The abandoned

Ross Campbell Purple Press, 2008 - 224 pagg. bross. b/n e toni di rosso - 14,00euro
Articolo aggiornato il 29/07/2015

The abandonedNel tempo credo di aver sviluppato un certo sesto senso per quanto riguarda i fumetti che potrebbero piacermi o meno in base alla presentazione e alla copertina riportate tra le uscite annunciate dai cataloghi dei distributori nazionali. In molti casi, dopo aver effettuato l’acquisto, ho potuto verificare e confermare queste mie sensazioni. Ogni tanto è pero’ utile e necessario ricordarsi che ci possono sempre essere delle sorprese dietro l’angolo.
La sorpresa in questo caso è rappresentata da questo atipico fumetto del semisconosciuto (almeno in Italia) Ross Campbell, che ci propone uno dei rari esempi di horror a fumetti efficace, capace di trasmettere tensione, di disturbare e far gelare il sangue nelle vene.

Buffalora, profondo sud degli Stati Uniti, cittadina dove il tempo trascorre indolente. Rylie (quasi omonima dell’uragano che sta per spazzare la zona), una punk dall’aspetto tanto poco raccomandabile quanto generosa (a suo modo) e benvoluta, spera di concludere nel migliore dei modi il corteggiamento della bella Naomi. L’insieme dei sentimenti, delle amicizie, degli amori e dei sogni del suo giro di amici viene ben presto spazzato via da qualcosa di ben peggiore di un fenomeno atmosferico: la fame feroce dei morti che si rialzano barcollanti per cacciare carne umana.

Secondo uno schema classico del genere, ma sempre valido, già visto in fumetto per esempio nell’ottimo ciclo di “The Walking Dead” di e Tony Moore (Saldapress), la protagonista si troverà a difendersi dall’assalto dei morti-viventi con pochi mezzi e poche possibilità di sopravvivenza.

Mentre i versi della band gothic rock Bella Morte introducono i capitoli della storia, Campbell è bravissimo a giocare con la previsione dell’arrivo dell’orrore e del precipitarsi degli eventi: un percorso talmente assodato nella mentalità del cultore dei film di George Romero e compagnia che la tensione non si manifesta tanto nel raggiungimento del climax, quanto nella sua attesa, nel creare uno scenario idilliaco da distruggere, devastare con unghie e denti. Con mestiere lo scrittore ci porta a simpatizzare con chi è destinato già a soccombere, a essere sbranato vivo o a esser costretto a cibarsi di coloro che poco prima erano suoi amici: ecco allora che la sensazione di orrore vero colpisce alla bocca dello stomaco quando la narrazione, con il suo incedere lento e il suo punto di osservazione neutro, lucido e spietato, diventa terribilmente efficace.

Trasmettere la paura, la tensione, il disgusto, è molto difficile nel fumetto, ancor più forse che nel cinema, dove ci si affida spesso al sonoro, alla musica, al non visto. Nei comics, invece, sono i repentini cambi di situazione, il passaggio netto dalla calma alla tragedia e il senso di ineluttabile discesa verso l’inferno, reso ancora più tangibile dai toni rossi e rosati sparsi sui disegni, quasi a ricoprire tutto quanto, e lo sfondo nero, scuro e denso delle tavole, ad atterrire il lettore.

Lo scontro tra i vivi e i morti è anche metafora dello scontro tra adolescenza ed età matura, tra il pensiero libero e anticonformista e l’omologazione degli adulti, con lo sfondo di un’indolente e spenta cittadina, modello di tante periferie anonime e senza sbocco per i sogni della giovinezza. Gli adulti, i vecchi, gravano sulle spalle dei giovani e li disprezzano, ambendo a divorarli, ad assimilarmi e a farli diventare come loro, affamati della loro unicità e vitalità. I ragazzi che si ritrovano a combattere per la propria sopravvivenza sono punk, omosessuali, individui che le persone intorno a loro non capiscono, non accettano, temono; e l’animale chiamato uomo ha sempre finito per combattere e stroncare quello che non conosce e di cui ha paura: il sistematico uso della forza per annichilire tutto quello che può alterare lo status quo.

Il genere horror si conferma quindi anche in The abandoned come metafora delle contraddizioni e degli aspetti disumani della società, dei veri orrori; basta citare ancora Romero, che nella saga dei morti viventi ha portato avanti la sua critica alla guerra del Vietnam e al razzismo (“La notte dei morti viventi“), al consumismo (“Dawn of the dead“, in it. “Zombi“), alla politica guerrafondaia americana (“La terra dei morti viventi“).

The abandonedIl finale ha il sapore di una sterile resistenza, di abbandono e di perdita d’umanità: un finale che non lascia spazio alla speranza, che non lascia appigli, che lascia il lettore combattuto tra la voglia di chiudere il volume e riporre la storia di Rylie e il bisogno di sapere cosa succede dopo, dove la porterà il suo viaggio, se il resto del mondo sarà ormai terreno di morte e disperazione; se l’umanità resisterà all’assalto dei defunti, se il passaggio dall’adolescenza all’età adulta finirà per distruggere tutta la forza sovversiva di Rylie, per annientarla, per ucciderne l’anima e farla risorgere come gli altri.

The abandoned è un fumetto adulto ma fresco, con un linguaggio moderno e vero, capace di inquietare e spaventare, lasciando addosso la sensazione di una paura incontrollabile: da una parte quella atavica dei corpi morti e putrefatti che non trovano pace, che negano qualunque speranza in una vita ultraterrena dell’anima; dall’altra quella generazionale di perdere la propria innocenza, la propria gioia di vivere, schiacciati, oppressi, fagocitati dalla società “adulta”, dalle responsabilità, dall’appiattimento.

I protagonisti della storia sono presentati in maniera convincente, le relazioni appaiono tridimensionali e i dialoghi asciutti, realistici; l’iterazione tra i personaggi è ben gestita ed è un punto di forza del fumetto, che non si affida unicamente alla storia (esplicita) o al messaggio (implicito). Campbell si preoccupa di curare molto la caratterizzazione di questi ragazzi, riesce a donargli una scintilla di credibilità che accentua così la sensazione di perdita e di terrore al termine della lettura.
Il tratto dell’autore è rotondo e pieno, e disegna in maniera personale e ben caratterizzata i personaggi; un segno che si adatta allo spirito punk della protagonista, che pone in evidenza gli sguardi e la fisicità dei corpi.

Tra le note negative sull’edizione, altrimenti decisamente buona, sorprende la scelta di abbandonare il lettering originale, fatto a mano dall’autore, per un più leggibile ma meno particolare corsivo maiuscolo, per non parlare della qualità di stampa: non mi capitava di macchiarmi tanto d’inchiostro dai tempi della . Certo, sporcarsi le mani di nero, visto l’argomento di The abandoned, può avere il suo fascino, ma a tutto c’é un limite…

Riferimenti:
Ross Campbell, il sito dell’autore: www.greenoblivion.com
, il sito dell’editore: www.purplepress.it

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