Babel #1

David B. Coconino press, 2004 - 32 pagg. b/n spil. - 8,00euro
Articolo aggiornato il 15/10/2015

Babel #1Babel si propone come un altro tassello dell’autobiografia immaginifica di ., ed è quindi, a tutti gli effetti, da affiancare alle Cronache del Grande male, che Rasputin prima [1] e Coconino poi [2] hanno proposto sui nostri scaffali. In queste opere, l’autore utilizza un medesimo approccio: non propone una ricostruzione semplicemente cronachistica delle proprie vicende, bensì esplora il proprio passato cercando, da una parte, le radici del proprio presente, mentre dall’altra, tenta di riportare in superficie, e rendere sulla tavola, la percezione del mondo attraverso lo sguardo del sé bambino.

Il mondo con la sua cronaca, il mondo dei grandi, verrebbe da dire, è una presenza tangibile ed a volte ingombrante: non è una semplice scenografia, né tantomeno un deposito di ami per la nostalgia. Nel capitolo La guerra, il mondo è un vulcano che erutta eventi; incontrollabile, imprevedibile, che sbalordisce per lo sfoggio di violenza. Le tragedie del mondo irrompono nelle pagine, con tutto il loro orrore e la loro quasi ineffabilità; sono esplosioni di caos, trame frantumate, nei cui intrighi qualsiasi spiegazione (politica, economica, antropologica) coesiste con il proprio opposto. Sulla tavola, ovvero nella mente di Fafou, questo il nomignolo dell’autore da bambino, gli elementi di quelle vicende saturano lo spazio a disposizione; le didascalie elencano fatti, e non c’é posto per tentare di carpire un senso, se non la propria assoluta inadeguatezza.
In questo senso, questo stesso episodio è il più drammatico del volume, perché mette in scena l’inadeguatezza dell’essere umano, e non solo dell’essere umano bambino, nel dare un senso alle cose che gli accadono intorno. Gli altri episodi posseggono una maggiore leggerezza. Ne La caduta, I sogni, Le immagini, assistiamo al tentativo da parte dell’autore-bambino di creare un contesto all’epilessia del fratello; il bambino costruisce un mondo nel quale ha la possibilità di agire, quindi di partecipare a quello che sta accadendo. Pur con tutto il corredo di dolore, il fallimento delle cure mediche, cioé della scienza e della tecnica, la scoperta della vulnerabilità della famiglia (io pensavo che la nostra famiglia fosse invincibile – ammette il bambino – Ed eccoci invece deboli e disgraziati), il bambino riesce a trovare un proprio sentiero nel mondo della malattia: consulta gli spiriti degli antenati; novello Little Nemo, cerca Il Re del Mondo attraverso i sogni; tenta di operare il fratello tramite i propri disegni, poiché Le parole avevano fallito (le parole dei grandi, naturalmente). Il potere che ci è stato rubato dovrà pur essere da qualche parte: questa è la speranza che sorregge lo spirito e lo spinge a combattere, a non arrendersi. Il mondo resta nebuloso, per Fafou, poiché i grandi tentano di nasconderne le brutture dietro una cortina di silenzio; siano esse la guerra in Africa, la malattia del fratello, la foto dell’omicidio di una bambina riportata da un quotidiano. è un tentativo amoroso di protezione, che, tuttavia, spinge il bambino ad aggirarlo, spinto dal desisderio di vedere, di capire, come sentendo che, da una parte, il contatto con quegli orrori è il dazio da pagare per entrare nel mondo dei grandi, e dall’altra, conoscerli è la condizione necessaria per affrontarli.

Come già ne Il Grande Male, anche in questo volume emerge il grande dono di David B.: riuscire a saldare la rappresentazione del proprio crescere spirituale, con la rappresentazione del mondo; la propria biografia con la cronaca, o, addirittura, la Storia. L’evoluzione dello sguardo dell’artista avviene nel mondo, nel senso che sono le vicende del mondo che stimolano lo spirito di osservazione e di critica. Lo sguardo di Fafou incontra, o meglio, si scontra con le crisi del fratello, le visioni dei propri nonni, le stragi della guerra civile nell’ex Congo belga. Ognuno di questi incontri spinge e quasi costringe all’evoluzione dello sguardo, non solo e non tanto per poter essere compreso; quanto per evitare che, con la loro forza, i fatti del mondo travolgano lo spirito.
Questo approccio consente all’autore di evitare l’ingenuità ed il velleitarismo di un riesame della storia attraverso la propria vicenda personale. Quello che ci viene mostrato è un processo di crescita e maturazione di una visione del mondo, e, aspetto fondamentale, lo sviluppo di un linguaggio che consente all’autore di pensare ed esprimere quella visione.

[1] Cronache del Grande Male – vol.1. Rasputin Libri
[2] Il Grande Male – voll. 1 e 2. .

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