L’EarthDay di Topolino: bioplastiche per la Terra

Negli ultimi trent’anni Topolino ha consolidato la tradizione ecologica dei personaggi disneyani iniziata con l’ideazione da parte di Carl Barks delle Giovani Marmotte. In questi ultimi tre decenni gli sceneggiatori che si sono occupati con una certa regolarità del tema sono stati Fabio Michelini, Alessandro Sisti, Giorgio Pezzin e Massimo Marconi. In particolare quest’ultimo, insieme con Giorgio Cavazzano, ha proposto ai lettori disneyani La spazioplastica, avventura comparsa su Topolino #1754 del luglio 1989.

La storia era abbinata al gadget estivo che veniva distribuito quell’anno con le copie del settimanale: per quel 1989 era stato scelto un orologio realizzato con plastiche biodegradabili ricavate dall’amido di mais, seguendo un progetto sviluppato dalla ricercatrice Catia Bastioli (1) e che sarebbe diventato ben presto il famoso Mater-Bi (2) .
Proprio la plastica biodegradabile è protagonista della storia di Marconi: su Paperopoli atterra un’astronave in avaria con una coppia di paperi alieni alla ricerca del carburante per i loro motori. Come si scopre nella parte centrale della storia, i due alieni provengono da un mondo ecologicamente impoverito da secoli di sfruttamento: così gli scienziati locali hanno ideato due progetti, da un lato l’invio di astronavi nel cosmo alla ricerca di forme di vita vegetale in grado di sostituire la flora originale del loro pianeta e dall’altro lo sviluppo di una plastica biodegradabile basata sul mais in grado di sostituire l’ambiente distrutto fino alla sua completa sostituzione.

Le bioplastiche dallo spazio profondo di Fausto Vitaliano e Marco Mazzarello pubblicate sul Topolino #3204 giusto qualche giorno prima dell’Earth Day 2017 sono invece utilizzate dai topolinesi per sostituire le piante usuali con altre realizzate in bioplastica, in grado di produrre ossigeno ma senza bisogno di alcuna manutenzione.
Se effettivamente le bioplastiche, dai tempi del Mater-Bi, si sono ulteriormente sviluppate, come ad esempio la plastica realizzata a partire dalla ginestra presso il dipartimento di chimica dell’Università della Calabria o quella realizzata a partire dagli scarti alimentari dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, è forse difficile immaginare che delle foglie di bioplastica siano in grado di produrre ossigeno. In effetti presso il MIT hanno sviluppato delle foglie artificiali in grado di produrre energia a partire dalla luce del Sole, riuscendo nella loro versione più recente a scindere l’acqua in idrogeno e ossigeno, proprio come le foglie degli alberi!

Altro spunto interessante sono i batteri mangiaplastica, che giocano un ruolo fondamentale nel corso della vicenda, e che si ispirano agli analoghi batteri protagonisti di un articolo su Science (3) , che possiamo considerare una variazione sui batteri mangiapetrolio, esistenti in natura e utilizzati con lo scopo di ripulire il mare già da Giorgio Pezzin e Giovan Battista Carpi in Zio Paperone e i batteri mangiapetrolio esattamente come si pensa di poter fare con Oleispira antarctica e Alcanivorax borkumnensis, ma senza dover ricorrere al bottiglione!
A volte la natura e la scienza sono più fantastiche e meravigliose della fantasia degli scrittori, che così non devono fare altro che prendere spunto e scrivere le loro storie.

Ah! Un felice giorno della Terra a tutti!


Note:
  1. Vedi, ad esempio, questo brevetto del 1994 che sembrerebbe risalire al 1989 

  2. Bastioli, Catia. “Properties and applications of Mater-Bi starch-based materials.” Polymer Degradation and Stability 59.1-3 (1998): 263-272. doi:10.1016/S0141-3910(97)00156-0 (sci-hub). 

  3. Yoshida, Shosuke, et al. “A bacterium that degrades and assimilates poly (ethylene terephthalate).” Science. 351.6278 (2016): 1196-1199. doi:10.1126/science.aad6359 (sci-hub).