Alessio D’Uva sull’adattamento a fumetti di Dante

Alessio D’Uva, insieme a Filippo Rossi e ad Astrid, ha adattato a fumetti la vita del sommo Poeta per Kleiner Flug. Noi gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Alessio D’Uva sull’adattamento a fumetti di DanteAlessio D’Uva nasce a Firenze nel 1972 e fin da piccolo si appassiona alla lettura dei fumetti.
Tale passione si trasforma con l’andare degli anni, in un lavoro: inizia a collaborare per 
Blue (Coniglio Editore), per poi pubblicare su Black (Coconino).
Si appassiona anche per l’impaginazione e la grafica e negli anni collabora con Bottero Edizioni, 001, BD, JPOP, Planeta, Bao Publishing, Tunuè, Panini. Fonda, insieme ad alcuni altri appassionati l’Associazione Culturale DOUbLe SHOt per poi, abbandonata l’attività associativa, diventare insegnante alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze, socio di Symmaceo Communication e coordinatore grafico della Lion. Conclusa anche quest’ultima esperienza crea, con l’aiuto e la collaborazione di alcuni amici, la .
Per la sua casa editrice ha scritto
Dante Alighieri, riuscito adattamento a fumetti della vita del Poeta, coadiuvato da Filippo Rossi agli storyboard e da Astrid ai disegni e ai colori. E proprio su questa opera gli abbiamo rivolto alcune domande.

Alessio D’Uva sull’adattamento a fumetti di DanteDa dove è nata l’idea di trasporre nel linguaggio del fumetto la figura e l’opera di Dante Alighieri?
Tutto nasce da lontano. Alcuni anni fa, alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze, dove insegno, mi chiesero di trovare un’idea per un corso da tenere lì, durante il terzo anno di fumetto.
Ero senza idee, finché non mi trovai a passare per Piazza degli Uffizi.
Lì, passeggiando, incontrai una madre in compagnia del proprio figlioletto di circa 8/10 anni che non smetteva di chiedere alla donna chi fossero i personaggi rappresentati nelle ventotto nicchie del loggiato.
Per la madre il compito era facile, finché si parlava di Dante, Giotto, Vespucci, Leonardo Da Vinci. Ma quando il bambino ha cominciato a chiedere chi fossero Accursio, Cesalpino e Micheli, ho visto la donna vacillare e reagire allontanandosi col figlio, giustificando la cosa col ritardo per non so quale corso musicale dovesse frequentare il giovane.
Ecco, mentre i due si allontanavano ho pensato: a quel bambino vorrei spiegarlo un po’ io chi sono quei ventotto illustri toscani. Da lì è nata l’idea di trasporre a fumetti Dante, ma anche l’idea di realizzare una casa editrice come Kleiner Flug.

Una delle tue prime scelte è stata quella di dare il ruolo di voce narrante a Beatrice, peculiarità narrativa che negli ultimi anni trova riscontro in molte opere letterarie su Dante e la Commedia. È indubbiamente una scelta che ha comportato un approfondimento su di una figura come quella di Beatrice Portinari di cui le cronache storiche non riportano molte notizie. Come ti sei mosso in tal senso?
Mi sono comunque affidato a quello che Dante ci ha detto di lei. Prima di arrivare a questa idea, ho letto molto e studiato approfonditamente il Poeta. La paura di fare qualche stupidaggine e di scrivere cose non corrette era grande.
Ci sono stati almeno sei mesi di studio intenso e alla fine me ne sono uscito con un qualcosa di comunque nuovo, nonostante il mettere al centro la figura di Beatrice sia, come dici, ormai d’uso comune.

Alessio D’Uva sull’adattamento a fumetti di DanteIl linguaggio usato dai personaggi subisce una sorta di complessificazione durante l’evolversi della vicenda da te narrata: parte da dialoghi molto vicini all’italiano contemporaneo durante l’infanzia di Dante e Beatrice per poi spostarsi sempre di più verso quel “volgare” e quella lingua italica usata dal Poeta nelle sue opere, tanto da usare anche pezzi direttamente estrapolati dalle opere dantesche per alcune scene.
Questa scelta, da un lato molto efficace  e riuscita, presuppone una lettura attenta da parte del lettore che la fruisce e impone una seppur scolastica conoscenza dell’opera dantesca.
Insomma, non hai certo voluto ammiccare al lettore con superficialità, bensì sembra che tu abbia voluto stimolarne l’approfondimento e l’attenzione.
Era nei miei intenti accompagnare il lettore verso questa complessificazione, anche perché nel libro si parte dalla storia tra due bambini e si termina con un nuovo incontro tra Dante e Beatrice nel Paradiso terrestre.
Addirittura le ultime 16 pagine sono la “parafrasi” di tre canti del Purgatorio, quindi forzatamente la lettura è più difficile.
All’inizio si cerca di spiegare tutto e di far entrare il lettore nel mood giusto, ma in seguito c’è la volontà di far scoprire a loro molte cose celate o appena sfiorate, come l’allegoria del carro, il gigante e la prostituta e altre situazioni. Forse questo non semplifica la lettura, ma devo dire che ho cercato di tenerne due livelli separati, di modo che la storia sia godibile (nella sua complessità) anche per chi non si fa prendere dalla curiosità.

