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Spider-Man #600: la morte di Peter Parker

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Sono passati più di 50 anni dall’esordio dell’Uomo Ragno sulle pagine di Amazing Fantasy. Un po’ il successo, un po’ le leggi postali dell’epoca, suggerirono all’editore di assegnare al personaggio ideato da Stan Lee e Steve Ditko una testata dedicata, Amazing Spider-Man, che alla vigilia del novantesimo compleanno del sorridente chiude la sua corsa editoriale con il #700 numero e con una saga epocale e controversa che lo stesso editor, Axel Alonso, ha difeso con queste parole:

Non c’è persona che ami Peter Parker più di .

Il motivo della giustificazione deriva dalla morte del personaggio sull’ultimo numero di Amazing, una morte che ha il sapore del definitivo, a parte la finestra che viene sempre lasciata aperta ai “super-morituri”.

La conclusione di Amazing, ad ogni modo, è una chiusura abbastanza atipica: credo che se a molti fan del Ragno, e io per primo, avessero detto: “Amazing chiude e Peter Parker muore” questi avrebbero pensato immediatamente “L’assassino è Goblin!”
Invece Slott opta per l’unico personaggio che, intellettualmente parlando, può essere considerato realmente all’altezza di Peter Parker: Otto Octavius, meglio noto come Dottor Octopus.

Octopus fa il suo esordio sul #3 di Amazing Spider-Man e si dimostra sin da subito un avversario ostico, fino al punto da riuscire a smascherare lo stesso Peter sulle pagine di Amazing #12:  Spider-Man #600: la morte di Peter Parker - UR_10in quella occasione solo il fatto che molti, tra cui lo stesso Octavius, lo ritenevano un improbabile permise al giovane Parker di convincere tutti che in realtà aveva solo indossato il costume di Spidey, su invito di quest’ultimo.
L’importanza di Octopus nella vita dell’, però, è sottolineata nella storia editoriale del personaggio anche da altri autori, sia nelle storie regolari sia in quelle fuori serie: ad esempio, quando John Byrne venne chiamato per riscrivere le origini del personaggio su Chapter One, con una operazione non troppo differente dal suo indimenticabile Man of Steel, decise di dare origine all’Uomo Ragno e a Octopus con lo stesso esperimento uscito fuori controllo. E Otto Octavius era proprio il ricercatore capo di quell’esperimento.

Dunque il rapporto con il Dottor Octopus può essere interpretato come un confronto tra scienziati, quasi tra allievo e mentore (seguendo anche l’interpretazione data nel secondo ragno-film di Sam Raimi), e d’altra parte il legame tra Norman Osborn, Goblin, e Spidey è stato più volte visto come una versione distorta del rapporto padre figlio: in molte occasioni, infatti, gli autori ragneschi hanno sottolineato come Peter rappresentasse per Norman il figlio ideale, in contrapposizione con il figlio naturale Harry, che non a caso Slott ha defilato dalla storia.

I tre personaggi, dunque, anche grazie alle continue contrapposizioni nelle loro identità mascherate, hanno o comunque potevano rappresentare una metafora perfetta per le contrapposizioni generazionali e sociali: in fondo è chiaro il ruolo di Osborn, rappresentante dell’elite industriale e finanziaria. Octavius, invece, ha rappresentato la scienza distorta dal desiderio di potere e di dominio, quella fuori controllo e arrogante. Peter, invece, che nella sua vita ha interpretato vari ruoli (studente e nerd, wrestler, fotografo, insegnante, ricercatore), ha sempre rappresentato la gente comune, della strada, come suggerisce anche il soprannome di “amichevole Uomo Ragno di quartiere“: questa sua identità è anzi così forte da averlo caratterizzato anche durante Desiderio di morte.

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Desiderio di morte è, al di là dei dettagli sulla trama o della qualità intrinseca della storia, una vera e propria summa di tutto ciò che è Peter Parker: ne mostra l’ingegno, messo alla prova per fuggire dalla trappola più complessa in cui si sia mai trovato; ne rappresenta la morale e il senso di responsabilità, che in pratica lo spinge a reagire al piano di Octopus mentre tutto ormai sembra essere perduto; e soprattutto mette in scena il dilemma continuo di Peter, schiacciato tra la responsabilità verso la sua città e quella verso la sua famiglia. Infine Slott pone l’eroe di fronte al più temuto dei dilemmi supereroici: per salvare se stesso e adempiere alla sua missione Peter deve togliere la vita al suo nemico.

