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X-Men vol. 2 #1-2-3: il testamento editoriale di Chris Claremont

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X-Men vol. 2 #1-2-3: il testamento editoriale di Chris Claremont - speciale

X-Men vol. 2 #1-2-3: il testamento editoriale di Chris Claremont - testatina-per-articoli

Come Magneto, abbiamo fatto delle scelte nella nostra vita,ci siamo schierati per ciò in cui credevamo. Entrambi siamo stati ossessionati, lui da un incubo, io da un sogno. Il tempo dirà chi di noi due aveva ragione. Le sue scelte sono state sempre alimentate dalla rabbia, segnate dalla disperazione della sua anima. Come le nostre saranno, mi auguro, sostenute dalla speranza.
E’ insito dentro di noi, , come in tutte le persone, mutanti o meno, lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo trovato. Lottare per raggiungere le vette delle nostre potenzialità, cercare il meglio in noi stessi e negli altri, laddove Magneto automaticamente avrebbe supposto il peggio.
Sì, ciò è un ideale. Forse inattuabile. Ma non è il successo ciò che conta. Cosa conta è tentare. E i nostri poteri, il nostro ruolo di eroi, forse il semplice fatto di esistere, ci obbliga a provare.

Questo è il monologo recitato da Charles Xavier a chiusura di Vol. 2#3 e sono anche le ultime linee di dialogo scritte da che con quel numero  lasciava il posto di X-sceneggiatore dopo sedici anni ininterrotti (1)  dedicati all’ideazione delle storie dei mutanti di casa Marvel.

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Era l’inizio dell’ultimo decennio del ventesimo secolo e le testate mutanti, con Uncanny X-Men in testa, erano la gallina dalle uova d’oro della Marvel, con ogni numero che vendeva intorno alle 500.000 copie e uno stuolo di appassionati alla soap opera mutante che Claremont aveva sviluppato negli anni, con decine di trame e sottotrame che si incastravano le une nelle altre e con personaggi che, nelle mani dello scrittore inglese (ma cresciuto negli USA) erano maturati nel tempo, acquisendo una tridimensionalità caratteriale difficilmente riscontrabile in altri personaggi del comicdom americano.

Dal 1989 Claremont era affiancato, su Uncanny, dal giovane disegnatore di origini coreane che, insieme a altri suoi colleghi, quali Todd MacFarlane, Erik Larsen, Whilce Portacio e Rob Liefld, stava rivoluzionando dal punto di vista grafico il genere supereroistico, svecchiando personaggi e impostazioni compositive delle tavole a fumetti ormai ferme e stagnanti da troppo tempo in casa Marvel.

Lee e i suoi giovani colleghi stavano per assurgere al ruolo di comic-star e il loro peso editoriale all’interno degli uffici della Casa delle Idee acquistava sempre più forza. L’editor di Uncanny X-Men, Bob Harras, appoggiava e assecondava sempre più spesso le idee narrative di Lee e quando i due cominciarono a chiedere insistentemente il ritorno sulla scena del prof. Xavier, che Claremont  aveva accantonato da un po’ di tempo, lo scrittore decise che era tempo di lasciare, anziché piegarsi alle idee dell’editor un’altra volta. Erano ormai troppe le cose che Claremont voleva fare con gli X-Men, i nuovi percorsi narrativi da esplorare, anche radicali, che la Marvel gli bocciava in continuazione.

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A metà del 1991 viene deciso di affiancare alla storica Uncanny X-Men una seconda testata dedicata al principale gruppo mutante, chiamata semplicemente X-Men. I primi tre numeri di questa testata vengono offerti a Claremont per scrivere la sua ultima storia mutante. E lui ne fa il suo testamento spirituale, l’epitaffio dei suoi oltre tre lustri alla guida degli X-Men.

Lo scrittore, coadiuvato alle matite da un ottimo , crea una storia che può essere considerata la “summa” dei suoi oltre quindici anni di sceneggiature. Nelle 66 tavole nelle quali si sviluppa la vicenda Claremont racchiude quella che è stata la visione dei “suoi” X-Men, il suo modo di scriverli e il messaggio che attraverso le loro vicende ha sempre provato a trasmettere ai lettori.

