Intervista ad Adele Brandaglia: il fantastico mondo del cosplay

Adele Brandaglia è laureata in Costume per lo Spettacolo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Firenze, e cosplayer dal 2004. Scopriamo come vive la sua...

Intervista ad Adele Brandaglia: il fantastico mondo del cosplay

Adele Brandaglia è laureata in Costume per lo Spettacolo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Firenze, e cosplayer dal 2004. Ha lavorato in sartorie teatrali, come “L’opificio della moda e del costume”, occupandosi della realizzazione di costumi, soprattutto per la danza. La sua grande passione è tuttavia la creazione di cosplay, di cui cura ogni parte: dall’abito sartoriale agli accessori. Personaggio attivo nell’ambito di fiere ed eventi, collabora con siti (è il volto simbolo del social network lokee.it) e negozi nerd, soprattutto del panorama fiorentino e toscano. È inoltre conosciuta a livello mediatico grazie alle foto che la ritraggono nei suoi cosplay, realizzati con grande attenzione nella scelta dei materiali e cura per il dettaglio. La sua pagina facebook è Kitanàs Room.

Cosa spinge una persona a diventare cosplayer? Cosa rappresenta per te interpretare i personaggi che scegli?
Credo che non esista una risposta univoca a questa domanda. Potremmo addentrarci nei meandri della sociologia e parlarne per giorni, salvo poi dover convenire sul fatto che ogni cosplayer ha le sue particolari motivazioni. Per quanto mi concerne ho avuto caro, fin da piccola, il tema del travestimento. Ricordo che già all’epoca delle elementari interpretavo i personaggi Sailor, che vedevo in televisione e popolavano i miei sogni di bambina, indossando una vecchia gonna da tennista di mia madre e correndo per il giardino col mio scettro lunare (ad oggi uno di tesori a cui tengo di più), all’urlo di: «Ti punirò nel nome della Luna!». Vestire i panni dei personaggi a cui sei affezionato significa, essenzialmente, entrare nel loro mondo fantastico e diventare un’eroina a tua volta. Tuttavia il cosplay, per me, è anche altro. Sono molto attenta alla fase di realizzazione, ed ogni costume costituisce una vera e propria sfida con me stessa: tutto deve essere perfettamente uguale all’originale, nei minimi dettagli. Ti assicuro che non c’è soddisfazione più grande che dare una forma fisica e reale ai tuoi sogni: è come impadronirsene!

Come e quando ti sei avvicinata al mondo del cosplay?
È stato durante la prima fiera a cui ho partecipato: Lucca Comics & Games… correva l’anno 1999. Per me fu una vera e propria epifania. Rimasi pressoché sbalordita nel vedere persone disposte ad investire tempo ed energie, e ad esporsi al rischio del ridicolo, pur di indossare i panni di un personaggio immaginario. Compresi immediatamente l’eccitazione che spingeva quei ragazzi ad interpretare i loro beniamini animati, e promisi a me stessa di acquisire tutte le tecniche necessarie per diventare una cosplayer. Ho realizzato il mio primo cosplay nel 2004, avvalendomi però dell’aiuto di mia madre e di alcune parenti: ero ancora inesperta e incapace a cucire, ma già provvista di quella pignoleria e attenzione ai dettagli che ancora non mi abbandonano. Il risultato fu abbastanza soddisfacente, sebbene molto modesto rispetto al livello qualitativo delle mie ultime creazioni.

Intervista ad Adele Brandaglia: il fantastico mondo del cosplayQuali sono state le principali difficoltà che hai incontrato all’inizio?
Come ho già accennato, la maggiore difficoltà è rappresentata dall’inesperienza. Piano piano, lavorando, ci si raffina: oltre ad imparare a cucire, ho acquisito manualità nella lavorazione di vari materiali, come la pelle o alcune sostanze termoplastiche. Bisogna saper osservare, essere curiosi ed avere anche una buona dose d’inventiva; ma, con tanta pazienza e voglia di mettersi alla prova, alla fine si avranno dei risultati sempre più soddisfacenti.

In questo ambito, come hai vissuto l’esperienza dell’insegnamento presso la Scuola Internazionale di Comics di Firenze? È stato stimolante? Ti ha dato modo di approfondire altri aspetti di questo ambiente?
Sicuramente il confronto con altre esperienze e punti di vista è sempre molto stimolante. Aiuta ad avere una visione più fresca di questo fenomeno, libera da preconcetti; a riconoscere e riscoprire se stessi nell’entusiasmo di tanti altri giovani appassionati.

Secondo te, i cosplayer hanno cambiato la percezione del fumetto nella cultura popolare?
Ormai i cosplayer affollano fiere ed eventi a tema, sono diventati presenze imprescindibili. Proprio per la loro caratteristica di essere così chiassosamente vistosi, a mio parere, forse potremmo “accusarli” di aver contribuito a rendere mainstream ciò che fino ad una decina di anni fa rappresentava un fenomeno di nicchia. Ma siamo sicuri che questo sia un male? Più che la percezione del fumetto nella cultura popolare, credo che abbiano contribuito al crescente interesse verso la cultura nerd in generale.

