Apartments, Tobacco ed altro: intervista a Otto Gabos (I parte)

Stimolati dalla singolare coincidenza che vede in questi giorni la contemporanea uscita nelle fumetterie di due suoi vecchi lavori, abbiamo pensato che fosse il momento giusto per fare la conoscenza...
Articolo aggiornato il 16/04/2015

Apartments, Tobacco ed altro: intervista a Otto Gabos (I parte)Per cominciare puoi presentarti sommariamente ai lettori de Lospaziobianco che ancora non ti conoscono?
Prima iniziamo dai saluti. Per cui: ciao a tutti!
Sono e praticamente pubblico fumetti da vent’anni. Ci ho pensato quando ho letto la domanda e mi sembra ancora incredibile. Vent’anni dall’esordio su Tempi Supplementari (novembre 1985) e vent’anni che vivo a Bologna seppure con pause e lunghe trasferte all’estero. In questi anni ho pubblicato su diverse riviste. Frigidaire, Nova Express, Dolce Vita, Cyborg, Fuego, Mondo Naif. Quando non faccio fumetti realizzo illustrazioni per libri, riviste, testi educational, pubblicità.

L’idea per quest’intervista è scaturita dalla notizia della ristampa di due tuoi vecchi lavori, Tobacco per Alta fedeltà e Apartments per Black velvet. Ci puoi raccontare cosa ha portato a questa singolare coincidenza di tempistica, visto anche che da molto tempo non veniva pubblicato niente di tuo in volume?
Hai ragione: si tratta di una coincidenza davvero singolare. Vorrei sapere cosa ne penserebbero gli esperti di marketing. In realtà, come a volte accade nel settore editoriale, si è trattato di una sovrapposizione di date. Più o meno come quando aspetti per un’ora il tram alla fermata e poi ne arrivano tre o quattro diligentemente in fila indiana. L’uscita di Tobacco è slittata di qualche mese perché è passato dal circuito delle librerie delle Edizioni BD a quello librario dell’etichetta Alta Fedeltà e con Apartments ci siamo invece lanciati in un tour de force micidiale per tentare di farlo uscire per il Comicon di Napoli. Comunque, tengo a precisare che almeno per quanto riguarda Apartments non si tratta di una semplice ristampa. Infatti, non era mai uscito in volume ed è stato fatto un gran lavoro di revisione nei testi, ho cambiato delle tavole e per l’occasione ho realizzato un inedito di 16 pagine che funge da apertura alla storia. Insomma l’ho vissuto a tutti gli effetti come se stessi lavorando a qualcosa di totalmente nuovo.
Per Tobacco, invece, si trattava di riproporre in un’altra veste e dopo una lunga assenza un romanzo che ha ancora valide potenzialità espressive. Penso che certi libri possano avere una vita molto lunga, ma bisogna curarli, coccolarli e soprattutto nutrirli. Spesso non si considera che in dieci anni l’utenza del pubblico possa cambiare. Cio’ che sembra noto e scontato per me o per altri non lo è affatto per tanti lettori che si avvicinano al fumetto solo adesso. è un po’ il discorso riguardo alle band più recenti. Ogni volta che viene alla ribalta una nuova rivelazione del rock i tromboni della mia età trovano una marea d’inevitabili similitudini, scopiazzature o, come si dice in modo più gentile citazioni. è vero che a volte sono davvero imbarazzanti, ma bisogna dare atto che per un ragazzino di 16 anni i Green Days appaiono strepitosi senza aver mai sentito una nota dei Ramones. Del resto penso che sia un po’ triste affermare che gli Interpol ricordino i Joy Division solo perché hanno qualche attacco di basso e batteria vagamente simili.
Ma stavamo parlando delle uscite di Tobacco e Apartments, in pratica il mio ritorno in libreria dopo qualche anno d’assenza, durante i quali ho fatto altro, ho lavorato molto, quasi sempre disegni, scrittura a livello intimo. è stato un periodo molto faticoso con grossi cambiamenti nella mia vita. Mi sono sposato sono andato a vivere per parecchio tempo in America, sono diventato papà. è stato proprio durante il periodo in America che mi sono accorto che mi stavo allontanando da quello che avevo sempre fatto e che mi piaceva fare maggiormente: raccontare delle storie. Allora ho ripreso a fare pratiche che avevo abbandonato da anni. Ho ripreso a disegnare e a scrivere per il gusto di farlo, lasciandomi andare, senza mettermi dei vincoli. Stavo lavorando per la mia rivista ideale. Ho prodotto tanto materiale che nel frattempo sto portando avanti e di cui parlero’ nel momento in cui saro’ certo di cosa farne. Di tutta quella produzione intanto potrete vedere qualcosa sul terzo numero di Orme, la rivista diretta da Silvano Mezzavilla, dove appaio con una storia scritta dal mio amico Bepi Vigna. In questo caso ho lavorato d’istinto, usando pennino e pennello come forse non avevo mai fatto prima su una tavola definitiva. Sono i cosiddetti momenti in cui avverti la crescita.

