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Long Wei: c’è un (super)eroe cinese a Milano

Long Wei: c’è un (super)eroe cinese a Milano

Long Wei: c’è un (super)eroe cinese a Milano - Long_Wei_01Nell’attuale difficile periodo per l’economia nazionale e le finanze individuali, con una crisi che costringe a tagliare le spese superflue e talvolta anche quelle necessarie, è di per sé un segno di ottimismo far esordire in edicola un nuovo albo a fumetti. Di questo va dato atto a , solida realtà nel campo fumettistico, a , giovane sceneggiatore già affermato (Milano Criminale,Napoleone, Dampyr) e per la parte grafica, le principali figure che stanno dietro all’esordio di , nuova miniserie mensile in dodici numeri con formato “bonellide” in uscita in il 31 maggio, nata su un’idea originaria di Roberto Recchioni e di Enzo Marino, direttore dell’ Aurea.

Long Wei: c’è un (super)eroe cinese a Milano - 24767851_editori-creativi-13-long-wei-very-long-long-way-01Il nuovo personaggio, un ragazzo esperto di arti marziali che dalla Cina è spedito a Milano per aiutare dei parenti in difficoltà e che in terra meneghina diviene una sorta di eroe e difensore degli oppressi, era sicuramente atteso al suo debutto. Sia per vari rinvii subiti dal suo esordio in edicola, sia per l’ottimo riscontro avuto dal numero zero distribuito in vari festival del fumetto dalla fine del 2012 e dalle poche centinaia di copie del primo numero a disposizione e vendute in anteprima all’ultimo Cartoomics di Milano. Ma soprattutto era stata l’ottima, incisiva e divertente campagna virale (con tanto di video, teaser, adesivi sparsi per Milano, nonché uso abbondante dei social network) che gli autori hanno saputo montare ad arte a creare un’attesa diffusa (e alte aspettative) per l’arrivo di

Cajelli è un bravo sceneggiatore, con le parole ci sa fare e le sa usare bene, come dimostra nel suo blog dove affronta gli argomenti più svariati con sagacia, ironia e coraggio, con un sguardo a ampio raggio sulle questioni più delicate della realtà e della società odierna. E ideare un fumetto con protagonista un immigrato cinese a Milano contiene al suo interno già una bella dose di audacia, che peraltro rispecchia pienamente la visione dell’autore. Infatti, pur conoscendo i presupposti di omaggio alle pellicole di azione del cinema cinese della serie, dichiarati esplicitamente dallo sceneggiatore, leggendo il Cajelli blogger che parla acutamente di Milano, di cultura e cucina cinese in Italia, di problematiche di integrazione tra culture diverse non avrebbe sorpreso il trovarsi di fronte a una storia che affrontasse anche tematiche sociali e culturali, quali l’impatto dell’aumento numerico e dell’importanza economica della popolazione di origine cinese nel nostro paese, senza ridurle a stereotipi, ovviamente inquadrate all’interno di una cornice narrativa comunque ricca di azione e fantasia per potere attrarre i lettori.

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La storia di questo primo numero è ben scritta, la vicenda scorre piacevolmente e le pagine si leggono con facilità e immediatezza. Tuttavia qualcosa manca.
Consideriamo innanzitutto la “location”: secondo quanto detto prima  dell’uscita del fumetto, Milano avrebbe dovuto essere un elemento fondamentale della narrazione, quanto meno la Milano “cinese”. Chi scrive l’articolo non conosce molto bene il capoluogo lombardo, ma la sensazione è che nella vicenda narrata in questo numero d’esordio, la città non influisca quasi per niente, nel senso che la storia avrebbe potuta essere tranquillamente ambientata in qualsiasi altra metropoli occidentale.

Long Wei: c’è un (super)eroe cinese a Milano - 41-copyPassiamo ai personaggi, o meglio, al personaggio principale. Le alternative sono due: o Long Wei è un classico supereroe americano in incognito oppure si pretende un po’ troppo dal patto di sospensione dell’incredulità che si stabilisce tra chi scrive e chi legge. Perché quando un giovane ex attore e guardia di sicurezza cinese arriva in Italia e senza nessuna esperienza o conoscenza del luogo e dei suoi connazionali immigrati, entra in una bisca, si accorge subito che è truccata (ma come fa a rendersi conto con un’occhiata che i dadi sono taroccati? Una spiegazione non ci sarebbe stata male), ha, nel giro di un giorno,  tre scontri con degli sgherri abituati a picchiare e da tutti e tre ne esce senza un graffio grazie a mirabolanti colpi di kung-fu, l’impressione è che, al di là dell’omaggio al genere, un maggiore realismo avrebbe giovato alla vicenda.
In generale, a partire dal protagonista e passando per il cast di supporto fino agli antagonisti in questa prima storia appaiono un po’ tutti personaggi piatti mancanti di personalità e tridimensionalità, anche se questo non significa che non possano acquistarle con lo svilupparsi delle vicende nei prossimi numeri.

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Ci sono anche aspetti positivi in questo esordio sui quali è giusto porre l’accento. Come detto la lettura è piacevole e l’azione che attraversa in pratica tutto l’albo dalla prima all’ultima pagina è ben strutturata e pensata per portare il lettore a voler vedere come andrà a finire la vicenda, tifando da subito per Long Wei. I disegni, ad opera di , accompagnano e si sposano efficacemente con il ritmo da action movie della storia, con richiami al fumetto orientale sapientemente evocato attraverso l’uso di onomatopee, del lettering, delle linee cinetiche e delle inquadrature.

Long Wei: c’è un (super)eroe cinese a Milano - long_wei01_Pagina_56Il primo numero di una vicenda serializzata non può, da solo, fare testo e portare a un giudizio su tutto quello che Long Wei potrà essere e l’augurio è che la storia e il suo protagonista possano crescere, grazie anche all’apporto degli altri sceneggiatori e disegnatori che si alterneranno nei vari numeri, facendo sì che la narrazione delle gesta del primo eroe di quartiere cinese a Milano si possa incontrare con l’approfondimento dei personaggi, del contesto ambientale e, perché no, con l’analisi di temi e caratteristiche legati sia alle problematiche della convivenza nella società italiana dovuti all’odierno melting pot razziale, sia con l’approfondimento di una cultura millenaria e misteriosa come quella cinese. Il tutto all’interno di un fumetto volutamente “pop”, adrenalinico e spensierato, perché inserire  elementi culturali e richiami colti non significa necessariamente fare fumetti noiosi e d’inchiesta: Alan Moore, Grant Morrison e, per restare in Italia, Giancarlo Berardi docent!

Abbiamo parlato di:
Long Wei#1 – Il Drago
e  Luca Genovese
, maggio 2013
94 pagine, brossurato, bianco e nero – € 3,00

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