Cosa pensi delle critiche di alcuni lettori di fumetti o videogiocatori che accusano i cosplayer di non comprendere a fondo questa cultura e renderla troppo “pop”?
Intervista ad Adele Brandaglia: il fantastico mondo del cosplay
Come accennavo sopra, il fenomeno cosplay, ormai, è divenuto una moda. Io stessa sono d’accordo con chi sostiene che molti vivano questo hobby in maniera superficiale. Quando ho iniziato, calarsi nel ruolo dei personaggi che amavi era un’esigenza che scaturiva dall’interno, l’amore e la passione che provavi per le tue serie preferite erano il cardine attorno cui girava la voglia d’interpretarne i protagonisti. Adesso, a mio parere, si è un po’ perso questo spirito: molti comprano i costumi, magari senza neanche conoscere nei dettagli il personaggio a cui si riferiscono, solo per emulazione e per desiderio d’apparire. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un aumento vertiginoso dei fruitori di Lucca Comics & Games. Credo che ciò sia piuttosto indicativo dell’interesse che al momento orbita intorno a questo tipo di cultura, ed è quindi normale che l’attenzione mediatica sia elevata, persino quella televisiva.
In sintesi, credo che esista una correlazione diretta tra la diffusione di una cultura e il suo assumere connotazioni “pop”.

Sempre a questo proposito, secondo te può esserci un modo di sradicare certi pregiudizi nei confronti dei cosplayer?
Certo! Basta tener sempre ben presente che ci sono un sacco di cosplayer preparati ed innamorati di ciò che fanno; non a caso, si tratta spesso anche dei più conosciuti. Questi personaggi sono intimamente compenetrati con l’universo nerd; nella maggior parte dei casi, collaborano con negozi specializzati o case di produzione di videogiochi e fumetti, e sono molto attenti anche all’aspetto coreografico – direi quasi teatrale – della loro interpretazione. È grazie a loro se il livello rimane alto, ed anzi si alza sempre di più, incuriosendo ed entusiasmando anche gli spettatori più scettici.

Quali sono i personaggi che preferisci interpretare? Ce n’è uno a cui sei più affezionata?
In verità non ho una preferenza per qualche determinata tipologia di personaggi. A volte mi faccio trasportare dal feeling per la psicologia di un personaggio, altre volte sono interessata al costume e alla difficoltà imposta dalla sua realizzazione, altre ancora è la somiglianza fisica a guidarmi. Mi è capitato dunque d’interpretare con il medesimo entusiasmo sia raffinate principesse che guerriere spietate. Sono una ragazza sentimentale e mi sento, in qualche modo, legata ad ogni mia “creatura”. Se dovessi però sceglierne una tra tutte, direi che la mia preferita è rappresentata dalla strega Lulu del videogioco Final Fantasy X. Riunisce un po’ tutti gli aspetti sopracitati: affinità caratteriali, estrema difficoltà realizzativa e… una certa somiglianza fisica. È un cosplay con cui ho gareggiato all’interno di un gruppo, che ha vinto il premio di “Miglior Gruppo Videogioco” durante la gara svoltasi in occasione di Lucca Comics & Games 2012. Inoltre, ogni volta che l’ho indossato, ho ricevuto veramente moltissimi complimenti; alcune foto sono perfino finite su pagine che raccolgono i migliori cosplay del Web.

Quali sono secondo teIntervista ad Adele Brandaglia: il fantastico mondo del cosplay gli errori da evitare, e che consigli daresti, agli organizzatori di manifestazioni per far convivere al meglio i cosplayer e chi non è interessato a questo hobby?
Il cosplay ha cambiato inevitabilmente il modo di fruire le fiere. Sempre più eventi danno risalto a questo fenomeno; e lo spazio a esso dedicato, anche nelle manifestazioni più grandi, cresce di anno in anno. Comprendo che per i normali frequentatori di queste mostre-mercato sia snervante aggirarsi per gli stand, spesso sovraffollati, dovendo anche prestare attenzione a non danneggiare involontariamente il costume di qualche sventurato cosplayer. D’altro canto, però, neanche i cosplayer sono felici di questa situazione: si sentono in qualche modo “sfruttati” dal sistema, che da un lato si nutre di essi rendendoli parte integrante dello show ed elevandoli al ruolo di star, ma che dall’altro non li tutela. Ho letto che, da quest’anno, verranno organizzate più fiere dedicate esclusivamente ai fumetti, mi sembra una buona iniziativa, e in fondo esistono già diversi eventi incentrati solo sul cosplay. Da cosplayer mi piacerebbe che la passione e l’impegno, anche economico, con cui lavoriamo sui nostri costumi, e che contribuisce ad abbellire gli eventi stessi agli occhi di grandi e piccini, venissero in qualche modo ricompensati: magari con il rimborso, anche parziale, del biglietto d’entrata… almeno per chi partecipa alle competizioni.

Intervista condotta via email a marzo 2015.

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