Recensioni

Mexican Standoff: Diego Cajelli e Matteo Cremona fra hard-boiled e fantascienza

Mexican Standoff: Diego Cajelli e Matteo Cremona fra hard-boiled e fantascienza

Un bandito, Reyes, che doveva essere morto, trovato invece vivo, dopo mesi nel deserto: sulla sua pelle traccia di un’inesplicabile guarigione. Un narcotrafficante che ha eliminato tutti i rivali ed estende la sua rete oltre il confine. Alieni ospitati in una base segreta statunitense, che non sono prigionieri, ma danno ordini. Luci che scendono dal cielo e ricordi di vite passate. Reyes che forse non è quello che appare. Ecco la mappa concettuale di Mexican Standoff, che ha cercato di mutare in racconto organico.

Mexican Standoff: Diego Cajelli e Matteo Cremona fra hard-boiled e fantascienza - ms_coverPer almeno quattro quinti della vicenda, la sceneggiatura accumula spunti: scontro all’interno di una banda criminale, sfruttamento del lavoro di bambini senza futuro, contrasto fra la frenesia della città e la serenità di borghi che sembrano dimenticati dal presente. Piani di vendetta, amicizia virile, amori perduti, intrighi, corruzione e doppi giochi. E poi alieni non proprio alieni, entità che non percepiscono il tempo, poteri psichici e trasmigrazione delle anime.

Il ritmo è gestito fra scene di azione ad alta velocità e momenti di tranquillità, dove sono inseriti gli elementi che creano le aspettative. I personaggi sono definiti in modo tale da suggerire un qualcosa di più di quello che viene mostrato: il loro passato, le loro motivazioni, come e perché si sono ritrovati in quella congerie di accadimenti.

Sfruttando le caratteristiche dei generi usati come basi dello sviluppo, Cajelli suggerisce l’esistenza di un contesto più ampio per eventi e individui e fa leva sulle ragionevoli previsioni del lettore frequentatore di quei generi per agganciarne l’attenzione. Le rivelazioni cadenzano le pagine e pongono ulteriori  interrogativi, sia sull’evoluzione dell’intreccio, sia sul senso di tutto ciò che leggiamo, in un continuo gioco al rialzo.

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A supporto, l’approccio grafico di , efficacissimo nelle scene di azione, sempre costruite con senso del ritmo appropriato e con un tratto che ben comunica velocità, e capace di trasmettere, con i suoi bianchi, una sensazione palpabile di calore, che aumenta la tensione.

Poi, allo scioglimento, la struttura costruita in modo così (apparentemente) sapiente crolla, letteralmente collassa su se stessa, in un cortocircuito strutturalein cui gli elementi di mistero si rivelano strumentali: non danno senso al racconto, ma servono a gestire un finale, dove tutto si affastella in maniera caotica. Il destino degli ospiti della base statunitense è allora perfetta allegoria della storia stessa: improvvisa, con chiara causa (sappiamo chi e come l’ha causata) ma gratuita, quasi una concessione agli effetti speciali e alla tecnica di Cremona. Presenze aliene, viaggi nel tempo, legami psichici non sono chiavi per decifrare un’idea, una visione, ma solo per aprire una porta, oltre la quale ci ritroviamo con una manciata di questioni lasciate aperte, il dubbio di aver perso qualcosa per strada e i due protagonisti seduti nella quiete di un paesino. E ci rendiamo anche conto di sapere poco di loro e degli altri personaggi: delle promesse del racconto, rimangono i luoghi comuni e gli stereotipi. Il resto è lasciato monco, come Cipriano, sodale e amico di Reyes.

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Alla fine, resta l’impressione di trovarsi di fronte a un episodio pilota o a un racconto progettato per una lunghezza ben maggiore e poi costretto a una compressione a posteriori, eseguita per tagli di scene e non a partire da una revisione che adattasse l’intreccio ai nuovi vincoli.

 Se nel primo numero di Long Wei (leggi la nostra recensione qui) la sceneggiatura non aveva portato sulla pagina spunti oggettivi legati al contesto, ma aveva diligentemente portato a conclusione i vari fili dell’intreccio, qui abbiamo un approccio in qualche modo ribaltato: abbondanza di suggestioni e mancata chiusura. Abile nel solleticare le aspettative durante lo svolgimento ed efficace nell’impatto grafico, Mexican Standoff, lascia, insieme a molti momenti intensi, la sensazione di un’occasione perduta.

Abbiamo parlato di:
#9 – Mexican Standoff
,
, Giugno 2013
114 pagine, brossurato, bianco e nero – 3,50 €
ISBN: 977228100800630009

2 Commenti

2 Comments

  1. David Padovani

    4 luglio 2013 a 16:26

    È ormai sempre più chiaro che molti dei soggetti che sono fino a oggi confluiti nel raccoglitore de Le Storie siano nati per un formato narrativo con un numero di pagine ben più consistente di quelle del mensile Bonelli, come per esempio i Romanzi editi dalla casa editrice.

  2. alessandro cesaris

    4 luglio 2013 a 11:50

    Non ho letto Mexiacan standoff, ma ho letto tutti i precedenti numeri delle Storie. Devo dire che quanto dici in merito ad una struttura narrativa che si nutre di spunti fino a collassare l’ho ritrovato in molti numeri delle “Storie” (amore nero, la pattuglia, ritorno a Berlino …). Per ora ho l’impressione che gli autori di questa serie abbiano avuto difficoltà, più che proporre soggetti interessanti, a “ridurli” nel formato bonelliano.

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