Zio Paperone e la magica atmosfera del Natale

Come ricorda Marco D’Angelo, Paperon de Paperoni, noto ai suoi lettori anche come Zio Paperone, è un personaggio prettamente natalizio. Venne, infatti, ideato da Carl Barks nel 1947 per il One Shots #178, albo speciale per le festività natalizie di quell’anno, nella ormai mitica storia Natale Monte Orso.
Negli anni vennero realizzate due storie celebrative ambientate proprio sul Monte Orso, la prima del 1987 (per i quaranta anni del personaggio) di produzione scandinava di Lars Bergström, Tom Anderson e Daniel Branca, e la seconda del 2007 (quindi per i sessanta anni) di produzione italiana realizzata da Tito Faraci e Giorgio Cavazzano.
Nessuna delle tre, però, è oggetto delle righe di questo post natalizio, ma è de La magica atmosfera di Natale che voglio scrivere.

Una coppia di affabulatori

La quasi totalità degli autori disneyani italiani che vengono interpellati sull’argomento, sono pronti a rispondere che, per scrivere una buona storia per Topolino non bisogna scrivere una storia per bambini, perché altrimenti il rischio è quello di scrivere una storia brutta per tutte le età. Eppure a questa semplice formula ci sono state molte eccezioni nella storia di Topolino, iniziando proprio con Guido Martina, indubbiamente uno degli sceneggiatori del settimanale più eclettici in assoluto.
Tra i narratori “moderni” (per così dire) uno dei favolisti più efficaci, in grado di scrivere storie esplicitamente per bambini ma assolutamente efficaci e godibili anche per i lettori di tutte le età, è indubbiamente Fabio Michelini.
Sia nello stile sia, spesso, nelle fonti di ispirazione utilizzate per le sue trame, Michelini, autore genuinamente barksiano, ha sempre avuto un occhio di riguardo per l’infanzia, ma, come scritto poco sopra, riuscendo sempre a proporre storie magiche, mai banali e in grado di ricordare al lettore più maturo le sensazioni e le emozioni di un’età ormai perduta.
Una buona parte dell’efficacia delle storie di Michelini viene, però, dai disegnatori che gli sono stati affiancati, e quello con cui ha prodotto più storie è Luciano Gatto, uno degli inchiostratori di lunga data di Romano Scarpa, che con il suo stile morbido e rotondo della maturità è riuscito in maniera sempre efficace a estrarre quella magia di cui sopra dalle storie di Michelini, senza cancellare quella sottile ironia tipica della sua scrittura.

Tra Dickens e Wilde

La coppia di autori continua ancora oggi a realizzare storie divertenti con i paperi per le pagine di Topolino, ma il meglio della loro produzione arrivava spesso per occasioni speciali, come avveniva per le avventure di Pacuvio, lo strano coniglio che coinvolgeva Topolino e Pippo in avventure carrolliane, o per le feste, come nella meravigliosa La magica atmosfera di Natale, pubblicata sul Topolino #1778 del 1989.
Michelini per l’occasione riprende l’ispirazione originaria di Barks, Il canto di Natale di Charles Dickens: Paperone passeggia per le strade piene di gente impegnata con gli ultimi acquisti natalizi lamentandosi dell’atmosfera che regna in città e mostrandosi scontroso con tutti, iniziando con il rifiutare l’offerta natalizia per i poveri. Paperone, a un certo punto di questo prologo, si ritrova circondato da persone che pensa vogliano spillargli gli ennesimi quattrini, così fugge e un po’ come il Sebastian de La storia infinita di Michael Ende si rifugia in un negozio di antiquariato dove il vecchio gestore dalla barba bianca (esattamente lui, Babbo Natale!) gli consegna un vecchio libro animato, quello con i personaggi e gli ambienti che si alzano mentre lo si sfoglia, con la favola Il giardino incantato.

Il libro, però, è magico: i personaggi si muovono sul serio e interagiscono persino con il lettore Paperone, e così il nostro vive, in parte coprotagonista, una fantastica e alla fine istruttiva vicenda ispirata al Gigante egoista di Oscar Wilde. In questo caso, però, il gigante che cura il giardino inaccessibile è semplicemente il giardiniere del signore, tirchio e avaro e con le sembianze di Paperone, che ne impedisce l’accesso, volendo tenere per sé la primavera eterna che regna all’interno grazie alla magia di un piccolo abete d’argento.
Come in tutte le favole, il finale sarà lieto, e anche doppio visto che la festa nel giardino del Paperone-personaggio viene replicata nell’ultima pagina dalla festa sulla collina ammazzamotori, senza dimenticare la tipica ironia di Michelini, molto metaletteraria con i personaggi che interagiscono, in maniera spesso scorbutica, con il Paperone-lettore, o con la cattura dei ladri dell’abete d’argento grazie alla scopa della Befana!
I disegni di Gatto, poi, sono non solo belli ma spettacolari: il fumettista incornicia con i festoni natalizi le vignette e realizza splendide quadruple, proponendo peraltro, anche se in maniera abbastanza timida, una composizione non classica in alcune pagine, con vignette in rilievo o all’interno di altre più grandi o leggermente inclinate. A queste si aggiungono illustrazioni spettacolari, come l’ingresso del gigante nel covo dei ladri, o la carica dei giocattoli o le due feste sopra citate.
Una storia molto bella che non mancò di colpire il bambino che ero all’epoca e che ho spesso riletto negli anni. Ristampata in varie occasioni (l’ultima su Disney Comics #14 del 2009, ha ricevuto un’edizione cartonata su Le grandi parodie Disney #53 del 1996 che, se riuscite, è indubbiamente l’edizione consigliata per rileggere questa splendida favola disneyana.