboratori, molto utili a chi si occupa di promozione alla lettura. Infatti, chi l’ha detto che una storia finisce quando si chiude il libro? Secondo la filosofia Minibombo ogni albo è semmai un punto di partenza verso nuovi giochi e altri racconti. È per questo che sul retro dei loro libri compare un bollino che rimanda a una sezione specifica del sito, dove a ciascun titolo è associata una pagina web con spunti pratici e divertenti per prolungare al meglio l’esperienza di lettura.

Per tutti questi motivi, Minibombo rappresenta una gradita ventata di aria fresca nel panorama dell’editoria per l’infanzia e costituisce una realtà preziosa, che nasce dalla collaborazione tra Silvia Borando, Lorenzo Clerici e Chiara Vignocchi, e dalla loro voglia di sperimentare linguaggi e mezzi diversi, mescolando il piacere della narrazione con la passione per l’illustrazione, l’animazione e l’interattività. L’inizio di questa avventura, con i primi titoli in libreria, risale al marzo 2013, ma l’incubazione del progetto prende avvio nel 2011. La casa editrice ha visto la luce all’interno dello studio grafico TIWI, nel quale gli autori avevano già avuto modo di lavorare sulla combinazione tra illustrazioni e testi. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare gli autori di Minibombo nella Libreria dei ragazzi di Brescia, in occasione degli eventi organizzati per i nostri piccoli lettori, e ne abbiamo approfittato per fare una chiacchierata sul loro percorso artistico e sulle loro opere.

Ci piacerebbe parlare di tutti i vostri lavori, ma partiamo dalla vostra pubblicazione più recente: Chi c’è sotto il cappello? Un libro nel pieno stile Minibombo e con una citazione inaspettata di Il Piccolo Principe. Come è nata l’idea di questo libro?

Si tratta dell’opera prima dell’autrice e illustratrice Elena Galloni. A lei quindi la parola:

«La genesi dell’idea di un libro è sempre un processo misterioso in cui si ricombinano elementi stratificati nella nostra mente. Nel caso di Chi c’è sotto il cappello? vi era sicuramente l’intento di stimolare i lettori a considerare l’insolita similitudine di forme tra i cappelli e gli animali. Ma anche di giocare con i cambi di dimensione alludendo, tramite il finale a sorpresa, alla possibilità che la stessa sequenza cappelli-animali si ripetesse su scale diverse in una sorta di “oggetto frattale”. Chi ci sarà sotto il cappello dell’elefantino finale? La storia sarà davvero finita? Ci piaceva anche la possibilità che il piccolo lettore venisse spiazzato a ogni giro di pagina trovandosi di fronte ancora un altro animale con cappello e che da questo derivasse un effetto comico/surreale innescato dalla ripetizione. La citazione di Il Piccolo Principe invece fa parte di quel materiale sedimentato nella mente che affiora talvolta nel processo creativo. Non solo il fedora rappresenta il cappello per eccellenza, ma anche il famoso elefante inghiottito dal boa che sembra un cappello di Antoine de Saint-Exupéry è un’immagine iconica che fa parte ormai di un patrimonio comune. A posteriori è divertente immaginare che la mente si sia inconsciamente chiesta: “Ma se il famoso non-cappello di Antoine de Saint-Exupéry fosse veramente un cappello? E se ci fosse sotto un povero elefante scampato al boa? In quel caso che storia potremmo raccontare?”».

Un mare di tristezza è uno degli ultimi titoli e noi l’abbiamo già adoperato per alcuni laboratori con le scuole dell’infanzia e le primarie, con risultati eccezionali. I bambini sono rimasti affascinati dai tanti sinonimi della parola tristezza. È stato difficile affrontare il tema delle emozioni in un libro per la fascia prescolare?

Un mare di tristezza è una delle ultime collaborazioni di Minibombo con autori esterni. Quando abbiamo visto per la prima volta la proposta di Anna Iudica, con il colpo di scena finale che spiazza il lettore e permette di ripercorrere in nuova chiave l’intero libro, ne siamo stati immediatamente conquistati. Una volta immersi nel lavoro redazionale ci è poi parsa azzeccata l’idea di aggiungere al gioco visivo anche un ulteriore spunto legato al testo, ovvero la progressione sinonimica del termine “triste”. Il nostro intento era primariamente quello di giocare con le sfumature e con la sonorità di parole anche desuete e un po’ difficili, il cui accostamento con i pesci della storia risultasse via via sempre più buffo e memorabile: la possibile riflessione sulle emozioni che ne deriva è stata un’implicazione del tutto spontanea e dunque per nulla difficile, che ci piacerebbe restasse una delle molteplici chiavi di lettura ma non necessariamente l’unica.

Qual è stato il vostro libro di maggior successo, quale quello accolto dal pubblico (e anche da bibliotecari e librai) in modo più entusiastico? Qual è il libro tra i vostri a cui siete più affezionati?

