Arrivano i Bonelli Kids: pubblico giovane cercasi

Sergio Bonelli Editore raccoglie in un volume cartaceo le strisce pubblicate online e dedicate alle versioni giovanili e comiche dei propri personaggi. Umorismo, divertimento e bei disegni per un piacevole volume frenato soltanto da un’eccessiva prudenza.

Arrivano i Bonelli Kids: pubblico giovane cercasiLe versioni “bambine” degli eroi dei fumetti e dei cartoni animati sono delle variazioni sul tema che esistono da molto tempo, e hanno quasi sempre riscosso l’apprezzamento del pubblico.
Che si tratti dei Muppet Babies protagonisti dell’omonimo cartone animato datato 1984, degli X-Babies o dei recenti Mini Marvel di Chris Giarrusso, versioni comiche/bambine dei supereroi americani, il filone è ormai un classico, di quelli che vengono ripresentati in continuazione e riescono a offrire sempre interessanti rivisitazioni di temi classici.

Anche , nel momento in cui ha iniziato a pensare a delle collane per ragazzi o bambini, ha deciso di sfruttare lo stesso concetto.Ecco dunque nascere – dapprima gratuitamente online, e ora in un piccolo volumetto quadrato – i , versioni bambine di alcuni dei più famosi personaggi della casa editrice. O quasi.

Lo scopo di questa iniziativa, per molti versi un vero apripista per l’editore di Milano, è facile da inquadrare e da apprezzare: si cerca di attirare il pubblico più giovane, che potenzialmente rappresenta i lettori del futuro, e di farlo offrendo un prodotto semplice, colorato, divertente e adatto alla loro età. Ma non solo: Bonelli Kids, come del resto tutti gli altri prodotti citati in precedenza, cerca di coinvolgere anche il pubblico più adulto, quello che già conosce e compra i fumetti con le versioni adulte dei personaggi, e potrebbe non solo apprezzare le loro versioni comiche ma anche cogliere l’occasione per introdurli ai loro figli in questa versione “edulcorata” e priva di violenza.
In questi importanti obiettivi possiamo dunque racchiudere tutto il senso del progetto Kids, e trovare i punti di forza e di debolezza di un’iniziativa forse non perfettamente centrata ma sicuramente lodevole.

Il problema che si pone, semmai, è come recensirla: se nei panni del giovanissimo lettore che si trova per la prima volta a contatto con queste strisce comiche o se in quelli dell’adulto conoscitore di Martin Mystere, Zagor, Dampyr e compagnia bella.  È indubbio infatti che il valore dell’opera cambia a seconda di chi la recepisce; e tale concetto universale in questo caso vale doppiamente, di fatto rendendo la raccolta contemporaneamente buona e meno buona.

Arrivano i Bonelli Kids: pubblico giovane cercasi

Dal punto di vista del lettore bambino la serie è sicuramente valida. Il concetto di base è semplice ed efficace: un gruppo di ragazzini, appassionatissimi dei fumetti Bonelli al punto da vestirsi e comportarsi come i loro eroi preferiti in una sorta di cosplay infinito, vivono gradevoli avventure basate sul divertimento.

Per quanto riguarda i testi compaiono quella semplicità e quei temi adatti al pubblico più giovane: la scuola, le avventure, i dispetti, le feste, i primi amori, i professori, gli scherzi e il cibo. Le storie monopagina sono rapide da seguire e divertenti, le battute quasi sempre efficaci, e il fin troppo ricco cast di personaggi è presentato rapidamente e ben gestito nonostante il folto numero di piccoli eroi.

Coerentemente con lo stile della casa editrice, contraddistinto da sempre da una certa eleganza e dal rifiuto di trattare tematiche di bassa lega, la comicità che si respira nelle strisce è sempre elevata; rifugge la risata facile, volgare, o che sfrutta espedienti più o meno scatologici. Un altro punto a favore.

La serie inoltre è arricchita da un piccolo elemento metatestuale, che vede i bambini a tratti consapevoli di essere personaggi di un fumetto; cosa che dà vita a gag lievi e simpatiche, quasi didattiche nel voler sfruttare in modo utile i meccanismi cardine del media utilizzato. Un altro dei concetti base infatti è la partecipazione dei ragazzi a fantomatiche selezioni attraverso le quali potranno partecipare… alla stessa striscia nella quale “vivono”.
Selezioni tenute da un disegnatore e dal suo cane parlante, ulteriori personaggi insieme al vecchio Alf, caricatura di . Tutti elementi che, se ben interpretati dai fruitori, possono rivelarsi motivi di arricchimento, oltre che di divertimento.

