Contest e sondaggi

X-Men – 50 anni mutanti: i vincitori del contest creativo

X-Men - 50 anni mutanti: i vincitori del contest creativo - specialeCon la conclusione dello Speciale si è anche è anche terminato, il 18 ottobre scorso, il contest creativo che abbiamo indetto tra i lettori per portarsi a casa i bei premi gentilmente messi in palio da Panini Comics per lo stesso.

Ricordiamo a tutti che il concorso prevedeva l’invio, da parte dei partecipanti, di un commento su una storia o saga degli che li avesse colpiti di più. Che fosse un breve approfondimento, un ricordo d’infanzia, un’analisi ragionata o un commento che nasce dal cuore, in 2000 battute vi chiedevamo di trasformarvi in critici per una volta e proporci le vostre impressioni.
Tra i vari pezzi arrivati la scelta non è stata per niente facile, ma alla fine la Redazione de LSB ha decretato i seguenti tre vincitori che, oltre ai volumi in palio, si vedono premiati con la pubblicazione dei loro commenti in questo articolo.

1° Classificato: Francesco Ellero

Vince:
MARVEL OMNIBUS “GLI INCREDIBILI X-MEN  1” (ristampa)
X-MEN FIRST CLASS 1-5 – 100% MARVEL

Gli X-Men di Morrison

Ho sempre amato i costumi.
Piacciono a tutti i bambini, del resto: le maschere, i mantelli, gli accessori ingegnosi, gli audaci accostamenti cromatici. Tutto è decisamente fuori dall’ordinario, segno che chi li indossa deve essere una persona strana, diversa, speciale, anche dentro. In quel periodo mi sono innamorato degli sgargianti X-Men di Chris Claremont e John Byrne.
Poi sono cresciuto.
Ho cominciato a trovare le tutine di elastan ridicole e imbarazzanti, e gli scontri di superpoteri appesantiti da anni di continuity: troppo poco perché una storia valesse la lettura e,di conseguenza, a metà anni ’90 ho abbandonato i pupilli di Xavier.
Fino a “E come extinzione“, di Grant Morrison e Frank Quitely.
X-Men - 50 anni mutanti: i vincitori del contest creativo - NewX-Men114-00Niente più maschere e costumi, ma uniformi moderne, griffate da una “X” gialla su una base di grigio, a esprimere un forte senso di appartenenza, e tuttavia personalizzabili (la giacca di Wolverine aperta sul selvaggio torso nudo, l’irrinunciabile bianco con vista generosa e zeppe vertiginose alla Lady Gaga per Emma Frost, in antitesi con i castigatissimi abiti di Ciclope e Fenice,repressi come i loro sentimenti reciproci).
I personaggi diventano persone, anche quando sembrano meno umani, come la Bestia, in piena devoluzione animalesca, ma libero e autoironico come nessun altro (“Mi sento come un dio del sesso indù“). Lo sferzante sarcasmo di Emma, regina di nome e di fatto (Jean: “Come fai a essere così stronza, Emma?“; Emma: “E’ classe, cara. Vera classe.“). La frustrazione di Jean, che affronta apertamente i suoi problemi matrimoniali con Scott (“negli ultimi cinque mesi non ci siamo quasi toccati“), riuscendo a scalfire la sua leggendaria imperturbabilità (“i cattivi pensieri non se ne vanno“).
Niente più bellezza a tutti i costi, nel mondo non ci sono solo modelli da copertina (si veda il pingue Trask o la classe di studenti di Emma); neanche la tecnologia è poi così bella e pulita (si veda il terribile, sgraziato e quasi realistico Master Mold e i suoi “figli” raffazzonati, uno diverso dall’altro). Finalmente anche il concetto di mutazione (finora trattato in modo piuttosto astratto) viene immerso nella realtà: essendo del tutto casuale, è assai improbabile che la risultante sia sempre una/un top model, per non parlare di superpoteri comodi, utili e facilmente gestibili, quindi ben vengano i tre musi fine a se stessi di “John il brutto“! Estremizzando il concetto, se i mutanti sono il primo, incerto passo sul gradino successivo dell’evoluzione, gli esseri umani sono destinati a estinguersi, e qui questa eventualità viene prospettata concretamente, brutalmente.
