Interviste

DarkenBlot 2.0: anteprima e intervista a Casty e Lorenzo Pastrovicchio

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Mercoledì 6 novembre uscirà, su n. 3024, la prima puntata (di 4) di DarkenBlot 2.0, scritta da (al secolo Andrea Castellan) e disegnata da .
Sequel di DarkenBlot, storia in 3 tempi pubblicata sul settimanale un anno e mezzo fa, sui numeri 2940, 2941 e 2942 (ne avevamo parlato in quest’intervista a Pastrovicchio), la storia accompagnerà i lettori di per tutto il mese di novembre.

Risulta abbastanza significativo che il ritorno di un progetto dal taglio tanto moderno e dinamico avvenga nelle prime settimane in cui  è la nuova casa editrice dei periodici da edicola: è un segnale importante, che si aggiunge ai tanti altri che l’editore modenese sta lanciando da un mese a questa parte, come a far intendere che la Panini voglia lasciare il segno su questa nuova sfida che ha accettato.
E queste prime avvisaglie, ultima in ordine di tempo questo DarkenBlot 2.0, fanno ben sperare gli appassionati disneyani.

Lo Spazio Bianco propone in anteprima una tavola definitiva inedita di Pastrovicchio, con il corrispettivo storyboard realizzato da in fase di sceneggiatura, e in più una ricca selezione di schizzi, bozzetti e studi realizzati dal disegnatore durante la lavorazione dell’avventura. Si tratta di materiale inedito e suggestivo, che dà modo di capire quali atmosfere che si respireranno nella storia.
Trovate il tutto in fondo all’articolo.

Oltre a presentare questo materiale, abbiamo posto qualche domanda ai due autori relativamente alla lavorazione di DarkenBlot 2.0.

Intervista a Casty

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Casty, cosa ti ha spinto a creare un sequel di DarkenBlot? Può diventare un “nuovo filone” sulle pagine di Topolino?
Dopo l’ottimo successo di pubblico riscontrato all’uscita della prima storia, la redazione subito ci pungolò per realizzarne un seguito. 
Ma, in verità, già dopo la stesura de Il futuro è già qui, io e Lorenzo eravamo rimasti con talmente tante idee e spunti non utilizzati che ci venne immediatamente naturale pensare a una prosecuzione dell’avventura: non si tratta quindi una storia realizzata “a tavolino”, ma proprio di un’esigenza nostra di proseguire, e raccontare tutto ciò che non si era riusciti a sviluppare nel primo ciclo. Il buffo è che, scrivendo questa, ci sono poi venute un sacco di altre idee… e direi che ne abbiamo in abbondanza per fare pure un DarkenBlot 3!
Tra l’altro penso che tre cicli siano il numero ideale: oltre, almeno per quanto mi riguarda, non avrei intenzione di andare. Però, a proposito del “nuovo filone”, mi piacerebbe in futuro sviluppare ulteriori progetti di questo tipo, storie cioè dal taglio più avveniristico  e “maturo” rispetto a ciò che faccio di solito.

DarkenBlot 2.0: anteprima e intervista a Casty e Lorenzo Pastrovicchio - darkenblot-2-cover2-x-bramo_articoloTi sei ispirato a qualche opera (fumetti, film…) in particolare per le atmosfere di questa storia?
Nessuna in particolare: i riferimenti sono un po’ a tutta la letteratura e alla cinematografia che hanno sempre influenzato le mie storie oltre, naturalmente  ai miei usuali “fari” Disney, Scarpa e Gottfredson su tutti.
L’idea era di creare un contesto (Robopolis, appunto) in cui potessero svolgersi delle interessanti e spettacolari avventure di tipo fantathriller. Mi interessava soprattutto che questo contesto fosse “credibile e plausibile”, per cui con Lorenzo abbiamo lavorato a lungo sul design e sulle caratteristiche dei mezzi e delle macchine: non ci sono armi a raggi, o mezzi che volano a mezz’aria sostenuti da chissà quale energia… tutta la scienza (ok dai, quasi tutta) che si vede in Robopolis è possibile o quantomeno plausibile. Possiamo dire che Robopolis rappresenta lo “stato dell’arte” della moderna tecnologia.

