Amianto #1, la rivista dell’omonima autoproduzione toscana

Sei storie per ripotare in auge il formato antologico dal collettivo Amianto Comics, tra ambientazioni post-apocalittiche, deserti western e foreste horror.

è una giovane e attivissima associazione culturale creata dal trio Benassi-Galeotti-Polloni aka Almafe, conosciutisi sui banchi della Scuola Internazionale di Comics di Firenze. Dopo aver pubblicato un numero 0, un numero volutamente fatto per testare le loro abilità e iniziare a districarsi nei vari processi produttivi di una rivista contenitore, l’Amianto Comics si è affacciata al mondo con il numero uno della sua rivista.
Amianto mantiene il formato dell’antologico, presentando i primi capitoli di tre storie che proseguiranno nei prossimi numeri e tre storie autoconclusive, creando quindi un mix che dovrebbe riuscire ad accontentare sia il lettore fedele che quello occasionale.

Amianto #1, la rivista dell'omonima autoproduzione toscanaDopo la copertina pop di Aki e l’introduzione di Gabriele Baldaccini il lettore può iniziare a gustarsi il primo capitolo di Mia e le mura di Hover, sceneggiata da Matteo Polloni e disegnata da Sara “Sax” Guidi. Dopo un incipit di ispirazione gaimaniana facciamo la conoscenza della protagonista di questa saga, ovvero Mia; la donna ci viene presentata nell’ambiente familiare, dove dopo aver fatto addormentare il nipotino intrattiene una discussione col fratello Kaleb.
La famiglia sembra un concetto importante per questa saga, poiché dal dialogo tra i due capiamo che le famigerate “blatte” che minacciano le mura di Hover sono probabilmente responsabili dell’aborto di Mia e scopriamo che in questa ambientazione post-apocalittica il governo effettua un rigido controllo delle nascite, distribuendo raramente permessi di parto ai cittadini. Il capitolo si chiude con un buon cliffhanger, che aggiungendosi al world-building effettuato da Polloni, lascia il lettore con un’elevata dose di curiosità nei confronti delle avventure di Mia.

I disegni di Guidi sono estremamente solidi ed è affascinante notare come nel giro di poche pagine sia riuscita a modificare il suo stile a seconda delle necessità narrative: partendo con dei grigi per la tavola fiabesca che introduce la storia, per poi passare ad un’inchiostrazione netta per raffigurare la pulizia degli interni della scena familiare, e concludendo con un’esplosione di segni graffianti per rendere la sporcizia delle rovine che circondano la città di Hover. Un’ultima segnalazione per la doppia splash page con cui si apre la missione di Mia, devastante per impatto e ritmo narrativo.

Amianto #1, la rivista dell'omonima autoproduzione toscanaFinito questo primo capitolo troviamo l’inizio della seconda saga che verrà raccontata nei vari numeri di Amianto: Dering Wood, sceneggiata da Federico Galeotti e disegnata da Daniele Ariuolo. La storia è introdotta da una citazione di Carrie di Stephen King accompagnata da una tavola realizzata da Klaudia Weres.

Ci muoviamo nei territori dell’horror, più precisamente la vicenda è ispirata a una creepypasta, materia di cui pare essere appassionato Jake, personaggio della storia, visto che possiede un blog a tema horror. L’incipit è molto classico, ci sono quattro amici che si avventurano in una foresta apparentemente infestata. Il cliché è palese anche agli occhi dello sceneggiatore che infila in bocca a uno dei ragazzi una battuta per sorridere insieme al lettore di questo effetto di “già visto”.

Galeotti cerca di arginare il rischio d’essere banale rendendo protagonista della storia Anika, la ragazza di Jake, che parte alla ricerca dei quattro ragazzi e che è accompagnata nel racconto da inquietanti didascalie di cui non conosciamo ancora la vera natura. I disegni di Ariuolo consistono in un’abbondanza di neri e grigi che riescono a trasportare il lettore nell’atmosfera cupa della storia, calandolo in un buio abitato da creature sfuggenti, ma il segno appare molto acerbo tanto da sacrificare in alcuni passaggi la chiarezza della narrazione.

Amianto #1, la rivista dell'omonima autoproduzione toscanaArriviamo quindi alla terza saga che inizia in questo numero, ovvero Dark Hope. Un western fantasy sceneggiato da Alessandro Benassi e disegnato da Massimiliano Bruno in cui seguiremo le vicende di una carovana che intraprende un viaggio nel Sand Sea degli Stati Uniti d’Oriente alla ricerca di una terra promessa. I vari componenti del gruppo sono ben riconoscibili grazie a un buon character design, e fin da subito intuiamo che il misticismo sarà una componente importante di questa storia.
Si prospetta una storia corale con lotte intestine per il potere e misteri spirituali, e il doppio cliffhanger con cui si chiude il capitolo ci preannuncia un prossimo episodio denso di avvenimenti.
I disegni di Bruno si fanno notare per la particolare scelta di realizzare la storia solo con l’uso della matita, senza una canonica inchiostrazione. Le tavole hanno quindi un minor impatto sull’occhio del lettore ma rendono bene le atmosfere polverose del deserto.

La seconda parte della rivista è composta da altre tre storie, ma questa volta si stratta di tre storie brevi autoconclusive.

La prima è Reset di Federico Galeotti (sceneggiatura) e Vito Coppola (disegni), un breve racconto incentrato sul tentativo del mercenario Laverty di liberarsi dal contratto stretto col suo padrone, Quinn. Il colpo di scena finale è ben congegnato, ma la componente più notevole della storia sono i disegni di Coppola, con i suoi neri pieni equilibrati dai grigi e una buona abilità nella gestione della tavola anche in presenza di numerose vignette.

La seconda storia breve è Viale Europa di Alessandro Benassi (sceneggiatura) e Edoardo “Uomo Stagno” Comaschi. Sia per la tematica attuale del terrorismo che per l’abile gestione della messinscena del soggetto gli autori riescono a coinvolgere il lettore nonostante le poche pagine a disposizione. Comaschi presenta uno stile molto personale ma che si dimostra ancora acerbo in alcuni punti.

La terza e ultima storia breve è 2 vite di Matteo Polloni (sceneggiatura) e Gianluca Nori Mattioli (disegni). Si tratta della storia più lunga tra quelle presenti nel volume (ben 16 tavole) e racconta di un legame che si viene a creare tra due uomini durante la Grande Guerra, nonostante i punti di vista differenti. Polloni riesce a mettere in scena le due visioni antitetiche dei due protagonisti senza scadere in dialoghi banali e retorici, costruendo un legame col lettore che rafforza il colpo di scena finale. Il tratto di Mattioli è molto interessante ma la scelta dell’autore di usare pochi neri ne compromette l’efficacia, non permettendo al lettore di godere appieno dell’affascinante tratto di questo giovane disegnatore.

In conclusione Amianto #1 ottiene un voto sicuramente positivo, presentando delle storie brevi ben congegnate e dei primi capitoli godibili ma che potrebbero far storcere il naso a qualche lettore per la loro brevità. Ci auguriamo che questi giovani autori possano solamente migliorarsi coi prossimi numeri, continuando a lavorare e ad ampliare questa interessante realtà. Tutti i prodotti Amianto Comics sono inoltre scaricabili gratuitamente dal loro sito www.amiantocomics.com.

Abbiamo parlato di:
Amianto #1
AA.VV.
Amianto Comics, ottobre 2016
80 pagine, spillato, bianco e nero – 3,50 €

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