Una tigre all’ora del tè: il surreale capolavoro di Judith Kerr

Una tigre all’ora del tè: il surreale capolavoro di Judith Kerr

Che cosa fareste se in un giorno qualunque una tigre enorme bussasse alla vostra porta e si volesse unire al rito della merenda? Questa improbabile situazione costituisce il soggetto di partenza di un grande classico della letteratura inglese nato nel 1968 dalla fantasia di Judith Kerr e che solo nel 2016 è sbarcato in Italia grazie a Mondadori: stiamo parlando di The Tiger Who Came to Tea reso come Una tigre all’ora del tè. Già nota come autrice del romanzo Quando Hitler rubò il coniglio rosa, Judith Kerr racconta qui una storia surreale che è semplice solo all’apparenza in cui un giorno, all’ora del tè, una tigre bussa alla porta di casa della piccola Sophie e si autoinvita a fare merenda con lei e la sua mamma. Golosissima, in breve tempo la tigre divora tutti i biscotti, beve tutto il tè e la birra del papà, persino tutta l’acqua del lavandino, ed esaurisce in pochi minuti l’intera dispensa della famiglia. Infine, soddisfatta e con la pancia piena, la tigre saluta e se ne va, lasciando come unica prova della sua visita uno straordinario disordine e niente di buono per poter preparare la cena. Chissà se al suo rientro da lavoro il papà crederà alla storia che Sophie e la mamma proveranno a raccontargli…

 

In quell’esagerazione che piace tanto ai bambini l’opera nasconde in realtà una profonda metafora dell’accoglienza e dell’inclusione. Infatti, la tigre simboleggia il diverso, lo straniero e lo sconosciuto, che viene accolto con cortesia e si unisce al convivio di chi lo sta ospitando. Il gesto finale del papà è un ulteriore tributo al messaggio di fondo del libro, cioè che la gentilezza paga sempre. Con molta probabilità il racconto è una rielaborazione positiva delle paure e delle esperienze infantili della Kerr, di origine ebraica e quindi costretta dai nazisti ad abbandonare Berlino e a fuggire a Londra con la famiglia. Tale interpretazione pedagogica non intacca un altro significato molto importante di quest’opera, ovvero l’esaltazione del meraviglioso mondo dei bambini, in cui tutto è possibile e tutto può accadere grazie al potere della fantasia, un mondo che gli adulti devono proteggere e nutrire con impegno giorno dopo giorno, proprio come fanno la mamma e il papà di Sophie.

Il racconto ha un ritmo eccellente e risulta ben costruito in un mix equilibrato di “normalità” ed “eccezionalità”. Tuttavia, a rendere davvero amabile questo albo sono le illustrazioni realizzate a matita e china, a cominciare dalle miti e gentili espressioni facciali dei personaggi: tra di essi spicca la tigre che, sebbene priva di vestiti, viene ritratta con pose e comportamenti decisamente antropomorfi e i suoi occhietti obliqui tra le macchie bianche del muso le donano un’aura tenera e amichevole e non certo da bestia feroce. Come tradizionalmente ricorre nei picturebooks inglesi, l’illustrazione regna al centro della pagina bianca, in modo da far convergere la totale attenzione dell’occhio sugli interessanti dettagli da osservare e scoprire. A tale proposito, le scenografie casalinghe hanno un gradevole retrogusto vintage e si possono notare porcellane, suppellettili e capi di abbigliamento – tra cui maglie di lana, scamiciati, calzamaglie a quadrettoni e scarpette in vernice – in perfetto stile sixties che nel loro insieme infondono un efficace senso di intimità e quotidianità che mette subito a suo agio il lettore.

  

In conclusione, Una tigre all’ora del tè è un’opera che non dovrebbe mancare in nessuna libreria per bambini e che nonostante il peso degli anni conserva tuttora il suo fascino e la sua originale freschezza. Inoltre, sulla scia di questo albo, sempre nel 2016 e sempre edito da Mondadori, è uscito anche Mog la gatta distratta, primo di una fortunatissima serie che ha per protagonista una gattona particolarmente sbadata. Mog è divenuto un classico in Inghilterra e anche qui l’autrice si diverte a far entrare in contatto gli uomini con gli animali, che finiscono puntualmente per mettere a soqquadro le stanze di ogni casa in cui mettono piede; una evidente costante della poetica della Kerr, che ritroviamo pure in un suo recente romanzo breve edito nel 2017 da Rizzoli dal titolo Una foca in salotto la cui trama – manco a dirlo – vede come protagonista una dolcissima foca che vive proprio in un salotto.