La piscina di Ji Hyeon Lee: come raccontare senza parole la magia del mondo

La piscina è un albo illustrato dalle grandi dimensioni (48 pagine, 22 x 30,5 cm), pubblicato dalla casa editrice Orecchio Acerbo. È il primo lavoro dell’artista coreana Ji Hyeon Lee e lo ha realizzato a poco più di trent’anni dopo essersi diplomata alla Kaywon University of Art & Design. È importante soffermarsi sull’origine dell’illustratrice perché è proprio dall’arte figurativa coreana, e, soprattutto, dall’eleganza dei suoi ideogrammi, che nasce la profondità del suo segno. La leggerezza e il nitore orientale sono qui, inoltre, esaltati dalla caratteristica più particolare di questo albo: infatti La piscina è un libro senza parole, in cui le allusioni e le suggestioni sono esclusivamente affidate ai disegni. L’artista si è servita principalmente di tre colori per raccontare la sua suggestiva storia: il grigio, l’azzurro e il rosso – ciascuno caratterizzato più gradazioni – e per realizzare le illustrazioni ha adoperato solamente matite colorate. La tecnica del pastello dona alle tavole vivacità e freschezza: sembra quasi di sentire l’acqua sulla pelle, odorare il cloro, vedere i riflessi sulle candide mattonelle.

La copertina ci presenta immediatamente il protagonista del racconto: è un bimbo con occhialini, cuffietta da piscina e un delizioso sorriso. Dagli occhialini escono conchiglie e pesci che fluttuano verso l’alto, attratti dalla superficie. Stilisticamente abbiamo qui tutte le caratteristiche che ritroveremo nell’albo: rosso, azzurro e grigio perfettamente calibrati, sfondi colorati con campiture compatte, a pastello, e perfetta distribuzione degli spazi.

Percepiamo subito che aprendo l’albo ci troveremo letteralmente immersi in un modo subacqueo ricco di sorprese. Non vediamo l’ora di tuffarci.

Decidere di tuffarsi non è facile come sembra. Forse è questo il pensiero del bimbo: lo ritroviamo sulla pagina di sinistra, con lo sguardo rivolto verso la vuota pagina di destra. È disegnato a matita grigia, con tratti soavi ma decisi. Non vediamo nemmeno il suo sguardo, non ci sono parole, ma partecipiamo alla sua indecisione e alle sue riflessioni. Nella pagina successiva appare la piscina e il bambino che continua a osservarla come stava facendo poco prima, indeciso se tuffarsi o meno. Il punto di vista dell’osservatore è dall’alto, da lontano. Nello stile di Ji Hyeon vediamo coesistere in perfetta armonia la precisione dei dettagli di alcune tavole, accostate ad altre di più ampio respiro e più minimaliste.

Improvvisamente compaiono altri bagnanti, mostrandosi tutt’altro che indecisi. Senza riflettere si buttano in massa e galleggiano sicuri, avvinghiati a ciambelle e salvagenti. Sono raffigurati in modo grottesco, sono disordinati e scomposti. Sembra quasi di sentirne il chiasso. Disturbano quell’essenzialità così sobria del bambino e della piscina. Il nostro piccolo protagonista è ora sul bordo della piscina, è riuscito a guadagnarsi un piccolo spazio tra la folla ammassata nell’acqua, e non solo… ha trovato anche il coraggio per buttarsi. Seguiamo gradualmente tutti i suoi passaggi: da una pagina all’altra, fino a quando finalmente si siede e decide di scivolare dolcemente in acqua con uno slancio. Non resta in superficie: un colpo di reni, e improvvisamente è tutto blu e presto i piedi scomposti dei bagnanti scompaiono.

In questa sua impresa non resta solo a lungo, una bambina l’ha visto. Anche lei s’è fatta forza e si è lanciata in profondità. Si incontrano subito, si riconoscono, sono uguali e sono coraggiosi. Pronti per l’avventura vera. Alla scoperta di un mondo dove è possibile incontrare pesci, coralli, conchiglie e persino Moby Dick. È un mondo incantato che si schiude solo per loro, lontano da tutti. Un mondo a colori, dai vivaci rosso e blu dei loro costumi al tenero rosa delle loro gote. E sul finire del racconto rieccoli di nuovo in superficie. Bagnati e felici, sanno di aver trovato la chiave segreta del mondo. Domani si tufferanno di nuovo.

Come già detto non ci sono parole, ma potentissime sono le metafore che La piscina mette in scena. La prima è sicuramente quella del coraggio di lanciarsi per trovare il proprio spazio nel mondo, affermare la propria identità e vivere il proprio percorso: c’è chi lo fa buttandosi senza riflettere e chi resta a osservare ai margini, cercando il coraggio dentro di sé. Solo chi è preparato riesce ad andare in profondità e a scorgere la poesia del reale. La seconda metafora è più dolce: è la condivisione che rende speciale le scoperte, il superamento dei propri limiti, le esperienze. L’amicizia, o l’amore, rendono le avventure ancor più degne di essere vissute. Ancora una volta un silent book che riesce a dare spazio a una comunicazione più immediata, a riflessioni più profonde di quanto non consenta un pensiero elaborato da parole e frasi. E in questo caso il silenzio si sposa meravigliosamente con l’atmosfera subacquea del racconto.