È stato difficile immergere Topolino (in particolare quello che siamo abituati a vedere nelle tue storie) con un’avventura “di robottoni”?
Non è stato difficile, ma… nemmeno facile: Lorenzo ha dovuto fare un gran lavoro dal punto di vista grafico per trovare uno stile omogeneo che rendesse compatibili personaggi classici come Topolino e Macchia Nera con altri più “tosti” graficamente come il DarkenBlot, appunto, o altri che vedrete nella storia.
Da parte mia il problema era che, in un contesto così “serio”, Topolino mi sfuggisse di mano e iniziasse ad agire sopra le righe o, forse peggio, che si trovasse ad agire in maniera “ridicola” se messo in relazione coi suoi comprimari. Poi però ho pensato al modo in cui meravigliosamente interagiscono i protagonisti di Toy Story: soldatini, Mr Potato e bambole di pezza possono tranquillamente “convivere” se trovi il giusto tono da dare alla storia.

DarkenBlot 2.0: anteprima e intervista a Casty e Lorenzo Pastrovicchio - Tavola1Cosa puoi anticiparci sulla trama? La storia avrà ancora Robopolis come ambientazione? Torneranno i comprimari della prima avventura (il tenente Zark e Roxette)?
Sì, la storia è sempre ambientata a Robopolis, un anno dopo gli eventi precedenti. La trama si articolerà in quattro episodi, ma preferirei non svelare nulla. Ci saranno alcuni dei comprimari del ciclo precedente, e qualche interessante personaggio nuovo. Ah, Pippo muore.
…no, scherzoooo!

Macchia Nera è sempre stato il nemico più infido e “raffinato” del pantheon di cattivi Disney: quanto questa sua “techno-versione” riprende dalle caratteristiche classiche del personaggio, e quanto lo rinnova? 
Già il Macchia originale di Gottfredson dimostrava una predisposizione per tecnologia e macchinari mortali, e questa sua caratteristica è stata ripresa più volte da altri autori in seguito: l'”ultimate Macchia”  di DarkenBlot vede evidenziata ed esaltata questa sua peculiarità, ovviamente aggiornata ai nostri tempi.
Potrebbe sembrare un filino fuori carattere il fatto che in DarkenBlot sia piuttosto “atletico”, ma è anche vero che Macchia non si è mai fatto problemi a zompare da un tetto all’altro, nei suoi spettacolari furti.
Comunque questo è un ciclo a sé stante, che non implica assolutamente una riscrittura generalizzata del personaggio, anche se sarebbe interessante, in futuro, scrivere delle altre storie “toste” con un Macchia Nera caratterizzato in questo modo.

Dare nuova linfa narrativa ad un personaggio complesso come Topolino, specie dopo anni di “cattiva gestione”, non è facile. Quanto iniziative come queste, che lo rendono più “dinamico” e accattivante, contribuiscono ad un rilancio del Topo dalle grandi orecchie? Dov’è posta la linea dopo la quale il personaggio si snatura?
DarkenBlot 2.0: anteprima e intervista a Casty e Lorenzo Pastrovicchio - x-pastroMolto del mio lavoro è mirato a far sì che che Mickey sia gradito alle più svariate fasce di lettori, e non solo ai fan del “buon vecchio Mickey”: per questo cerco di variare molto temi e toni delle storie, ma tenendo sempre presente la caratterizzazione originale del personaggio.
In DarkenBlot Topolino è sempre… Topolino, non si trasforma in un supereroe, non assume atteggiamenti da macho: il contesto in cui si muove può forse apparire “innaturale” per lui, ma il suo carattere resta fedele a quello originale così come lo avevano definito Gottfredson prima e Scarpa poi.
Dov’è posta la linea dopo la quale il personaggio si snatura? Secondo me quella linea è già stata oltrepassata molte volte, in troppe storie specialmente degli anni ’70/’80, in cui Topolino veniva raffigurato come un perfettino che risolve casi banali e che tratta Pippo come un idiota. La “cattiva gestione” del personaggio ha provocato danni quasi irreparabili, se è vero che molti dei miei coetanei hanno nel loro immaginario proprio “quel” Topolino.
Il primo DarkenBlot è piaciuto principalmente ai lettori più giovani, che si appassionano ai blockbuster supereroistici, ma c’è stato anche un pubblico più maturo che, vinta la ritrosia nel vedere Topolino attorniato da “robottoni”, ha poi scoperto che oltre a quelli c’era anche una buona storia e, soprattutto, …il “solito buon vecchio Mickey” alle prese coi cattivoni.
Concludo, visto che questa intervista finirà sul web, invitando tutti coloro che non hanno simpatia per Topolino a…  dargli una chance, e provare a leggere questa sua avventura, senza pregiudizi: magari vi piace, dai!
…o magari piace a vostro figlio.
…o alla vicina.
…o al gatto (be’ quello è sicuro che gli piace il topolino!)
Grazie Andrea, e ciao a a tutti!

