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Agente Ninjak: missione Arsenale

Valiant lancia la sua nuova spy story dalle sfumature orientali: alla scoperta di Ninjak, il James Bond di Matt Kindt e Clay Mann.

Agente Ninjak: missione ArsenaleSi definisce “l’agente segreto più furtivo del mondo, indossa un costume nero e viola, insieme con altri uomini dalle capacità straordinarie è uno dei membri della Squadra Unity, ha a disposizione una serie di gadget di alto livello tecnologico, ma ha un debole per le spade.
Il suo nome, mentre si riposa nel suo castello in Inghilterra, è Colin King, ma quando entra in azione è noto come Ninjak.

La casa editrice porta in Italia le avventure di un altro personaggio della , proponendole in un primo volume brossurato di oltre 170 pagine, con un prezzo popolare.

Prima che l’universo Valiant fosse rilanciato nel 2012, esisteva già una spia abile nell’utilizzo delle tecniche ninja. Infatti, Colin King fu creato nel 1993 da Mark Moretti e Joe Quesada e l’albo del suo esordio fu un vero successo, al punto da posizionarsi al primo posto nella classifica dei comics più venduti del novembre di quell’anno. Ninjak entrò rapidamente nel cuore degli appassionati, perciò non stupisce che abbia ottenuto una nuova serie regolare nel 2015, all’interno del rinascimento della casa editrice statunitense.

La sceneggiatura è stata affidata a , autore più volte nominato agli Harvey e Eisner Award e, come Jeff Lemire, punta di diamante dell’ambizioso progetto, nell’ambito del quale firma i testi di Unity, Rai e Divinity. Ad affiancarlo, in qualità di disegnatore principale, troviamo Clay Mann, un artista che sta affermando il proprio talento, dopo un periodo di formazione presso Marvel (Gambit) e DC (Poison Ivy: il ciclo della vita e della morte). Completano la lista degli autori due nomi molto conosciuti dagli appassionati di fumetto americano, come Butch Guice (Capitan America) e (Robocop e Wolverine), ai quali si unisce la giovane Marguerite Sauvage, già nota per le matite del successo di pubblico Faith, sempre della Valiant. [http://www.lospaziobianco.it/tutti-tifano-per-faith/]

Nei cinque capitoli raccolti nel primo arco narrativo intitolato L’arsenale, Ninjak affronta l’eponima organizzazione che fabbrica armi per venderle a potenti e spregiudicati individui. Kindt scrive una storia di spionaggio che punta sull’azione, intervallata dalla pianificazione delle missioni e dai flashback riguardanti l’infanzia del protagonista.

Il fumetto comincia proprio con il giovane Colin totalmente rapito dalla visione di una pellicola di arti marziali, manifesto di un intendimento narrativo e grafico mantenuto fedelmente per tutto lo svolgimento della trama. Infatti, l’autore evidenzia l’importanza dei primi anni di vita per la formazione della sua spia, senza inciampare nella ridondanza e agevolato dall’impostazione cinematografica della tavola scelta dal disegnatore.

Piuttosto, a essere ridondanti sono talvolta le didascalie riservate ai pensieri del protagonista, dal momento che costui ripete, anche in modo incoerente, alcune informazioni già fornite. Il piccolo King è cresciuto insieme a un tutore violento, a causa dell’assenza fisica e affettiva dei suoi genitori, spesso impegnati lontano dal castello per motivi lavorativi. Suoi amici e maestri sono stati i libri e soprattutto i film, dei quali il Ninjak adulto ripropone le battute, inserite non solo per colpire il lettore, ma concretamente coerenti con l’azione raffigurata da Mann.

Agente Ninjak: missione Arsenale

La prima missione coinvolge subito un personaggio affascinante e misterioso, Roku, la letale guardia del corpo di Kannon, uno dei capi dell’Arsenale, noti come i Sette dell’ombra. Alla donna alterata geneticamente è dedicato l’intero quarto capitolo, nel quale Kindt cambia registro, dal momento che rallenta il ritmo, per soffermare lo sguardo sul tragico passato della spietata agente. Il colorista Ulises Arreola opta per i toni acidi, rinunciando a quelli brillanti adottati per la maggior parte del racconto, e dà corpo al tratto già di per sé spesso di Ryp.
Alla morbidezza dei volti rappresentati da Mann, abile a fondere la prorompente fisicità di scuola Image anni Novanta con la raffinatezza di uno stile che ricorda quello di Oliver Coipel, si sostituiscono le espressioni facciali esasperate, con l’immancabile tocco grottesco tipico dello spagnolo. Mentre affronta le prove che la conducono verso la rinascita, Roku incontra anche il proprio bambino interiore, espresso dalle matite della Sauvage, accese dalle tinte pastello. Lo stacco narrativo accresce l’attesa per lo scioglimento della vicenda, consentendo allo scrittore di dare sfogo a quella sensibilità già riversata nelle sue opere più personali, quali MIND MGMT e Revolver.

Nella conclusione, così come nei primi tre capitoli, torna il connubio tra spy story e arti marziali, in una sorta di incontro tra 007 e l’Oriente. Non solo il nostro agente è forte di un addestramento ninja, grazie al quale ha sviluppato le doti intellettive e creative possedute dall’infanzia, ma deve anche scontrarsi con un’organizzazione che sembra affondare le sue radici nel misticismo di tradizione asiatica. La commistione è interessante e intrigante, soprattutto in virtù di un finale aperto che, oltre a diverse domande, lascia la curiosità di scoprire se possa esistere un legame tra Ninjak, Roku e un monastero costruito sull’Himalaya.

Agente Ninjak: missione ArsenalePer fare luce sul passato del protagonista, sono state poi scritte cinque back-up, ossia cinque storie brevi che prendono in esame le prime missioni di Colin, mostrando le sue interazioni con alleati e avversari. Ad affiancare Kindt, in questo caso, è Butch Guice con i suoi disegni ricchi di linee. Poiché la muscolatura non è accentuata, i corpi sono più snelli di quelli tratteggiati dai colleghi, come se l’occhio dovesse concentrarsi soprattutto sui volti, tanto mimetici quanto cangianti.
L’artista, infatti, non è costante nel delineare le fisionomie dei personaggi, sebbene prolunghi una sorta di gioco iniziato da Mann. Se nella storia principale riusciamo a scorgere i volti degli interpreti hollywoodiani Uma Thurman e Tom Selleck, in una vignetta de I file perduti a Colin è assegnato il viso di James Franco.

Le tavole dello stesso Mann costituiscono un valore aggiunto per una storia molto scorrevole, mai banale, ma divertente e a tratti stimolante per il lettore che cerchi qualcosa di più di un blockbuster tutto azione. Tuttavia, questa non manca, esaltata dalla presenza di figure intere, colte nel gesto acrobatico o nelle pose caratteristiche dei supereroi, quasi incontenibili per le vignette. Anche nei riquadri in cui il numero di soggetti aumenta, non viene meno la cura dei particolari, che si tratti di abbigliamento o di arredamento.

Abbiamo parlato di:
Ninjak #1 – L’arsenale
Matt Kindt, Clay Mann, Juan José Ryp, Marguerite Sauvage, Butch Guice
Traduzione di Francesco Delle Rupi – Arancia Studio
Edizioni Star Comics, marzo 2017
176 pagine, brossurato, colori – 8,90 €
ISBN: 9788869209963

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