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L’identità segreta ovvero Supeman, Pirandello e l’assenza della maschera

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Sosteneva Pirandello che ogni uomo indossa una maschera, che in parte ha scelto da solo e che in parte la società gli ha incollato addosso.
Una maschera che, per quanto fittizia, definisce il quotidiano dell’uomo che la porta, influendo sui rapporti che egli vive.
Ogni uomo quindi ha un’identità segreta, celata dietro la maschera; un vero io che fatica a emergere e che quasi sempre soffoca e agonizza dietro alle convenzioni che noi stessi e la società ci proponiamo e imponiamo.
Ovviamente Pirandello, nell’equazione di elementi e nell’analisi che genera la sua teoria della “Crisi dell’io”, non ha mai tenuto conto di .L’identità segreta ovvero Supeman, Pirandello e l’assenza della maschera - imccages

Il concetto di identità segreta legata al personaggio di acquisisce una particolare valenza, soprattutto perché Superman non solo è il primo supereroe della storia mondiale, ma è anche il personaggio dalle cui storie è scaturito un genere, cioè la narrazione supereroistica. Una volta si sarebbe parlato di fumetto supererostico, ma il genere narrativo, nato per le pagine a vignette, ha ormai invaso tutti i media. In sostanza, nel supereroismo, l’identità segreta è nata con Superman.

Quale è la vera identità di Superman? Clark Kent, di Smallville in Kansas o Kal-El, ultimo figlio della casata di El di Krypton? David Corradine, nei panni di Bill, il killer del quasi omonimo film di Quentin Tarantino (Kill Bill, appunto) spiega che a differenza di Bruce Wayne, che diventa Batman indossando una maschera, Superman diventa l’eroe in rosso e blu togliendosela.

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Il vero io di Superman sarebbe quindi Kal-El, alieno dagli incredibili poteri, mentre Clark, impacciato giornalista, sarebbe la maschera. Una maschera che porge un’immagine diametralmente opposta al reale. Se il vero Superman è potente, la maschera umana, Clark Kent, è debole. Questa scelta conterrebbe, secondo la teoria del personaggio di Tarantino, un giudizio di disprezzo da parte dell’eroe per la razza umana.
Kent è il modo in cui un essere superiore vede gli inferiori, in cui un supereroe vede gli umani: goffi, impacciati e deboli.
L’identità segreta ovvero Supeman, Pirandello e l’assenza della maschera - imagesUna teoria affascinante e perfetta per spiegare alcune dinamiche del bellissimo film, ma facilmente smontabile pensando al ruolo che nell’universo DC Comics viene assegnato all’alter ego “umano” dell’eroe: giornalista di successo, più volte candidato al Pulitzer, in prima linea per battaglie civili, scrittore di successo e tanto altro. Un uomo che forse nasce goffo ma che, come tutti gli uomini, trova la forza, nella volontà, di alzarsi dalla propria (presunta) mediocrità e di emergere.

Quindi, tornando alla domanda “Chi è davvero Superman?”, possiamo definirlo un agglomerato di più anime, tutte comodamente conviventi in un personaggio troppo grande per essere una sola persona. Superman è Kal-El, difensore della terra, ma è anche Clark Kent, figlio di un’America che è in grado di capire come ogni figlio è in grado di capire la terra che l’ha cresciuto.

Per assurdo, Pirandello avrebbe trovato in Superman una creatura senza maschere (forse proprio perché irreale) o che, meglio, ne ha scelto consapevolmente e con orgoglio più di una.

E se né Clark Kent né Superman sono identità fittizie, ma compongono l’io egemone dell’eroe nella stessa misura, forse questo significa che l’accettare una maschera – sceglierla e portarla con orgoglio – è la cosa più vicina allo smascherarsi. Certo sono scelte che richiedono una forza che gli uomini non in grado di volare, che abitano il concreto, non sono quasi mai capaci di fare.
Ciò non toglie che le storie, anche se leggere come quelle legate al mondo supererostico, siano spesso fonte di riflessioni, metafore dell’irreale che ci possono insegnare a vivere il quotidiano.

 

L’identità segreta ovvero Supeman, Pirandello e l’assenza della maschera - Superman-Identità-Segreta-326x500L’identità segreta è quindi un argomento complesso, spesso al centro di tanti racconti. Chi ha dato un notevole contributo alla sua analisi è stato che, nello splendido volume Identità Segreta, ha analizzato la questione da un punto di vista totalmente diverso.
Come gestirebbe Clark Kent la sua identità segreta nel mondo, se Superman fosse un personaggio dei fumetti?
Prima di tutto è bene chiarire che stiamo parlando di un Elseworlds, cioè di una storia ambientata in un universo narrativo alternativo. Nello specifico parliamo di un mondo in cui i supereroi non esistono. I supereroi, su questa Terra parallela al mondo di Superman & Co., esistono solo nei fumetti, proprio come da noi. Tuttavia esiste anche qui un Clark Kent e vive in Kansas. È il figlio di Laura e David Kent, genitori con un grande senso dell’umorismo, che ha raggiunto il suo massimo livello quando hanno chiamato loro figlio Clark.
Nessun superpotere, nessun amico alla Pete Ross o fidanzatina alla Lana Lang. Solo tante prese in giro per un nome con troppa storia.
Un vita come tante altre, costellate da mille battutine, scherzi all’insegna del Superman fumettistico.
Finché un giorno questo ragazzo scopre di poter volare, ma non solo: di avere tutti i poteri di Superman.

