Richard Feynman, Archimede Pitagorico e i poeti

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La risposta migliore ad Archimede la fornisce Richard Feynman:

Ho un amico artista che alle volte dice cose con le quali non sono d’accordo. Magari raccoglie un fiore e dice:
«Guarda com’è bello»,
e sono d’accordo; ma poi aggiunge
«Io riesco a vedere che è bello proprio perché sono un artista; voi scienziati lo scomponete in tanti pezzi e diventa una cosa senza vita»,
e allora penso che abbia le traveggole. Per cominciare, la bellezza che vede lui è accessibile a chiunque e quindi anche a me, credo. Non avrò un senso estetico raffinato come il suo, ma sono comunque in grado di apprezzare la bellezza di un fiore. Per di più vedo nel fiore molte cose che lui non riesce a vedere. Posso immaginare le cellule, là dentro, e i complicati meccanismi interni, anch’essi con una loro bellezza. Non esiste solo la bellezza alla dimensione dei centimetri, c’è anche su scale più piccole, nella struttura interna, o nei processi. Il fatto che i colori dei fiori si siano evoluti per adescare gli insetti impollinatori, ad esempio, è interessante: significa che gli insetti vedono i colori. E allora uno si chiede: il senso estetico dell’uomo vale anche per le forme di vita inferiori? Perché è estetico? Domande affascinanti che mostrano come una conoscenza scientifica in realtà dilati il senso di meraviglia, di mistero, di ammirazione suscitati da un fiore. La scienza può solo aggiungere; davvero non vedo come e che cosa possa togliere. (1)

P.S.: mi scuso per il recupero tardivo di questa vignetta da Che aria tira a…, ma non sono riuscito prima. E mi spiace anche non approfondire il discorso sul risolvici la vita, che d’altra parte sarebbe incredibilmente lungo.


Note:
  1. traduzione di Grazia Gilberti da Il piacere di scoprire di Richard Feynman, ed.Adelphi