Autori e web: intervista a Giacomo Bevilacqua

Autori e web: una serie di interviste volte a riflettere sui diversi utilizzi del web da parte degli addetti ai lavori del mondo del fumetto. Ospite di questa settimana Giacomo...
Articolo aggiornato il 21/04/2015

Autori e web: intervista a Giacomo Bevilacqua
Internet e fumetti: gli autori nell’era social
 era un articolo che cercava di analizzare il rapporto che scrittori e disegnatori di fumetti hanno instaurato con la Rete, sotto il profilo della comunicazione e del rapporto con i propri lettori.

Abbiamo deciso di proseguire quel discorso interpellando i diretti interessati, in una serie di interviste volte a riflettere sui diversi utilizzi del web da parte degli addetti ai lavori del mondo del fumetto. 

Nato nel 1983, Giacomo Keison Bevilacqua si diploma a 22 anni alla scuola internazionale di comics e inizia a lavorare per l’Eura editoriale subito dopo. Ha lavorato sotto sceneggiature di Lorenzo Bartoli su Detective Dante, John Doe, Trapassati inc. e Easter.
Nel 2008 crea A PANDA PIACE, una strip comica che diventa in breve tempo un fenomeno della rete, declinata successivamente in 8 libri, corti animati per la tv e merchandise di ogni genere e che continua tutt’oggi ad essere pubblicata settimanalmente e gratuitamente sul sito www.pandalikes.com e sul sito www.wired.it.
Nel 2010 realizza una miniserie dei G.I.Joe per la IDW Publishing scritta da Andy Schmidt e l’anno dopo inizia a scrivere e a disegnare METAMORPHOSIS, una miniserie in tre numeri pubblicata in tutte le edicole d’Italia alla fine del 2012.
Il suo sito personale è www.keison.it.
[biografia tratta da www.pandalikes.com/author]

Perché “esistere sul web” è una cosa utile e/o importante per un autore di fumetti del 2013? E come va sfruttata la potenzialità della Rete perché sia fruttuosa?
Autori e web: intervista a Giacomo BevilacquaPremetto dicendo questa cosa che non tutti sanno, pubblicare sul web è come pubblicare su carta, al di là della condivisione sfrenata sui social e su ciò che comporta dal punto di vista del copyright ecc. Fa fede l’orario del server.
Sempre.
Quindi per qualsiasi diatriba legale futura se mai ce ne dovesse essere una, chi ha messo il post/immagine/fumetto/illustrazione sul web per primo testimoniandone la paternità, è un passo più avanti dell’altro.
Questo solo dal punto di vista pratico.
Dal punto di vista della visibilità, beh, anche se io non metto il like o non condivido un post, succede che talvolta io mi trovi davanti a delle immagini o dei disegni o dei fumetti di qualche autore emergente, e magari ciò che mi ha attratto la prima volta mi attirerà una terza, una quarta, e così via, questo lo faccio io che magari non sono nessuno, ma come me può farlo un qualsiasi editor che, alla quarta-quinta volta che trova interessante il lavoro di qualcuno, magari decide di contattarlo.
Anche per questo motivo sono sempre dell’idea che la gente non dovrebbe taggare sui social gli autori o gli editor sui propri disegni, è invasivo e assolutamente non
necessario.

Autori e web: intervista a Giacomo BevilacquaIl blog Pandalikes che ha permesso al tuo personaggio di essere letto e conosciuto, fino a raggiungere tutte le soddisfazioni degli ultimi anni che lo hanno portato anche su carta. Ma oltre che per far conoscere le proprie opere, pensi che il web sia importante per un autore anche per comunicare coi propri lettori? Se sì, in che forme e in che misura?

Il web può essere un’arma a doppio taglio, sul web trovi tutto, dalla lode più amorevole alla critica più sprezzante, bisogna saper prendere il tutto con le dosi giuste.
Non sono un troll, non amo le discussioni inutili su internet e le evito come la peste, perché non sono necessarie e portano via tempo ed energie preziose che potrebbero essere spese in altro modo, ma al di là di questo personalmente cerco sempre di rispondere a tutte le persone che mi scrivono, certo, dipende anche dai casi, dal come e dal dove.
Stesso discorso di prima per il blog, il social media è un mezzo in più, ma figurativamente è come stare in mezzo ad una folla, se ti chiamano in 10 direzioni diverse… magari riesci a dar retta a 3-4, qualcuno te lo perdi per strada, i più
riscrivono pazienti, i meno si arrabbiano e dicono “te la tiri”.

Le storie che compaiono su Wired.it, pur avendo sempre Panda come protagonista, sono più personali, e non a caso nel volume Panini definisci Panda come un tuo avatar, in quei casi. Praticamente attraverso strisce a fumetti di Panda parli ai lettori di te, di quello che provi e quello che pensi: che valore aggiunto dà parlare di sé attraverso un avatar e attraverso un web-comic, invece che tramite semplice parole in un blog?
Beh, il mio modo di parlare di me è comunque quello del fumetto, è sempre stato così ed ho sviluppato la mia carriera in quella direzione.
Scrivere è un’altra delle cose che faccio, ovviamente, ma la gente al giorno d’oggi punta alla semplicità e alla rapidità di fruizione, il web-comic è mosso dai like e dagli share, moneta corrente al giorno d’oggi.
Con il web-comic prendi un’ampia fetta di pubblico, con il testo no. Almeno, parlo per me, che quando inizio a scrivere non mi riesce mai di essere sintetico.
Il fumetto per me è una sfida, DEVO essere sintetico per forza di cose.
Per questo l’ho scelto come mezzo di espressione.
Autori e web: intervista a Giacomo Bevilacqua

Sei piuttosto attivo su Facebook, dove parli con colleghi e lettori, dove posti anticipazioni di tuoi lavori e altro materiale, anche personale: pensi che un un buon uso di questo social network possa  essere in qualche modo utile alla tua professione? Non trovi difficile interfacciarsi con una pagina alla quale accedono in egual misura persone che conosci e lettori?
Come ho detto prima, Facebook può essere un’arma a doppio taglio, ma personalmente il mio discorso è questo, io non ho un personaggio.
Nel senso, sono una persona molto schietta, non credo di essere uno che se la tira, conosco i miei limiti e so quello che ho passato nella vita e quello che ho fatto per arrivare dove sono ora, sono esattamente come mi vedi, quello che posto sul mio profilo, le cose che dico o che faccio, sono le stesse identiche cose che farei, direi, posterei se avessi SOLO un profilo privato o SOLO un profilo pubblico, ovvio, non vado a mettere le foto di me al mare sulla pagina o sul sito di A Panda Piace, questo è chiaro.
Se mi segui sul mio profilo privato significa che ti becchi tanto l’anteprima del nuovo fumetto di A PANDA PIACE quanto la foto de mi nonna.
È il bello di Facebook.
O il brutto di Facebook.
Ognuno la vede come vuole.

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