La realtà invade irrimediabilmente anche il finale della storia, quando Xavier confessa in diretta tv di essere un mutante, e di fatto catapulta nel mondo “vero” la sua scuola, che per troppi anni era stata una sorta di stato sovrano, immersa solo virtualmente nella Westchester degli USA, cosa che distanziava i mutanti (ma anche i lettori) se non dal mondo reale, almeno da uno realistico.
Anche i poteri vengono rappresentati graficamente in modo più contenuto, modesto, senza invadere le tavole (e quindi la storia), rendendoli quasi realistiche estensioni della persona: si veda la confortante luce rossa dello sguardo compassionevole di Scott, quando libera dalle sue sofferenze “John il brutto”, le piccole scintille violacee della telecinesi di Jean – quasi fatine che sollevano gli oggetti -, la sgradevolmente icastica “Stanza delle blatte” in cui Cassandra rinchiude Scott, le sfaccettature della pelle diamantina di Emma, il mappamondo psichico delle presenze mutanti su Cerebra, rappresentate da picchi luminosi tridimensionali, quasi materici.
La regia della storia fa un salto di qualità: i testi profondi ma mai prolissi, i tempi di una moderna serie televisiva, le inquadrature essenziali ed efficaci (basti pensare ai tagli settoriali delle vignette di presentazione dei protagonisti, evidenziati solo in un dettaglio, di grande potenza espressiva come l’immagine della bocca di Cassandra deformata in un inquietante sorriso mentre cerca di prendere il controllo della mente di Xavier, connesso a Cerebra), raggiungendo quasi la perfezione nella descrizione asettica, da telegiornale, in una sola pagina, dello sterminio dei sedici milioni di mutanti a Genosha, cristallizzata magistralmente dal freddo numero delle vite presenti sull’isola che cala esponenzialmente vignetta dopo vignetta.
Il risultato di queste rivoluzioni strutturali è una sensazione generale di “autenticità” delle storie, di vicende che non sono solo descritte, ma sentite intimamente dagli autori, con il conseguente inevitabile coinvolgimento dei lettori: emotivo (per l’umanità dei personaggi, l’ironia di certi dialoghi, il pathos delle vicende), intellettuale (per la profondità dei temi trattati, da quelli grandi come l’evoluzione e il genocidio, a quelli solo apparentemente più piccoli come il dover affrontare ogni giorno un viso sgradevole allo specchio, o l’importanza di esprimere la difficoltà di comunicazione tra marito e moglie) e sensoriale (le già citate suggestioni luminose, la sgradevolezza fisica espressa da efficaci sinestesie -“cattivo odore…negli occhi“- e visioni terrificanti come la stanza delle blatte, il respiro mozzato che si avverte man mano che l’inquadratura del massacro di Genosha si allontana…).
L’altro risultato è una ricaduta. La mia. Nell’X-tunnel. Ma questa è un’altra storia.

 X-Men - 50 anni mutanti: i vincitori del contest creativo - NewX-Men115-23

2° Classificato: Riccardo Brambilla 

Vince:
X-MEN DELUXE PRESENTA 215 Variant cover – Sticker cover personalizzabile
 X-MEN 1 SPECIALE XX ANNIVERSARIO
MARVEL GOLD X-MEN VENDICATORI LEGAMI DI SANGUE
X-MEN DELUXE 200 Edizione con taccuino

