Approfondimenti

Vedi Napoli… (Ade Capone)

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Vedi Napoli... (Ade Capone) - immagine1-1283Edizione speciale di ON THE HACKERNET
17 marzo 2004

Prima di partecipare alla (quest’anno era la prima volta che ci andavo: mea culpa), pensavo che le mostre/mercato del fumetto, in Italia, si dividessero in due categorie:
1) le nobili decadute, in un misto di presupponenza e incapacità organizzativa, come Lucca Comics, Expocartoon e Cartoomics
2) le mostre come Torino Comics, la Comiconvention del Quark Hotel, Romics, tutte ottimamente organizzate e in costante crescita, ma ancora non all’altezza del confronto con certe mostre estere

A Napoli ho scoperto che esiste una terza categoria: quella di una mostra del tutto matura, ricchissima di prestigiosi ospiti stranieri e di appuntamenti multimediali in senso lato (comics, animazione, eccetera), una mostra nella quale ancora si respira l’atmosfera del boom fumettistico di inizio anni ’90, anche se i tempi e le vendite sono, ahime’, cambiati.
La Comicon partenopea, non a caso, è l’unica mostra il cui ideatore e instancabile motore, , fa questo di mestiere. A me piace sfottere Claudio dicendogli che è diventato grande, trasportando nella sua fiera del fumetto la passione che da ragazzino (lo conosco da quasi quindici anni) dedicava quasi esclusivamente – e con altrettanto successo – alle donne. Non credo che abbia smesso di dedicargliene, ma vedendolo all’ingresso della mostra, solitario e concentratissimo, ho capito che Curcio alla mostra dà davvero l’anima, la vive come un candidato elettorale prima degli exit poll, e non a caso ci lavora tutto l’anno, creando eventi a essa collegati, girando per il mondo a osservare le altre, prendere appunti, esempi, contatti, chiacchierando con mostri sacri come da amici quali sono.

Claudio lo si può incontrare a San Diego (mi è capitato) come ad Angouleme, ed è QUESTA cultura che egli ha trasposto in Comicon, ottimizzando al massimo anche lo splendido scenario (che all’estero non hanno) di un luogo come Castel Sant’Elmo, in cima al Vomero. Il resto lo fa – forse è banale dirlo, ma è così – la napoletanità del pubblico, l’entusiasmo e il calore tutto meridionale, che vale anche per i fumettisti italiani presenti, in gran parte – e per ovvi motivi logistici – meridionali.
Mi disse una volta al telefono un pezzo grosso dell’attuale Lucca ormai molto Games e poco Comics: “Lo so anch’io come sono fatte le grandi mostre francesi e americane, ma pensi che sia possibile realizzare qualcosa di simile qui?”
Si’, E’ possibile. La Comicon ne è la dimostrazione. Ma chiedere a certe mostre di fare un serio esame di coscienza è una cosa a cui ho ormai rinunciato.

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