Tra le due opere in questione, al di là dell’ovvia differenza di tematiche, ho notato rileggendole un diverso approccio al disegno. In Apartments, che tra l’altro è antecedente di qualche anno, mi sembra che il disegno tenda ad essere definito in linee più morbide che in Tobacco, dove usi un tratto molto più spigoloso sia per i personaggi che per le ambientazioni. Sei d’accordo con quest’osservazione e se sì ci puoi spiegare questo (per altro temporaneo) cambiamento di stile?
Sono d’accordo per le osservazioni, anche se la cronistoria è differente. Infatti Tobacco viene prima della versione definitiva di Apartments. Mi spiego: le tavole di Apartments apparse sugli albi Phoenix e revisionate per il volume di prossima uscita non sono le stesse apparse su Fuego (rivista dalla breve vita fondata da Igort alla fine degli anni 80, ndr). Sono state ridisegnate. è una mia mania. Sono uno di quegli autori che passerebbe la vita a cambiare, correggere, spostare. Fortuna che ogni tanto esistono le scadenze che ti obbligano a fermarti. Ricapitolando: Tobacco ho iniziato a disegnarlo alla fine del ’91, mentre le tavole di Apartments di Fuego vanno dall’estate dell’89 al giugno del ’90. Invece le tavole della seconda versione di Aparments risalgono al ’95.
Riguardo all’andamento del segno sono andato indietro nel tempo a rivedermi mentre leggevo la sceneggiatura di Tobacco. All’inizio avevo in mente qualcosa di realistico, forse influenzato dall’ambiente perfettamente connotato. Fino a quel momento non avevo mai disegnato niente ambientato in un luogo preciso e dovermi confrontare con Bologna, Genova e Barcellona mi sembrava un’impresa pazzesca. La storia è cresciuta in corso d’opera. Sono entrato in confidenza con la vicenda ad un certo punto, forse intorno a pagina 15, e ho capito cosa dovevo e cosa volevo fare. Mi sono lasciato andare nella caratterizzazione grottesca dei personaggi che invece recitavano in maniera decisamente più seria. Il grottesco mi serviva a riportare l’ironia che mi mancava. Con Tobacco ho iniziato a documentarmi fotograficamente sulle ambientazioni. Quando posso faccio personalmente le location, studio il posto, guardo le facce della gente e poi fotografo, prendo appunti, faccio qualche bozzetto. è diventata una parte fondamentale del mio lavoro specialmente da I Camminatori in poi.
Per Apartments invece il viaggio è stato più lungo. Sono partito da un lavoro basato solo sulla linea per poi approdare alla gran quantità d’ombre che contraddistingue la storia. Lo vedevo, e lo vedo, come un film in bianco e nero, Eraserhead di Lynch su tutti. In questo caso erano proprio i neri a fare da contrasto con le forme arrotondate quasi da cartoon di certi personaggi.