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E ora, qualche domanda a Lorenzo.

DarkenBlot 2.0: anteprima e intervista a Casty e Lorenzo Pastrovicchio - shapeimage_5Lorenzo, il soggetto iniziale del primo DarkenBlot era tuo: vale lo stesso anche per questa seconda avventura? Quanta sinergia c’è stata tra te e Casty nello sviluppo della nuova storia?
Il “progetto DarkenBlot” effettivamente nasce da una mia idea, ma soggetto e sceneggiatura sono di Casty, sia nel primo che in questo secondo capitolo. Quello che ho fatto io, non meno importante se vuoi, è stato proporre il progetto in redazione (un po’ di anni fa) sotto forma di un sacco di disegni idee e tavole dimostrative su come avrei voluto farlo….
Poi appunto è arrivato Casty che, con calma e gran talento, ha riordinato le idee, scremato quello che c’era di buono e l’ha ampliato, migliorato, castyzzato insomma, ma in un modo nuovo e abbastanza inedito per lui.
Ci siamo incontrati molte volte in quei giorni, e` stato un periodo molto creativo.La forza del progetto è che abbiamo messo il nostro meglio l’uno a disposizione dell’altro, cercando di usare i nostri punti di forza e credo che il risultato ci abbia dato ragione.
Anche per “DarkenBlot 2.0 Regeneration” è stato così, lunghe telefonate e giornate passate assieme a buttar giù idee e bozzetti ( io che arrivo con una quintalata di disegni di robot e astronavi che Casty guarda con stupore misto a… diffidenza:).
Dopodiché bisogna lasciar Casty a filtrare il tutto e a decantare come il buon vino … il risultato è assicurato;)

Lorenzo, a quali fonti, immagini e opere ti sei ispirato per la parte grafica dell’avventura? Che tipo di studi hai affrontato per il design delle armature?
Le ispirazioni sono molteplici: sono nato nel ’71, cresciuto a pane, robot e supereroi, per non parlare dei primi manga arrivati da metà anni ’80 in poi. A livello di mecha design il mio riferimento è sempre stato Masamune Shirow, dopo di lui nessun altro!!!
Nel progettare il nuovo esoscheletro di Macchia Nera (il DarkenBlot 2.0, appunto) sono partito dall’idea di renderlo ancora più inquietante della precedente versione: con Casty abbiamo anche concordato alcune peculiarità dell’armatura che dovevano essere funzionali alla storia, tipo le dimensioni, le armi in dotazione, ecc.
Il design, invece , riprende un po’ il genere steampunk… trovo che che dia al tutto una certa classe ed eleganza, che ben si addicono a un personaggio raffinato come Macchia Nera.

