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Strangehaven: Gary Spencer Millidge e l’inquietante normalità di una cittadina qualunque

Strangehaven è quasi certamente il fumetto indipendente più famoso degli ultimi anni: creato dal cartoonist inglese nel 1995 e tuttora in corso, si è guadagnato ottimi commenti dalla critica ed ha saputo dare origine ad un folto seguito di appassionati in tutto il mondo.Strangehaven: Gary Spencer Millidge e l'inquietante normalità di una cittadina qualunque - 2129672-strangehaven_01
Protagonista della storia è Alex Hunter, giovane maestro elementare che durante un viaggio in auto capita per caso a Strangehaven, un paesino all’apparenza idilliaco e tranquillo, ma che si rivelerà pieno di segreti e di personaggi eccentrici e misteriosi. Ed è questo il punto di forza della serie: l’autore riesce a creare su carta una comunità realistica e convincente, all’apparenza quindi normale, dalla quale emergono inaspettatamente elementi irrazionali e spiazzanti.

La “normalita’” di Strangehaven è resa alla perfezione dalla sceneggiatura: Millidge ha adottato per le sue tavole una gabbia molto rigida, composta di tre strisce da tre vignette ciascuna, e le inquadrature sono quasi sempre ad altezza d’uomo e mai insolite. Tutte le trasgressioni sono funzionali alla storia, come la vignetta quadrupla di pagina 11 o le belle soluzioni grafiche delle pagine 19 e 22. In generale, Millidge si rivela già smaliziato nello storytelling. La lentezza con la quale si dipanano gli eventi, inoltre, contribuisce a dare all’ambientazione un’atmosfera calma, rilassata, quasi da sogno.
Avendo letto solo i primi due numeri, dovremo aspettare per conoscere a fondo la psicologia dei personaggi; possiamo pero’ dire che tutti sembrano interessanti e degni di essere approfonditi. Inoltre Millidge è stato molto bravo nell’introdurre, in questi primi due episodi, i semi delle sottotrame della serie: sottotrame che, pare, saranno incentrate principalmente sui protagonisti e sui loro rapporti interprersonali.

Per quanto riguarda i disegni, gli sfondi sono ben fatti e particolareggiati, ed il realismo quasi fotografico ben si addice allo spirito della serie. I personaggi pero’ non convincono: sembrano cambiare volto in ogni vignetta (soprattutto Janey), assumendo un aspetto non ben definito… in alcuni casi si rischia persino di fare confusione. Belle le tavole dipinte del racconto di Meg, peccato non poterle vedere a colori.
Ottima la confezione: carta e rilegatura sono perfette, e la copertina è molto bella ed originale, oltre che funzionale alla storia. All’interno, troviamo un editoriale di Omar Martini e Smoky Man, un’introduzione di Dave Sim (“padrino” dell’autoproduzione americana), una lunga ed interessante intervista a Millidge, una rubrica della posta (alle lettere risponderà l’autore in persona) e la rubrica “Piccola Editoria” che si occupa delle più interessanti autoproduzioni italiane.

In conclusione, un altro colpo messo a segno dalla , che si contraddistingue per l’elevata qualità delle proposte (ricordiamo Artbabe di Jessica Abel, Jar of Fools di Jason Lutes, Hicksville di Dylan Horrocks) e sta diventando sempre di più una casa editrice impossibile da ignorare.

Abbiamo parlato di:
Strangehaven #1
  
, giugno 2003
64 pagine, brossurato, bianco e nero – 6,00€

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