Analisi sul fumetto, gli autori, le opere e il mercato.

Da Dante a Bram Topker: la via italiana alla parodia – Parte 2

c_Topolino_notizia-3-2

Sorrisi nel tempo

Un aspetto che caratterizza in maniera peculiare, all’interno della drammaturgia disneyana, il genere Parodia riguarda “attori e cast”: spesso gli autori ingaggiano per queste storie particolari l’intero pantheon papero e topesco. Agli occhi del lettore aficionado, la parodia si configura quindi come un happening speciale, in cui ritrovare tutti insieme i propri beniamini, in alcuni casi anche facendo cadere la dogana narrativa che divide tradizionalmente Paperopoli da Topolinia.
A questo passaggio tra mondo “ordinario” e altri mondi “stra-ordinari”, possiamo ricondurre la classificazione operata da Andrea Sani tra tre diverse tipologie di tecniche e di filoni. La prima potremmo chiamarla la tecnica del “viaggio del tempo” e consiste:

“…nel proiettare i personaggi disneyani nel tessuto della vicenda narrata dall’opera originale, con una giustificazione pretestuosa che cambia di volta in volta. E’ questo il caso, per esempio, dell’Inferno di o di Paperino Don Chisciotte“…

Sogni, macchine del tempo e incantesimi sono i dispositivi narrativi attraverso cui la banda si disloca in altri tempi e altri luoghi. Anche l’astronave, utilizzata da Zio Paperone per trasportare sulla Luna le sue ricchezze in “Paperino e il razzo interplanetario” (1960), può essere annoverata nel filone. Carlo Chendi e Luciano Bottaro la utilizzano come pre-testo per coinvolgere la famiglia dei Paperi in un conflitto interplanetario tra abitanti di Giove e Saturno, in un curioso omaggio a un classico della fantascienza disegnata degli anni Quaranta, Saturno contro la Terra di Cesare Zavattini, Federico Pedrocchi e Giovanni Scolari.

Disneyzzare i classici

La seconda tipologia è, invece, definibile come la “disneyzzazione” del classico:

“La storia si svolge nel presente, a Topolinia o a Paperopoli, e la trama e le psicologie dei personaggi dell’opera originaria sono adattate alla realtà disneyana attuale. . Paperino e gli altri protagonisti mantengono i loro connotati abituali, compresi gli abiti quotidiani e i loro rapporti di parentela.”

hr (1)Portare la grande letteratura dentro la quotidianità dei personaggi è stata la tecnica prevalente negli anni Cinquanta e Sessanta, con storie come “Paperin di Tarascona” (1957, Guido Martina e Luciano Bottaro), “Paperino e il Conte di Montecristo” (1957, Guido Martina e Pier Lorenzo De Vita) di, “Paperiade” (1959, Guido Martina e Pier Lorenzo De Vita,). Un aggiornamento della formula, può essere considerato il recente “Topolino e la promessa del gatto” (2013, Francesco Artibani e Giorgio Cavazzano), in cui un viaggio in Sicilia di Topolino e Minni, diventa l’occasione per ironizzare, nella trama e nel personaggio del commissario Topalbano, sui romanzi di Andrea Camilleri e del suo celebre investigatore, senza per questo rinnegare le caratteristiche tipiche del giallo topolinesco.

Dinasty delle mie piume

Terza tecnica individuata da Andrea Sani è quella che potremmo chiamare (omaggiando uno dei cicli disneyani più belli, limitrofo alla parodia) Storia e Gloria della dinastia:

“I personaggi agiscono sin dall’inizio delle parodie in altri tempi e in altri luoghi, in un vero e proprio racconto in costume. Il presupposto di queste storie è che in passato siano esistiti dei personaggi con sembianze e personalità disneyane, che possedevano vincoli di parentela simili (ma non sempre simmetrici) a quelli che i paperi o i topi hanno nel presente”

E’ il caso di “Paperino e i Tre Moschettieri” (1957, Guido Martina e Pier Lorenzo De Vita), dei già citati “Promessi paperi”, “Paperino e il Vento del Sud” e di tante altre storie. Anche la recente e, già acclamata, parodia horror “Dracula di Bram Topker” (2012, Bruno Enna e Fabio Celoni) va ascritta al filone.

