Annecy e la crescita dell’animazione francese

In questo appuntamento n. 150 con la rubrica, una puntata interamente dedicata all'animazione francese e internazionale.

L’animazione francese e gli incentivi fiscali

La notizia diffusa qualche giorno fa riguardante la produzione di numerosi progetti animati da parte di major USA quali Dreamworks e Disney in Francia, ha puntato l’attenzione sulla posizione strategica dell’animazione nel paese transalpino, soprattutto grazie ai numerosi incentivi fiscali da parte del governo Hollande che hanno portato a una forte evoluzione del settore, sia al cinema che in televisione.
Negli ultimi mesi le istituzioni francesi hanno aumentato gli incentivi inerenti i progetti animati, i quali hanno raggiunto il 30% delle spese ammissibili per i lungometraggi con un limite di 30 milioni di euro (33 milioni di dollari) e al 25% per i progetti inerenti la televisione, quando lo scorso anno erano fermi al 20%.
Alla fine del 2015, il Centre National du Cinema ha aggiornato il suo sistema automatico di sussidio per l’animazione francese in televisione, il cui tasso è calcolato in funzione della spesa sulla produzione nazionale. Secondo queste modifiche, il supporto per ogni progetto dipende dalla spesa oraria in Francia, sulla base di spese ammissibili sostenute nel paese. Il nuovo sistema viene definito più selettivo, e incoraggia la spesa soprattutto per quanto riguarda la creazione di progetti del tutto originali.

Questo nuovo approccio ha portato negli ultimi mesi a una ricollocazione dell’animazione francese la quale, dopo alcuni anni passati in Asia, è tornata nel paese d’origine con la costruzione di nuovi impianti di produzione nella regione della Gallia.
Alcuni degli esempi maggiori da sottolineare in questo senso includono lo studio Xilam di Marc du Pontavice, che ha aperto due nuovi studi nel 2016, Superprod che ha lanciato un nuovo studio di produzione ad Angouleme nel mese di settembre 2015; Kaminka che ha recentemente creato un nuovo studio a Angouleme; e Teamto che ha rinnovato il suo impianto di produzione a La Cartoucherie.
In questa regione, colpita in maniera molto forte dalla crisi economica degli ultimi anni, vi è stato un forte movimento per attrarre nuovi investitori e soprattutto società di animazione, a cui fare utilizzare i nuovi centri di produzione emergenti, come la Pôle Imagie Magelis a Angouleme o La Cartoucherie a Bourg-lès-Valence, nei pressi di Lione.
Il tutto, anche in questo caso, attraverso sistemi di sovvenzioni e incentivi, che secondo dati del Centre National du Cinema, fa sì che il 75% del finanziamento delle produzioni animate per la televisione francese provenga dalla stessa Francia.

Annecy e la crescita dell'animazione francese
Animatori al lavoro in uno degli studi di animazione di Xilam.

Una sfida questa non priva di ostacoli, visto che questo aumento deve scontrarsi con le reti televisive, le quali hanno ridotto i loro investimenti nell’animazione TV del 25% negli ultimi due anni: dai 66 milioni di dollari stanziati nel 2013 ai 49,3 milioni nel 2015.
In particolare, France Télévisions ha tagliato i suoi investimenti nel’animazione TV di un terzo tra il 2014 e il 2015; da 31,6 milioni di dollari a 21,8 milioni di dollari.
Secondo alcuni analisti però, questi dati sarebbero fuorvianti in quanto France Télévisions ha un accordo con l’associazione dei produttori che ha fissato una cifra di 29 milioni di euro l’anno, di cui 26 milioni utilizzati per l’animazione televisiva e altri 3 milioni per i lungometraggi animati.

La forte crescita dell’animazione francese, e il suo impatto a livello europeo e mondiale, si basa anche su importanti accordi con altri paesi, come l’Italia. Nei giorni scorsi La Film Commission di Roma ha firmato un accordo di collaborazione con il centro di produzione Toon Polo Immagine Magelis, che comprende quattro studi, 11 scuole e un fondo sostanziale.

La Francia è un leader in questo settore, l’unico paese europeo in grado di resistere a Hollywood. Abbiamo molto da imparare da loro – ha detto Luciano Sovena, presidente della Film Commission di Roma/Lazio, che ha mediato l’accordo.

Attraverso questo patto, gli animatori italiani saranno in grado di acquisire il know-how francese attraverso l’esperienza che intraprenderanno nello studio a Magelis, mentre l’obiettivo più a lungo termine è quello di creare coproduzioni con la Francia attingendo agli incentivi fiscali presenti in entrambi i paesi.

Il Festival di Annecy

È in corso in questi giorni ad Annecy il più famoso festival di animazione internazionale, che ha visto la presentazione di numerosi progetti (europei e non) che invaderanno i nostri schermi nei prossimi mesi.
Tra i più interessanti vi è Charlotte di Bibo Bergeron, pellicola ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale e basata sulla vita dell’artista ebreo-tedesca Charlotte Salomon
Il lungometraggio sarà basato principalmente su una serie autobiografica di 769 dipinti, intitolati “Vita? o Teatro?”, che la giovane artista aveva creato tra il 1941 e il 1943 nel sud della Francia, dove ha vissuto prima di essere catturata dalla Gestapo e deportata ad Auschwitz nel 1943, all’età di 26 dove morì probabilmente lo stesso giorno del suo arrivo nel campo di concentramento.

