Il PK di Alessandro Sisti nel 2015: intervista all’autore

Conclusa su Topolino "Gli argini del tempo", nuova storia di PK, abbiamo intervistato Alessandro Sisti, lo sceneggiatore della storia.

Il PK di Alessandro Sisti nel 2015: intervista all'autore (classe 1960) esordisce su Topolino nel 1982 con la storia Topolino e il mistero dei satelliti.
È l’inizio di una carriera che l’ha portato a collaborare non solo con il settimanale disneyano ma anche con iniziative collaterali come L’economia di Zio Paperone e, successivamente, anche a scrivere per Topolino diverse avventure di stampo promozionale.
Nel 1996 Sisti firma soggetto (insieme a Ezio Sisto) e sceneggiatura dei tre Numeri Zero di PKNA – Paperinik New Adventures, testata in stile comic book che rilancia la versione supereroistica di Paperino con storie dal diverso appeal e formato di cui figura tra gli ideatori.
Con il ritorno di in storie inedite su Topolino, avvenuto lo scorso anno per mano di Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio in Potere e potenza, si poteva prevedere che il “padre” del progetto potesse partecipare a questa operazione di rilancio. Nel maggio del 2015 viene infatti pubblicata Gli argini del tempo, seconda avventura di questo nuovo filone.
A tal proposito abbiamo contattato Alessandro Sisti, per fargli alcune domande su quest’esperienza e su PK in generale.

Il PK di Alessandro Sisti nel 2015: intervista all'autore

Ciao Alessandro, e grazie per esserti messo a disposizione di questa intervista.
Com’è stato riprendere in mano l’universo narrativo di PK dopo più di 15 anni dall’ultima volta?
È stato interessante e gradevole, come rimontare in bicicletta dopo essere rimasti a lungo senza vedere un pedale. Ritrovi certe reazioni dei personaggi, nemmeno troppo arrugginiti, e il cambio che ancora risponde senza incepparsi, oppure alcune configurazioni più faticose dei meccanismi narrativi, come un freno che ricordavi un po’ lento. Dicono che una volta imparato non puoi più dimenticarlo. Come si scrive PK, intendo. Di risalire su una bici non ho ancora trovato il coraggio.

Il PK di Alessandro Sisti nel 2015: intervista all'autoreChe differenza c’è tra scrivere PK a fine anni ’90 e farlo nel 2015?
Chiedimelo fa un paio d’anni. Per il momento tutto è assolutamente sperimentale, forse non tanto quanto ai tempi dei numeri 0, ma quasi. Devo prendere le misure ai lettori, che compongono una scena distinta da quella d’allora, perché quando mi venne chiesto di restylizzare Paperinik facendone qualcosa di nuovo per una fascia superiore di target, ancora non esisteva un pubblico di riferimento e in qualche misura ho dovuto inventarlo. Oggi invece quel pubblico c’è, e nondimeno è cambiato e forma un panorama composito in cui intervengono il grande bacino dei lettori di Topolino, quello (che spero integralmente sovrapposto) dei potenziali nuovi appassionati di PK e il nucleo storico dei PKers d’antan, ciascuno con propri orientamenti e aspettative. Quando sarò riuscito a definirli e avrò capito come accontentarli quanto più possibile tutti, saprò risponderti. Ora potrei farlo solo se scrivessi esclusivamente per me stesso.

Il PK di Alessandro Sisti nel 2015: intervista all'autore
L’idea di base de Gli argini del tempo era uno “spunto mancato” mai sfruttato ai tempi di PKNA o l’hai elaborata dopo il grande ritorno della serie?

È uno stimolo integralmente nuovo, sostenuto dalle attuali teorie sulla natura del tempo – o meglio, dello spaziotempo – che all’epoca di PKNA non erano ancora state sviluppate.

Il PK di Alessandro Sisti nel 2015: intervista all'autoreDa dove deriva questa tua grande passione per i viaggi nel tempo?
Dal motore primo di ogni narrazione, il what if, per il quale qualsiasi storia nasce dal chiedersi che cosa succederebbe se si avverasse una determinata premessa. Se lo applichi al passato, diventa un congegno quasi irresistibile, almeno per me: non è più “cosa succederebbe”, bensì “cosa sarebbe successo” se anche un dettaglio delle cause che hanno dato forma al presente fosse stato diverso? Poi non escludo che nel fascino esercitato su di me da simili ipotesi possa entrare anche il desiderio di modificare il mio passato soggettivo, ma nell’ottica della scrittura questo è irrilevante.

Quali sono le caratteristiche di PKNA che ritieni vadano preservate anche in questa rinascita? E quali invece gli aspetti che devono evolversi?
Lasciami premettere che a queste domande la mia risposta non può che essere personale, quindi non vi aspettate di ritrovarla necessariamente applicata nel futuro della serie. PK non è “mio” e anche se ne avessi una visione a lungo termine già risolta in ogni particolare, darla fin d’ora per assodata e incontrovertibile sarebbe mentire a voi e a me stesso. Ciò detto, ritengo che non si debba scordare che sotto alla maschera c’è pur sempre Paperino e che per questo in PKNA abbiamo visto in PK un supereroe sui generis, dai tratti divergenti da quelli del supereroismo stereotipato. Perderli potrebbe equivalere a snaturarlo. Vale per la sua caratterizzazione quanto per le trame, mentre riguardo alle possibili evoluzioni, è inevitabile che la psicologia di PK maturi ulteriormente. Per comprendere il come occorre analizzare come già sia cambiata, da quella più timorosa e refrattaria degli inizi a una maggiore sicurezza di sé. Tuttavia, come dicevo, PK è Paperino ed è realistico che a Paperino non piaccia trovarsi “per contratto” a contrastare cataclismi sempre più apocalittici.