X-Men #114

È una brutta età quella post adolescenziale. Troppo grande per essere bambino, troppo piccolo per essere uomo. C’è quell’arroganza alla Erik Magnus o alla Dottor Destino che ti fa credere di sapere tutto, di prevedere il futuro e sapere come vanno le cose. Che sono tipi in calzamaglia, che c’è un passo indietro per ogni errore e che c’è una soluzione a ogni problema. Game over. Insert coin again.
Numero 114 della serie X-Men. Arrivano Grant Morrison e i suoi X-Men. In piena fase post adolescenziale pensavo male del fumetto supereroistico. Iniziavo a intenderlo come qualcosa che avrei superato, che non sapeva darmi più nulla.
Getta una Sentinella su Genosha e il fumetto diventa adulto. Quello che senti addosso è la responsabilità e la presa di coscienza. Il fatto che il male di Cassandra Nova non ha spiegazione, che questo colpo ha spazzato via tutto. Che il male è tanto razionale e ingenuo, allo stesso tempo; che un super gruppo tanto unito e tanto forte, tanto esperto e tanto dotato, tanto migliore in quello che fa, non abbia speranze davanti al male. Se non la speranza.
X-Men - 50 anni mutanti: i vincitori del contest creativo - NewX-Men116-00Gli X-Men sono il gruppo cui tutti noi appassionati di fumetti vorremmo appartenere. Molto più che agli Avengers o alla JLA.
Gli ultimi sono gruppi “fichi” dove tutto sembra andare alla perfezione, dove le gerarchie sono consolidate, dove la sorpresa deriva dal nemico che hanno di fronte.
Negli X-Men non è mai stato così. C’è il Professor X e poi tutti quanti. Chi più chi meno. Con le loro caratteristiche, i loro pregi e i tanti difetti. È questo che li ha resi tanto speciali. Escono dalla pagina e creano un insieme d’individui dotati di vita propria. Non sono i migliori e non si sono riuniti per fronteggiare il Male con la M maiuscola. Sono accumunati dalla diversità e si sono riuniti per farsi forza a vicenda “in un mondo che li teme”.
Questo è ciò che avviene nella realtà. Questo è ciò che ti permette d’identificarti.
Prendiamo questo numero 114. La bellezza è in tante piccole cose. Il Prof. Xavier impotente, la tensione tra Logan e Ciclope, il contrasto caratteriale tra la dolce Jean e la cinica Emma.
In questo numero ho preso coscienza che sarei rimasto a lungo sul carrozzone degli X-Men.
Ho accettato che la vita sia così strana e bella allo stesso tempo.
E la poesia sta nell’ultima pagina del numero. Quando c’è il conto alla rovescia della popolazione mutante. Quando vediamo il fumo salire da Genosha. Quando siamo davanti al genocidio di sedici milioni di mutanti.
Quando Charles capisce che è tutto finito. “Nessuno l’ha visto arrivare. Stavano bevendo te, facendo l’amore…
Diventi grande.
Game over. Insert coin again.

 X-Men - 50 anni mutanti: i vincitori del contest creativo - X-Men-Noir-023

3° Classificato: Giuseppe Balestra

Vince:
MARVEL SEASON ONE X-MEN
I  NUOVISSIMI X-MEN 1 Variant cover
GLI INCREDIBILI X-MEN 279 (MARVEL NOW 1) Variant cover

