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La scelta di non sapere, per tornare ad essere: Perramus di Juan Sasturain e Alberto Breccia

La scelta di non sapere, per tornare ad essere: Perramus di Juan Sasturain e Alberto Breccia - 00007PERR0001Si parla spesso di fumetti che trascendono il media stesso, sino a diventare dei veri e propri classici della cultura. Ancora più spesso, poi, quegli stessi volumi per cui si sono profuse altisonanti parole al fine di promuoverne l’acquisto, non superano l’esame della lettura.
Non vi troverete a leggere qualcosa del genere.
Anche perché il volume in questione è ormai introvabile, se si escludono i remainders e le fiere specializzate, quindi ha il pregio di rifuggire le leggi del commercio. Ciò che mi piacerebbe fare e cercare di raccontarlo, come farei con un amico in cerca di qualcosa di buono da leggere, forse col fine ultimo di raccontarlo a me stesso.

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Diciamo subito che questa non è una storia ad alto contenuto di azione, che non ci sono supereroi. Eroi, quelli sì. Ma come sempre accade nella vita sono persone comuni.

Lo pensate anche voi che sfogliare un fumetto sia come guardare un trailer? Già l’aspetto estetico soddisfa l’occhio, prima ancora della lettura, inducendone curiosi alla lettura.
Lo stile usato per le tavole è quello di acquerelli in bianco e nero, con tutta le loro tonalità di grigio, ma l’effetto che colpisce l’occhio del lettore e quello di un vero e proprio patchwork. Numerose tavole sembrano composte usando diversi materiali: basta andare a vedere, ad esempio. l’uso dei merletti nei vestiti femminili. Il fatto stesso di aver usato questa tecnica la dice lunga sulle capacità innegabili di , non per nulla considerato uno dei più grandi autori di sempre in assoluto.
Ma il bianco e nero! Tavole che sanno essere spiazzanti, oltraggiose, fantasiose, minime, a volte mancanti (del colore), ma sempre realistiche e azzeccate. In fondo è giusto che i marescialli abbiano dei teschi al posto delle facce. Del resto si sa che “la vita è a colori ma…“.

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Cosa dire della storia? Cosa dirne senza svelare nulla?
Il titolo di questo mio racconto potrebbe essere “solo chi cade può provare il gusto edificante di rialzare il capo dal fondale sottostante” (parole e musica di Vinicio Capossela). Infatti il protagonista fa esattamente questo: cade.
Ci sono migliaia di storie in cui l’eroe tocca il fondo per poi risalire la china; ma in quante di queste è lui che ha voluto scendere in basso, ed in quante di queste la risalita è più inconsapevole della caduta? La bravura di Juan Sasturain sta anche in questo: mettere in evidenza come anche la caduta possa essere una scelta, a volte coraggiosa e difficile da accettare. Quante volte del resto ci siamo tirati indietro di fronte ai nostri obblighi, e poi, vergognandoci, abbiamo nascosto la testa sotto la sabbia sperando che nessuno si accorgesse di noi? Vorremmo sparire al mondo, ed è questo che fa il nostro. E’ un opera di fantasia, quindi è ipotizzabile che nascondendosi dietro la vergogna egli possa dimenticarsi tutto, anche il nome. Cominciare una nuova vita.

Ma proprio qui sta l’inghippo, perché se non sei più nessuno allora cercherai di diventare qualcuno, istintivamente. Ti serve un nome, ti serve una storia passata ed una storia futura. Ovvero ti servono degli interessi, una vita da vivere. E lui le prova tutte, quelle che gli passano accanto, nel tentativo di fuggire anche fisicamente oltre che mentalmente.
Il punto è: se potessi cancellare tutto di te, chi vorresti essere? Di più, chi riusciresti ad essere? Ma eccediamo, chi accetteresti di essere? E qui inizia la seconda parte.
L’accettazione della situazione diventa ricerca di affermazione, scoperta di valori da fare propri e da difendere. E ce ne è una carrellata: dalla dignità impersonificata da una prostituta, al coraggio di raccontare la verità che, tolto ai giornali, diventa proprio dei burattini, sino ad uno spiazzante elogio dell’indifferenza come valore importantissimo della vita. Lui non sa quali siano questi valori e proprio per questo li cerca e li trova.. è proprio così. Il motto socratico è citato abbastanza esplicitamente, e non per nulla due capitoli sono intitolati rispettivamente Sapere e non sapere e Non sapere e sapere.

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Non vi racconterò altro.
Vi dico solo che il finale è il migliore possibile, ed il più realistico possibile per una tale storia. Storia in cui realtà e fantasia si compenetrano. Storia in cui si può trovare un certo J.L.Borges come maestro di vita, o in cui puoi sentir citare L’Eternauta di Oesterheld. Forse a ricordare che si possono raccontare fatti simili usando diversi registri narrativi. Ci sono altre cose nella storia, ma molte di esse (nomi, luoghi, realtà sociale) possono non essere comprensibili per noi italiani, per noi europei. Ma poco importa sul piano della fruibilità e del messaggio finale, capace di giungere forte e concreto fino a noi.

Abbiamo parlato di:
Perramus
Juan Sasturain,
Glenat Italia, 1987
175 pagine, cartonato, bianco e nero – esaurito

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