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Per bisogno o per Vendetta

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Per bisogno o per Vendetta - immagine1-874Lessi per la prima volta V FOR VENDETTA circa dieci anni fa. E mi colpì come una rivelazione. Ma ero giovane. E conoscevo poco il fumetto. Ero più sorpreso che coinvolto. Intontito.
In questi giorni ho avuto la fortuna di rileggerlo.
E qualcos’altro è successo.

Tra il 1981 e il 1989 e sono stati indaffarati.
Al lavoro con la loro insoddisfazione, la loro rabbia politica per un governo di destra. Un governo miope e feroce. Non diverso da governi che possiamo vedere e ascoltare in questi giorni, vicino e lontano da casa.Quella fatica è arrivata a compimento con la creazione di un capolavoro: V FOR VENDETTA.
La storia di una rivoluzione anarchica. Utopica e forte come solo un fumetto di supereroi avrebbe dovuto essere. Ma non è una storia di supereroi!
e’ la storia di uomini e donne schiave alla ricerca ognuno della propria idea di liberta’.
Moore e Lloyd applicano la rivoluzione: nella narrazione e nel genere fumetto.
Niente sarà più come prima.

A volte capita che un’opera d’arte ci imprigioni, e si attacchi alle nostre emozioni, diventi specchio della nostra vita, di una fase strana e intensa della nostra vita. E il cambiamento avviene come un segreto, dentro e intorno a noi. L’utopia si compie, almeno nella nostra immaginazione.
Quelli che seguono sono pensieri casuali e viscidi che sono scivolati dalla mia mente. Nessuno li ha chiesti, ma io li ho dovuti liberare: in nome dell’anarchia!


Nome in codice “V”.

Mi impressiono guardando ad occhi chiusi le luci rosse dietro alle palpebre, mentre premo le mani sugli occhi. Non trovo silenzio perché il silenzio fugge ogni ricerca. Sono avvilito dalla ricerca.

Nella libertà delle scelte c’e’ la forza dell’errore: la possibilita’, l’esigenza di fare la scelta sbagliata. Ci costruiamo gabbie per il gusto di abbatterle? Oppure, per la semplice ragione del pianto?

Per bisogno o per Vendetta - immagine2-874Sono stato in casa di matti, in casa di savi. Il gioco della cerbottana nascosta tra le dita, il soffio del polline e il bacio rubato. Un camino acceso, è questo il fuoco fatuo?

Nome in codice “V”.

Mi sembra che il cambiamento a volte sia un pellicano, a pescare dall’alto a caso, quel pesce che casca dal mare nel becco. In un occhio capovolto, il sopra e il sotto si assomigliano.
Perche’ pensiamo di avere ragione. Perche’ pensiamo di riconoscere l’errore. Perche’ sappiamo far male quanto amare.
L’amore come assuefazione. Il dolore come sveglia alla vita.

Non si può dare per scontato di vivere.
Ci sono modi diversi di pensare alle piante. Ci sono modi diversi di amare la vita. Abbracciare un albero o sfiorarne la corteccia. Cercare la sua forza nella sua immobilita’. Scappare impauriti da un ramo come un gatto.
Portare sempre sulla propria schiena la propria pelliccia.

Il giorno del sorriso, tu mi hai sorriso.
Il giorno della pace, tu mi hai abbracciato.
Il giorno della memoria, tu mi hai parlato.
Il giorno del peccato, tu mi hai lasciato.

E sono sicuro di quello che dico. Sono sicuro di come lo dico.
Sono macchiato di miele sulle dita. E saccarosio sotto la lingua.
Nel cambiare un vestito i gesti si ripetono. Nel muoversi da un corpo all’altro le emozioni si ripetono. Nell’indossare una nuova maschera, i gomiti si piegano sempre allo stesso modo. L’immaginazione si apre al vuoto della persona. Della creazione scenica.

Vuoi partecipare alla fine?

Nome in codice “V”.

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