Abaddon di Koren Shadmi: l’inferno sono gli altri

Dopo la pubblicazione su web, "Abaddon" di Koren Shadmi arriva in volume per Nicola Pesce Editore: l'inferno di Sartre si sposa con l'oulipo.

L’inferno sono gli altri

Questa è una delle frasi più note di A porte chiuse, opera teatrale di Jean-Paul Sartre, ambientata in una stanza chiusa all’inferno dove interagiscono i protagonisti del dramma. Se a questo aggiungiamo la considerazione che il termine Abaddon, nella bibbia, identifica un luogo di distruzione, presumibilmente proprio l’inferno, ci si rende conto come il gioco “demoniaco” che il fumettista israeliano Koren Shadmi propone al lettore è evidente sin dal titolo dell’opera.

Abaddon di Koren Shadmi: l'inferno sono gli altri

La casa aperta da cui è impossibile fuggire

L’inizio del webcomic Abaddon ricorda molto da vicino Le strade di sabbia di Paco Roca, dove il protagonista si ritrova rinchiuso all’interno di un quartiere da cui non riesce a uscire. Shadmi, però, seguendo l’ispirazione di A porte chiuse, punto di partenza narrativo per la sua opera (1) , “riduce” lo spazio di movimento del suo protagonista, Ter, all’interno di un appartamento alla cui porta bussa, munito di un trolley, per chiedere di diventare il coinquilino di un gruppo di persone che, con lo svilupparsi della vicenda, si rivelano ben più che semplici eccentrici.

Laddove, però, Roca realizza un’opera che si inquadra esclusivamente all’interno del movimento dell’oulipo, Shadmi di fatto costruisce un noir mistico con alcune scene d’azione che movimentano la ricerca di Ter di se stesso e dei suoi ricordi. Egli, infatti, mostra di avere una memoria piuttosto labile, mentre le immagini della sua vita passata arrivano a sprazzi: per poter ricostruire la sua storia e comprendere il ruolo di alcuni dei personaggi chiave, bisogna arrivare fino all’ultima pagina.

Abaddon di Koren Shadmi: l'inferno sono gli altri

In questa ricerca, però, Shadmi utilizza vari elementi evidentemente riconducibili proprio all’oulipo, movimento letterario fondato dai francesi Raymond Queneau e Francois Le Lionnais che si basa sulla scrittura vincolata e l’utilizzo di elementi matematici.
Ad esempio Ter, una volta riuscito a sfuggire all’appartamento in cui si è trovato rinchiuso nella prima parte del libro, si ritrova successivamente a vagabondare, quasi casualmente, attraverso gli altri alloggi della casa, scoprendo altri piccoli inferni personali, in una composizione che nel suo complesso ricorda un’altra opera fondamentale di questo movimento letterario, La vita istruzioni per l’uso di Georges Perec. La stessa rappresentazione geometrica di Abaddon richiama, inoltre, la prigione descritta da Italo Calvino nel racconto Il Conte di Montecristo, riscrittura dell’omonimo romanzo di Alexandre Dumas.

A questa struttura, che arricchisce lo spunto iniziale di A porte chiuse, si innestano elementi matematici come l’albergo infinito di Hilbert o il labirinto, al tempo stesso rompicapo matematico e simbolo della ricerca del sé.

A rinforzare la lettura simbolica sono poi la presenza di alcuni elementi ricorrenti, come il trolley, che non abbandona mai Ter, simbolo del fardello personale che si trascina dalla sua vita precedente, o come la ferita alla testa, presente all’inizio, che guarisce per poi tornare, un modo per preparare il protagonista a concludere la storia lì dove era stata iniziata. La scena finale, infatti, riprende quasi esattamente quella iniziale proponendo così al lettore una narrazione e una lettura circolare.

Due colori

Abaddon di Koren Shadmi: l'inferno sono gli altriStrutturalmente e stilisticamente Shadmi presenta un fumetto suddiviso in due strisce per pagina sviluppate in modo orizzontale come le classiche daily strip, con uno stile grafico a metà strada tra la linea chiara europea e il pulp magazine. La sensazione di essere di fronte a un’opera di quest’ultimo genere viene sia dalla colorazione quasi bicromatica (verde e rosa e loro sfumature nella porzione “infernale” con il primo colore che vira verso il verde militare con l’aggiunta di un po’ d’arancio nei flashback di Ter), sia da alcuni riferimenti al cinema e al fumetto erotico di produzione italiana, con una citazione a Dino De Laurentiis.

L’uso di questa particolare bicromia è evidentemente un espediente per rappresentare i due aspetti di Ter, quello che vive nel presente di Abaddon e quello che cerca di recuperare la propria personalità, rappresentata dalle esperienze che l’hanno determinata.

Il tutto per suggerire come l’essere umano rinchiuda spesso se stesso all’interno di un inferno personale da cui è in grado di fuggire solo a fatica, soprattutto a causa dell’impossibilità di riconoscere le proprie responsabilità.

Abbiamo parlato di:
Abaddon

Traduzione di Gloria Grieco
Nicola Pesce Editore, aprile 2016
248 pagine, cartonato, colori – 19,90 €

La prima parte del volume può essere letta gratuitamente in inglese sul sito ufficiale del webcomic


Note:
  1. Intervista a John Seven su Publishers Weekly 

2 Commenti

2 Comments

  1. Davide

    3 giugno 2016 a 09:02

    Graphic novel eccezionale. Triste, allegorica, inquietante, sensuale fiaba. La consiglio a chiunque voglia rinchiudersi in una stanza spoglia per cercare di vedere oltre il velo delle proprie abitudini.

    In particolare mi ha affascinato la difficoltà dei vari personaggi nel mantenere viva l’attenzione e la memoria. Ogni volta che inizia una nuova storia si ha l’impressione che si potrebbe anche riuscire a evadere dal circolo vizioso che ci tiene imprigionati. Da soli o con l’aiuto dei nuovi compagni di viaggio. Poi, però, subentrano vecchie consuetudini e manie che distruggono tutto il lavoro fatto e ci riportano nell’inferno della quotidianità, in un mondo di effimere sicurezze.

    Questo non è un romanzo sulla morte. È un romanzo sulla vita. La mia, la tua, quella di tutti, tutti i giorni.

    Un grazie di cuore a Gianluigi Filippelli che mi ha convinto a investire 20 euro in questa grande fumetto.

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