X-Men vol. 2 #1-2-3: il testamento editoriale di Chris Claremont - XM_03Lo fa riportando in scena l’antagonista principale degli X-Men, il nemico che sin dal primo numero del 1963 si è contrapposto alla visione di Xavier e dei suoi allievi e che nelle mani di X-Chris ha assunto nel corso degli anni una tale sfaccettatura e pienezza caratteriale che più volte lo ha fatto passare dal ruolo di nemico a quello di alleato degli X-Men: Magneto. Il personaggio che qua ci viene presentato, invecchiato e ammalato, è ancora più immenso nella grandezza della sua caratterizzazione e Claremont ne porta a compimento l’evoluzione che per lui ha avuto in mente sin dall’inizio.
Lo scrittore, che ricordiamo ha origine ebree e ha vissuto da vicino parte del conflitto israelo-palestinese, ha  sempre visto il Professor X e Magneto come la trasposizione fumettistica di David Ben-Gurion e Menachem Begin, due storici politici israeliani: il primo fondatore dello stato di Israele e prima persona a ricoprirne il ruolo di Primo Ministro e il secondo fondatore del Likud (partito nazionalista liberale della destra israeliana) e anche egli Primo Ministro dello stato ebraico.

Claremont ha  visto Magneto fin dall’inizio come il terrorista che avrebbe potuto un giorno trasformarsi in capo di stato e proprio questo avviene in X-Men#1 (ottobre 1991) quando il signore del magnetismo dichiara l’asteroide M in orbita intorno alla Terra come stato autonomo mutante, pronto a accogliere tutti gli homo sapiens superior stanchi dell’oppressione e della discriminazione da parte dei “normali” umani. Magneto si schiera, di fatto, contro le principali potenze mondiali e, per difendere la sua nuova patria, recupera le testate nucleari dal sottomarino sovietico Leningrad che aveva affondato  anni prima, in una storia narrata in Uncanny X-Men#150.

X-Men vol. 2 #1-2-3: il testamento editoriale di Chris Claremont - XM_04Per evitare la deflagrazione di un conflitto mondiale gli X-Men, guidati da Charles Xavier, intervengono in quello che è lo scontro “definitivo”, almeno per quanto riguarda Claremont, tra gli allievi del Prof. X e Magneto, tra due visioni diametralmente opposte dei rapporti tra umani e mutanti, una guidata da un sogno e l’altra da un incubo.

Se questa, molto in breve, è la trama che si sviluppa in questa terna di albi d’addio di Claremont, trama classica, quasi scontata, per un fumetto supereroistico, quello su cui vale la pena soffermarsi e approfondire è la struttura della storia, l’uso che lo scrittore fa dei personaggi e delle situazioni e il messaggio che, attraverso essi, vuole veicolare.

Approfondendo l’analisi di X-Men vol. 2#1-2-3 è immediato notare come l’albo sia una sorta di eco, di richiamo e di specchio, seppure asimmetrico, di X-Men vol. 1#94, ovvero il primo albo mutante scritto da Claremont (pur su soggetto di Len Wein). X-Chris ha in un certo modo voluto chiudere il cerchio della sua gestione, sia scrivendo una storia attraverso la quale apparisse chiaramente qual è il messaggio “positivo” che i “suoi” X-Men hanno cercato di trasmettere in quindici anni ai lettori, sia riportando i “suoi” ragazzi a un punto d’inizio, lasciandoli, seppur con più anni e più maturi, così come li aveva trovati nel 1975.

Come il numero 94 di Uncanny X-Men segnava il rilancio della testata mutante dopo anni di ristampe, a seguito dell’ottimo successo di vendite di Giant Size X-Men#1, così X-Men vol.2#1-2-3 rappresentano l’inizio di una nuova era per gli X-Men.

Claremont in “Rubicone” (XM#1) fa una cosa analoga alla sua prima storia ( da autore unico ai testi)  nella quale aveva presentato un gruppo di allievi di Xavier “allargato”, formato dal team originale e dalla seconda generazione di X-Men, formata dal professore proprio per salvare i suoi primi studenti. Xavier decide di creare due gruppi di X-Men e accanto a Wolverine, Tempesta, Rogue, Gambit, Colosso, Psylocke e Jubilee che erano gli attuali membri del gruppo, raccoglie i suoi studenti originari, Ciclope, Marvel Girl, Bestia, Uomo Ghiaccio e Arcangelo (non più Angelo dopo la trasformazione che il personaggio ha subito per mano di Apocalisse nelle storie di X-Factor).

X-Men vol. 2 #1-2-3: il testamento editoriale di Chris Claremont - XM_05Lo scrittore in poche battute e con l’espediente di una sessione di allenamento, delinea il carattere e rivela le caratteristiche principali di tutti i protagonisti, presentandoli anche a quelli che potrebbero essere i nuovi lettori della testata, così aveva fatto in X-Men vol. 1#94, quando Ciclope aveva guidato i “nuovi” X-Men ad allenarsi nella Stanza del Pericolo.