Quindi hai fatto dei cambiamenti anche per queste edizioni di Apartments e di Tobacco?
Per Tobacco mi sono limitato a fare qualche disegno inedito per la parte scritta all’interno, per la pagina d’apertura e per il sottocopertina (si dice così?). Per Apartments il discorso è diverso: infatti, ho rivisto completamente i testi. Non nella sostanza ma piuttosto per limare qualche aspetto formale che mi sembrava poco elegante o infelice, poi ho ridisegnato una sequenza e infine, come ti ho già detto, ho realizzato le tavole che precedono la storia apparsa a suo tempo sugli albi Phoenix. Con Apartments ho potuto fare questo tipo di lavoro perché è un progetto totalmente mio, mentre Tobacco è il frutto di un lavoro di gruppo e allora di comune accordo con gli altri due autori abbiamo deciso di lasciarlo com’era. C’é anche un altro motivo che mi ha spinto a manipolare Apartments: la voglia di riprendere il discorso, la necessità di confrontarmi con un progetto interrotto da dieci anni e vedere come mi sarei comportato una volta connesso di nuovo ad esso. Una piccola sfida con l’effetto tempo e con la mia capacità di sintonia. Non è così facile rientrare in sintonia con una parte di se stessi che non si frequenta più da parecchio. E Apartments è una parte di me.

Apartments, Tobacco ed altro: intervista a Otto Gabos (I parte)Hai accennato che la ristampa in volume di Apartments è preceduta da un albo introduttivo, Prima della Pioggia, stampato anche questo da Black velvet. Ci puoi dire qualcosa riguardo a questo “prequel”, se così si può definire?
Non si tratta di un prequel, né di un prologo, forse nemmeno di un antefatto. Sono andato semplicemente un po’ più indietro di qualche ora. Ho iniziato la giornata dove prima questa finiva, un po’ come allargare il campo visivo durante una ripresa cinematografica, ho ampliato un’inquadratura mostrando un maggior numero di dettagli di un personaggio e del mondo dov’é confinato.
é stata un’occasione per mostrare ciò che succede dietro le quinte. C’é sempre poco spazio per parlare dei lavori in corso. Mancano le occasioni e soprattutto i veicoli. Prima della pioggia è un po’ tutto questo. Con Omar Martini (patron della Black Velvet, ndr) abbiamo cercato di ottimizzare lo spazio a disposizione. 8 pagine non sono poi tante. Ho riproposto i frammenti narrativi che raccontano le ore precedenti al disastro che avrebbe trasformato una normale città occidentale nell’incubo di Nostra Città, mentre nelle colonne laterali ho parlato di cosa succedeva nella mia vita mentre lavoravo alla storia. è diventato qualcosa che oscilla dal diario quasi intimo alla testimonianza di un preciso periodo storico. Scrivere queste pagine mi ha davvero divertito, anche se divertito forse non sarebbe la parola più giusta; sarebbe meglio dire appassionato. Al momento sto pensando di andare avanti con quest’idea. Infatti, sto preparando per il mio sito uno scritto analogo che, pero’, racconta dei tempi di Tobacco. Poi si vedrà, magari passo a raccontare dei Camminatori…
Per la parte grafica invece ho inserito qualche matita delle nuove pagine realizzate per il libro, qualche vignetta tratta dalla versione apparsa su Fuego e un inedito vecchissimo dell’88 di alcuni personaggi che finora non sono mai apparsi nella serie. I personaggi mi piacciono parecchio, ma a parte farli cantare in coro in una specie di Trio Lescano orripilante non saprei davvero in che ruolo inserirli.

