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X-Men, La saga di Fenice Nera – La fiamma dell’adolescenza nel cuore dei superpoteri

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Origine

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A diciassette anni il mondo ti è già esploso in faccia da un po’, sei un coacervo di ormoni, desideri e fantasie. Si alimentano nella quotidiana inesperienza e inadeguatezza del tuo corpo che cambia. Dentro, le domande iniziano a farsi più delicate e, al contempo, più feroci. In molti casi, si rimette in discussione tutto ciò che abbiamo ereditato dalle generazioni passate. Personalmente: la religione, gli affetti, i principi valoriali, le relazioni con le ragazze, il concetto di Amore, la sessualità, il senso del dovere, ecc. Le zone d’ombra si fanno più ampie e dominanti. Il movimento spinge a nuove necessità e a nuovi moti di consapevolezza. Il baratro è proporzionale alla propria sensibilità costituzionale e ai modelli educativi di riferimento.
La mia infanzia è stata terrificante ma senza eventi traumatici, il che, per certi versi, è ancora più spaventoso. Ma questo l’avrei scoperto più avanti.
In adolescenza, la struttura psico-affettiva è terribilmente sedotta da concetti manichei: bando alle sfumature di grigio, il mondo si divide in netti bianchi e neri, il Bene e il Male sono in costante lotta. Si prende posizione. Non lo capisci subito, ma a posteriori scoprirai, se sei fortunato, che quelle posizioni (spesso ridicole) servono solo allo sviluppo, alla maturazione del proprio io. Poi l’ego si fa ingombrante e il resto della vita cercherai le tue strade per ridimensionarlo. Ma questa è un’altra storia. Un concetto è dominante in questo periodo: Potere.

Desiderio manicheo

A diciassette anni ho letto per la prima volta la saga degli di Fenice Nera. Era un’edizione in volume in lingua inglese, curata e bella da tenere in mano. Non era ancora tempo delle infinite riedizioni da libreria, né delle graphic novel: questa eccezione era già un segno dell’importanza della storia contenuta. La aveva iniziato un’altamente selezionata e limitata riproposta in paperback di saghe particolarmente importanti nella sua sterminata produzione. Fenice Nera non poteva mancare.
X-Men, La saga di Fenice Nera – La fiamma dell’adolescenza nel cuore dei superpoteri - 022Gli autori della saga sono l’ovvio ed esplosivo di inizi anni ’80 (ai testi), lo strepitoso John Byrne (a trama e disegni) e il preciso e delicato Terry Austin (alle chine). Un team che avrebbe segnato il fumetto statunitense per sempre, proprio con la sequenza di storie di Uncanny che componeva la saga.

Quando lessi la storia per la prima volta (in seguito l’avrei riletta più volte, l’ultima ieri, per scrivere questo articolo) non conoscevo quasi nulla dei supereroi americani, leggevo maluccio l’inglese, e non sapevo quale storia avessero alle loro spalle gli X-Men. Ero vergine. Ero adolescente e vergine. Fenice Nera colpì tremendamente il mio immaginario fantastico, sotto due aspetti: la sessualità e il concetto di potere (e la mia carenza nella lingua inglese, ma tant’è).
Byrne e Claremont avevano un’idea chiara in testa e un preciso target di lettori: sparare a mille gli ormoni degli adolescenti, mettendo in scena il concetto stesso di perversione (del bene, della morale, dell’umanità, ecc.) attraverso la bellezza iconica e rassicurante dei supereroi. La dolce, sensibile Jean Grey, che nella storia sarebbe diventata la “divinità oceanica” e corrotta di Fenice Nera, era vittima e complice di un processo di deturpamento del cuore e del desiderio che avrebbe fatto saltare sulla sedia qualunque ragazzino represso come il sottoscritto.
Il Club Infernale, nemico dichiarato dall’inizio di questa saga, intriso d’immaginario fetish, era il richiamo perverso del desiderio per Jean e per i lettori.
Gli autori giocavano a carte scoperte, riprendendo in modo esplicito semplici concetti psicanalitici, vaghi ma stimolanti riferimenti esoterici o filosofici (Yin e Yang della tradizione taoista, per citarne uno): gli opposti come fondamento della vita; la lotta come malattia; il potere e la sua corruzione come motore fondamentale delle scelte.
In Fenice Nera mettono i primi semi fecondi concetti che nei decenni successivi autori come Veitch, Miller, Millar, Ellis ed Ennis (per citare i principali) avrebbero portato alle estreme conseguenze. 

Potere e corruzione

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La parabola di Jean Grey che si sviluppa nella saga di Fenice Nera nasce dai conflitti personali, esistenziali, sociali e cosmici del Potere. La giovane e ancora inesperta telepate si trova improvvisamente attraversata da un’energia cosmica senza confini, sovraumana, capace di mettere in discussione qualunque principio precedente e di ribaltare il punto di vista rispetto alle “banali” vicende dell’essere umano. Jean diventa improvvisamente una divinità, per di più corrotta dalle macchinazioni del Club Infernale.