X-Men vol. 2 #1-2-3: il testamento editoriale di Chris Claremont - X-M_06La prima antitesi o asimmetria evidente sta proprio nel ritorno dei primi X-Men all’interno del gruppo, là dove nel 1975 avevano deciso (tranne Ciclope), di lasciare la Scuola per Giovani Dotati. A questo elemento antitetico Claremont contrappone anche un elemento di continuità, quasi un legame, che vuole sia evidente, tra l’inizio e la fine della sua gestione.
Fa questo attraverso la presenza di due personaggi: Sean Cassidy, il mutante Banshee, e Moira MacTaggert, ex-fidanzata di Xavier, entrambi presenti nei primi numeri scritti da Claremont (Banshee sin dal 94, Moira dal 96) che ritroviamo anche in questa storia conclusiva. Se nel 1975, Moira si presentava a Banshee che le apriva la porta della X-Mansion, come la fidanzata del professor X, nel 1991 i due stanno insieme e stanno vivendo la loro storia d’amore: altro elemento antitetico all’interno di una continuità.

Tuttavia l’uso più chiaro e emblematico di questo gioco di antitesi narrativa che lega inizio e fine della sua avventura mutante, Claremont lo esplicita nella costruzione della storia. Se infatti si mettono a confronto la tavola iniziale del numero 94 di X-Men e l’ultima tavola di X-Men vol. 2#3, questo voluto richiamo agli esordi appare evidente.

L’inizio dell’albo “The Doomsmith Scenario” (X-M#94) vedeva Charles Xavier seduto sulla sua sedia a rotelle parlare ai suoi X-Men, vecchi e nuovi, guardandoli negli occhi. La scena è ottimamente resa da Dave Cockrum, disegnatore della storia, che sviluppa graficamente l’idea di Claremont di posizionare un grande specchio alle spalle del Prof. X, in modo da fare vedere in faccia al lettore tutti i protagonisti.
Questo era l’inizio, l’avvio di una nuova avventura sia per gli X-Men, che per il loro scrittore e Xavier/Claremont guardava davanti a sé quelli che sarebbero diventati i suoi compagni di vita per numerosi anni a venire. Nella tavola finale di X-Men vol. 2#3, Xavier invece, alla fine del suo monologo, fronteggia, con i suoi allievi alle proprie spalle, lo spazio sopra la Terra, fissando l’infinito attraverso le pareti trasparenti di un Blackbird costruito in materiale plastico (idea di Forge perché il velivolo fosse meno vulnerabile agli attacchi da parte di Magneto). Xavier nel guardare lo spazio profondo è, di nuovo, Claremont che guarda l’indefinito del suo futuro professionale senza i personaggi che lo hanno accompagnato per tantissimi anni e, come è fisicamente per Charles nella scena disegnata da Jim Lee, anche per lo scrittore gli X-Men ormai sono il suo passato, sono alle sue spalle.

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La pagina iniziale di X-Men vol. 1 #94 e la pagina finale di X-Men vol. 2 #3

Seppur pervaso da un’amarezza e da una tristezza di fondo che riflettono i sentimenti di Claremont nel dovere lasciare la guida degli X-Men, il trittico formato da X-Men vol. 2#1-2-3 veicola e sublima, in maniera definitiva, il messaggio che lo sceneggiatore ha sempre sentito la responsabilità di mettere nelle sue storie. 
Ogni personaggio mutante, Magneto compreso, è scritto e reso in modo tale che il lettore possa andare oltre nella sua mente al senso di pregiudizio o di animosità che possa avere nei suoi confronti. Claremont vuole che si guardi a questi personaggi semplicemente come a  degli individui, potenziali amici o conoscenti, piuttosto che a stranieri sconosciuti. E se lo scrittore riesce a fare ciò, magari molti lettori trasferiranno questo modo di guardare agli altri dai personaggi del fumetto che stanno leggendo alla vita reale.
Non si può mai sapere” – ha detto Claremont – “ma in ogni caso ci spero sempre e continuo a provarci”. In questo sta il lascito e il testamento spirituale dello scrittore, che egli esplicita a chiare lettere nel monologo finale di Xavier.

Tutt’oggi, a più di vent’anni di distanza da quell’addio, quando Claremont ne parla traspare l’amarezza che quell’evento ancora gli trasmette, sommata all’incompleta “elaborazione del lutto” che, in un certo modo, ha portato l’autore a non mettersi mai quell’evento dietro le spalle, almeno da un punto di vista professionale.

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Tutto questo a prima vista può apparire esagerato da parte di un autore che aveva circa 50 anni quando sono accaduti i fatti, ma conoscendo come Claremont viveva la sua professione di scrittore degli X-Men tutto acquista la sua giusta dimensione.