Il successo prevalente di questa modalità di racconto rappresenta anche, in qualche misura, l’affermazione del canone parodistico. Se un tempo, gli autori si sentivano in obbligo, di trovare un pre-testo narrativo allo stravolgimento delle regole narrative disneyane, oggi il pubblico ha acquisito una tale consuetudine con questo tipo di storie che vedere, fin dalla prima vignetta, Paperino nella Verona medievale, o Topolino nella Francia del 1700, non crea alcun disagio.

Stasera si recita a soggetto ©


La_storia_di_Marco_Polo_detta_Il_Milione_4Alla classificazione di Sani, possiamo aggiungere una quarta categoria, definibile “Prova d’attore”.
Topolino & Co recitano, esplicitamente, un qualche riadattamento teatrale, cinematografico o televisivo della storia parodiata. Lello Arena e Francesco Artibani per esempio, nel ciclo di spassosi racconti del Teatro Alambrah, mettono in scena (letteralmente) presso lo stabile di Topolinia, atti teatrali tratti da Scarpetta, Calvino e Moliere: “Miseria e nobiltà” (1993, disegnato da Giorgio Cavazzano), “Il visconte dimezzato” (1993, disegnato da Silvia Ziche) e “Le furberie di Scapino” (1993, matite ancora di Silvia Ziche).
Per il cinema, ricordiamo i preziosi film di carta di Giorgio CavazzanoCasablanca” e “La strada” , che a partire dalla locandina iniziale, esibiscono i personaggi disneyani come star hollywodiane. In ambito televisivo, è lo stesso Paperon de’ Paperoni a lanciarsi nel ruolo di produttore di un ambizioso polpettone televisivo in più puntate “La storia di Marco Polo detta Il Milione” (1982, Guido Martina e Romano Scarpa), salvo poi rifiutarsi di avviare davvero la produzione del copione scritto da Topolino, per i costi eccessivi !
In senso positivo, questo tipo di parodie “recitative” hanno il valore di un omaggio: si mantiene una certa distanza tra i caratteri e i personaggi originali, per una forma di rispetto verso il testo di partenza. In senso negativo, vale anche come limite dell’operazione. Se le identità disneyane e quelle dei personaggi interpretati non collimano, il racconto risulta forzato e meccanico, un travestimento burlesco più che una interpretazione.

Sangue nuovo (di barbabietola)

Pa1Negli ultimi anni, la parodia sembra aver ritrovato una rinnovata vitalità, attraverso autori che, forse perché da lettori hanno amato il genere, riescono ad aggiornarne le strategie narrative.

Una sfida che ci sembra aver vinto, per esempio, Silvia Ziche con il suo “Paperina di Rivondosa” (2005), parodia in senso stretto di uno dei più fortunati “sceneggiatoni” in costume della nostra televisione, ma in senso lato parodia di interi generi catodici dalla soap, alla telenovela e al tv drama, come già fatto ne “Il papero del Mistero”. Attraverso sguardi in camera e “meta”commenti, la Ziche porta i personaggi stessi a riflettere in maniera ironica sulla natura del racconto di cui fanno parte. 