X-Men Noir

X-Men Noir è una miniserie in quattro albi del 2009, sceneggiata da Fred Van Lente e illustrata da Dennis Calero, appartenente all’etichetta fuori continuity Marvel Noir.
Siamo nella New York del 1937. Il cadavere nudo della giovane Jean Grey viene riportato a riva dalla corrente. Sul suo corpo sono presenti segni di lame, si tratta di omicidio. La X tatuata sulla sua spalla ne indica l’appartenenza agli X-Men, un gruppo di criminali psicopatici ormai in fuga dalla società.
Il loro mentore, l’ex psichiatra Charles Xavier, vedendo nell’ instabilità mentale e nella mancanza di emotività una sorta di passo in avanti nell’ evoluzione, aveva preferito proteggere i ragazzi, appoggiandone la propensione alla criminalità e all’aggressività, piuttosto che riformarli, guadagnandosi così la radiazione e la carcerazione.
Alla polizia, convinta che il colpevole sia da ricercare all’interno dello stesso gruppo degli Uomini X, si contrapporrà il “multi talentuoso” Tomas Halloway, reporter del Daily Bugle di giorno, vigilante mascherato di notte, meglio noto come Angel.
Ma fare chiarezza non sarà facile, poiché le indagini faranno luce su trame ben più ampie.
La città è, infatti, guidata dalla mano della Fratellanza, The Brotherhood, un gruppo di poliziotti corrotti e malavitosi la cui autorità è posta al di sopra della legge. A capeggiarli c’è il Detective Capo della Squadra Omicidi, Eric Magnus, alias Magneto.
Marvel Noir non è ovviamente una storia propriamente canonica. Fred Van Lente decide di rileggere il tutto, non solo ambientando la sua opera in un periodo insolito per il tipo di personaggi, la New York di fine anni ‘30, ma mantenendosi anche in un contesto quasi totalmente realistico.
In quest’universo, infatti, la questione dei “Mutanti” non è che un mero racconto di fantascienza, The Sentinels, pubblicato sulle pagine della rivista Science Fiction.
Ed ecco quindi che la telepate Jean Grey o l’empatica Rogue vengono tratteggiate come subdole e camaleontiche femme fatales, capaci di ammaliare e controllare la mente degli uomini con talenti tutt’altro che mutanti, gli artigli adamantini di Wolverine vengono sostituiti da ben più semplici armi da taglio improvvisate, mentre ogni altro elemento sovrannaturale non è che il frutto della malattia mentale dei soggetti. Il potere di Magneto potrebbe forse essere metaforicamente tradotto nel suo abuso di potere, nell’essere legittimato nelle sue azioni dal possesso del suo “ferro”, il suo distintivo.
X-Men - 50 anni mutanti: i vincitori del contest creativo - xmn-001Gli X-Men rimangono in ogni caso sinonimo di emarginazione, di diverso, di pericoloso poiché incompreso dai “normali”.
Quella che Van Lente va a delineare è una perfetta crime story, dalla trama sottile e allo stesso tempo intricata, non priva di colpi di scena. Il tutto va forse a esaurirsi ben troppo presto, rispetto a quanto si sarebbe potuto offrire, complici i ristretti quattro albi della miniserie, lasciando le caratterizzazioni e le relazioni fra i personaggi non abbastanza sviluppate e approfondite. Lo scorrere degli eventi, fatto d’imprevedibili sviluppi, è comunque capace di afferrare l’attenzione del lettore.
Il linguaggio e i temi sono adulti e maturi, puntualmente censurati nel lettering retrò.
L’atmosfera visiva è forse il punto forte dell’opera. La mano realistica di Dennis Calero restituisce un’affascinante atmosfera pulp-noir dallo stile granuloso e sporco, fatto di chiaro scuri, sagome in ombra e giochi di luce. Colori tenui e desaturati arricchiscono il tutto, partecipando all’immedesimazione del lettore, reso capace di sentire l’ odore della pioggia e del fumo di sigaretta, così come i clacson e i rumori della metropoli anni ‘40.
Non mancano i numerosi camei di personaggi opportunamente rivisitati, come quello di Gambit o Sebastian Shaw, e richiami a situazioni canoniche, come la più classica rivalità fra Ciclope e Wolverine, dovuta al comune amore per Jean. La presenza di Logan, qui addirittura in veste di marinaio alcolista, è ridotta tuttavia a una parte molto breve, che non ha alcun collegamento con il personaggio di “Wolverine Noir”.
Apprezzabile la presenza di un personaggio forse non troppo conosciuto come Thomas Halloway, alias Angel, nelle vesti di protagonista. Il personaggio non va confuso con il più celebre mutante Angelo, Warren Worthington III, citato tra i sociopatici del dottor X.
Interessante inoltre il trattamento riservato al racconto fittizio The Sentinels, che ricorda indubbiamente i finali di capitolo del Watchmen, di Alan Moore. Ognuno dei quattro albi della miniserie riporta, infatti, nelle sue ultime pagine uno dei quattro avvincenti capitoli contenuti nella rivista Science Fiction dedicata alla Sentinella Nimrod, i cui titoli richiamano celebri opere in tema, in altre parole “A Days of Future Past”, “Mutant Massacre”, “Days of Apokalipse” e “E is for Extinction”.
La storia è firmata dallo scrittore Trusk Bolivian, nome che tanto si avvicina a Bolivar Trask, lo scienziato che nel canone mutante ufficiale è appunto l’inventore delle Sentinelle.
X-Men Noir è in generale un esperimento ben riuscito, una piccola perla nel suo genere, un What if interessante anche per coloro i quali possiedono una limitata conoscenza dell’universo degli X-Men.
Inutile dire, ovviamente, che solo gli X-appassionati possono apprezzare l’opera nella sua interezza.

Ringraziamo tutti quelli che hanno partecipato al contest. Alla prossima!

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