I disegni accattivanti in stile deformed di , stilizzati al punto da diventare iconici, sono di certo adatti ai più giovani, che possono trovare al loro interno echi di serie animate, videogiochi e personaggi tipici della rete o dei prodotti per cellulari. I personaggi Bonelli sono ben rappresentati, immediatamente riconoscibili, davvero simpatici da vedersi, raccontati con pochi segni essenziali e capaci di recitare alla perfezione il loro ruolo all’interno di ambientazioni semplici ma non semplicistiche, geometriche e altrettanto stilizzate, che arricchiscono senza appesantire nonostante i colori fin troppo accesi.

Arrivano i Bonelli Kids: pubblico giovane cercasi

Pur numerosi i pregi, non mancano tuttavia alcuni elementi d’imperfezione. I numerosi protagonisti presenti, e i numerosi temi trattati (metafumetto, avventura, cosplay degli eroi “veri”, vita di tutti i giorni, scuola, incursioni nel fantastico puro), rendono la serie priva di un vero e proprio centro. Questo può forse contribuire a confondere il lettore, o a dare l’impressione che le strisce si muovano in troppe direzioni diverse senza rappresentarne nessuna.

Inoltre, alcune gag sono deboli o poco interessanti, in alcuni casi datate, e a tratti appaiono un linguaggio e dei temi forse non proprio azzeccati per un pubblico di bambini. Mostrare una Tesla che “adora ogni tipo di chirottero”,  o un Dampyr che “detesta certi tipi di sarcasmo”, o uno Zagor che non riesce a trovare un impiego per colpa della burocrazia, o infine un Nathan Never che tornato nel passato si trova per prima cosa a finire nel mondo del precariato lavorativo, pur dimostrando di non sottovalutare il potenziale pubblico di lettori non sembra il metodo giusto per farli ridere.

La comicità in quelle strisce è fin troppo pacata, uno humor inglese più adatto ai genitori e privo di quel mordente e quell’esplosività che forse sarebbero più adatti ai giovani di oggi. In questi casi, dunque, la cosa più probabile è che sia necessario leggere il fumetto con l’accompagnamento di un adulto, il quale potrebbe in definitiva divertirsi molto più del figlio, che dovrebbe invece esserne il primo destinatario. E conoscendo quanto volatile sia l’attenzione dei ragazzini nati dopo il 2000, tale rischio andrebbe se possibile evitato.

Parlando proprio del lettore adulto, e adottando il suo punto di vista, possiamo dire sicuramente che la serie è piacevole, sebbene per motivi diversi da quelli già citati, ma non sempre. Sicuramente è bello vedere i propri eroi ringiovaniti, e vederne ritratti in modo comico i pregi e i difetti. Martin Mystere è logorroico come la sua controparte adulta, Cico è un mangione non troppo sveglio, Zagor (forse il personaggio più riuscito) è un giovane scavezzacollo pronto all’avventura, e Mister No è un bastian contrario dall’aria vissuta. Ma a parte questo, le strizzate d’occhio all’appassionato finiscono lì, in quanto a momenti alterni la serie si ricorda di essere concepita per i bambini non-lettori, e dunque sfrutta i Kids per gag del tutto fuori dal loro contesto (a scuola, al Karaoke…). Legittimo da un lato, poco interessante dall’altro per i fans di vecchia data.

Dispiace anche l’assenza – non molto comprensibile e non giustificata, della quale viene da chiedersi i motivi – di personaggi davvero iconici come Tex o Dylan Dog, che sicuramente avrebbero contribuito ad alzare l’asticella dell’interesse riguardo al progetto; così come non è piacevole scoprire che un albo pubblicizzato come “pieno di materiale inedito” in realtà ne abbia ben poco. Giusto l’esordio della versione Kids di Nathan Never e Legs, in poche strisce, mentre il resto è tutto estratto dalle vignette già pubblicate in rete. Non c’è alcun male in questo, anzi era chiaro e desiderato fin da principio che il fumetto virtuale riuscisse a venire stampato e diventare “reale”, ma forse si è esagerato con i proclami.