E qui sta probabilmente la chiave di lettura quasi favolistica di Desiderio di morte: il tentativo di Peter di rientrare nel suo corpo è una esplicita forzatura della morale dell’eroe, e porta così alla inevitabile sconfitta e morte del protagonista.
Spider-Man #600: la morte di Peter Parker - ur600Le scene finali, però, cercano di rendere meno amara la conclusione: lo scambio delle reti neurali di Peter e Otto, infatti, ha permesso loro anche di condividere i rispettivi ricordi, e quindi di tramandare al nuovo Uomo Ragno una pesante eredità:

Da un grande potere derivano grandi responsabilità.

Sarà allora interessante leggere su Superior in che modo Slott riuscirà a combinare l’etica di Peter e la rabbia di Otto, almeno fino al prossimo, epocale, cambio di identità.

Il numero è completato da Sogni di Ragno di JM De Matteis e , inchiostrato dal grande Sal Buscema.
Insieme con Date Night, pubblicato in Italia sul numero 596 di Uomo Ragno/Spider-Man, rappresenta un vero e proprio omaggio a Spidey forse anche più delle scene da requiem dedicategli da Slott in Desiderio di morte. In questo caso De Matteis immagina un Peter Parker vecchio, nonno, con la memoria che un po’ gli difetta, che cerca di convincere il nipote di essere stato l’eroe di New York. In effetti è un Peter, uno dei pochi eroi ad essere invecchiato, con l’età che dovrebbe avere ora se questi 50 anni fossero passati normalmente nell’universo Marvel e la deliziosa storia realizzata dallo sceneggiatore e molto ben disegnata dal nostro Camuncoli è un vero e proprio atto d’amore nei confronti del personaggio e della sua umanità.

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La scena finale dell’albo è, poi, assolutamente impagabile e rappresenta il desiderio intimo di ogni ragno-fan che si rispetti: volare tra i grattacieli della grande città sorretti dall’amichevole Uomo Ragno di quartiere!

Abbiamo parlato di:
Spider-Man (L’Uomo Ragno) #600
, , J. M. DeMatteis,
Traduzione di Pier Paolo Ronchetti
, 29 agosto 2013
80 pagine, spillato, colore – 3,30€

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6 Commenti

6 Comments

  1. BW, sig GJP

    9 dicembre 2015 a 15:56

    “come rovinare un’intera infanzia parte 1” sarò anche una ragazza ma l’uomo ragno mi ha accompagnato per tutta la mia infanzia, non sapevo che fosse morto e ora una parte della mia giovinezza se n’è andata con lui. L’ho sempre ammirato, e chiamatemi sciocca ho sempre sognato il mio Peter Parker e la notizia che sia deceduto è molto triste per me…

  2. Romeo Bertossi

    3 novembre 2013 a 13:42

    Ma quando la smetteranno con questi escamotage della morte per rilanciare un personaggio? Tanto si sa che: si scoprirà che tanto morto poi non lo è, che magari comincia una nuova saga con il Peter originale che convive con gli altri uomini ragno (mi pare che ne siano di diversi) poi lui che inventa qualcosa che li vaporizza o chissà che. Ma possibile gli americani così furbi e intelligenti come sono si ostinano a confondere questi mezzucci con la creatività? Inventare vuol dire creare una cosa (prima non c’è poi c’è) e andare avanti con questa dimostrando coerenza, non trasformare ciò che già esiste in qualcos’altro, ma una mossa simile in America non la faranno mai, perché vorrebbe dire rischiare di mettersi contro i fans che a loro volta rappresentano denaro sonante.

    • David Padovani

      David Padovani

      4 novembre 2013 a 17:02

      Romeo, condividendo il tuo risentimento sugli escamotage delle morti nel Marvel Universe e, più in generale, nel panorama supereroistico statunitense, mi sento di spezzare una lancia in favore di Dan Slott, fautore della “morte” di Peter Parker e dell’avvento del nuovo Superior Spider-Man. A circa un anno dal debutto, ormai, il “nuovo” arrampicamuri è più saldo che mai nel ruolo di protagonista e, all’orizzonte, sembra proprio non esserci il ritorno del buon vecchio Peter. Slott sta, a mio avviso, facendo un ottimo lavoro e gli va riconosciuto il coraggio di avere osato una mossa “editoriale” pur avendo contro buona parte del fandom.
      Poi è chiaro che Peter Parker prima o poi tornerà… nothing changes!

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