Recensioni

Alta Fedelta’ vol.2

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Alta Fedelta' vol.2 - immagine1-1000Questo Alta Fedeltà vol.2 è un prodotto atipico nell’ambito dell’editoria a fumetti italiana. Atipico perché riunisce in un solo volume una incredibile varietà di autori, stili e generi. Autori italiani, americani e nordeuropei, mainstream e indipendenti, presenti in questa antologia con storie che spaziano dal noir all’umoristico al minimalista. Ed è proprio questa la forza di Alta Fedelta’, anche dal punto di vista commerciale: ce n’e’ davvero per tutti i gusti.

Altra nota positiva dell’albo è la grafica, essenziale ed elegante, forse anche migliore di quella del primo numero. A fare da ciliegina sulla torta c’e’ la bellissima copertina di Ferenc Pinter.
Fa piacere inoltre constatare la convenienza del prezzo: 9.50 euro per 148 pagine di fumetti non sono davvero molti, con i tempi che corrono.

Passiamo adesso ad analizzare una ad una le storie del volume.
Senza Parole di Darko Makan – Una storia breve divertente ma abbastanza prevedibile, niente di memorabile. Belli i disegni.
Sloth di e Bryan Talbot – Questa storia ci dà l’occasione di vedere Neil “mostro sacro” Gaiman all’opera con un genere per lui inusuale, cioe’ l’umoristico. L’esperimento può considerarsi perfettamente riuscito: la storia è divertente e ben congegnata. Peccato per i disegni di Talbot, buoni ma troppo sporchi (no, non credo che sia un effetto voluto).
Supersquib di Diego Cajelli e Luca Bertele’ – Secondo episodio della bella serie di Cajelli e Bertele’: il primo episodio era la gemma di Alta Fedeltà vol.1, questo è “soltanto” divertente e ben realizzato, con alcuni spunti davvero spassosi (Galactus con la bomboletta spray è un must!).
L’altra Meta’ di Questa storia è solo un estratto della graphic novel A Complete Lowlife di Brubaker. Proprio per questo, nonostante la sia ben scritto e disegnato, alla fine il racconto risulta inconcludente ed “incompiuto”. Peccato. Possiamo solo augurarci di vedere pubblicata al più presto, qui in Italia, l’intera graphic novel, magari proprio per i tipi di Alta Fedeltà (io c’ho provato…).
Il Capo di Alberto conte e Bella storia di quattro pagine, essenziale e molto “concentrata”. I disegni di ricreano alla perfezione l’atmosfera sporca e malsana dell’ambientazione, nonostante il netto contrasto bianco/nero.
Halo & Sprocket di Kerry CallenScorrevole, divertente, leggera. I disegni sono morbidi e adatti alla storia. Purtroppo anche qui vale quanto detto per L’altra Meta’: questa storia è penalizzata dall’essere solo un episodio di una serie, e quindi non “regge” da sola.
Lampada di James KochalkaI disegni di Kochalka meritano: sono sintetici e morbidi. La storia, invece, sembra un po’ inutile, un mero esercizio di stile. Carina per il nonsense, ma è più che altro una “pillola” autoironica, una cosina.
Stefano di e Alessandro BaroncianiStoria che ricorda molto quelle dell’americano Adrian Tomine, il che non è certo un difetto, anzi. I due autori hanno messo insieme un racconto pessimista e triste, riuscendo a descrivere con efficacia delle sensazioni e dei temi molto delicati da maneggiare, specialmente in un fumetto. Bella la scelta di accompagnare parte della storia con la telefonata tra i due protagonisti, inserita sotto forma di didascalia. Nel complesso, un ottimi esempio di minimalismo.
Mephisto di Jason Hall e Matt KindtVera protagonista (ma forse dovremmo dire narratrice) di questa storia è la cassa da mago, che si fa beffe del personaggio principale. Una storia malinconica, nostalgica e triste, caratterizzata da un’ottima sceneggiatura e da dei disegni talvolta troppo schizzati, ma comunque egregi.
Teste in Fermento di Pietro Di GiampietroNon conosco il racconto originale di Cechov, e quindi non posso fare il confronto, ma questa breve storia sembra solo un divertissement, neanche molto ben riuscito. Divertente ma nulla di che.
Rocky di Martin KellermanCinque strisce e una tavola sono sicuramente poco per giudicare. Tuttavia, nonostante non sia perfetta, questa serie sembra davvero “acuta, graffiante, ironica”, come recita l’introduzione della storia. Da provare.
Nemi di Lise MyrheAltro breve assaggio di strisce: anche qui il risultato è ottimo, sia nei testi che nei disegni. Peccato solo che non ci fosse abbastanza spazio per pubblicare più materiale.
Ginko ancora in piedi di e Storia non particolarmente esaltante a livello di trama. La sceneggiatura è ben fatta, ma la parte del leone la fanno i disegni di Rosenzweig: sporchi, espressivi, evocativi; quest’artista ha fatto davvero passi da gigante rispetto al numero zero di Milano Criminale.
Password di e Antonella PlatanoIn questa bella storia, Ruju parla di come, nel mondo di oggi, il potere si manifesti tramite una serie di password (della carta di credito, del bancomat, dei siti di compravendita on-line…), divenendo molto più freddo ed impersonale. Non rivelero’ il colpo di scena finale, che è in effetti un po’ prevedibile, nonostante sia ben studiato; c’e’ anche da dire che la storia decolla solo a pagina undici, e le prima dieci pagine rappresentano una sorta di introduzione abbastanza prolissa e, in fin dei conti, un po’ noiosa. In ogni caso una buona storia; peccato per i disegni della Platano, che qui svolge un lavoro buono ma decisamente sottotono rispetto ai suoi (alti) standard.
Una Pagina alla Volta di e Walter VenturiDavvero deliziosa l’idea alla base di questa storia: un personaggio dei fumetti che, a causa di una malattia (“decostruzione narrativa degenerante”), perde consistenza col progredire delle pagine, fino a morire. La “regressione” è resa anche a livello grafico, così che, mentre la prima tavola è disegnata normalmente e completa di retini, le tavole successive sono sempre meno curate, e l’ultima tavola è totalmente vuota. La trama non è particolarmente originale, ma tutto sommato che importa? La storia è ottima, grazie anche ai disegni di Venturi, più a suo agio con questo stile “cartoonesco” che con lo stile realistico che sfoggia su John Doe.

Il volume presenta anche una prefazione di , una delle principali “voci” della critica fumettistica di casa nostra. Si è discusso molto, su internet, di questa prefazione, nella quale Brolli lancia forti accusa al fumetto italiano odierno, e non mi sembra questo il luogo adatto per approfondire la questione. Pero’ voglio citare almeno una frase, che credo dia da pensare: “Un buon autore esiste quando c’e’ una bella riflessione critica attorno a lui”.

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