Arrivano i Bonelli Kids: pubblico giovane cercasiUltimo elemento dubbioso – parlando oltre che da adulto da lettore “nerd” – il fatto che mentre la prefazione e il leitmotiv della serie affermino che i ragazzini si vestono e si comportano come i loro personaggi dei fumetti preferiti, spesso nessuno nella serie sembra rendersene conto.
Il disegnatore ha bisogno che i bambini si presentino perché non conosce gli eroi Bonelli (ma allora perché la striscia ha questo nome?), e lungo le strisce non è chiaro se e quando i Kids stiano recitando il loro personaggio, e chi sia il vero protagonista delle loro avventure, se loro stessi o l’eroe che dovrebbero interpretare (e che interpretano solo quando loro e gli autori se ne ricordano).

A una prima riflessione la spiegazione potrebbe esser questa: i bambini sono così appassionati che sono sempre vestiti come i loro eroi, e con quel costume addosso a mo’ di coperta di Linus affrontano la vita di tutti i giorni. Ma un lettore più precisino e fastidioso viene portato a domandarsi se nel momento in cui sorride del Cico mangione stia ridendo di Cico o di un bambino qualsiasi che casualmente ha la stessa fame di Cico e tra i tanti elementi che ne compongono il carattere ha l’abitudine di vestirsi come un eroe dei fumetti. Ma dunque di cosa esattamente bisogna sorridere? Di Cico, della sua imitazione, del bambino ghiottone? E un piccolo Martin Mystere logorroico è tale perché sta imitando il Mystere “vero” o perché è un bambino logorroico di natura? E cosa c’entrano le gag scolastiche, il campeggio o l’amore con il tema della serie?

Sarebbe stato più semplice, e forse più logico, creare ad esempio un mondo alternativo nel quale dei piccoli ragazzini, versioni alternative dei personaggi Bonelli, vivessero le loro avventure quotidiane o surreali o fantastiche senza troppe spiegazioni o giustificazioni, senza pretendere di essere nulla più che loro stessi. Ma ovviamente queste sono considerazioni oltre le righe, che il pubblico comune non nota e che non inficiano la qualità della serie.

La serie Bonelli Kids è stata ideata e scritta da Alfredo Castelli, il creatore di Martin Mystère, e da Sergio Masperi e Tino Adamo –grafici presso Sergio Bonelli Editore. Disegna il valido Luca Bertelè, per i colori di Manuela Nerolini. Il prodotto dei loro sforzi è un fumetto lodevole e condivisibile nelle intenzioni più che nei contenuti, pregevole per la novità che rappresenta, non eccezionale ma nel complesso ben scritto e disegnato.

Se esaminato con occhio clinico soffre un po’ per una sua duplice natura: essendo il primo tentativo Bonelli di raggiungere un pubblico giovane ma – per ammissione degli autori –  senza “scontentare” i vecchi lettori o dimenticarsi di loro, viaggia in maniera a tratti indecisa, con una comicità garbata ma mai ficcante o potente, diviso tra esigenze diverse e col rischio di non accontentare in pieno nessuno dei target di pubblico prefissi.
Senza nulla togliere alla professionalità degli autori coinvolti o alla bontà del progetto, se si avesse voluto davvero colpire il mercato, offrire un prodotto nuovo e moderno, si sarebbero forse dovuti scegliere autori e storie più di rottura (ad esempio avrei visto benissimo un Sio in questo ruolo). Non avendo fatto questo, pur nella sua validità il prodotto rischia di passare inosservato nel mercato attuale, ricco di fermento e di prodotti più moderni nello stile e centrati nel target.

Bonelli Kids rappresenta comunque un valido punto di partenza. Un fumetto che si legge volentieri e che si può regalare al proprio figlio, sperando sia solo il primo di tanti fumetti Bonelli per ragazzi.

Abbiamo parlato di:
Arrivano i Bonelli Kids
Castelli, Adamo, Masperi, Bertelé
Sergio Bonelli Editore, 2018
Cartonato, 96 pagine, colore – 10 euro
ISBN: 978-88-6961-263-3

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