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Junk Love di Chaemin, un amore al tempo dei fast food

Junk Love di Chaemin, un amore al tempo dei fast food - junk-love-cover-webJunk Food è un’espressione mutuata dalla lingua inglese, con la quale ci si riferisce al “cibo spazzatura”, ovvero quegli alimenti, ricchi di grassi, che comunemente si mangiano nei fast food.
È cibo che ingeriamo perché si deve, ma che ci priva del gusto stesso e del piacere del mangiare.

È partendo da questo parallelismo, espresso già chiaramente nel titolo, che l’autrice esordiente Chaemin confeziona Junk Love, un manwha incentrato sulla storia d’amore “usa e getta” tra i due protagonisti, Ho-Gyeong e Min-Gyu, che poco più che ventenni si trovano a vivere una relazione incentrata sul sesso, sulle bugie e scandita inesorabilmente dal cibo.

C’è subito da sgomberare il campo dall’idea che sia una storia di formazione, perché non lo è affatto. L’evoluzione dei personaggi è completamente assente, sebbene il finale – collocato temporalmente cinque anni dopo la vicenda principale – lasci presagire il contrario. In realtà si vede chiaramente come, nonostante una realizzazione nella vita pubblica e lavorativa, ben poco sia cambiato in quella privata, che appare ancora autodistruttiva e immatura come in precedenza. A tratti persino nostalgica.

L’autrice sceglie una narrazione non lineare, rinarrando le stesse vicende considerando alternativamente il punto di vista di lui e di lei, e appare subito evidente quanto siano marcate le differenze di coinvolgimento e le contraddizioni dei due giovani nel vivere lo stesso episodio.
I numerosi flashback presenti servono a mantener vivo l’interesse del lettore per ricostruire cronologicamente la vicenda e inserire tutti i pezzi del puzzle al posto giusto,Junk Love di Chaemin, un amore al tempo dei fast food - junk-love-web-p6-262x400 nonostante l’insieme appaia, in più di un’occasione, inutilmente tirato per le lunghe e risolvibile con lo stesso esito in meno pagine. Ci sono interi capitoli nei quali non accade nulla di nuovo o diverso che ne giustifichi l’esistenza.

I protagonisti appaiono piuttosto freddi, distaccati e indolenti, e questa sensazione ansiogena viene riversata in maniera efficace sul lettore, che si trova a vivere una storia dai toni cupi, senza riuscire a esserne coinvolto in maniera piena, trovandosi quasi a curiosare tra quegli eventi privi di “vero sapore”.
E ci si rende conto che quella relazione autodistruttiva si svolge in realtà in un tempo piuttosto esiguo, come è proprio delle relazioni odierne nell’immaginario comune, e si esaurisce con la stessa indifferenza e casualità con la quale è iniziata; a ribadire, ancora una volta, l’inconsistenza caratteriale dei due protagonisti.

Non è chiaro l’intento dell’autrice: se volersi focalizzare su una generazione – ad avvalorare questa tesi sono i difficili rapporti che hanno entrambi i ragazzi, per motivi diversi, con le loro famiglie – o semplicemente porre l’accento sulla difficoltà generazionale di tessere delle relazioni sane, anche se, all’interno stesso del fumetto, non mancano esempi positivi che vengono affiancati, in secondo piano, ai due protagonisti.
Il quadro finale è piuttosto deprimente e conferisce in conclusione un senso quasi di fastidio al lettore.

La prova, pur non essendo del tutto convincente, è sicuramente meritevole e lascia intravedere una buona capacità narrativa da parte dell’autrice. 

Abbiamo parlato di:
Junk Love
Chaemin
Fandango – 2012
352 pagine, brossurato, bianco e nero – € 19,50
ISBN: 9788876182365

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