Una trama semplice diviene esplosiva per la straordinaria unione di forze che gli autori mettono in campo.
C’è intelligenza in ogni tavola, cura dei particolari, sperimentazione, voglia di spingersi oltre i limiti del fumetto seriale e desiderio di stupire i lettori. È proprio nel senso di meraviglia (corrotto) che Byrne e Claremont mettono le loro mani, che accendono la fiamma dell’intrattenimento.
In questo processo, il concetto di Potere viene osservato in azione, ribaltato (il male infinito, il bene infinito), giocato sulla dimensione intrapsichica (affetti, relazioni personali, amore, seduzione) e su quella universale (il potere cosmico, la vita di altri essere viventi, l’esistenza stessa delle stelle e di interi universi). Jean Grey si troverà sedotta e drogata da una fonte inarrestabile, per la quale è pronta a sacrificare tutto il suo mondo.

All’apice degli eventi, quando il dramma della storia tocca il suo culmine, Jean Grey e il Professor Xavier hanno uno scambio che rivela in due vignette tutto il senso della vicenda.

Jean: “Io sono il potere”

Xavier: “ Potere senza limiti… conoscenza senza saggezza… età senza maturità… passione senza amore. Devo combatterti, Jean! E devo vincere!”

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Il connubio irripetibile

Claremont, Byrne e Austin rappresentano ancora oggi uno dei migliori esempi di team creativo che abbia attraversato la storia del fumetto popolare americano. La produzione statunitense di supereroi, con i suoi albetti mensili, legati da una continuità che negli X-Men si sarebbe fatta sempre più serrata e complessa, rappresenta una sfida creativa non semplice, ma che spesso viene sottovalutata soprattutto agli occhi degli autori del fumetto europeo. Ritmo, sintesi, suspense, vincoli e creatività, ripetizione e innovazione. Il fumetto seriale ha regole imposte che obbligano da sempre gli autori a muoversi con intelligenza e originalità, se vogliono cercare di realizzare qualcosa di nuovo e di sorprendente.

X-Men, La saga di Fenice Nera – La fiamma dell’adolescenza nel cuore dei superpoteri - 058Innovazione e sorpresa erano le parole d’ordine di Claremont e Byrne. Quando si sono ritrovati insieme a realizzare le storie di Uncanny X-Men i lettori sono saliti su uno strabiliante ottovolante fatto di novità e classicismo, d’intelligenza e semplificazione, di ritualità e ricerca.
Attraverso uno stile che potremmo definire completamente estroverso e sparato in faccia al lettore (non è tempo di sottigliezze questo), con uno psicologismo semplice ma non banale, sottolineato da lunghi e onnipresenti baloon dei pensieri dei protagonisti, gli autori mettono al centro i personaggi, la loro evoluzione, le relazioni e gli affetti. La tecnica da soap opera diviene il manifesto del nuovo fumetto di supereroi, e i personaggi diventano icone psicologiche.

Oltre alla regina della saga, Jean Grey, è proprio in Fenice Nera che Wolverine cresce come personaggio fino a diventare così potente e centrale nelle storie degli X-Men, da esserne il simbolo. Non è un caso che il peloso eroe canadese sia un uomo lacerato da dubbi, contraddizioni, corruzioni e poteri. Ogni cosa che ci viene mostrata di Wolverine seduce il lettore. L’episodio centrale della saga (Wolverine: Alone) è perfetto da ogni punto di vista. I disegni di Byrne sono evocativi, dinamici, drammatici, ricchi d’inventiva. Wolverine è l’anima perversa ma vitale di un gruppo di eroi senza più una guida.

Altrettanto importante, per inciso, è la rappresentazione del conflitto di leadership tra Ciclope e il Professor Xavier che attraversa tutta la vicenda. Così come brilla la prima apparizione di Kitty Pride, trattata con un’attenzione psicologica e narrativa che raramente si era vista in precedenza nel fumetto supereroistico.
Oso dire che né Byrne né Claremont sarebbero più stati così efficaci nella loro carriera, come nel periodo in cui hanno lavorato insieme su Uncanny X-Men.

