Cronache

Lucca Comics 2013 – Incontro con Berardi e Milazzo

Lucca Comics 2013 - Incontro con Berardi e Milazzo  - IMG_4206A chi chiede quale sarebbe le caratteristiche di , se il personaggio dovesse essere nascere nel contesto attuale i suoi padri rispondono così:
Milazzo: è sulla breccia da 40 anni. La cosa che ci ha sempre stupito è stato vedere come il pubblico fosse sempre disponibile ad accettare la sua presenza anche se i tempi erano passati. Forse  è trasversale, riesce a parlare di tematiche comuni a tutti le generazioni. La cosa eccezionale è però il fatto che abbia mantenuto una freschezza che lo rendi un “sempre verde”. Noi siamo sempre noi, col passare degli anni dovremmo maturare, insomma, ma credo che il personaggio possa essere lo specchio di quello che siamo mantenendo fedeltà a se stesso.Lucca Comics 2013 - Incontro con Berardi e Milazzo  - IMG_4198
Berardi: La validità di un’opera è data dalla capacità di parlare della propria epoca, pur rimanendo valida anche nelle altre. Questo è un classico, sia un libro, un film. KP è nato dopo il ’68 che qualcuno considera famigerato, io no, riguarda la mia vita, le mie esperienze, le mie utopie, la mia voglia di cambiare il mondo, anche la delusione per non esserci riuscito. Ma non significa che sia legato a quella età. i ragazzi di oggi, ancora più di noi hanno bisogno di utopie, per guardare avanti, togliersi dal pantano in cui la società a politica, la nostra generazioni li ha portati, Ho una grande pena per i ragazzi di oggi. Perché la realtà offre poco. Quindi cerchiamo, con i nostri mezzi, di essere magari ancora utili, credo che questo faccia bene anche a l fumetto italiano, perché sinceramente non vedo all’orizzonte serie o personaggi che parlino del mondo di oggi, alcuni si staccano, si occupano di storia o fantascienza ma non parlano dell’oggi, Il  che non significa fare un fumetto ambientato nel 2013, ma magari utilizzare lo strumento della metafora, come abbiamo fatto noi con Ken Parker, parlando del’l’oggi del presente. Credo che questo sia l’unico modo per riprendere quella fetta di lettori che oggi disertano le edicole, e il fumetto in  particolare. 

Trattandosi di un classico che veste editoriale darete, per sottolineare l’importanza del titolo?
M: Questa è una sorpresa che dovrete avere quando uscirà
B: Il che vuol dire non lo sappiamo ancora!
M: sono dettagli che dobbiamo concertare con l’editore ma a voi chiediamo di avere fiducia in noi, visto che siamo decisi ad avere un prodotto che soddisfi le vostre e le nostre aspettative. Del resto quando è uscito nel ’77 non  sapevate cosa sarebbe stato…
B: Neanche noi…
M: Ci dobbiamo ancora lavorare, in sinergia con l’editore, che investe sulla nostra creatività. Dobbiamo cercare di darvi un prodotto che è sempre stato nelle nostre intenzioni che in qualche modo, le circostanza non ci hanno permesso di avere. Speriamo che questa sia la volta buona, la forza di Mondadori c’è,  le persone sin sono dimostrate serie fino ad adesso, noi lo siamo a prescindere, credo che delusioni non le abbiamo mai inflitte a noi nostri lettori. Abbiamo cercato di mantenere una linea, alle volte sbagliando, sicuramente,  sperando sempre di fare la cosa giusta, e alle volte sbagliando si ottiene un risultato migliore.
Lucca Comics 2013 - Incontro con Berardi e Milazzo  - IMG_4204B: Cercheremo con l’editore un punto di incontro avendo ben presente la loro esperienza, non è una situazioni in cui gli autori impongono le loro idee. Ci proponiamo uno scambio e di ascoltare, come sempre, le parole degli altri.
M: Faccio sempre un esempio quando parlo ai giovani autori che propongono i loro lavori agli editori: questi sono come dei treni che hanno scelto i proprio binari. Senza di questi si rischia di deragliare… Quindi avere un referente credibile e competente per quanto riguarda la parte creativa ci consente di condurre il progetto in porto. Altrimenti si rischia di tenere presente solo il proprio interesse e fare questo non è sempre adeguato per chi vuol fare il nostro mestiere. Chiaro che il lavoro che è necessario fare, deve essere svolto in maniera molto oculata, perché chiaramente alcune cose sono modificabili altre no, appartengono a un’eredità che non puoi andare a toccare, cercheremo di capire cosa poter utilizzare senza stravolgere quello che è stato il valore del personaggio.
B: Una pagina più moderna più ariosa, attraverso piccole cose che possano cambiare il prodotto at come popolare, mensile. E oggi il mercato è diverso,anche perché forse quello non è mai stato il nostro mercato preciso, via i mezzo tra fumetto d’autore e popolare, a cavallo tra queste due entità. Adesso cerchiamo di trovare quella giusta, definitiva come penso sarà questa edizione definitiva di Ken Parker.
M: Ci proviamo e ci contiamo. Avere un referente che sa ascoltare la parte creativa è fondamentale, le cose vanno fatte con una logica e questa deve essere condivisa da entrambe le parti, autori e editore. A voi chiediamo fiducia.
B: Per noi non è solo un fatto editoriale, abbiamo intrapreso alter strade, ma ritornare a lavorare insieme per quanto mi riguarda è una piccola emozione, un ritorno a esperienze di 40 anni fa e un’amicizia di 50 anni fa… Ritrovare certe sintonie e mettersi in gioco è stimolante. Una bella sfida che ci galvanizza molto.
M: Devo dire che ogni volta che è uscito Ken Parker abbiamo trovato i vecchi lettori, e la generazione dei ventenni. Hanno avuto il comune denominatore di rimanere appesi per il collo, per quindici anni, come noi del resto.

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La serie riletta a distanza di anni, mantiene un carattere ancora innovativo, com’è possibile?
B: Perché nasce da lontano, nasce dal cinema, dalla letteratura. Nasce soprattutto dalla passione per  personaggi, perché sono loro, nella mia visione che fanno le storie. Le storie sono già stata narrate tutti, dai tempi di Omero, o meglio ancora dai tempi della  Bibbia, dove troviamo il dramma, il thriller, l’eroismo, tutto. Quindi diciamo che il compito di un autore moderno è quello di usare le solite vecchie storie e filtrarle attraverso una personalità e una tecnica più moderna. È questo che rende nuova  la corsa della diligenza con gli indiani: dipende da chi c’è sulla diligenza,da chi sono gli indiani. Altrimenti l’abbiamo vista mille volte questa scena e non avremmo mai dovuto vederla perché sarebbe bastato sparare ai primi due cavalli e l’inseguimento era finito, ma questo nessuno l’ha mai fatto, a cominciare da John Ford, perché?
Perché vedevamo sulla diligenza i personaggi e le loro paure e emozioni. Oggi c’è molta fuffa, molta scenografia,  ma spesso mancano i personaggi, la storia, la tensione morale, senza di questa non hai niente. Persino, anzi soprattutto le favole hanno tensione morale e questo ha fatto sì che la raccontiamo ancora adesso.

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