Lui viveva i personaggi, li respirava” – ricorda Bob Harras a proposito di X-Chris – “Avrebbe potuto scrivere interi capitoli su come si vestivano. Lui sapeva davvero cosa questi personaggi pensassero, sperassero, sognassero”.
Scott Lobdell, lo scrittore che gli è succeduto alla poltrona di scrittore su Uncanny e che è rimasto alla guida dei mutanti per ben sei anni, quattro dei quali dividendosi le sceneggiature con Fabian Nicieza, una volta ha detto: “Ho sempre avuto l’impressione che Chris avrebbe potuto dirti cosa Ororo avesse mangiato la mattina a colazione. Io non sono mai riuscito a pensare ai personaggi fino a quando non mi sedevo davanti al computer.

Da queste semplici dichiarazioni è possibile capire l’attaccamento emotivo che aveva Claremont per gli X-Men. Per lui quei personaggi erano qualcosa di più che semplici figure disegnate su carta, dopo quindici anni insieme lo scrittore li considerava vivi e li considerava suoi. Proprio qui sta l’errore ideologico commesso da Claremont: egli avrebbe voluto vedere crescere i suoi personaggi assieme ai lettori, li avrebbe voluti vedere maturare e cambiare attraverso i fatti e le vicende che la vita (e lui stesso) avrebbe posto davanti a loro. Come Scott Summers che riesce a superare il dolore per la morte (apparente, ma Claremont avrebbe voluto fosse definitiva) di Jean Grey, sposandosi con Madeleine e facendo con lei addirittura un figlio.
Come una sorta di compagni di crescita dei lettori, avrebbe voluto far vivere al cast degli X-Men le situazioni e le problematiche che si incontrano durante la crescita verso l’età matura, le difficoltà nelle scelte da compiere, la gioia come il dolore che l’amore può portare.

X-Men vol. 2 #1-2-3: il testamento editoriale di Chris Claremont - XM_10Tutto ciò, di per sé, non sarebbe stato sbagliato e sicuramente le migliaia di fans e lettori che gli X-Men di Claremont avevano avrebbero tutti voluto una linea guida narrativa che prevedesse un’evoluzione e un invecchiamento dei vari personaggi, anziché un ciclico processo di rinascita-evoluzione-morte ripetuto all’infinito. Esistono esempi del genere nel panorama fumettistico americano, come la famosissima e longeva strip Gasoline Alley di Frank King, pubblicata quotidianamente dal 1918 ai giorni nostri, con i personaggi che nel corso degli anni sono maturati, evoluti, invecchiati e morti, come naturalmente accade nella vita reale.

Ma per la Marvel Claremont era un semplice scrittore a contratto, senza alcun diritto di proprietà sui personaggi e le storie che creava. E poiché l’industria dei fumetti di supereroi americani è, appunto, un’industria che ha come primo obiettivo il guadagno economico, qualsiasi autore, non importa quanto amato o bravo, può essere licenziato o allontanato dal personaggio che sta scrivendo.

Claremont dunque lascia i suoi lettori pieno di rabbia e risentimento verso il suo editor Bob Harras e i vertici della Marvel, rei a suo avviso di avergli sempre più negato, col passare degli anni e l’aumento della fama degli X-Men, gli sviluppi narrativi che lui aveva in mente per i personaggi. Se Xavier, in X-Men vol. 2#1-2-3 viene delegato dallo scrittore a rappresentare, attraverso le sue parole, il messaggio positivo che egli ha provato a infondere negli anni ai suoi lettori, in Magneto Claremont specchia e riflette tutto il sentimento negativo che ha nei confronti dei suoi ex colleghi e datori di lavoro.

E anche in questo caso il discorso finale di Magneto (captato mentalmente da Xavier) pare offrire la chiave di lettura in merito:

Forse è meglio che finisca così, Charles. Meglio che i miei sogni finiscano in fiamme e in gloria, quassù lontano, sopra la Terra. Perché se ci fossimo incontrati di nuovo, non ti avrei mostrato pietà. Ti lascio il tuo sogno Charles. Ma ho paura che, col passare del tempo, il tuo cuore si spezzerà quando ti renderai conto che la tua è la speranza di un folle. Addio, amico mio.

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Abbiamo parlato di:
X-Men vol. 2 #1-2-3
, Jim Lee
in: Gli Incredibili X-Men #50
Marvel Italia, agosto 1994
100 pagine, spillato, colore – £ 4.900

Fonti articolo:
The X-Men Files
Alex Foege
in: New York Entertainment


Note:
  1. Claremont aveva esordito su X-Men vol.1#94 dell’agosto 1975, scrivendo la storia e i dialoghi su soggetto di Len Wein 

2 Commenti

2 Comments

  1. Mario dell'isola felice

    29 settembre 2013 a 17:21

    Gran bell’articolo, David. :-)

    • David Padovani

      David Padovani

      30 settembre 2013 a 15:24

      Ti ringrazio, Mario…:)

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