Il PK di Alessandro Sisti nel 2015: intervista all'autore
Che tematiche volevi toccare con questa storia?

Essenzialmente quella del ritorno impossibile. La storia si proponeva d’essere “come quelle di una volta” e anche Lyla, nell’ultima vignetta, afferma che è “tutto come una volta”, eppure questo non è possibile, poiché nonostante i viaggi nel tempo il passato non ritorna e il mondo è cambiato, quello di PK non meno di quello dei lettori. Che sicuramente – almeno i veterani – hanno percepito questa discrasia. La ritroveremo e – nelle mie intenzioni – la vedremo acquistare sostanza. Poi, come detto più sopra, mi faceva piacere anche riproporre una trama a base scientifica secondo la tradizione del mio PK, esplorando un argomento mai sfruttato.

Il PK di Alessandro Sisti nel 2015: intervista all'autoreÈ difficile “switchare” dal registro narrativo delle storie standard di Paperinik (o di Topolino in generale) a quello di PK? E c’è vera differenza tra i due registri?
C’è e non c’è. Nel profondo, i personaggi comuni ai due registri devono restare fedeli a se stessi e di conseguenza un registro radicalmente “altro” li renderebbe schizofrenici. A mio avviso il discrimine sta nelle situazioni, cui i personaggi rispondono mostrando aspetti differenti delle loro personalità, come il panettiere dal quale ci serviamo quotidianamente ci sembrerebbe una persona molto diversa se lo catapultassimo in un teatro bellico. Mantenendo salde le caratterizzazioni e rapportandole ai contesti, passare da un registro all’altro non è poi così complesso.

PKNA ha dato una svolta alla narrativa a fumetti , vent’anni fa: pensi che il nuovo filone pikappico avrà un analogo riverbero?
Posso solo augurarmelo e lavorare in questo senso, dato che se PKNA ha mutato la percezione del fumetto Disney, sta a noi far sì che quella che qualcuno già chiama PKNE possa costituire un salto altrettanto epocale. A noi, ma anche ai tempi, che sono diversi e forse più desiderosi di conferme e stabilità che non di cambiamenti. È il pubblico che davvero decreta le svolte, non gli autori.

Il PK di Alessandro Sisti nel 2015: intervista all'autoreQuale pensi sia il motivo del successo della “formula PK”, che ha dimostrato di non essere un fenomeno legato solo al suo tempo ma di fare presa sul pubblico (di allora ma anche neofita) ancora oggi?
Al suo esordio PK ha rappresentato qualcosa di totalmente innovativo e così lo percepiscono tuttora i lettori più giovani, che vivono non solo le nuove saghe, ma anche la ristampa della serie originale come qualcosa di nuovo. Credo che il segreto risieda nel connubio fra la forza della tradizione Disney e l’energia di una rivoluzione che pure non la sovverte. “Innovazione nella tradizione” è una ricetta che tutti abbiamo sentito predicare fino al logoramento, ma che nella sua ovvietà resta vincente.

La tua sintonia con Claudio Sciarrone è nota, fin da fine anni ’90, ma riconfermata dal fatto che molte delle tue storie recenti sono state disegnate da lui: da dove pensi derivi quel feeling?
È difficile rispondere senza cadere nel banale. Perché vai così d’accordo con le persone con le quali vai molto d’accordo? Per l’identità di vedute, probabilmente, o magari per un retroterra culturale ed esperienziale che per quanto diverso è compatibile e assimilabile. È così per tutti e se questa affinità si trova fra due individui i cui sforzi confluiscono in un medesimo progetto creativo, dà frutti.

Il PK di Alessandro Sisti nel 2015: intervista all'autore
Sapevi già, scrivendo la sceneggiatura de Gli argini del tempo, che sarebbe stato Claudio Sciarrone a disegnarla? Se sì, hai pensato a questo fatto mentre scrivevi?
Lo sapevo e inevitabilmente ci pensavo, ma ugualmente sapevo anche che il risultato sarebbe stato sorprendente e diverso dalle immagini che visualizzavo pensando al suo stile. Perché Claudio, come ho già ribadito in altre interviste, è un artista autentico e in quanto tale la sua opera è in evoluzione permanente. Dunque la sua prossima storia – chiunque l’abbia scritta – non potrà essere come la precedente.

Pensi che potrà esserci, in futuro, una tua seconda incursione nelle nuove storie di PK?
Immagino di sì, ma come si dice in altre occasioni, se qualcuno ha qualcosa da obbiettare, parli ora o taccia per sempre.

Intervista realizzata via mail il 14 giugno 2015

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