Da Astroganga a Doraemon: l’importanza dei nonni di Mazinga

Tutti conosciamo Mazinga e Goldrake, ma quanti sanno dell’importanza di Eight Man e Big X per il manga e l’anime giapponese? Ce lo spiega Massimo Nicora.

Il numero di saggi dedicati al fumetto e, soprattutto, all’animazione giapponesi pubblicati in Italia negli ultimi anni è davvero elevato. Scritti da rigorosi studiosi e critici o da semplici appassionati, le opere che compongono tale onda sono senza dubbio retaggio di un immaginario collettivo formatosi, per buona parte degli autori, tra la fine degli anni ’70 e il decennio successivo. Quel periodo vide l’invasione degli schermi televisivi italiani da parte dei “robottoni” giapponesi e, più in generale, di molta produzione animata del Sol Levante.

Da Astroganga a Doraemon: l’importanza dei nonni di MazingaTra questa folta saggistica, C’era una volta… prima di Mazinga e Goldrake, scritto da Massimo Nicora, merita di essere annoverato tra i lavori migliori, per più di un motivo. Innanzitutto per l’inusuale oggetto dell’analisi che, come recita il sottotitolo del libro, riguarda la Storia dei robot giapponesi dalle origini agli anni Settanta.
L’autore, classe 1972, impronta il suo scritto come una dissertazione accademica, non tanto nella forma quanto nella sostanza. A fronte di un linguaggio chiaro e scorrevole, Nicora mantiene sempre il rigore filologico, cita dettagliatamente le fonti consultate e utilizza abbondantemente le note a piè di pagina, spesso compendio e integrazione fondamentale e altrettanto interessante del testo.

Il saggio parte da molto lontano nel tempo, addirittura dai secoli prima della nascita di Cristo, per spiegare da dove nasca e quali origini abbia il significato dei robot – o meglio, dei meccanismi a ingranaggi – per la cultura e il popolo giapponese.
Dai primi fondamentali contatti e scambi con la Cina fin poi, risalendo i secoli e i periodi storici, alle influenze occidentali, prima europee e poi statunitensi, Nicora ci porta a conoscere l’evoluzione del concetto di robot nel Giappone, contemporaneamente illustrandoci i principali eventi storici che hanno segnato la nazione.
La Seconda Guerra Mondiale e la tragedia che ne derivò per l’intero Giappone segnano uno spartiacque tanto per l’evoluzione culturale successiva che per il libro.
Se l’esplosione delle due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki simboleggia una sorta di punto di non ritorno e, in un certo senso, una tabula rasa per la nazione giapponese sia da un punto di vista storico e sociale che culturale, quegli eventi servono all’autore per dare il via alla seconda parte del suo saggio, quella più interessante e coinvolgente.

La tragedia atomica (cit.), la sconfitta nel conflitto bellico mondiale e la successiva occupazione statunitense sono tutte tappe fondamentali che contribuiscono alla creazione delle condizioni favorevoli alla nascita di buona parte della produzione di manga e anime che, iniziando per gli USA, arrivarono in occidente a partire dagli anni ‘60 del secolo scorso. E il ruolo di “filtro” esercitato dagli Stati Uniti è ben spiegato nelle pagine, esplicandone l’importanza tanto negli aspetti positivi quanto in quelli negativi.
Nicora non può che dedicare buona parte di questi capitoli alla figura fondamentale di e del suo Tetsuwan Atom. Entrambi, autore e personaggio, racchiudono in sé gli elementi strutturali fondamentali da cui si evolveranno le successive creazioni robotiche del fumetto e dell’animazione giapponese.

Nicora prosegue la sua attenta disamina puntando i riflettori su altri personaggi quali i protagonisti di Cyborg 009, Astroganga, Doraemon, Kyashan e Tekkaman, fermando la sua analisi e il suo libro circa alla prima metà degli anni Settanta, proprio alla vigilia dell’avvento sulle scene di Go Nagai e della sua produzione robotica, altro spartiacque fondamentale per l’animazione e il fumetto giapponesi.

Da Astroganga a Doraemon: l’importanza dei nonni di Mazinga
Tetsuwan Atom

Il merito principale dell’autore in questo suo saggio, a parte il rigore filologico prima evidenziato, è la capacità di creare un discorso consequenziale dall’inizio alla fine del proprio approfondimento.
Se è vero che la prima parte del libro può risultare più ostica e meno legata agli aspetti che interessano gli appassionati del genere, è altrettanto vero che proprio quei primi capitoli, che spiegano l’evoluzione storica del concetto di robot – nella società e nel fumetto giapponesi – offrono alcune spiegazioni fondamentali legate all’aspetto e al significato di tanti dei robot che l’Occidente ha imparato a conoscere, spesso in modo fuorviato e stravolto rispetto ai concetti originari, vuoi per uno stravolgimento dei dialoghi originali nelle traduzioni, vuoi per una programmazione non cronologica delle puntate, per fare solo due esempi.

Sono dunque proprio la peculiarità e l’originalità della materia analizzata da Nicora che fanno di questo saggio un’opera necessaria per gli appassionati e per coloro che, come chi scrive, sono cresciuti con quell’immaginario proveniente da un Paese e da una cultura lontanissimi dai nostri, ma che tanto hanno influenzato la coscienza occidentale degli ultimi quarant’anni.

Infine, se da un lato preme evidenziare nella corposa coda bibliografica del volume uno dei suoi punti di forza, dall’altro purtroppo c’è da constatare che la copertina del libro non è delle più riuscite e, in un’opera che parla di arti visive, questo è un piccolo passo falso. Di contro, l’apparato iconografico – seppur in bianco e nero e molto ridotto in quantità e dimensioni – illustra molto bene i principali elementi, autori e personaggi che tratta il saggio, considerata anche la difficoltà di reperire materiale storico o comunque molto datato.

Abbiamo parlato di:
C’era una volta… prima di Mazinga e Goldrake
Storia dei robot giapponesi dalle origini agli anni Settanta
Massimo Nicora
Youcanprint Editore, 2016
192 pagine, 16,00 €
ISBN: 9788892633308

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