pag1-topolino-e-la-promessa-del-gattoPiù classico nell’approccio, ma non meno interessante negli esiti, risulta il lavoro di uno sceneggiatore, ormai veterano del mondo dello zio Walt, come Francesco Artibani. Dalle già citate recite del teatro Alambrah al recentissimo Topalbano di “Topolino e la promessa del gatto”, Artibani rappresenta forse il vero erede di Martina, per la capacità di ri-narrare storie celebri, come se fossero inequivocabilmente vicende di Topolino & Co.
Lo stesso si potrebbe dire delle rare incursioni parodiche di un fuoriclasse della scrittura disneyana come Tito Faraci. In “La vera storia di Novecento” (disegnato sempre da Cavazzano) rovescia in maniera sorprendente la coppia Topolino/Pippo, lasciando al primo il ruolo di spalla e affidando al secondo quello di protagonista, nella struggente rivisitazione del monologo di Alessandro Baricco.
Senza dubbio, la parodia più interessante degli ultimi anni l’hanno firmata Bruno Enna e Fabio Celoni con il loro “Dracula di Bram Topker” (2012) una spassosa ed, al tempo stesso, moderna interpretazione del film di Coppola e del mito del vampiro. Pur rimanendo appieno nell’alveo della narrazione comica, la matita “ritorta” di Celoni e la regia intensa di Enna instillano, negli ambienti e nei personaggi, inedite inquietudini. La scena della “barbiatelizzazione” di Clarabella, ad esempio, costituisce un singolare iniezione di umorismo nero, nell’universo a tutto tondo dello Zio Walt.

Perché leggere le parodie? Ovvero capolavori for dummies

draculaAccanto alle nuove produzioni, negli ultimi anni, grazie all’iniziativa editoriale de Il Corriere della Sera/RCS Rizzoli, la ormai consolidata tradizione delle parodie ha trovato una bella (e forse definitiva) ristampa editoriale in lussuosi volumi cartonati che il collezionista ha il piacere di riporre nella libreria di casa, magari, accanto agli stessi originali letterari. Dal tascabile per bambini al cartonato per scaffale, così il cerchio si chiude.
Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando, nelle tavole finali dell’Inferno topolinesco, Guido Martina metteva in bocca allo stesso protagonista, Mickey Mouse, una difesa d’ufficio del fumetto dalle accuse di Dante di aver vilipeso il suo capolavoro poetico.

“Se l’uno ha scritto versi sbarazzini/ E l’altro li ha illustrati con pupazzi/l’han fatto per la gioia dei bambini.”

L’Inferno di Topolino”, insomma, come “Divina Commedia for dummies”. Oggi, all’opposto, scrittori di grido come Alessandro Baricco e Andrea Camilleri, accolgono con piacere la possibilità di vedere trasposti nel fumetto disneyano i loro eroi letterari, in ragione di una diffusa consapevolezza che diventare autori “parodizzati” significa entrare nel prestigioso club di Omero, Shakespeare, Umberto Eco e Federico Fellini.
La rilettura che fa il verso al classico letterario è, insomma, diventata essa stessa “classico” della letteratura disegnata. E, proprio in ragione di questa classicità ormai riconosciuta, possiamo prendere in prestito le parole usate da Italo Calvino in letteratura:

I classici sono quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letterature che hanno preceduto la nostra e dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura e nelle culture che hanno attraversato. (Italo Calvino, Perché leggere i classici)

A ben vedere oltre che per la buona letteratura, vale per le buone parodie.


Bibliografia minima

Bernardelli Andrea, Intertestualità, Firenze, La Nuova Italia, 2000.
Bonafin Massimo, Contesti della parodia. Semiotica, antropologia, cultura medievale, Torino, UTET, 2001.
Boschi Luca, Gori Leonardo Gori e Sani Andrea, I Disney Italiani, Bologna, Granata Press, 1990.
Boschi Luca, “La parodia: l’inferno di Topolino” in Dall’inferno a un papero bisbetico. Cinquant’anni di parodie disneyane, Milano, Disney Italia, 1998
Colombo Fausto, La cultura sottile. Media e industria culturale in Italia dall’Ottocento agli anni novanta, Milano, Bompiani, 1998.
Genette Gerard, Palinsesti. La letteratura al secondo grado, Torino, Einadui, 1997.
Giorello Giulio, “Parodia e fumetto: l’ideale?” in Dall’inferno a un papero bisbetico. Cinquant’anni di parodie disneyane, Milano, Disney Italia, 1998
Sani Andrea, “Letteratura e fumetto” in I Classici della Letteratura Disney n°1, Milano, RCS Quotidiani, 2006

I commenti sono soggetti a moderazione, per questo motivo potresti non vederli apparire subito.
Ti preghiamo di non usare un linguaggio offensivo ma di esporre le tue idee in maniera civile.