DarkenBlot 2.0: anteprima e intervista a Casty e Lorenzo Pastrovicchio - 20131011171343_000011Lorenzo, nella prima avventura, il terzo atto era quasi completamente dedicato al combattimento tra Topolino e Macchia Nera nelle loro “tute da combattimento”, dedicando finalmente spazio ad un passaggio narrativo spesso appena accennato: sarà così anche stavolta? Ti accosti diversamente al disegno di queste scene (a livello di gestione delle tavole e di scansione delle vignette) rispetto che a quelle più “tranquille”?
Le esigenze narrative della prima serie ci hanno praticamente imposto quel tipo di suddivisione: dovevamo di fatto presentare un “nuovo mondo”, un contesto inedito e ciò, unito al fatto che la storia era divisa in tre puntate, ha forse dato la sensazione di un certo squilibrio tra le parti. Personalmente io ho molto apprezzato che Casty sia riuscito a condensare lo “spiegone finale” all’interno di dinamicissime scene d’azione: una cosa un po’ diversa dal solito cliché “il cattivo-pistola in pugno spiega al buono-prigioniero cosa ha fatto, come lo ha fatto e cosa farà”.
DarkenBlot – Il futuro è già qui” andrebbe letta tutta di seguito, perché in fondo è un’unica storia lunga, divisa in tre parti.
Parlando di questa seconda serie, DarkenBlot 2.0, noterete che le sequenze “action” si equilibrano subito bene con le parti narrative più tranquille: ogni puntata ha la sua giusta dose di azione e di narrazione. Questo sia perché non era più necessario “introdurre” Robopolis e i suoi personaggi, sia perché questa volta abbiamo avuto a disposizione 120 tavole, contro le 90 di un anno fa.
Il tutto ha dato la possibilità di sviluppare tavole meno compresse e di svolgere con gli adeguati ritmi la storia che ha tra l’altro un intreccio e dei meccanismi piuttosto complessi.
Sicuramente le sequenze d’azione richiedono un maggior impegno nella realizzazione. Sono comunque quelle in cui mi diverto di più, ci verso sudore e sangue, insomma sono una faticaccia… ma anche una grande soddisfazione!

Lorenzo, come hai usato la composizione della tavola per la storia? Nel primo DarkenBlot la classica “gabbia” spesso saltava per conferire dinamismo alle scene più spettacolari, sarà lo stesso anche qui? Quanto la differente scansione delle vignette e amministrazione dello spazio favorisce una narrazione piuttosto che un’altra?
È vero che in alcuni casi ho reso la tavola maggiormente dinamica ma ho sempre cercato di tenere una gabbia coerente con lo stile canonico di Topolino, senza cercare virtuosismi fini a se stessi: la pulizia narrativa è fondamentale per me, una gabbia regolare mi permette di realizzare tavole estremamente piene e complesse ma senza farlo trasparire troppo.

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Lorenzo, negli anni ’90 sei stato uno dei principali disegnatori di PKNA: quanto delle “sperimentazioni” attuate su quella testata ti sono tornate utili nel disegnare DarkenBlot e questo suo sequel?
Quando mi sono trovato a lavorare su Trauma ( PKNA #10) ero alla mia terza storia a fumetti di tutta la mia vita, quindi posso dirti che la mia vera disneyzzazione è avvenuta dopo, quando sono passato al  settimanale Topolino.
Dico questo per far capire quanto mi trovassi a mio agio in quel contesto e direi che quando è arrivato DarkenBlot non ho dovuto far altro che andare ad attingere con attenzione qualche goccia di quell’essenza. Forse in questo secondo ciclo ho premuto un po’ di più sull’acceleratore come tagli delle inquadrature, ma credo che oggi i tempi siano maturi per questo e altro…..

Lorenzo, oltre al primo episodio di DarkenBlot, hai collaborato con Casty per un’altra manciata di storie, di stampo giallo. Ci sono state differenze di approccio alle sceneggiature di quei racconti rispetto quelle di DarkenBlot?
Un’enorme differenza, almeno per quanto mi riguarda. Quando entro in modalità “giallo-detective story” cerco di immedesimarmi nei miei autori classici Disney preferiti (che poi sono gli stessi di Casty), Gottfredson e Scarpa: se poi questo traspare o meno… non lo so,  ma è quello che spero!
Certo mi impegnerò sempre di più per migliorare il mio stile in modo da essere moderno e classico nel contempo: non dimentichiamoci che Topolino è il personaggio che dà il nome al settimanale e va trattato coi guanti bianchi.
Un saluto a tutti e buon DarkenBlot 2.0!

Ringraziamo gli autori per il loro tempo.

Intervista rilasciata via mail a ottobre 2013.

 

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In collaborazione con Lo Spazio Bianco.

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