Perché questo succeda è poco importante e neppure, volutamente, ben spiegato da Busiek.
Succede e basta.
Fatto sta che questi poteri ci sono e risolvono in prospettiva quasi tutti i problemi del ragazzo. In fondo, quando si hanno i poteri di Superman, quale problema può davvero esserci?
Forse, vivere nel mondo reale.
L’universo fumettistico permette delle convenzioni narrative che nella realtà non funzionerebbero.
Il giovane Clark qui deve subire le regole pirandelliane.
La società, nonostante lui cerchi di mantenere segreta la sua identità e quindi tenti di rifiutarsi di indossare una “maschera”, prova comunque ad attribuirgliene una.
Mostro, minaccia, salvatore, eroe. Tutte e nessuna vanno bene.
Paradossalmente questo gioco di identità si muove come un gambero che cammina al contrario.
Per attribuire una “maschera”, una codifica comportamentale, al misterioso essere che con poteri così simili a Superman salva vite umane, si cerca di scoprire chi è senza maschera.
Parte così un gioco, violento a volte, tra il governo e un ragazzo, che diventa uomo, che nella sua identità segreta si sente solo, impossibilitato ma desideroso al tempo stesso di svelarsi (e anche qui torna la metafora pirandelliana dell’uomo che vorrebbe comunicare se stesso agli altri, ma non può, perché così facendo si renderebbe nudo e vulnerabile).

L’identità segreta ovvero Supeman, Pirandello e l’assenza della maschera - imagevvsUn gioco pericoloso, che tuttavia poteri superiori permettono di gestire con facilità, almeno fino a quando, nella seconda metà del volume, le regole cambiano e intervengono nuovi elementi, come l’amore per una donna e la creazione di una famiglia.

Ci sono nuove identità da proteggere e perciò la posta in gioco sale. Nuove accortezze, nuove convezioni. Una comprensione maggiore delle motivazioni dietro un’identità segreta. Proteggere chi non si può proteggere da solo. Una metafora per spiegare che per proteggere le persone che amiamo, a volte indossiamo panni che non sono nostri, accettiamo dinamiche che soffocano e limitano il nostro io, perché nell’essere noi stessi senza tenere conto delle conseguenza di ciò che siamo rischiamo di perdere ciò che non è in noi, ma che a noi è collegato da sentimenti.
Superman tutela la sua identità segreta perché la vita di Clark Kent, elemento fondamentale per la sua integrazione con gli uomini che ha giurato di difendere, non sopravviverebbe alla pubblicità dell’identità nascosta. Non sarebbe lui a pagarne le conseguenze, se non indirettamente a causa della sofferenza che ciò comporterebbe per le persone amate.

Ma se in un universo di mantelli e maschere questo è fattibile, nel mondo reale, seppur raccontato in un fumetto, ciò non si può verificare.
Alla lunga, qualcosa porterebbe al passo falso che tutto rovinerebbe.

Perciò, Busiek fa una scelta narrativa perfetta. Cambia le regole dell’universo in cui i supereroi non esistono… introducendoli.
Ma non dall’oggi al domani, bensì pian piano, in quasi cinquant’anni di narrazione, cioè tutta la vita del protagonista della sua storia.

Clark Kent, ragazzo con i poteri in un mondo senza poteri, è stato solo il primo di una nuova generazione di eroi destinati a cambiare il mondo. E le prime tra di loro sono proprio le sue figlie.

Così, in una realtà in cui i supereroi esistono, in un mondo che diventa suo malgrado fumettistico, mantenere un’identità segreta diventa un problema meno grave.
E diventa meno grave anche il senso di solitudine dell’uomo che per tanti anni ha pensato di essere da solo, di avere un punto di vista unico sul mondo, non condivisibile.
Punto di vista che Busiek, supportato dagli splendidi disegni di Stuart Immonen, rappresenta molto bene mostrandoci un Clark Kent che guarda la Terra dall’alto della stratosfera, inseguendo continente dopo continente un’alba dopo l’altra, metafora di come determinati punti di vista raccontino infiniti inizi e infinite possibilità. Quelle dell’uomo e quelle del superuomo.

Si conclude così questa storia poco conosciuta, sebbene importantissima e profonda. Un richiamo finale, nei testi, a un altro grande pensatore, Eraclito, che sosteneva che “tutto scorre, tutto cambia”, dato che il sole, lo stesso che Clark Kent insegue nelle ultime pagine, è sempre lo stesso ma cambia ogni giorno… così come le maschere che si è costretti a indossare.
Resta una sola identità segreta, quella che decidiamo di svelare a pochissimi, che rappresenta il vero io di cui tutto il resto è derivazione, che, come dice Busiek, nei supereroi è solo un po’ più appariscente. 

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