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Kick- Ass 2: la recensione del film di Jeff Wadlow

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Dopo gli eventi del primo capitolo, Dave Lizewski () ha appeso al chiodo il costume e l’identità di Kick-Ass ed è tornato a essere un normalissimo liceale. Non lo ha fatto invece Mindy MacReady (Chloe Grace Moretz), che, quindicenne e cresciuta dal detective Marcus (Morris Chestnut), non rinuncia a essere Hit Girl, per via di una promessa fatta al padre.

Nel frattempo, mentre decine di supereroi fanno la loro comparsa nel mondo reale, capeggiati dal Colonnello Stars and Stripes () spingendo Dave a riprendere il suo ruolo di Kick-Ass, Chris D’Amico (Christopher Mintz-Plasse) diventa il letale Mother Fucker e assembla un vero e proprio esercito di supercriminali, deciso a vendicarsi del supereroe, mentre la giovane Mindy deve fare i conti con se stessa e con la sua vita, e soprattutto su chi sia veramente.

Scritto e diretto da con Matthew Vaughn questa volta in veste di produttore, riporta sul grande schermo i personaggi creati da Mark Millar con lo stesso umorismo dissacrante del primo capitolo e una forte dose di violenza, spostando però l’attenzione su Hit Girl, che diventa a tutti gli effetti la vera protagonista della pellicola. È il suo personaggio a esserne il cuore emotivo, visto che Wadlow non nasconde di essere più interessato a seguirne l’evoluzione caratteriale e la sua crescita come adolescente (simpatici i siparietti ormonali che Mindy deve affrontare e controllare), relegando il personaggio di Kick-Ass a semplice co-protagonista, attorno al quale ruotano le vicende principali.

In questo frangente in cui la Mindy di , che dimostra ancora una volta di essere una stella hollywoodiana in veloce ascesa, lotta per esprimere la vera se stessa affrontando non solo criminali ma anche le perfidie dell’esperienza liceale, non bisogna dimenticare il perfetto ruolo del Colonnello Stars and Stripes, incarnato da , che nel film prende il posto di Kick-Ass come motore emozionale nel muovere i supereroi reali e nel motivarli nelle loro azioni.

è alla fine quindi un buon sequel, che intrattiene e diverte senza annoiare lo spettatore. infatti ha mano ferma nel dirigere e dimostra ovviamente di amare il materiale a cui ha attinto. È tuttavia palese la differenza con Vaughn, che aveva trasformato il primo film in un vero gioiellino grazie anche ad alcune sequenze di forte impatto. Da parte sua il nuovo regista fa il suo mestiere egregiamente, sapendo di non potere superare il predecessore, e riesce a portare a compimento la missione.

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