Il libro a cui siamo più affezionati è forse Il libro bianco, che è il primo titolo uscito. Lo abbiamo sempre considerato una sorta di manifesto della casa editrice perché racchiude tutte le suggestioni visive e concettuali che stanno alla base del progetto editoriale: la storia senza parole, che richiede sforzo e partecipazione; il gioco, che si scopre progressivamente, pagina dopo pagina; infine la semplicità e chiarezza delle immagini, nell’ottica della piena leggibilità, anche per i più piccoli. I titoli di maggior successo, apprezzati e accolti con entusiasmo sia dal pubblico sia dagli esperti del settore sono senza dubbio Il libro gatto e Il libro cane, Orso, buco! e Gatto Nero, Gatta Bianca. Ci fa piacere e ci gratifica constatare che in molti casi i libri più amati da librai, bibliotecari e insegnanti coincidono con quelli più popolari anche presso il grande pubblico: ci sembra un segno d’incoraggiamento, una prova che quando il gioco funziona e diverte non esiste uno scollamento tra teoria e pratica.

Quali sono gli illustratori che amate o ai quali vi ispirate nel panorama della letteratura per l’infanzia sia italiana che estera? Nei vostri libri ci sembra di ritrovare lo spirito di Munari, è un riferimento che condividete?

Siamo sempre stati curiosi e appassionati di letteratura per l’infanzia. Qui in ufficio abbiamo moltissimi libri per bambini: oltre a quelli conservati fin da quando eravamo piccoli – la Pimpa, Spotty, Meg la strega – anche altri comprati in giro per il mondo. Ci piacciono i racconti senza parole di Suzy Lee, le cromie vivaci di Taro Gomi, le evoluzioni di carta di David Carter, i buffi personaggi di Mordillo, le storie delicate di Oliver Jeffers, le filastrocche di Roberto Piumini… e molti altri ancora. Ovviamente sul nostro scaffale non può mancare Munari, anzi, che onore essere accostati a un punto di riferimento nazionale e internazionale! Quello che ci ispira maggiormente è la sua capacità di rendere i bambini protagonisti dell’esperienza di lettura, osando allo stesso tempo la più sfrenata sperimentazione creativa.

La contaminazione tra cartaceo e digitale nel campo della letteratura per l’infanzia è ormai un argomento molto dibattuto. Voi siete tra i pochissimi che sperimentano in questo campo e il premio Andersen per la miglior creazione digitale alla vostra app Il libro bianco ne è la prova. Come pensate si svilupperà nel futuro prossimo questo nuovo ramo?

La contaminazione tra cartaceo e digitale nel campo della letteratura per l’infanzia è in questo momento storico oggetto di particolari attenzioni, per la sua rapidissima evoluzione degli ultimi anni e per tutta la serie di dubbi, questioni e perplessità che essa solleva, specie considerando il rapporto travagliato tra due ambiti che il più delle volte vengono considerati in radicale opposizione o persino in antagonismo reciproco. Alla base di ogni nostro lavoro, sia esso cartaceo o digitale, c’è prima di tutto il gioco: tanto l’approccio di lettura richiesto dalle nostre storie quanto le applicazioni interattive sono concepiti come differenti declinazioni di un’unica idea di partenza da cui cominciare, che finisce per tracciare una specie di parabola da e attraverso il libro. In questo senso per noi il digitale costituisce l’approdo ideale di un percorso che coniuga diversi mezzi espressivi tutti in funzione di un gioco, a prescindere dal supporto sul quale esso verrà praticato. Se consideriamo il punto di vista della realizzazione, sicuramente gli aspetti più promettenti del digitale sono connessi alle possibilità insite nella sperimentazione di un nuovo codice e un nuovo linguaggio, che non si riducono mai ad una mera riproposizione del cartaceo ma pongono limiti, difficoltà e complessità di diversa natura. Se invece assumiamo la prospettiva del fruitore, in questo caso il bambino, gli sviluppi più interessanti sono forse quelli legati alle dinamiche di gioco in un ambiente nuovo, che costituisce per lui idealmente il primo approccio con il mondo digitale.

Minibombo è volata anche all’estero! Come sta andando questa avventura?

La collaborazione con l’editore Walker Books, che ha acquistato molti dei nostri titoli e gestisce i nostri diritti per il mercato estero, ci ha portato finora grandi soddisfazioni. I libri Minibombo sono volati in Gran Bretagna, Stati Uniti e Australia, e in numerosi altri paesi, uno su tutti la Francia in cui il giovane marchio editoriale Little Urban sta lanciando il nostro intero catalogo. Insomma, ci siamo avventurati in quelli che abbiamo definito “i primi voli esplorativi” della nostra casa editrice. L’accoglienza è stata ottima e, nonostante le evidenti differenze del mercato di paesi con un territorio così esteso rispetto al nostro, siamo davvero sorpresi per questa conquista. Vedere sugli scaffali qui in redazione i titoli di Il libro bianco in diverse lingue è parecchio emozionante, per non parlare di Un mare di tristezza in olandese!

 

Prima di concludere, una breve nota biografica sugli intervistati.

Silvia Borando è nata nel 1986. Da piccola voleva fare la parrucchiera per tingere i capelli di fucsia alla zia. Da grande mantiene la sua passione per i colori lavorando come grafica nello studio TIWI e inoltre si occupa di coordinare il progetto Minibombo. Lorenzo Clerici è nato nel 1986. Da piccolo voleva fare il paleontologo per scoprire dinosauri. Da grande si occupa di video d’animazione nello studio TIWI ed è il braccio destro di Minibombo. Chiara Vignocchi è nata nel 1982. Da piccola voleva fare la dattilografa, pur ignorando quasi del tutto il significato della parola. Da grande fa l’insegnante di scuola media e lavora nella redazione di Minibombo.