Rimanendo fedele allo spirito e al lavoro di Charlotte, il nostro film sarà scandito con la fantasia, elementi onirici e i disegni di animazione saranno minimalisti, in modo simile a Tout en haut du monde di Remy Chaie. Animeremo e i suoi dipinti, ponendo l’accento sulla sua storia straordinaria – ha detto Bergeron, aggiungendo che – Charlotte piacerà ai giovani, agli adulti e al pubblico della famiglie, così come fatto con “Valzer con Bashir”. Il tema di ‘Charlotté è come l’arte può salvare la nostra vita e ci aiuta a rimanere sani di mente, e questo risuona ancora oggi.

La pellicola sarà scritta da Erik Rutherford and Miriam Toews e prodotta da Julia Rosenberg, che in passato ha realizzato numerosi documentari, e supportata dalla Charlotte Salomon Foundation.

Altro interessante progetto selezionato ad Annecy è il peruviano Nuna: The Last Myth of the Wamany, prodotto da Ciela Prado e Carhuas (anche sceneggiatori dello script) che esplora il mondo andino attraverso personaggi mitologici ed è altamente influenzato dall’estetica del maestro dell’animazione giapponese .
La pellicola segue le vicende di Alichu, un bambino di 6 anni, costretto a intraprendere un viaggio inaspettato dopo una serie di disastri naturali che hanno colpito il suo piccolo paese andino. Raggiunge Hananpacha, la terra del Wamany, dove subisce l’ira di Apu Kontiki, la divinità della montagna. Suo fratello maggiore Yaku cercherà di salvare Alichu e liberare la loro città da questa pericolosa situazione.

Il progetto presenta un nuovo mondo immaginario e mitologico mai visto prima. Abbiamo creature e luoghi che hanno una magia molto speciale, un universo con regole che non sono mai state esplorate a fondo né presentati in tutto il suo splendore  – ha dichiarato Prado.

Il film è attualmente in una fase iniziale di pre-produzione ed è finanziato principalmente con fondi propri da Origami Studio. Recentemente ha vinto un premio di sviluppo del peruviano Film Fund DAFO.

Questa sarebbe la prima volta che un film peruviano usa una tecnica per lo più in 2D, il che significa un’apertura per questo tipo di mercato di animazione – ha detto Prado, il quale ha aggiunto che una delle ambizioni dei produttori è quello di istituire laboratori in Perù per la formazione di animatori 2D, in quanto il paese ha attualmente una maggioranza di specialisti ma solo nel ramo 3D.

Altro progetto proveniente dal Sudamerica è Nimuendaju, prodotto dalla brasiliana Anaya Producoes Culturais e dalla tedesca Cinezebra. Film di animazione diretto a un pubblico adulto, è basato sulla storia dell’etnologo di origine tedesca Curt Nimuendaju e coprirà 25 anni della vita dello studioso con un inizio nel 1906, quando il giovane Curt Unkel, appena arrivato in Brasile, va a San Paolo per vivere tra i Guaraní e viene battezzato da loro come Nimuendaju – “chi ha trovato il suo posto nel mondo,” in lingua Guarani.
Il film rivelerà viaggio di Nimuendaju attraverso i ‘villaggi dell’interno del Brasile e come egli attraversò il confine tra il mondo dei bianchi e degli indigeni e la sofferenza di questa comunità e combinerà al suo interno animazione e sequenze live-action, girate in studio e all’esterno.

Lo sconvolgente finale della seconda stagione di The Flash apre scenari interessanti per la terza stagione sul velocista scarlatto che arriverà nei prossimi mesi, la quale potrebbe portare all’interno del serial il famoso story arc “Flashpoint”.
A ipotizzare questa eventualità, come tra l’altro molti appassionati di fumetti, è stato nei giorni scorsi su TvLine Matt Webb Mitovich, aggiungendo alcuni particolari sulla produzione che avvalorerebbero l’uso di quella storyline nella nuova stagione.
Mitovich, infatti, ricorda che l’attore non sarà più un regular all’interno di Dc’s Legends of Tomorrow, cosa questa che lascerebbe aperta la porta per un suo ritorno in The Flash nel ruolo di Citizen Cold, nuovo eroe di Central City scaturito dalla modifica deli eventi da parte del velocista nel salvare la madre, aggiungendo che il fatto che l’Anti-Flash sia vivo così come narrato nella saga lascerebbe invece margine all’attore di continuare a essere una presenza fissa nella serie.
Dettagli non da poco che però lasciano aperti, secondo il giornalista, questioni come la durata di una storyline così complicata e drammatica all’interno di una unica stagione, certamente non fattibile in pochi episodi.

Cinebrevi

Kathy Kim di Signal Pictures, una nuova società di produzione di proprietà congiunta di investitori coreani e del produttore Michael Uslan alla presentazione di numerosi progetti cinematografici, ha dichiarato a Variety che ben presto contano di espandersi anche nel genere supereroistico e dei film di animazione.

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