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“Soy de pueblo”: la provinciale va in città

"Soy de pueblo": la provinciale va in città

"Soy de pueblo": la provinciale va in città - soy-de-puebloArriva dalla Spagna il nuovo personaggio dei fumetti, Moderna de pueblo, che, come un giovane in Erasmus perfettamente a suo agio in ogni città d’Europa, potrebbe avere carta di identità inglese o italiana, potrebbe provenire indifferentemente da Londra o da Milano. Potere della globalizzazione!

Moderna, provinciale alla moda, è la protagonista di Soy de pueblo (“Sono di paese” sarebbe la traduzione in italiano, ma l’editore ha preferito mantenere il titolo originale, più incisivo, anche da noi). Moderna è una ragazza che si trasferisce dal suo paesello a Madrid per cercare fortuna e il primo consiglio che dà a chi, come lei, prova il grande salto nella vita metropolitana è, per evitare figuracce, di non pronunciare mai il nome del proprio paese di origine. Questo perché, anche se fino a quel momento quel paese è sembrato il centro del mondo, in città nessuno lo conosce né sa dove si trovi.

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La ragazza ha appena il tempo di rendersi conto che passando dalla provincia alla città cambiano i punti di riferimento – là: la scuola, la chiesa, la panetteria; qui: la galleria d’arte, la fnac, la via dove hanno girato un famoso film –, che già si trova a dover affrontare tutte le difficoltà della vita cittadina: spaesata, si perde in labirintici ipermercati, non sa come ottenere l’assistenza sanitaria e riesce a farsi pagare solo in buoni pasto.

Ed è proprio dal lavoro, il problema più pressante per le attuali generazioni, che prende avvio il racconto, con una prima tavola in cui si svelano i sogni di Moderna su questo tema. E se le aspirazioni risultano del tutto naturali – un lavoro creativo, soddisfacente, rilassato e ben remunerato –, qui sono calate nel miraggio distorto del successo a tutti i costi, che si manifesta nell’icona di un hotel di lusso con un eccellente servizio in camera.
Nonostante le difficoltà, la protagonista (cosi come le due autrici, Raquel Córcoles e Marta Rabadàn, che hanno recentemente tenuto una serie di incontri in Italia) non tornerebbe mai indietro, al paese che si è lasciata alle spalle, perché sa che i suoi sono sogni “cittadini”.

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Le due giovani autrici di Soy de Pueblo non avevano alcuna esperienza di fumetto prima di creare quello che, al momento, e il più letto comic spagnolo. Selezionate per la semifinale della borsa di studio “Beca Carnet Jove 2010” grazie alla loro originale idea e allo script, si sono messe di buona lena per migliorare la grafica delle loro vignette. Bisogna ammettere che, in pochi mesi, hanno ottenuto un risultato sorprendente.
I disegni infatti, semplici e lineari, ben si adattano alla modernità del personaggio, richiamando gli interni minimal dell’architettura più in voga e riprendendo le linee di certa grafica pubblicitaria. I colori acidi poi sono quelli degli oggetti di design firmati, degli interni dei negozi frequentati dalla gioventù alla moda.
Ogni particolare è studiato e ben curato, dalle pettinature improbabili all’abbigliamento originale e stravagante di certi personaggi, dai complementi di arredo agli accessori di culto.

Il fumetto è anche infarcito di riferimenti alla tecnologia, con continui rimandi a internet, Facebook, iPod e smartphone, autentici status symbol della cosiddetta creative class che il fumetto ritrae e, in parte, sbeffeggia. In questo le autrici sono bravissime e i loro personaggi, con le loro pose rilassate e i gesti studiati, sono lo specchio di una generazione che sembra esistere solo quando appare e che spesso sembra esistere solo per apparire.

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I possibili problemi di lettura legati a riferimenti precisi a locali, marche e personaggi spagnoli sono stati ben risolti dall’attento lavoro della casa editrice italiana hop! che li traduce in modo intelligente o ne spiega il senso nelle note. La marea di termini entro i quali annaspa Moderna (trendy, blogger, it-boy, party, fashion, cool) rendono bene il suo spaesamento, che è anche un po’ quello del lettore, di fronte a questa società che corre e che mescola lingue e linguaggi.

L’ingenuità di Moderna finisce per contrapporsi ai fatui atteggiamenti intellettualoidi, alla continua ricerca di apparenze, e ne smaschera la superficialità con una risata liberatoria. Con lei e come lei, anche il lettore può guardare senza imbarazzo agli hipsters e classificare ingenuamente (ma nemmeno troppo) i loro vestiti vintage come “roba vecchia“; oppure chiedersi, con espressioni tipiche della provincia, se i loro pantaloni alla caviglia sono dovuti “all’acqua in casa“; o ancora, notate le loro pettinature improbabili, domandare loro se “hanno visto la morte in faccia“.

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Il fumetto piace proprio perché ridicolizza gli atteggiamenti di chi si prende troppo sul serio, riproponendo certi atteggiamenti come se fossero l’unico vero modo per stare al mondo. Smonta con ilarità l’ipocrisia di quei cittadini che se la tirano (falsi persino con loro stessi) e, allo stesso tempo, prende in giro gli ingenui provinciali, alternando le gaffe di questi ultimi, non ancora abituati ai riti/ritmi della città, alla ridicola vacuità dei primi, tutti presi dalla loro parte di avanguardia della modernità.

Del resto si sa: tutte le mode passano e tutti gli oggetti, gli accessori e gli abiti alla moda di oggi sono destinati, come le foto dell’album della mamma, ad apparire ridicoli fra qualche anno. E ci sarà sempre una città, un gruppo o una moda che saprà farti sentire provinciale.

I lettori possono continuare a seguire le avventure di Moderna sul blog modernadepueblo.com che offre delle belle tavole ricche di personaggi e che la casa editrice hop! sta traducendo anche in italiano.

Abbiamo parlato di:
Soy de pueblo
Raquel Córcoles, Marta Rabadán
hop!, 2013
84 pagine, brossura, colori – 11 €
ISBN: 9788897698050

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