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Oltre ogni limite

X-Men, La saga di Fenice Nera – La fiamma dell’adolescenza nel cuore dei superpoteri - 111Non si può nascondere, al lettore di oggi, che la saga di Fenice Nera presenta comunque alcuni difetti.
La sceneggiatura di Claremont appare in molte parti eccessivamente verbosa e schematica, priva di sottigliezze. Eppure chiarissima e coinvolgente. Il soggetto è semplice e non particolarmente originale. Anche se agli autori piace lavorare su piani diversi (da quello più intimista a quello cosmico) e creare numerosi cambi di scenario, muovendo abilmente i tanti personaggi in gioco, la linearità della trama difficilmente ha la capacità di prendere di sorpresa il lettore.
Ma più che la fabula, è la costruzione delle vicende e delle dinamiche interne ai personaggi a coinvolgere e muovere la lettura con estrema efficacia. Il contributo dei disegni di Byrne e Austin diventa cruciale. Lo stile classico, ma creativo e ricercato, di Byrne (dal ritmo delle tavole, al taglio delle inquadrature, alla cura dei particolari degli ambienti, dei macchinari e delle posture dei protagonisti) rappresentava il culmine di una cultura fumettistica popolare decennale. L’artista canadese raggiunge una sintesi mirabile, evocativa e perfettamente funzionale alla narrazione della storia. La compostezza del suo tratto rende accettabile ed eccitante anche gli scenari, gli abiti e gli eventi più incredibili, superando a piè pari il problema della sospensione dell’incredulità.
D’altra parte, i limiti stilistici di Fenice Nera sono chiaramente condizionati dalla cultura fumettistica di quegli anni e dal livello di maturazione fino allora raggiunto dai comics di supereroi. Per quanto una maggiore sintesi (sia nei testi sia nella conduzione degli eventi della storia) avrebbe giovato alla lettura, è anche vero che Claremont e Byrne si dimostrano maestri nel curare i momenti di climax della vicenda, senza perdere il ritmo giusto.
Si legga la scena in cui Fenice Nera viene neutralizzata dal Professor Xavier. Enfatica, epica ma rapida, senza lungaggini inutili e soprattutto ritagliata a fine albo per la nuova, sorprendente avventura cosmica che sarebbe toccata agli X-Men nell’ultimo capitolo, sotto processo da parte dell’Impero Shiar.

Finale Cosmico

X-Men, La saga di Fenice Nera – La fiamma dell’adolescenza nel cuore dei superpoteri - 076Gli X-Men non sono propriamente degli eroi “cosmici”, come potrebbero essere, per esempio, Silver Surfer o Warlock. Eppure hanno più volte attraversato le stelle, ogni volta in situazioni terribilmente drammatiche.
Claremont e Byrne sfruttano fino in fondo il conflitto etico ed esistenziale che l’onnipotenza in forma umana e corrotta di Fenice Nera ha portato nel mondo Marvel. Jean Grey viene sottoposta a processo da un folto gruppo di civiltà extraterrestri. Impossibile non ripensare al processo a Reed Richards che lo stesso Byrne avrebbe raccontato nel suo splendido ciclo di storie dei Fantastici Quattro qualche anno dopo.
Ma gli X-Men, per quanto dotati di poteri sorprendenti, sono umani non abituati a scenari universali. Sono persone spaesate da una dimensione che non sanno comprendere. Così Wolverine e la sua rabbia per l’improvvisa impotenza, Tempesta e la perdita del contatto con la Madre Terra, il semplice e inadeguato Colosso: ognuno di loro comprende, in un finale sempre più drammatico, la loro piccolezza rispetto a forze e poteri impensabili.
Concetto che viene sorprendentemente ribaltato dal sacrificio conclusivo di Jean Grey: l’assunzione tutta umana di responsabilità è capace di neutralizzare l’onnipotenza dell’entità cosmica di Fenice. Il piccolo vince sul grande. È un inno epico all’onnipotenza della volontà umana. Triste e lacerante, ma perfettamente sensato rispetto alla saga, e assolutamente coerente con la cultura statunitense e con i principi alla base dell’epica supereroistica. 

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La saga di Fenice Nera rappresenta, per queste ragioni, una pietra miliare e un punto di non ritorno nell’evoluzione del genere nel cuore degli anni ’80, che celebra il conflitto tra la fragilità dell’uomo e la pericolosità delle forze con cui si ritrova sempre più a “giocare”, che vanno ben oltre la piccola visione comune. Nel monologo conclusivo dell’Osservatore, Claremont e Byrne mettono il sigillo a una storia indimenticabile.

Ognuno ha dentro di sé la capacità per il bene e per il male. Le nostre azioni nascono tutte dall’incontro di queste due forze estreme. La ragione ce la fa riconoscere, dandoci la responsabilità di scegliere. Ma non tutte le scelte sono chiare, né tutti i conflitti scontati. Questa bambina ha ottenuto un potere che l’ha posta tanto al di sopra dell’umanità […] Ma di fronte alla scelta tra tenere il suo potere divino … con la consapevolezza che avrebbe seminato morte e distruzione tra le stelle … e morire lei stessa, ha scelto di morire. […] Jean Grey poteva vivere e diventare un dio. Ma per lei è stato più importante morire … da essere umano.

L’epica è servita, il sipario si chiude, l’umanità vince su tutto, il sacrificio ne è lo strumento definitivo. I supereroi sono il piano di gioco adolescenziale, dove si inscena il conflitto spirituale ed esistenziale della crescita. Niente di più semplice e di più complesso.
Il diciassettenne che è in me ancora ringrazia.  

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La Saga di Fenice Nera in Italia potete trovarla su:
La Saga di Fenice Nera – Ultimate Edition
Marvel Italia – Panini Comics, 1998
195 pagine, cartonato, colore – £ 30.000

La Saga di Fenice Nera in originale:
The Uncanny X-Men#129-138
, , Terry Austin
, Gennaio-Ottobre 1980

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