Nell’edizione della Phoenix di Apartments erano molto interessanti le parti di testo che avevi inserito in apertura e in chiusura degli albi, caratteristica che hai conservato anche per tuoi lavori seguenti. Da dove viene l’esigenza di mischiare le pagine di fumetti a dei testi scritti?
Deriva dal fatto che non mi considero proprio un fumettista. Piuttosto mi sento un narratore che usa a seconda delle necessità la parola o il disegno o tutti e due. Con l’andar del tempo mi sono reso conto che esistono delle cose che rendono meglio disegnate e altre che funzionano meglio solo scritte. Purtroppo finora i miei tentativi di proporre un’osmosi tra questi due linguaggi narrativi non ha mai fatto breccia nei vari comitati redazionali. C’é molta paura degli ibridi in editoria. L’opposto della musica dove il crossover è diventato un genere a sé stante. Nel mio caso si tratterebbe di interfacciare due linguaggi e farli comunicare prima tra loro e poi con il lettore. Sul primo numero di Black (Coconino press 2001, ndr) è uscito qualcosa in proposito. Si chiamava Totally Americanized, ma purtroppo, per un motivo che ancora ignoro, ciò che uscito in stampa non era come quello che avevo consegnato. Il lettering fatto su font in maiuscolo ha reso tutto esageratamente pesante. Ho visto di recente un bel libretto di Seth che va in questa direzione. Spero che sia solo il primo segnale di un’apertura a progetti un po’ più coraggiosi.
Comunque io continuo ad andare avanti anche su questa strada.

Sempre parlando di Apartments, ho notato che l’aspetto grottesco, e quasi da dopo bomba, è ciò che più caratterizza quest’opera, nonostante i rapporti tra i personaggi siano molto vicini a quelli della vita reale, con i loro amori, le loro sofferenze, le diatribe da condominio. Insomma vicende molto comuni e normali tra individui che hanno, almeno esteticamente, perso la loro normalità. Da cosa scaturisce l’idea per questa storia?
Ultimamente sto scrivendo parecchio sulle motivazioni che mi hanno spinto a creare Apartments. Sono tante e in parte solo ora sto riuscendo a focalizzarle in una più ampia prospettiva.
Come sempre nelle mie storie c’é una forte componente autobiografica. In questo caso non abbiamo un Oberdan (il protagonista di Loving the Alien, ndr) che raccoglie da solo il peso di una prima adolescenza difficile, ma piuttosto un coro di personaggi, delle schegge di me che s’infiltrano e s’inseriscono nelle pieghe più nascoste dei vari Dandruff, Mazel, Derek ecc.. È un gioco continuo di rimandi, di connessioni, che per me in quanto autore e demiurgo sono chiarissime, mentre per chi mi legge devono apparire per quello che sono, ossia parte di una storia. Questo meccanismo d’innesto è successo fino a quando i personaggi, ormai sufficientemente robusti sono andati per la loro strada e adesso che ho ripreso a scrivere le loro storie mi è sembrato davvero tutto molto naturale. è bello quando si raggiunge questo tipo di confidenza con i propri interpreti.
C’erano anche altre motivazioni dietro Apartments. Sicuramente quelle metalinguistiche. Volevo parlare del linguaggio del fumetto e di certe sue componenti, così tutte quelle analogie, quei rimandi che appaiono qua e là non sono casuali e inconsci ma pensati appositamente.
Tutto questo per confluire in un esperimento linguistico che portasse all’esasperazione certi nodi narrativi della letteratura supereroistica e di consumo. Le famose sottotrame in cui si dipanano le storie d’amore, le passioni e i dolori. Prendi gli X-Men e vai avanti dopo che hai mondato la storia di botte ed esplosioni. Prendi una soap televisiva e catapultala in uno scenario fantascientifico, ultraclassico e dozzinale come il dopobomba. Apartments si trasforma in una soap-opera mutante dove le passioni e gli amori diventano il fattore centrale e gli eventi fantastici tornano ad essere infrazione, eccezione come dev’essere il fantastico. L’ambientazione condominiale in parte è stata ispirata proprio dagli inquilini del palazzo dove risiedevo a cavallo tra la fine degli anni ’80 e i primi ’90. Ovviamente c’é stata una buona dose di trasfigurazione, ma le dinamiche conflittuali sono rimaste in linea di massima vicine al modello originale.

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