L’approfondimento filologico da te ricercato nei testi ha un analogo contraltare nei disegni che li accompagnano, che muovono da un registro quanto più lontano possibile dal realistico in una scelta che superficialmente può apparire antitetica rispetto alla materia raccontata.
Quanto tempo è costato a te, Filippo Rossi e Astrid l’accurato lavoro di ricerca iconografica fatto a monte della lavorazione al fumetto?
La ricerca, come dicevo, è stata molto lunga. In tutto ci sono stati due anni di lavoro e per un volume di 64 pagine credo siano molti.
Considero Astrid una disegnatrice eccezionale e volevo lavorare con lei ad ogni costo. Per me il punto di vista di Beatrice non poteva che essere affrontato da una donna, quindi le ho chiesto se era interessata al lavoro. Ha risposto con grande entusiasmo e nel corso della lavorazione  ho scoperto la sua  grande conoscenza del tema trattato.
Ho cercato di darle dei riferimenti precisi, riguardo la Firenze dell’epoca, e le ho girato anche foto di determinate zone ancora molto simili a quelle della città di epoca dantesca.

Alessio D’Uva sull’adattamento a fumetti di DanteSono molti anche i riferimenti all’iconografia pittorica dantesca, dall’omaggio al dipinto del pittore ottocentesco Henry Holiday, fino alle raffigurazioni di Inferno, Purgatorio e Paradiso che richiamano le più famose rappresentazioni della storia dell’arte. In tal senso come avete lavorato?
Tutto il libro è intriso di citazioni più o meno evidenti.
Oltre a quelle pittoriche (ci sono tributi a Henry Holiday, Gustave Doré, Dante Gabriel Rossetti), ce ne sono su Petrarca e Boccaccio, oltre che dello stesso Dante, ma quelle sono quasi dovute.
Di questo libro non esiste una vera e propria sceneggiatura. Dopo aver realizzato quella delle ultime 16 pagine (sì, ho iniziato dal fondo) mi sono accorto che mi mancava il tempo per lavorare sul libro e ho deciso di farmi aiutare da Filippo Rossi. In pratica ai vari impegni a cui abbiamo presenziato insieme, lo costringevo a portarsi matite e fogli e gli raccontavo e mimavo quel che accadeva sulle pagine del fumetto.
Lui recepiva e buttava giù le pagine di storyboard che poi abbiamo passato ad Astrid.
Lei ha aggiunto molto del suo e affinato quello che Filippo ed io intendevamo in quelle pagine disegnate con, in aggiunta a penna, quelle che erano le mie richieste.

La visione editoriale che Kleiner Flug sta portando avanti nel fumetto è sempre più orientata a dimostrare quanto il linguaggio di questo media possa affiancare un testo letterario scolastico, aiutando e stimolando lo studente nell’apprendimento anche di argomenti considerati – più o meno giustamente – ostici. È un percorso che vi fa onore ma immagino non facile da perseguire, giusto?
Effettivamente è complesso. Cerchiamo di far capire, appunto, come sia facile parlare di qualsiasi tema, col fumetto. Cerchiamo di trasmettere nozioni che da molti vengono considerate noiose e didattiche (spesso i due termini si confondono), mentre per molti il fumetto deve essere solo svago.
Ogni tanto ho la fortuna di fare presentazioni di questo fumetto a ragazzi delle scuole medie e come accendo il proiettore e trasmetto le slide, accompagnandole con la mia spiegazione di quel che accade nelle varie scene, li vedo partecipi. Trasformo così una lezione su Dante in un’ora di “intrattenimento didattico” che dimostra quanto la direzione intrapresa sia comunque sensata.
C’è da fare fatica e avrei potuto fare l’ennesima parodia di Dante o della Divina Commedia, ma così credo ci sia più gusto.

Intervista realizzata via mail e conclusa il 01/12/2015

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