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Pénélope Bagieu e Boulet: se la pagina bianca risulta troppo scritta!

e Boulet (pseudonimo per Gilles Roussel) sono, al momento, tra gli autori più conosciuti in Francia grazie anche alla loro attività di blogger. Pénélope Bagieu e Boulet: se la pagina bianca risulta troppo scritta! - 51IrThu9FhL._SL500_AA300_
Il blog del disegnatore, www.bouletcorp.com, l’ha candidato ad essere, nel 2005, il padrino della prima edizione del Festival des blogs BD di Parigi; quello della Bagieu, intitolato Ma vie est tout à fait fascinante (all’indirizzo: www.penelope-jolicoeur.com), è seguito da una folta schiera di fans che si appassionano alle sue vicissitudini a casa e in giro per il mondo (1) .
Dallo scorso anno si può apprezzare anche in Italia, grazie all’uscita quasi contemporanea di ben tre albi per gli editori Hop! ((Vi ricordiamo la nostra intervista all’editore: www.lospaziobianco.it/45005-hop-balzo-editoria-fumetti)) e Rizzoli-Lizard, l’ironia della giovane autrice corteggiata in patria persino dal cinema e amata per il disegno spiritoso, pulito e colorato. Di Boulet, che in Francia ha pubblicato parecchie opere tra cui va ricordata soprattutto la serie dei Notes tratta dal suo blog, non è ancora apparso niente nel nostro paese.

Il pubblico francese quindi aspettava con trepidazione l’albo frutto di questa blasonata collaborazione, voluta dall’editore Delcourt. Per questa avventura i due autori, entrambi sia disegnatori che sceneggiatori, si sono divisi i compiti: la realizzazione delle tavole è stata affidata alla Bagieu, la sceneggiatura a Boulet che, ispirandosi agli scritti di Oliver Sacks, stava già lavorando alla storia di una ragazza colpita da amnesia e della sua ricerca d’identità.

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L’albo si apre con una giovane seduta su una panchina, lo sguardo perso nel vuoto, una borsa al suo fianco. Sembra essere appena tornata in sé, non ricorda né chi sia né perché si trovi lì; si guarda intorno, fruga nella borsa e, grazie ai documenti, scopre di chiamarsi Eloïse; riesce anche a risalire al suo indirizzo di casa e, una volta giuntavi, prima di aprire la porta, si chiede che cosa troverà all’interno: un marito? Un cadavere? Una festa a sorpresa? Degli agenti segreti pronti a rapirla? Niente di tutto ciò, semplicemente l’immaginazione è sempre più ricca e avventurosa della realtà! Scopre di vivere sola, con l’unica compagnia di un placido gattino.

Da questo momento Eloïse parte alla ricerca della propria perduta identità, viaggio che la porterà ad una sconcertante scoperta. A poco a poco infatti si rende conto di essere una persona ordinaria, come tantissime altre, una che legge i romanzi di Marc Lévy, che vede i film che tutti hanno visto, che ha amici banali che indulgono alle solite battute, che trascinano gli stessi anonimi discorsi, che si interessano ai soliti argomenti; si accorge di non aver scelto le proprie compagnie in base ad una vera concordanza di sentimenti o a passioni comuni, ma dando importanza all’aspetto fisico, ai locali frequentati, all’abbigliamento. 

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In questa lenta e faticosa progressione verso la scoperta di una se stessa che non le piace, nella ricostruzione della propria amorfa personalità, nella ricollocazione del suo periferico ruolo sociale, Eloïse si stacca sempre più dalla se stessa precedente l’amnesia. Sulla pagina bianca creatasi in seguito alla cancellazione della sua memoria decide di scrivere una nuova storia da cui ricominciare. Per sottolineare questo distacco, si riferisce alla sé di un tempo sempre alla terza persona.

Pénélope Bagieu e Boulet: se la pagina bianca risulta troppo scritta! - IMG_0003-e1363602411629Il libro prende dunque spunto da una buona idea di base, e ha uno sviluppo logico semplice e giustamente lento (seguendo i piccoli i progressi che la protagonista compie). Il soggetto denota da parte di Boulet un’attenta capacità di osservazione della società e una mano sicura nella costruzione della trama.
Da parte della Bagieu c’è la dimostrazione della capacità di trattare con umorismo e con tatto anche un argomento serio, tragico, angosciante, molto distante dalle sue solite tavole glamour che trovano giusta collocazione su riviste patinate. Colpisce positivamente il contrasto fra il disegno vivace e lineare e la tragicità della vicenda personale del personaggio; il collegamento fra i due aspetti sta nell’espressività della protagonista e delle figure che le ruotano intorno. Lo sguardo, a tratti perso, a tratti deluso, allucinato, demoralizzato o stupìto lancia un ponte fra un disegno per niente realistico e la tragica realtà dei sentimenti messi in campo.

Se nella prima parte ognuno può immedesimarsi nella situazione (in una intervista, la Bagieu invita i lettori a provare ad analizzare gli oggetti che si trovano nelle loro case e a pensare a che cosa questi raccontino di loro, in che modo li definiscano), il finale lascia interdetti.
Come uno scolaretto bisognoso d’aiuto, il lettore viene preso per mano dal maestro Boulet che spiega paternamente “la morale della storia”:

Più cercava di formarsi un’identità e più diventava come tutti, finché non è diventata nessuno. Si è cancellata. Pouf. È ripartita da zero.

Il lettore ha la spiacevole sensazione che lo si consideri un idiota, che gli autori ritengano che “non ci arrivi da solo”. A peggiorare la situazione, il finale che Boulet sceglie è di quelli triti e ritriti: la protagonista, dopo il pistolotto esplicativo svelato alla sua nuova confidente, bruttina e senza qualità, che nella vita precedente non prendeva neppure in considerazione, butta tutti gli oggetti e tutto ciò che le ricorda il suo passato e, in una notte di lavoro, ritinteggia l’intero appartamento.

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Dispiace vedere come si possa sprecare in poche tavole finali, ma sinceramente insopportabili, il buon lavoro (sebbene risulti poco credibile l’assenza di rapporti con un qualsiasi parente) condotto lungo ben 200 pagine.

Abbiamo parlato di:
La page blanche
Pénélope Bagieu – Boulet
Delcourt, 2012
200 pagine, rilegato, colori – 22,95€
ISBN: 9782756026725

Riferimenti:
Recensione Joséphine, la nuova Bridget Jones: www.lospaziobianco.it/45023-josephine-nuova-bridget-jones
Recensione La ricetta di leggerezza per graphic novel di Penelope Bagieu: www.lospaziobianco.it/51910-ricetta-leggerezza-graphic-novel-penelope-bagieu

 

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Note:
  1. da vedere, per esempio, il resoconto disegnato del suo viaggio a Napoli del 2011 www.penelope-jolicoeur.com/naples/page/4/ 

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